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Una fanciulla di sedici anni per sempre

Giallo e Thriller

Il caso fu chiuso senza nemmeno essere aperto, come d’ iter analogamente, ma rimase l’eco di un fatto inspiegabile nel breve giro di tempo che separa i vivi dai non vivi, per chi di questo ne ha coscienza e osa origliare là fuori, al silenzio delle notti senza Luna! Marco è un uomo rispettato, dico solo questo, non avendo senso nessun’ altra descrizione che lo riguardi. L’ anonimato in questi casi protegge il vero non dimostrabile, quindi la rispettabilità- dai molti- quasi tutti persecutori del “ impossibile non può essere vero” e dal loro facile apporre il “ cialtrone” come etichetta salva dimensione. Nel decidere su come iniziare questa storia, vi esorto a conciliare il buon senso, con i vostri ricordi, di persone a voi care andate ormai per altri lidi. Sicuri di non aver comunicato con loro seppur trasversalmente anche dopo il trapasso? Rispondetevi! – Avete almeno tutto il tempo che la lettura di queste righe vi concederà .

Marco in una tarda sera di dicembre, raccolse le reti di fretta, col poco pescato, e il mare in frastuono come per avvisarlo, e indirizzarlo verso riva con la sua piccola imbarcazione. Attraccò al molo di Torre S. Giovanni, e fece appena in tempo a raggiungere la sua automobile, che un temporale alle sue spalle, minaccioso, prese parte del mare e lo riverso a terra, pioggia fitta e secchiate sul parabrezza, rombi di tuoni nell’ etere. Si mise al volante, al sicuro, accendendosi una sigaretta di non so quale marca, si riscaldò le mani ancora umide e cominciò a pensare che era la sera giusta, i pesci avevano fame ed anche lui – “ Peccato non ci voleva proprio” pensò fra se e se, bottino scarso- ma col mare non bisogna mai rischiare, era ben cosciente di questo e da quando aveva perso un amico per imprudenza non prestò mai più il fianco alla furia delle acque. La strada del ritorno verso casa, un paesino dell’ entroterra a soli 15 km, si presentava al solito deserta a quell’ ora circa mezzanotte, qualche volta in quel tratto si possono ammirare voli di uccelli notturni, l e ali di un barbagianni adulto aperte fanno una certa impressione, ma col tempo ci si abitua, e a vederselo volare a fianco non è poi chissà quale evento. Tutto normale, la pioggia è ormai giù sulla costa, e Marco passa Ugento per andare ad Acquarica del Capo, mancano pochi metri allo spiazzale con dei pini giganteschi piuttosto avanti con l’ età ma in buono stato, che decide al volo di allacciarsi le cinture di sicurezza, sa benissimo che in quel punto le forze dell’ ordine stilano verbali sulle infrazioni, da lontano scorge il nulla e si slaccia, poi di colpo a lato, sul ciglio della strada, sul suo senso di marcia, scorge una sagoma umana, di colpo sul freno ad annullare il movimento del veicolo. Una voce sottile spezzò il silenzio della notte:” mi scusi mi accompagna a casa? Mi sono persa in un giorno di nebbia, ho provato più volte a ritornare, ma non ci sono mai riuscita”

Sbigottito e senza parole fece accomodare la fanciulla sul sedile affianco al suo, la descrisse come una ragazza esile sui sedici anni chiara di carnagione con lunghissimi capelli dorati, triste, vestita di bianco con uno scialle di lana anch’ esso bianco che le copriva il tronco e parte delle braccia. Sebbene tutto era bagnato, asfalto, macchina, alberi e Dio Santo tutto ciò che era visibile, lei era completamente asciutta. Le disse:” vuole che chiami la polizia? Qualcuno le ha fatto del male?” Rispose col capo chino di no, poi disse ancora:” mi chiamo Lucia e sono di Acquarica mi può accompagnare a casa?” Marco le rispose di si, ” sono di due paesi più Avanti nessun problema non si preoccupi.”

