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Il pescatore

Dramma

Era notte fonda e l’ avevano svegliata di soprassalto, il cuore le martellava impazzito, qualcuno, senza tregua bussava insistentemente alla porta.

S’ alzò da quello che poteva sembrare tutto tranne che un letto, un pagliericcio con le molle rotte, i cui spuntoni le si conficcavano nelle carne facendole un male cane. Già, i cani sentono dolore e lei era diventata quasi un animale per come viveva.

Intanto sembrava che volessero buttarle giù la porta. Sentiva una voce: ” Comare Rosina, comare Rosina…” Lei s’ alzò e scalza, camminando a fatica, gridò: ” Ma chi è? Un attimo!”

Scese le scale di legno ed aprì la porta trovandosi così davanti a zia Peppa, l’ anziana donna che viveva vicino al piccolo molo. Tutta agitata le disse: ” Hanno trovato la barca.”

Rosina si mise la mano sulla bocca per trattenere l’ urlo che le risaliva dal petto e con un filo di voce, chiese: ” Dov’è? Ditemi, ditemi dove l’ hanno trovata.”

Peppa rispose: ” Lo conoscete, Salvatore, il figlio del pescatore Giosuè, questa notte stava al largo con il suo peschereccio quando ha notato la barca impigliata in mezzo agli scogli, naturalmente vuota.”

“ E di mio figlio non si sa nulla?” Continuò sempre più disperata Rosina.

Rispose a malincuore Peppa “ Mi dispiace Rosina… niente.”

Lei provava una gran pena per quella donna, che dopo aver perso il marito in mare, aveva subito altre disgrazie, il figlio maggiore era stato ucciso da un balordo che voleva rubargli la bicicletta e adesso il più piccolo, Carmelo, che era uscito in barca a pescare, non era più ritornato. Una famiglia di povera gente che viveva di pesca ed erano abituati al sacrificio ed al dolore, ma questa volta il destino era stato troppo crudele, annientando così la povera donna.

La madre aveva aspettato il figlio sulla spiaggia giorno e notte, fissando l’ immensa distesa d’ acqua, che sembrava aver risucchiato la sua ultima ragione di vita. A nulla era valso che le altre donne del villaggio avessero cercato di convincerla a ritornare a casa. Lei se n’ era stata a fissare il buio della notte e solo dopo tre giorni e tre notti, finalmente sfinita, era ritornata a casa anche se la sua mente ed il suo cuore erano rimasti sulla battigia. Ora dopo quella terribile notizia, il cuore le si era spezzato, lasciandola nella disperazione più profonda.

“ Voglio vederla, portatemi là… ve ne prego.”

La sua voce era quasi un urlo di disperazione. Nonostante avesse un dolore all’ anca che la tormentava da mesi, camminava spedita seguendo la donna, era quasi come se non sentisse più il dolore fisico, il male vero invece, era quello dell’ anima che la stava consumando ed il suo pensiero era rivolto al figlio scomparso.

Arrivarono al molo, il vento sferzava la spiaggia deserta, sollevando la sabbia e formando una nuvola di fumo, che rendeva tutto più tragico, Salvatore era lì ed aveva recuperato la barca che in quel momento si era arenata sulla battigia. Rosina s’ avvicinò aggrappandosi alla falchetta dell’ imbarcazione e guardò all’ interno, alla ricerca di un piccolo segno del figlio.

Gli occhi asciutti di chi non ha più lacrime, si girò verso Salvatore e gli chiese: ” Salvo, dimmi dove l’ hai trovata?”

Rosina conosceva bene quel tratto di mare, c’ era nata e cresciuta. Sapeva che là, in quella piccola insenatura, racchiusa fra gli scogli, la corrente non era molto forte e né trascinante ed inoltre, quel giorno maledetto il mare era calmissimo, infatti c’ era bonaccia. Un terribile dubbio s’ era insinuato nella sua mente, e se Carmelo fosse uscito in mare in compagnia di qualcuno? E che questo qualcuno gli avesse fatto del male?

Nei giorni precedenti alla sua scomparsa lo aveva visto preoccupato, una mamma si accorge se c’è qualcosa che non va, glielo aveva anche chiesto e lui l’ aveva rassicurata che era tutto a posto. Ma in cuor suo sapeva che non era vero, tuttavia, se il figlio non voleva parlarne e caparbio come suo padre, non l’ avrebbe mai fatto. Fissò ancora la barca, notò qualcosa incastrato fra le tavole, lo prese senza che nessuno se ne accorgesse e se lo infilò in tasca.

Peppa ruppe quel silenzio pesante come un macigno e le disse: ” Rosina, ti riaccompagno a casa, non c’è nulla da fare qui.”

Lei strinse lo scialle nero sul petto e si affiancò a Peppa, nel suo muto dolore, le avrebbe voluto dire qualcosa, ma le parole sarebbero state inutili.

