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Peste

Sociale e Cronaca

Era nell’ età di mezzo, quella difficile del passaggio tra l’ adolescenza e la maturità, aveva quattordici anni ed a casa avevano già da un pezzo smesso di chiamarla Sofia, questo era il suo nome di battesimo, continuavano a chiamarla “ Peste” nomignolo che si era guadagnato per la troppa vivacità che sin da piccola l’ aveva caratterizzata. Si può ben capire il carattere forte e decisamente estroverso di questa piccola, bellissima bambina con capelli neri ed occhi nocciola grandi come due lune piene, che durante la crescita ne aveva combinate davvero di tutte i colori. Padre e madre pensavano che quel soprannome era stato perfetto per lei; ma ora cresceva e le scocciava che continuassero ad usarlo, le stava davvero troppo stretto e lei non era più quella piccolina.

Era cresciuta troppo in fretta, sempre avanti alla sua effettiva età, nei giochi e nelle amicizie, le piaceva accompagnarsi con gente più grande di lei, aveva cominciato a fumare e bere già da un bel po’; aveva assaporato i primi spinelli ed anche nelle relazioni intime si era abbandonata ai piaceri della carne; il tutto senza che i suoi genitori capissero mai nulla presi com’ erano della loro vita di lavoratori che uscivano di casa all’ alba per farvi ritorno al tramonto; abitavano nella periferia di una grande città dove le distanze ed i tempi di percorrenza sono molto dilatati.

Anche a scuola la Peste non aveva mai voluto impegnarsi oltre la semplice sufficienza, un vero peccato visto la sua intelligenza che avrebbe potuto, a patto che lo avesse voluto, farla eccellere, ed invece non era mai andata oltre, si accontentava ed i suoi genitori erano soddisfatti . Come lei diceva sempre, la vita era la sua e voleva viverla secondo i suoi principi ed intendimenti senza che nessuno le dicesse cosa fare.

Ma era sempre una ragazza ed anche interiormente molto più fragile di quanto volesse dare a vedere quindi particolarmente esposta ai capricci, alle decisioni che, il gruppo di bulli a cui si era legata, la costringevano a subire con il ricatto che l’ avrebbero emarginata dalla loro compagnia; insomma pur di non restare esclusa, aveva cominciato a sottostare a quel branco e, sia pure a malvolere, aveva cominciato a partecipare a pestaggi e piccoli furti nei confronti di vecchi negozianti prima ed ai grandi magazzini dopo.

Era diventata una teppistella anche lei, una di quelle di cui aveva sentito parlare ai telegiornali e contro cui aveva provato profonda rabbia e disprezzo; ma ora era diventata come loro e, dentro, si sentiva male, avvertiva quel senso di colpa che i suoi amici non conoscevano, era combattuta ma non poteva mollare, non voleva farsi dare dell’ incapace e della codarda da quella marmaglia che, oramai, aveva vinto la sua stessa volontà, l’ aveva soggiogata .

Questa storia andò avanti per un bel pezzo e questi atti di violenza e ruberie diventavano sempre più frequenti e violenti; qualche ragazzo aveva cominciato a minacciare le vittime anche con coltello e pistola, un altro aveva cominciato a portarsi dietro una mazza, tutto questo stava cominciava a creare, nella testa e nella coscienza della Peste, ripensamenti e pentimenti, quel passaggio repentino da “ semplici” atti di bullismo giovanile a delinquenza organizzata di gruppo non le piaceva più.

Inoltre, il capo branco, aveva cominciato a rivolgerle attenzioni particolari che a lei non piacevano e non voleva sottostare alle sue voglie; resistere, però, diventava sempre più difficile, anche perché ben presto gli spinelli avevano lasciato spazio alla droga ed alla sua azione devastante nei loro cervelli. Peste però non volle mai provare quella polverina bianca, si era sempre difesa da ogni tentativo di convincimento ed, anzi, aveva preso a stare lontana anche dagli spinelli stessi, diceva che non voleva e che dovevano rispettare la sua volontà. Ma cosa poteva fare lei da sola contro il suo stesso branco?. Fu così che un pomeriggio avanzato, dopo l’ ennesima rapina, per festeggiare, si riunirono nel loro covo in un vecchio fabbricato abbandonato, lei rifiutò la droga ed anche le attenzione del capo branco, accettò solo di bere un goccio di whisky.

