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Anna e la Notte

Sociale e Cronaca

Anna spense la luce, chiuse gli occhi e fece un lungo sospiro prima di chiudersi la porta di casa alle spalle. Si sentiva di pessimo umore più del solito, l’ ultima settimana era stata devastante. La telefonata della sorella, che sopraffatta dalle lacrime le aveva raccontato di Nicola, aveva risvegliato in lei un malessere profondo. Il volto del ragazzo, la dinamica dell’ incidente e la disperazione per aver perso uno degli amici più cari le avevano causato un’ emicrania persistente. « Se non avesse bevuto, se non fosse scappato al posto di blocco… se…» Anna corse fuori dall’ androne in apnea, il cuore pareva scoppiarle nel petto e l’ aria sembrava essersi esaurita. Nel giardinetto dello stabile in cui abitava, quei pensieri s’ infransero nel delicato profumo dei tigli in fiore che si dissolveva nell’odore dei gas di scarico delle automobili. Rivolse uno sguardo distratto al cielo, non c’ era la luna. Si sentì sola. Non le era mai capitato prima, la luna era una presenza confortante nelle sue notti, ma era la prima volta che prestava attenzione al fatto che ci fosse o meno, sia col bello che col cattivo tempo sapeva che c’ era. Punto! Questo le bastava per sentirsi rassicurata quando giungeva la Notte. A chi le chiedeva perché facesse quel lavoro rispondeva con un sorriso sarcastico: « Mi diverto!» Ma erano in pochi a sapere. Tutto era iniziato una Notte di qualche anno prima, quando una compagna di studi le propose: « Dai vieni con me stasera, ti ho trovato un lavoro!» « Davvero?! Dimmi di cosa si tratta. Cosa devo fare?» « Lo vedrai da te. Sappi che si guadagna bene.» « Ma che lavoro è?» « Te l’ ho detto si guadagna bene. Nulla di cui vergognarsi. Hai capito?» Anna aveva riflettuto rapidamente, quei soldi le servivano. Le spese per i suoi studi gravavano sui suoi genitori, che spesso faticavano a far quadrare i conti, senza mai farglielo pesare, e lei si sentiva in colpa. « Non c’è nulla di cui vergognarsi e si guadagna bene.» Ripeteva quella frase ogni sera, mentre un senso di nausea le causava conati lasciandole in bocca il sapore amaro di un rigurgito. I primi tempi aveva provato un odio viscerale per se stessa, per l’ indifferenza degli altri e nei confronti della Notte che arrivava sempre puntuale a rammentarle ciò che era diventata. Quest’ ultimo pensiero lo considerava puerile, il tentativo di allontanare da sé ogni responsabilità. Dopo la prima sera quel lavoro divenne la sua fonte di sostentamento e non era più riuscita a smettere. Continuava ad arrampicarsi su mille e mille specchi per giustificare la viltà della sua indolenza. Così, malediva la Notte che la costringeva ad uscire di casa per recarsi al club. Interloquiva con Lei come fosse una persona reale, con interminabili soliloqui, ma la Notte non si impietosiva mai e tornava in perfetto orario ad annichilirle l’ anima, finchè Anna non sentì più l’ anima. Durante il giorno continuava gli studi, frequentava regolarmente le lezioni all’ università, ma era diventata ermetica e scontrosa. La sera si stampava sul viso un’ espressione di allegria resa naturale dagli alcolici e qualcos’ altro. « Buona sera Anna» « Zitta non parlarmi!» « Ma…» « Non rivolgermi la parola! Mi hai tolto anche la luna stasera!» « Anna, io non posso fare a meno di…» « Zitta! Stasera non ho voglia dei tuoi paternalismi.» « Non sono paternalismi. Ciò che sono e ciò che faccio…» « Non ti voglio sentire!» « Eh no! Invece ora mi starai ad ascoltare e mi lascerai terminare quello che sto dicendo» « Visto che non sai stare zitta, parla allora! Tanto non ti darò retta!» « Io non posso decidere cosa fare, all’ alba il sole mi caccia e al tramonto mi sospinge avanti, mentre lui se ne va.» « Puoi opporti! Perché non ti opponi a questa prepotenza?» « Ah! Lo sapevo che mi avresti ascoltato, perché sono la sola davvero sincera con te.» « Ma stai zitta!» « Mi hai chiesto