Non c’è conforto che può alleviare il grande dolore di una mamma, per la perdita di un figlio.

Quando ritornarono a casa era quasi l’ alba, Rosina prese ciò che aveva trovato, era un accendino, ma non era di Carmelo, lui non fumava e sapeva anche di chi era, quante volte l’ aveva visto nelle sue mani.

Peppa la lasciò sull’ uscio e s’ incamminò verso casa, prese il vicolo che risaliva fino all’ ultime abitazioni del piccolo villaggio e poi riscendeva giù fino al molo. Incontrò Giosuè, il vecchio pescatore, il viso rugoso, bruciato dal sole e dalla fatica, la salutò dicendole: ” Peppa, come mai in giro a quest’ ora?”

Peppa gli rispose: ” Come Giosuè non l’ avete saputo? Vostro figlio Salvatore ha trovato la barca di Carmelo, ma non vi ha detto niente?”

Giosuè stupito rispose: ” Ma che disgrazia, no, non sapevo nulla, ma dove l’ ha trovata?”

Peppa raccontò all’ uomo ciò che sapeva e poi continuò per la sua strada, pensando che fosse strano che il figlio non l’ avesse detto al padre.

Nei piccoli paesi si sa, tutti mormorano nel bene e nel male e le cattiverie sono di gran lunga maggiori delle cose buone. Così, dopo il ritrovamento della barca di Carmelo, ognuno sentenziava la sua ipotesi, tra le più disparate e fantasiose possibili. Si diceva che forse aveva incontrato una sirena, oppure una barca pirata l’ aveva rapito, o più semplicemente, che avesse visto qualcosa o qualcuno che non avrebbe dovuto vedere. Rosina sentiva questi pettegolezzi e le facevano tanto male.

Due giorni dopo, mentre passava davanti alla piccola bottega di souvenir, aveva ascoltato due donne parlare. Una diceva all’ altra: ” Avete saputo di Sara, ha fatto presto quella svergognata a dimenticare il fidanzato appena scomparso e già, si è consolata con il suo migliore amico, si dice che l’ hanno visti baciarsi là, nel boschetto che porta al castagneto, su in collina.”

“ Non mi dire…” Rispondeva l’ altra, sempre più curiosa e felice dell’ altrui disgrazie. “ Si saranno sbagliati…”

“ Ma no…” Continuava questa, era proprio lei e da quello che si dice, era un pezzo che…” E fece il classico segno del tradimento.

Rosina provò una stretta al cuore, voleva bene a Sara come una figlia e lei si era dimostrata molto affettuosa in quei giorni terribili. Non voleva credere a quei pettegolezzi, ma il sospetto era già diventato una serpe che si era intrufolata nella sua mente avvelenandola. Si ricordò dell’ accendino, forse i pezzi di quella terribile storia si stavano ricomponendo.

Con il passar dei giorni le chiacchere diventarono sempre più insistenti, Rosina iniziò a pensare che forse in tutto questo c’ era qualcosa di vero, ripensò al passato e rivide due bambini che erano cresciuti insieme, avevano diviso giochi e sogni, poi, divenuti adulti la loro amicizia si era fortificata sempre di più, anche quando il padre di Carmelo aveva avuto una storia con Zenobia, la mamma di Salvatore. Li sentiva ridere incoscienti, nella loro giovinezza e lei li amava entrambi allo stesso modo.

Quella mattina, dopo aver venduto le uova, invece di ritornare a casa si diresse al molo.

I pescherecci, dopo una notte in mare, stavano rientrando, Giosuè con il figlio avevano appena scaricato il pescato e si lamentavano che la mucillagine si era impigliata nelle reti danneggiandole, appena videro la donna avvicinarsi ammutolirono, Giosuè si asciugò il sudore, non era più un ragazzino ed il lavoro iniziava ad essere più pesante del passato. Voleva bene a Rosina, anzi, in cuor suo l’ aveva sempre amata segretamente, anche quando lei aveva deciso di sposarsi con un altro. Ora vedendola così sola e disperata, avrebbe voluto dirle qualcosa, ma gli mancava il coraggio, infatti le disse solamente: "Rosina, capiti proprio nel momento giusto, abbiamo pescato delle orate che cucinate al cartoccio saranno una delizia.”

Lei rispose con lo sguardo rivolto su Salvatore, che stava con gli occhi bassi evitando di incrociare il suo e disse: ” Ti ringrazio Giosuè dopo me ne dai due, che le voglio preparare per tuo figlio, Salvo cos’è nemmeno mi saluti?“

Lui in evidente disagio disse: ” Mamma Rosina, ma che dite, ero solo occupato a sistemare le reti.”

Lei continuò: ” Siccome è da tanto tempo che non vieni a pranzo da me, mi faresti felice se oggi venissi a farmi un po’ di compagnia, sai è triste mangiare da sola, ora che il mio Carmelo non c’è più.”

