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Non tutti i mali vengono per nuocere

Fantasy

Non è facile vivere in una città che non conosci, anche se si tratta del tuo stesso paese d’ origine; la gente è diversa, le abitudini pure, non hai amici, nessuno con chi scambiare le tue preoccupazioni, i tuoi pensieri, e se a tutto questo aggiungi anche il fatto di non avere uno straccio di lavoro, allora solo ti viene voglia di piangere.

Così mi sentivo io quel pomeriggio, mentre camminavo senza una meta, guardando le vetrine che già incominciavano a mettere in mostra le nuove creazioni primaverili. Ma, anche se l’ aria era meno fredda, e si sentiva l’ arrivo della nuova stagione, per me non erano motivi sufficienti per sentirmi meno depressa.

Ero stanchissima, comprai un giornale e mi sedetti nel primo bar all’ aperto che incontrai, e incominciai a guardare gli annunci riguardanti le offerte di lavoro. Ma purtroppo nella maggior parte di essi, si cercavano persone per fare da badante a qualche anziano- a, oppure per fare le pulizie, o lavare i piatti in qualche ristorante . Non era presunzione il fatto che a me non andassero bene questi lavori, ma perchè avevo fatto tanti sacrifici per laurearmi nella facoltà di Medicina, e avrei preferito un lavoro che mi avicinasse almeno a questo ramo. In più avevo già finito gli anni di specializzazione e molte mie amiche si erano già inserite e avevano incominciato a guadagnare.

Cos’ era che non andava dunque? forse perchè ero meridionale? o perchè le mie amiche erano state carine con qualcuno? Ero tanto assorta nei miei pensieri che il cameriere del bar dovette toccarmi sulla spalla per chiedermi cosa volessi consumare. Gli dissi di portarmi un tè verde, mentre lui mi guardava con grande interesse.... io me ne accorsi e gli domandai perchè mi stava fissando in quel modo, lui mi rispose che era sicuro di avermi vista da qualche parte, ma non ricordava dove. Ecco, pensai, questa è una scusa bella e buona per cercare qualche approccio, una scusa piuttosto banale, mi dissi... ma mentre lo guardavo mi venne in mente che anch’ io lo conoscevo, ma si, certo!!! era il ragazzo che lavorava nel bar della facoltà di Medicina, e sorrisi un pò imbarazzata per non averlo riconosciuto prima. Anche lui era uno studente di medicina, e si manteneva agli studi lavorando come cameriere, ma negli ultimi due anni non ci eravamo più incontrati.

Gli domandai se si fosse laureato, ma mi disse di no, che purtroppo sua madre si era ammalata molto seriamente, che aveva dovuto accudirla, e che dopo una lunga sofferenza, era morta. Mi rattristò molto questa notizia, e dopo avergli fatto le condoglianze, gli domandai se per caso conoscesse qualcuno che avesse bisogno di una infermiera, oppure se all’ ospedale ci fosse la possibilità di trovare un lavoro. Mi disse di no con la testa, mentre si allontanava per andare a servire altri tavoli. Dopo pochi minuti, tornò al mio, e mi disse, che se avessi aspettato un po‘, mi avrebbe accompagnata a casa, perchè il suo turno stava per finire. Gli dissi di si, sentendomi meglio, non mi sentivo più così sola.

Claudio, così si chiamava, mi accompagnò alla fermata della metropolitana, io pensavo avesse la macchina, ma evidentemente, era messo malino anche lui economicamente. Salimmo insieme e parlammo del più e del meno fino alla mia fermata, e senza sapere nemmeno se ci saremmo rivisti, ci salutammo con una stretta di mano ed io mi diressi verso casa. Ma, la mattina dopo, lo vidi nei pressi della fermata, forse mi stava aspettando, infatti, mi si avvicinò e mi disse che voleva invitarmi per fare colazione assieme, accettai volentieri, e dopo quel giorno, diventò una gradevole abitudine per tutti e due.

Passò una settimana, e Claudio si comportava in maniera strana, non si mostrava troppo interessato, nè innamorato, ma nemmeno indifferente, non avrei saputo proprio come definire il suo comportamento, era pensieroso, preoccupato, sembrava che non si fidasse del tutto di me per confidarsi, così, mi feci forza e gli domandai cosa avesse, che con me poteva parlare senza problemi. Mi guardò quasi spaventato, e alla fine disse tutto d’ un fiato che si era messo nei guai, aveva chiesto un prestito per finire gli studi, aveva speso tutti i suoi risparmi per sua madre, e ora non riusciva più a pagarlo, gli interessi stavano aumentando vertiginosamente, e i due che gli avevano dato i soldi lo stavano minacciando.