Mentre il silenzio s’ impadroniva nuovamente della notte Marco sentii brividi su tutto il corpo, che non riuscì subito a spiegarsi, poi si fece coraggio si girò per guardarla e prese il sopravvento un senso di rabbia

Ma com’è possibile lasciare una ragazza indifesa così in mezzo alla strada alla cieca roulette del fato, a quell’ ora e lontana da casa poi non tanto cieca. Prese dallo zaino del sedile posteriore un contenitore di the ancora caldo per offrirglielo tutto, lei sempre col capo chino le rispose gentilmente con voce sottile di no.

Arrivarono ad Acquarica del Capo, la ragazza indicò la strada dove abitava con la sua famiglia, lui le disse che voleva scendere con lei per parlare con i suoi genitori, lei rispose che non era il caso vista l’ ora di svegliarli, d’ altra parte era tutto ok, stava bene grazie anche a Marco .Scese dalla macchina e disse ancora:

Nel silenzio del nostro mondo

Del freddo senza battito

Noi siamo la vostra preghiera

Al vostro corpo che invecchia e

Si frantuma al tormento funesto

Del vento fino al tempo senza tempo

In polvere nella polvere!

Lo salutò col braccio in aria ed entrò in casa.

Nel ritornare a casa sua, ormai pochi km. Marco pensò che la ragazza facesse uso di sostanze allucinogene e provò commiserazione, decise che l’ indomani di buon ora sarebbe andato a casa sua dai suoi genitori per parlare con loro. E così fece dopo una notte insonne, si presentò verso mezzogiorno sul portoncino di casa, suonò al campanello. Uscii dopo pochi secondi una signora di mezza età in abito nero- cordialmente disse di non essere interessata all’ acquisto di nessun articolo e che aveva fretta di andare, Marco le rispose che nella notte a casa sua aveva riportato di ritorno dal lavoro una fanciulla sui sedici anni e che era passato per controllare il suo stato di salute, avendola vista un po’ confusa, e chiedeva spiegazione su come mai avesse potuto trovarsi ad una certa ora della notte, da sola in una strada desolata e lontana da casa. La donna trasecolò ma si riprese all’ istante chiedendo di descrivergliela. Marco gliela descrisse.

Si mise a piangere poi disse:” vede mio caro signore, questa notte ho sognato una ragazza bionda vestita tutta di bianco con uno scialle di lana sempre bianco chiamarmi Mamma più volte dicendomi:” mamma mi abbracci? Ti prego mi abbracci?” Marco le disse: ” signora lei ha un’ idea di chi possa essere? “

La donna gli rispose:” venti anni fa come oggi ho perso il più bel fiore della mia vita, una figlia di sedici anni, divorata in pochi mesi da una leucemia fulminante, tra atroci sofferenze. Era bellissima; con dei capelli lunghissimi, con un sorriso stupendo curato da me fin dai suoi primissimi giorni. Si mise a piangere dicendo:” non faccia caso alle mie lacrime non sono soltanto di dolore ora.” La madre disse poi al non più sconosciuto Marco, se aveva voglia di confrontare il ricordo di quella notte, con una foto, Marco rispose di sii. Entrarono in casa, la donna gli offri un caffè che sorseggiò guardando la foto- Disse poi: ” Si Signora questa notte a casa sua ho accompagnato la ragazza che vedo ora osservarmi da questo ritratto. Andarono poi al campo santo, sulla sua tomba che riempirono di fiori, si misero a pregare entrambi, poi Marco andò via salutandola con un abbraccio mentre la madre si chinò per prendere da terra lo scialle bianco di lana.


Rosafio Giancarlo gyan 24/12/2013 01:20 1 845

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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Commenti sul racconto Commenti sul racconto:

«Beh ... sarò matta, ma io ci credo,
non ho l'idea convenzionale di molti sull'aldilà, non credo (sono atea)
ma ho la forte convinzione che qualcosa di inspiegabile ci sia.
Molto bello e ben curato, con descrizioni tattili.
Complimenti e bravo!»
Patrizia Ensoli

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