A Rosina non sfuggì l’ ombra scura che si fermò sul suo volto ed un’ angoscia le prese allo stomaco in una morsa dolorante. Si salutarono dandosi appuntamento a dopo. Rosina in cuor suo sperava che non fosse vero ciò che pensava, era troppo orribile da accettare.

Verso l’ una arrivò Salvatore, sembrava come sempre ma non poteva ingannarla. Mangiarono parlando del più e del meno poi alla fine Rosina andò a prendere un album ingiallito di fotografie e disse: ” Salvo, vieni siediti accanto a me ed iniziò a sfogliare le pagine consunte, la foto in bianco e nero ritraeva due bambini sorridenti a cavallo di una vecchia bicicletta…” Ricordi? Quel giorno eravate così felici…”

Poi ne susseguirono altre, sempre di loro due nel tempo, fino all’ ultima foto dove erano in barca con in mano due grossi tonnetti. Salvatore all’ improvviso chiuse di botto l’ album dicendo: ” Basta mamma Rosina, questi ricordi fanno male.”

Si alzò di scatto mettendosi in bocca una sigaretta, cercando l’ accendino, prontamente lei gli porse quello che aveva trovato sulla barca di Carmelo. Lui per un attimo restò impietrito e lei a quel punto aggiunse: ” E’ così che Caino ammazzò Abele, dimmi come ci si sente ad essere l’ assassino di un fratello?”

Preso dal panico Salvatore le diede una spinta che la fece cadere e sbattendo la testa Rosina perse i sensi.

Un cono di luce s’ infilava nella stanza illuminandola, quanto tempo era passato? Forse minuti, ore, giorni…

Rosina aprì gli occhi, tentò di rialzarsi ma un dolore forte alla tempia glielo impedì, credette che fosse arrivato il suo momento, forse sarebbe stato meglio morire, così avrebbe potuto raggiungere i suoi cari e mettere fine a tutto quel supplizio.

Chiuse gli occhi e s’ abbandonò alla sua sorte.

Un’ ombra sinistra apparve sulla soglia, lo sguardo di chi non aveva più niente da perdere, credendola morta voleva sbarazzarsi del corpo di Rosina. Si avvicinò prendendola per le gambe, un flebile lamento lo fermò, era ancora viva, no, non poteva permettersi di lasciarla in vita.

Salvatore aveva perso la testa per Sara, la ragazza di Carmelo, quanto era bella e finalmente stava per coronare il suo sogno, sarebbe diventata sua moglie e nessuno glielo avrebbe impedito. Accecato dalla sua passione incontrollabile non riusciva più a discernere il bene dal male. Strinse le mani intorno al collo di Rosina ma qualcuno gridò: ” Fermati! Ma che stai facendo, sei impazzito?”

Salvatore vide il padre che lo fissava incredulo e balbettò: ” Non volevo, credimi te lo giuro…” E scoppiò in un pianto a dirotto.

Giosuè disperato gridò: “ Spostati disgraziato… Rosina, Rosina… apri gli occhi ti scongiuro…”

Ma da dove veniva quella voce? Qualcuno la chiamava, lei voleva rispondergli, ma non capiva perché la voce non le usciva. Voleva dirgli, sto bene, non ti preoccupare, adesso mi alzo e poi torno alla mia vita di sempre. Sentiva freddo, tanto freddo…

Ma non era come al solito, era come se il suo corpo lentamente la stesse abbandonando. In quel preciso momento qualcuno la prese per mano, lei lo seguì senza fare domande…

Rosina spirò tra le braccia di Giosuè.

Giosuè si rivolse al figlio urlando: ” Cosa hai fatto? Tu non sei mio figlio, non puoi essere il mio Salvatore…”

Salvatore non sopportava lo sguardo del padre e scappò via. Lo trovarono giorni dopo, in un casale abbandonato e con un cappio attorno al collo. All’ inizio si disse che per il rimorso si suicidò, ma in seguito la storia assunse contorni diversi. L’ avevano ucciso simulando un suicidio, ma non si seppe mai chi fu l’ assassino.

Una leggenda narra che fra le stradine di quel piccolo villaggio, nella notte di Sant’ Andrea, il Santo protettore dei pescatori, il fantasma di una donna e di un ragazzo, si aggirano sul molo del porticciolo…

Anna Rossi 07/03/2018 10:47 1 235

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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Commenti sul racconto Commenti sul racconto:

«eh sì devo dire che mi hai tenuta
con l’ansia di chi pensa,, cosa succederà adesso, ,
se una scrittrice riesce a tenere sospeso il respiro
del lettore è una buona scrittrice .
Grazie del breve ma, incisivo giallo brava ciaoooo!»
Stefana Pieretti

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