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Il veleno

Sociale e Cronaca

Nannina a piedi nudi, reggendosi l’ orlo di un vestito di tela, che in origine doveva essere stato bianco, più grande della sua misura, almeno di due taglie, si dirigeva a passo veloce, verso casa di Francesca la sua amica del cuore. Arrivata sotto la finestra, si cacciò due dita in bocca emettendo un lungo fischio, che fece drizzare i capelli sulla nuca di Francesca – E’ Nannina, che può volere?- Lasciò cadere sul tavolo lo strofinaccio con cui stava pulendo una grossa pentola e si affacciò alla finestra “ Nannì che è successo” “ Scendi Francuccia, devo dirti una cosa importante” Francesca, esile come in giunco, nonostante i suoi 10 anni, sembrava una bambina di non più di sei o sette . Scese di corsa la ripida scalinata di pietra raggiungendo la sua amica, che senza darle il tempo di capire, iniziò a camminare di buona lena. “ Dove stiamo andando Nannì?” “ Vieni con me. Stanotte ho pensato una cosa” fece una piccola pausa, poi riprese ” mia sorella, Giannina, lavora alla manifattura tabacchi, lo sai no?” “ Eh certo che lo so Nannì, ma non correre così, mi stai facendo scorticare i piedi” disse Francesca che cercava di evitare il più possibile i ciottoli appuntiti, camminare scalza era una cosa normale, di quei tempi, c’ era la miseria negli anni quaranta, chi poteva permettersi più di un paio di scarpe? Aveva quelle buone, quelle della domenica, ma non si potevano usare per tutti i giorni, così saltellando da un piede all’ altro, evitava le pietre aguzze. “ Dicevo, mia sorella Giannina, ha un sacco di soldi e so anche dove li tiene” riprese Anna, sempre incalzando l’ andatura del passo, senza mai voltarsi indietro, tanto lo sapeva che Francesca l’ avrebbe seguita in capo al mondo, Anna era di due anni più grande, era il capo. “ Ho capito ma a noi che ci importa” non l’ avesse mai detto, Anna si arrestò di botto, come una furia, facendo quasi sbattere Francesca col naso contro il suo “ come che ci importa? Noi moriamo di fame a casa e lei che fa? Nasconde i soldi” si girò e riprese a camminare veloce. Francesca appena si riebbe dallo spavento di quella brusca fermata, iniziò a correrle dietro di nuovo, come fa un cagnolino col padrone. “ Allora io ho pensato di andare dalla comare Ngiolina, deve darmi qualcosa per farla morire. E’ una fattucchiara lo sai no?” Anna si era girata appena dietro per spiare la reazione di Francesca a quella rivelazione. “ Nannì ma sei scema? Vuoi uccidere tua sorella?” Francesca non credeva a quello che aveva appena detto la sua amica, uccidere, che brutta parola. Giunsero alla porta di legno scuro e consunto della comare Ngiolina, come era chiamata la signora Angela, una conoscitrice di erbe e medicamenti naturali, comunemente detta” fattucchiara”. Secondo la credenza popolare, era capace di scacciare o di portare il malocchio a qualcuno. La porta fu aperta da una vecchia coi capelli bianchi tirati e raccolti dietro la testa, dall’ aria arcigna e sospettosa “ che vulite piccirè” disse nel dialetto del paese, le due ragazzine entrarono e si posizionarono nel mezzo di uno stanzone buio, con tavoloni pieni zeppi di erbe secche, barattoli di vetro e ceste stracolme di foglie. Nell’ aria aleggiavano strani miscugli di odori, una pentola ribolliva, legata alla catena del focolare emettendo un lieve fumo azzurrino “ Comare Ngiolì, ci dovete dare qualcosa per far morire una persona” La vecchia inarcò un sopracciglio “ a chi vulit fa murì? “ A mia sorella Giannina, perché è una disgraziata, noi non abbiamo niente da mangiare e lei nasconde i soldi della sua paga alla manifattura tabacchi” rispose Anna con veemenza. La vecchia annuì “ va bene aspettatemi qui”, si allontanò sparendo su per una scalinata che dallo stanzone portava al piano superiore. Le due ragazzine si guardarono sorridenti, stavano ottenendo quello che volevano. Dopo poco la vecchia ridiscese le scale e consegno ad Anna una carta scura che si usava per il pane, ben chiusa, con dentro una polverina “ questa polverina mettila stasera nel vino e vedrai che crollerà poco dopo aver bevuto” Anna contentissima prese il piccolo involucro dalle mani della vecchia “ quanto vi devo dare?” “ Dammi 4 lire e vattene” rispose la vecchia tendendo una mano dal palmo sudicio e calloso. Anna pagò