Gli risposi che purtroppo io non potevo fare niente, che stavo ancora cercando un lavoro, che non avevo nemmeno pagato l’ affitto e... Lui mi interruppe, dicendomi che sapeva benissimo quali erano le mie condizioni, e che ero stata io a voler sapere cosa gli stesse succedendo... Ma dopo qualche attimo di silenzio mi disse che aveva bisogno di nascondersi, e mi supplicò di permettergli di farlo a casa mia... Io rimasi senza parole, ecco cosa cercava da me, mi sentivo ingannata; anche se Claudio non si era mai pronunciato in nessun modo, la sua assidua presenza mi aveva fatto suporre... che sciocca, lo guardai dritto negli occhi e gli dissi di no, non volevo problemi io, ne avevo anche troppi!

Il giorno dopo non lo vidi, e nemmeno l’ altro ancora, non sapevo se essere dispiaciuta o al contrario contenta. Ho fatto bene, pensai, chissà cosa mi sarebbe capitato se avessi accettato. Stavo ragionando queste cose da sola, quando di colpo, un tipo con la faccia coperta, mi prese con forza per un braccio, e tappandomi la bocca mi trascinò fino ad una macchina parcheggiata lì vicino, dentro c’ era un altro ceffo, che con una mossa velocissima mise in moto dileguandosi.

Ero terrorizzata, dove mi stavano portando? facendo un rapido ragionamento pensai che forse si trattava dei due uomini che stavano minacciando Claudio, ma cosa c’ entravo io? Forse, pensai ancora, credono che io sia la ragazza di Claudio e lo vorranno ricattare... ma se avessi avuto ragione, allora ero persa! Claudio non aveva un soldo, come poteva liberarmi?

Dopo un tempo, che a me parve lunghissimo, (mi avevano messo anche un cappuccio in testa) mi fecero scendere dalla macchina e mi trascinarono dentro a un posto che non potrei descrivere e mi fecero sedere sopra ad un letto, o qualcosa di simile, mi dissero che mi conveniva stare ferma e zitta, tanto non mi avrebbe sentita nessuno, subito dopo chiusero la porta, e dal rumore capii che c’ era anche un catenaccio. Passai una notte insonne, cercando di ascoltare qualsiasi rumore, qualsiasi piccolo indizio che mi permetesse di capire se mi incontravo in un posto in campagna, al mare, vicino a qualche stazione, aeroporto o altro. L’ unica cosa che avevo notato era un insistente abbaiare di cani, molti cani, ma i canili purtroppo erano numerosi...

La mattina presto mi portarono un pezzo di pane e una bottiglia d’ acqua, io dissi che avevo bisogno di andare in bagno, e dopo un po’ mi portarono un secchio di plastica e un rotolo di carta. Io allora incominciai a urlare dicendo che mi lasciassero andare, e per farmi stare zitta, uno di loro mi diede un forte spintone facendomi cadere a terra. Non so quanto tempo passai dentro a quella stanza chiusa: piangevo, mi disperavo inutilmente, non avevo nemmeno piu’ voce, quando udii le sirene della polizia, sempre piu’ vicine, poi delle voci, spari, e finalmente la porta che si apriva, e la figura di un uomo in divisa mi aiutava a uscire da quel posto, portandomi in macchina, ed infine all’ ospedale dove mi tennero ricoverata due giorni per accertamenti vari.

Nel frattempo, mi interrogarono riguardo ai due "ceffi" e a quello che mi avevano fatto. In realtà, anche se i loro modi erano stati molto bruschi, in nessun momento c’ era stato nessun tentativo di violenza. Quando stavo per uscire dall’ ospedale, venne Claudio a prendermi, era molto contento di vedermi, mi disse che erano stati proprio loro a minacciarlo, a rapirmi e a chiedere un riscatto di 100. 000 Euro. Lui era andato a denunciarli immediatamente, e la polizia che aveva già le loro foto e i loro precedenti, incominciarono a indagare, a intercettare telefonate, e arrivarono a scoprire il nascondiglio dove mi tenevano sequestrata. Claudio mi chiese scusa per la sgradevole avventura che mi era capitata per colpa sua, e mi ringraziò dicendomi che grazie a questo si era liberato dei due delinquenti che lo stavano minacciando.

Guardandomi in modo molto diverso e con un sorriso, mi disse che voleva sdebitarsi con me, e che aveva una sorpresa che mi avrebbe fatto molto felice: infatti, Claudio aveva parlato con un caro amico che lavorava all’ ospedale e questi era riuscito a trovarmi un lavoro come infermiera, era poca cosa, ma per il momento era un buon inizio verso una vita migliore!-



franca merighi 42 30/01/2018 13:12 1 368

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
La riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione dell'Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge.
I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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Commenti sul racconto Commenti sul racconto:

«È molto raro che una situazione con tali premesse possa avere un epilogo felice
e in due sensi: l’incolumità fisica e il lavoro guadagnato, ma succede.
Non tutto il male viene per nuocere... Ben scritto, Franca.»
poeta per te zaza

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Era il 1942 (13/07/2017)

L'ultimo racconto pubblicato:
 
Autunno da dimenticare (02/10/2018)

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Era il 1942 (13/07/2017, 546 letture)


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