perché non mi oppongo e io ti rispondo. E’ così da sempre, non ho alternative, non posso scegliere… tu sì.» « Io? L’ opportunità di tirarmi indietro l’ ho avuta solo la prima volta quando ti ho seguita fino all’ alba persuasa da una ingannevole illusione. Ora… non mi è più permesso decidere.» « Sì che puoi! Liberati di quest’ odio che nutri per me. Comincia di nuovo ad amare te stessa e quello che potresti…» « Io non posso niente! E tu non sai nulla! L’ hai ammesso tu stessa che devi accettare impotente il tuo alternarti con la luce» « L’ odio però è inutile. E’ un sentimento sterile.» « Lo so, ma è l’ unico che mi fa sentire ancora viva!» « Anna, ti rendi conto che non sono io che temi e detesti?» « Vattene Notte, mi stai annoiando. Vattene a predicare a qualcun altro. Sono stanca e tu mi hai tolto anche la luna. Lei ascolta senza fiatare.» Anna era ferma sul vialetto del palazzo dove c’ era il suo minuscolo appartamento. Tutt’ intorno il buio, non c’ era nessuno che potesse strapparla a quella conversazione. « Ora ti faccio un’ ultima domanda», riprese la Notte. « Ci avrei giurato!» « Anna, perché calzi scarpe che non ti appartengono?» Quelle parole furono un colpo in pieno petto, là sopra il cuore. « Bè, perché non rispondi?» La ragazza emise un sospiro esasperato: « Non ne ho più voglia. Vorrei insultarti, ma stasera non mi fa sentire meglio.» « Ragazza, guardi qualche volta i colori del cielo al tramonto?» « No! Non ti sto ad aspettare. Non voglio concederti la soddisfazione di guardarti arrivare e sentirmi umiliata.» « Perché, lo sei? Pensi che a me importi quello che fai? Io sono qui e mi limito ad osservare, non posso interrompere la ciclicità del mio viaggio. Tu sì! Ti confido una cosa: il tramonto è il luogo della mia riconciliazione con la luce.» Anna si sentiva sempre più confusa, ebbe un capogiro, quella discussione si svolgeva dentro la sua testa? Si guardò di nuovo intorno cercando qualche essere umano che la riportasse alla realtà. Dopo un lungo respiro, quasi a prendere coraggio, chiese sconsolata: « Notte, dove mi posso rifugiare quando ci sei?» « Ti sembrerà banale, ma rispondo nei tuoi sogni.» « Non ho più sogni.» « Ce li hai ancora e nel luogo più prevedibile…» «… Il mio cuore batte solo perché la natura glielo ha imposto.» « Ne sei sicura?» « Notte, basta così! Sono stanca, ma dimmi tu ce l’ hai… un cuore?» « Certo! E’ quello che porto sempre, dopo ogni tramonto, a chi mi aspetta e ha bisogno del mio consiglio.» « Non io…» « Spero un giorno anche tu.» « Il lavoro mi aspetta.» « Anche i tuoi sogni.» Anna si sentiva frastornata, con chi aveva parlato? Una folata di aria fresca le portò alle narici il profumo dai tigli, rabbrividì, ripensò a Nicola: « se non avesse bevuto, se non fosse scappato… se…» Si girò verso il palazzo e si diresse al suo appartamento. Accese la luce, entrò in camera e si sedette sul letto, si spogliò con movimenti lenti sfilandosi gli indumenti come fossero una seconda pelle che sentiva non appartenerle. Rimase per un tempo indefinito, nuda e infreddolita, ad ascoltarsi, a riappropriarsi del suo sentire, poi si abbracciò stretta con una dolcezza dimenticata.

« Notte, chissà se un giorno anch’ io attenderò il tuo ritorno senza più timore.»

Marisa Amadio 10/07/2018 12:32 1 124

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
La riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione dell'Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge.

I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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Nota dell'autore:
«Una volta scrivevo solo in prosa. Questo è uno dei miei primi racconti che vorrei condividere con voi.»

Commenti sul racconto Commenti sul racconto:

«Racconto di mirabile stesura a dare movimento
ad emozioni e sentimenti di personaggi
Inseriti in vicende temporali che coinvolgono.
Molto apprezzato!»
Eolo

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