e insieme a Francesca corsero via fiduciose e impaurite. L’ evento di uccidere la sorella cattiva di Anna meritava una buona preparazione, cosicchè Francesca la sera si recò a casa di Anna per l’ ora di cena, se ne stava seduta in un angolo, in attesa, trepidante. Alternava la paura all’ euforia di veder morire per la prima volta una persona sotto gli occhi. Lo stanzone nero di fuliggine, fungeva da cucina e da stanza da letto, separata da un lenzuolo appeso ad una corda da una parete all’ altra della stanza. Il resto della famiglia si stava ritirando dai campi e si accingeva a sedersi a tavola per consumare un pasto fatto di zuppa di verdure, pane raffermo e un po’ di vino. Anna di nascosto, versò la polverina nel bicchiere destinato alla sorella e lo rempì di vino, mettendolo poi dinanzi alla sua vittima. Giannina, stanca dopo una giornata di lavoro, divorò tutto il piatto di verdure, il pane e scolò il bicchiere di vino in un solo sorso, versandosene anche una seconda generosa dose, si pulì la bocca sulla manica del vestito, si alzò da tavola stiracchiandosi vistosamente. Francesca in cuor suo era curiosa e aveva paura, attendeva il momento che crollasse a terra morta. Giannina, si aggirò per la stanza ancora per un poco, seguita dallo sguardo delle due ragazzine che fingendo di giocare con le palline di vetro, monitoravano la situazione, ma nulla accadde. Giannina salutò e andò a dormire “ Forse la trovo morta domani mattina” bisbigliò Anna “ ora vattene che è tardi, domani mattina vieni prima delle sette, quando mi sveglio vado a vedere e sicuramente la trovo morta, poi ci prendiamo i soldi e per prima cosa ci andiamo a comprare due caramelle di zucchero“ Francesca annuì contenta, le caramelle di zucchero erano una prelibatezza, ma al tempo stesso con un senso di timore, uccidere una persona, per quanto cattiva, non era nella sua indole. Ma si sa dieci anni sono davvero pochi per porsi tante domande così tornò a casa e si addormentò in attesa del fatidico mattino. Di buonora Francesca, dopo essersi infilata il vestito sudicio e aver masticato un pò di pane raffermo strada facendo, arrivò a casa di Anna. L’ amica la attendeva sulla soglia, le fece cenno di entrare in silenzio. Stavano ancora dormendo tutti “ Allora? “ chiese, aspettandosi la notizia bomba “ Non lo so ancora non si è alzata, vediamo se si sveglia” rispose Anna e proprio in quel momento dei rumori dall’ altra parte della tenda in mezzo alla stanza, indicarono che qualcuno si stava alzando. Dopo poco Giannina fece la sua comparsa da dietro al telo, Anna guardò Francesca sconsolata e in cuor suo arrabbiata che la sorella fosse ancora viva “ Dopo andiamo da quella vecchia bastarda” disse tra i denti. La vecchia era intenta a macinare delle erbe nel mortaio, quando sulla soglia comparvero di nuovo le due piccole seccatrici. “ Che volete ancora?” “ Mia sorella non è morta” disse Anna a denti stretti, la vecchia proruppe in una grassa risata, più rideva più Anna si arrabbiava. Rise, rise fino alla lacrime. Finalmente quando riuscì a calmarsi, si asciugò gli occhi con un angolo del grembiule sudicio che aveva “ e secondo te, ti davo davvero qualcosa per far morire qualcuno? Tu si pazza piccirè a chi vuoi far andare in galera? Era formaggio, un poco vecchio, ma formaggio” ritornò al mortaio e riprese a pestare di nuovo mentre Anna incredula rifletteva – formaggio, quella vecchia ciarlatana, le aveva dato del formaggio- “ ma me lo hai fatto pagare?” La vecchia si arrestò di botto si abbassò quasi a sfiorare il naso di Anna “ devo campare pure io e ora vavattenne prima che vado a piglià la mazza” Le due ragazzine scapparono a gambe levate dalla casa. La vecchia contenta di aver concluso un affare burlandosi di due ingenue ragazzine, Francesca contenta ancora di più non aver commesso un omicidio e Nannina… beh Nannina stava già elaborando un nuovo piano.


Stefania Siani 29/04/2018 20:10 1 305

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I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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Commenti sul racconto Commenti sul racconto:

«eh sì, sei un vulcano di idee
un carinissimo racconto, divertente
che può essere letto anche al mio nipotino
brava cara, !»
Stefana Pieretti

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