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Quell’ amore lontano

Dramma

Mancavano due giorni al matrimonio, era tutto pronto, inviti, bomboniere, e il bellissimo vestito bianco che era in camera della sposa pronto per essere indossato..

La chiesetta era quella del paese, con Don Mario, il parroco, e il giorno del matrimonio sarebbe stata splendente, piena di fiori bianchi, fatti venire dalla città vicina, freschissimi. Dopo le foto, ci sarebbe stato il gran pranzo al ristorante più in voga della provincia, e il menù molto raffinato era già stato ordinato. Insomma, non mancava proprio niente, persino la macchina d’ epoca era affittata, per andare a prendere la bellissima sposa.

Marisa guadava assorta dalla finestra della sua camera, e il suo sguardo spaziava lontano, molto lontano, come a voler vedere qualcosa o qualcuno che non avrebbe visto più. Chiuse gli occhi e la sua mente riuscì a vedere: un ragazzo alto, con un ricciolo biondo che gli cadeva sulla fronte, occhi di un colore tra l’ azzurro e il grigio, secondo il colore del cielo in quel momento, e un sorriso che non si esauriva mai, sempre pronto alla battuta, allo scherzo, sempre pronto ad aiutare a tutti, senza risparmiarsi mai.

Era il “ suo” ragazzo, l’ uomo che amava con tutta l’ anima. Un giorno volle andare con un gruppo di amici a sciare, lui non sapeva farlo, ma disse che avrebbe imparato in fretta, Marisa non voleva che andasse, conosceva bene i suoi amici, tutti spericolati, l’ avrebbero spinto a fare cose pericolose, ma volle andare a tutti i costi. Purtroppo, in una discesa libera, andò fuori pista sbattendo contro un albero, e lì rimase, senza vita. Marisa quando seppe quello che era successo, era svenuta, e quando si riprese, non era più la stessa, una calma innaturale si era impossessata di lei, e uno stato depressivo molto grave l’ avrebbe costretta a delle cure lunghe e dolorose.

Lo psichiatra che la tenne in cura, sarebbe diventato suo marito tra due giorni, e lei, anche se era riuscita ad accettare la morte del suo primo ragazzo, non sentiva lo stesso amore per lui. Ma tutti quanti l’ avevano spinta, includendo la sua famiglia, ad accettare la corte dello psichiatra che a dire il vero, sembrava perdutamente innamorato di Marisa. A lei comunque, sembrava invece, che dovesse sposarsi un’ altra persona, non una leggera emozione per questo matrimonio, e si chiedeva come sarebbe stata la sua vita d’ ora in poi. Dicono che l’ amore dopo qualche anno finisce, e rimane solamente una sorta d’ amicizia, di complicità, ma lei non sentiva nemmeno quelle sensazioni, e sarebbe scappata via lontano, lontano, laddove aveva perso la vita il suo grande amore...

La voce di sua madre, la fece tornare alla realtà, dovevano andare assieme a comperarsi le scarpe, non si capiva perché avessero lasciato questo compito all’ ultimo momento. Rispose che sarebbe scesa in pochi secondi, e di corsa scese quelle scale che tante volte aveva fatto, ma mise un piede nel vuoto saltando uno scalino e rotolò fin giù a terra sbattendo fortemente la testa.

Sua madre fece un grido che si udì per tutta la casa, corsero immediatamente suo padre, suo fratello e la colf, spaventatissimi, e cercando inutilmente di rianimarla chiamarono un’ ambulanza. La corsa in ospedale, il pronto soccorso, i medici e le infermiere, tutti intorno a un corpo ormai senza vita. Marisa ara arrivata là, lontano, assieme al suo amore sorridente, e come in un miracolo, quel sorriso si stampò anche sulle sue labbra...


Franca Merighi 22/06/2018 16:52 119

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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Franca Merighi
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Il primo racconto pubblicato:
 
Era il 1942 (13/07/2017)

L'ultimo racconto pubblicato:
 
Notte di orrore (14/09/2018)

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