L’ altra ragazza del gruppo, Sabrina, a cui lei era particolarmente legata, si preoccupò di versaglielo, lo porse all’ amica accompagnando il gesto con un sorriso, lo bevve d’ un fiato mentre gli altri facevano finta di nulla, guardavano di nascosto. L ‘ avevano drogata ed in poco tempo gli effetti non mancarono a farsi sentire, cominciò con il giramento di testa, non vedeva nulla se non tutto in movimento e sfocato, avvertì sensazioni di vomito ma senza riuscire ad espellere quel veleno, il respiro si fece sempre più affannoso, quasi avesse un attacco di asma. Intravide il capo che, davanti a lei, stava cercando di sfilarsi i pantaloni e capì quali fossero le sue intenzioni, ma non aveva la forza di reagire, annaspava in quel filo di aria che molto stentatamente arrivava ai polmoni, ma non bastava ed allora cominciò lentamente a perdere i sensi, si rese conto che stava svenendo, per un istante le sembrò che la vita la stesse abbandonando, poi tutto si fece buio.

Si svegliò e non capiva dove fosse, che giorno fosse, vedeva tutto confuso, non distingueva i visi che aveva difronte, sentì la voce della madre e le parve quella di un angelo, poi quella del padre che le diceva di stare tranquilla che tutto era passato; le parve di essere tornata quella neonata nel suo caldo lettino che era stata un tempo ormai tanto lontano. Poi, piano piano, cominciò a ricordare, a capire quello ch’ era successo, quello che le avevano fatto: “ mi hanno stuprata “ gridò in lacrime. Ma la madre la tranquillizzò subito dicendole che non le avevano usato alcuna violenza né fisica e nemmeno sessuale; le disse che una telefonata anonima li aveva avvertiti indicando loro il luogo ove si trovava svenuta .

Ora, nella sua mente, tutto era chiaro, si vergognava come non mai prima, ma doveva parlare, raccontare ai suoi cari tutto quello che era avvenuto e così fece, poi arrivò un poliziotto che cominciò a farle mille domande, lei non sapeva cosa dire, ma il padre le disse che doveva raccontare tutto senza tralasciare nulla, le disse che solo così poteva sentirsi pienamente sollevata e libera da quell’ incubo che era diventata la sua vita. Il poliziotto la incoraggiò dicendo che se avesse collaborato, il giudice, al processo, ne avrebbe tenuto conto e che la sua posizione sarebbe stata considerata con più indulgenza.

Sofia, col conforto dei genitori, raccontò tutto sin dal suo arruolamento nel gruppo, fece la cronistoria di tutte le malefatte, si accusò ed accusò tutto il gruppo delle violenze e rapine che avevano messo a segno, li indicò tutti, uno ad uno, omise solo di raccontare dell’ altra ragazza, era stata una voce femminile a telefonare alla famiglia e lei non volle coinvolgerla.

Furono tutti arrestati e processati, condannati per le loro violenze; lei fu condannata, visto la sua collaborazione, a sei mesi di lavori socialmente utili . Alla fine dell’ udienza, uscita dal tribunale, le si avvicinò quella che lei considerava la sua amica nel branco, la ringraziò per non averla denunciata e fece per baciarla ma lei la respinse, la ringraziò a sua volta per la telefonata ai genitori e le disse che non voleva mai più rivederla.

Aveva tagliato i ponti con il suo passato, si apprestava ad affrontare una vita nuova e più giusta, forse più monotona, certamente meno avventurosa, ma una vita da persona normale e perbene a cui, quella precedente, aveva aperto le porte.


Stello 10/06/2018 10:04 102

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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Nota dell'autore:
«Racconto breve che si snocciola tra fatti inventati pur ai margini della cronaca giornaliera, tra i pericoli che i nostri figli o nipoti possono trovarsi a vivere.»

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 I suoi 5 racconti

Il primo racconto pubblicato:
 
Peste (10/06/2018)

L'ultimo racconto pubblicato:
 
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Mamma gatta, Licia ed Alice (07/07/2018, 142 letture)


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