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Fumo nero

Biografie e Diari

Ogni volta che sentivo il suono delle campane a morto, mi svegliavo da quella pace provvisoria in cui ero abituata a stare, anche il borgo era come me. In quei momenti, le case acceleravano i battiti e i respiri, fino ad entrare lentamente nel buio per conoscere le ombre di quel suono inquietante che premeva forte sul petto della terra .

L’ odore acre della morte arrestava il passo a tutti gli abitanti del borgo, curvando le spalle con il peso della tristezza e afferrando l’ aria, fino a farla diventare dura e pesante come una roccia. La saliva nelle gole si faceva aspra e velenosa come la linfa dell’ oleandro, e graffiava il fiato alle persone oneste e a tutti quei ragazzi figli di un sole vibrante di pensieri limpidi.

All’ improvviso, come se trasalisse dalla terra, veniva fuori il nome del morto ammazzato, era il momento più struggente. Era come immergere il capo dentro una fossa viscida e melmosa, mentre tutto si muoveva a rallentatore, sotto un silenzio austero che dettava le sue leggi .Gli alberi diventavano statici, il cielo si annuvolava, ogni cosa si muoveva con depressione, anche la fontana pubblica finiva di gocciolare, le donne chiudevano tutte le imposte, svelte raccoglievano i panni appesi ai fili selvaggi, che in quasi tutte le stagioni decoravano le strade, sorvolando la piazza di Rius, diffondendo un indimenticabile profumo di bucato che finiva dentro i bauli delle nonne, l’ unico stemma di un passato che vale la pena ricordare. L’ infernale silenzio durava tutta la notte, e si percepiva addosso come una leva di ferro che sollevava il cuore, alimentando una forte paura, che sembrava esplodere dalle lastre delle finestre, lucidate ad intermittenza da occhi inquietanti. La staticità piano piano cedeva, e qualcosa verso l’ alba sembrava si muovesse, il vento salutava il nuovo giorno come se volesse dire qualcosa, e soffiava fra le viuzze in discesa solleticando lo sguardo delle fitte case. Un cotto profumo di caffè correva per le strade strette e desolate salutando la pessima aurora che volteggiava tra l’ aroma e la rabbia. Il gatto Gimì della via Diaz iniziava a leccarsi tutto il pelo, e quasi a voler proteggersi da qualcosa o da qualcuno, finiva quatto, quatto, e desolato sotto la legnaia. Miracolosamente i miagolii dello scaltro gattino avevano a poco a poco inamidato le prime ore dell’ alba, regalando un brevissimo sollievo. Intanto le campane a morto risuonavano come voleva l’ usanza, prima di seguito i tre don, e poi a distanza di una brevissima pausa il suono dei din, distaccati dalla stessa frequenza, un suono decisamente angoscioso lievitava fino alla cima alta del paese. A questo punto il borgo si popolava di donne, che si riversavano in strada mimando la brutta notizia, alcune con ancora i capelli fuori posto e con il pettine in mano, altre con la tazzina del caffè fumante e altre ancora finivano di indossare le ultime cose, come uno scialle nero in segno di lutto, buttato sulle spalle o sul capo tenendo un lembo rovesciato sulle labbra. Poi, sottovoce tra di loro si facevano domande: quando, a che ora, dove, ma era da solo, quanti colpi? Questa catena di domande, come un rosario veniva recitata tutto il giorno, in tutti i posti del paese, ovunque si passasse i mormorii erano identici, e rimbombavano dentro le case disabitate creando degli echi di terrore che si accorpavano all’ aria già tesa per la paura. Questo abissale e tetro momento si depositava nelle menti della gente in un calcolo matematico e perverso. Già qualcuno dava anche qualche pronostico sulla probabile prossima vittima . Nel primo pomeriggio il corteo del morto ammazzato si schierava lentamente, come un esercito di uomini mosso per la guerra, sotto la curiosità mista allo sgomento di molta gente, stanca ed oppressa da questa realtà che finiva di sbranare la libertà degli uomini, nonché anche quella delle poveri siepi di lentisco che circondavano con austerità il borgo creando confini di stupore. La bara del morto portata a spalle dai parenti, uomini dentro gramaglie e occhi perdenti, sfilava per la via principale del borgo e i pianti delle donne venivano accompagnati da urla di maledizioni . Durante la messa i singhiozzi delle madri rompevano il silenzio e le preghiere si levavano dal sacrario come inutili benedizioni. Dopo il rito religioso la processione proseguiva fino alla fine del paese, dove la catena per il cordoglio si reggeva accanto ai muri delle ultime case, una fila d’ interminabile dolore vacillava e intorno alle colline un fumo nero si levava verso il cielo, definito da qualcuno come un segno di vittoria, mentre dietro le imposte socchiuse sguardi lucidi di rabbia si allungavano verso la luce che filtrava dalle aste delle persiane come un sorso di speranza. Il borgo diventava una giostra di odio e nei suoi giri costringeva molta gente a salire, il suono corto delle campane a morto ha continuato a scampanare dentro un viaggio che ha segnato il destino ad una miriade di persone. Bisognava far finta di allungare la bocca fuori da quel posto per respirare, per ossigenare i polmoni arrugginiti da tanta violenza che saltava da un grande pozzo nero intrappolando anche l’ anima. Purtroppo era molto difficile fare ciò, tantissime bocche erano finite dentro una palude d’ omertà che si effondeva sbarrando ogni respiro.

Questo modo di agire senza riscattare la vita del borgo ha fatto sì che non vi sia rimasto nulla: nè alberi, né viuzze, nè case, nè gente, ma solo il silenzio del fumo nero dentro occhi lontani affamati di giustizia. Doveri tu? - Dov’ era il tuo coraggio?- Dov’ era la tua casa? .......


Caterina Zappia 14/12/2012 10:17 1 1021

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
La riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione dell'Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge.
I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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Nota dell'autore:
«Un luogo è molto più della somma delle sue parti fisiche; è un deposito di ricordi, un archivio di tutto ciò che è successo entro i suoi confini.
Kate Morton, Una lontana follia
»

Commenti sul racconto Commenti sul racconto:

«Atmosfera tetra che ben descrive le faide che per tanto tempo hanno divorato la pace nei paesi oppressi da questo cancro. Bocche cucite per paura di ritorsioni selvagge e atmosfere lugubri che ingoiavano il sereno vivere delle persone perbene. Un racconto che rende molto bene lo stato di fatto di queste realtà. Lettura convincente.»
Mauro

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Caterina Zappia ha pubblicato in:

Libro di poesieSe tu mi dimentichi
Autori Vari
Le poesie che hanno partecipato al Premio di Poesia Scrivere 2011, con tutte le opere partecipanti ed i vincitori

Pagine: 208 - € 11
Anno: 2012 - ISBN: 9781471686214


Libri di poesia

Ritratto di Caterina Zappia:
Caterina Zappia
 I suoi 5 racconti

Il primo racconto pubblicato:
 
DIETRO LA COLLINA (Lembi di vita sul ramo della memoria) (18/11/2011)

L'ultimo racconto pubblicato:
 
Fumo nero (14/12/2012)

Il racconto più letto:
 
PROFUMO D'ORIGANO SELVATICO (Lembi di vita sul ramo della memoria) (01/12/2011, 1144 letture)


 Le poesie di Caterina Zappia

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