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Profumo di mandorle amare

Biografie e Diari

Omar arrivò a Tunisi verso l’ ora del tramonto mentre il sole, il cielo e il mare inscenavano uno spettacolo unico, creando riflessi dorati e violetti incantevoli. Era molto stanco e accaldato dopo il lungo viaggio compiuto facendo l’ autostop sui camion che trasportavano merci. Si diresse verso la banchina del porto e fu allora che la vide. Sì, era proprio lei, Jenni, la donna che lo aveva portato alla rovina: stava lì, sul ponte della nave da crociera, appoggiata al parapetto. Inforcava grandi occhiali scuri e in testa aveva un cappello bianco a larghe tese; indossava un vestito rosso che la fasciava mettendo in risalto le sue sinuose forme. Era bella e attirava a sé lo sguardo della gente. Le movenze eleganti della donna, da lontano, avrebbero potuto ingannare chi non l’ avesse mai conosciuta, smentendo il suo sorriso gelido a labbra chiuse, gli occhi azzurri, glaciali che non tradivano emozione alcuna e la sua perversione. Al suo fianco c’ era un uomo con i capelli brizzolati, alto e abbronzato. La prossima ignara vittima, anch’ egli ormai imbrigliato nella tela del ragno - pensò Omar - I due stavano sorseggiando tranquillamente un aperitivo in attesa della cena e ammiravano dal mare il tramonto su Tunisi. Per poco tempo era stata sua quella donna fatale, infingarda e malefica. Poco tempo, sufficiente a ridurlo in povertà assoluta, a mandare all’ aria il suo matrimonio, a incassare il disprezzo dei suoi figli. A causa di quella donna Omar era adesso un uomo finito, solo al mondo. Aveva lavorato come impiegato di fiducia in una famosa agenzia immobiliare, che trattava compravendite nelle città frequentate dalle persone più in vista. Si era recato a Montecarlo per lavoro, al casinò aveva incontrato Jenni e ne era rimasto stregato, privo della volontà, sedotto e anche zimbello nelle sue mani. L’ aveva vista per l’ ultima volta cinque anni prima, in una stanza dell’ Hotel Mercure di Nizza, quando lei, dopo averlo umiliato nel peggiore dei modi, se n’ era andata sbattendo la porta della stanza, lasciando anche un salatissimo conto da pagare.

E’ il tempo della mia vendetta pensò Omar – in fondo non ho più nulla da perdere, accada pure ciò che è scritto debba accadere - Salì a bordo della nave, cercò la cabina che gli era stata assegnata in quanto membro dell’ equipaggio, fece una doccia, indossò la divisa da lavoro, si mise in tasca la minuscola bottiglietta marrone contenente cianuro, dalla quale non si separava mai e si diresse verso il salone centrale della nave. Si era procurato il veleno tramite un clochard, in una notte molto fredda, sotto un ponte a Vicenza, barattando il suo maglione con quella bottiglietta. Si mise al lavoro ripensando alla sua vita e alla sua tragica avventura con Jenni. Ricordò: la rivide bellissima ed elegante al casinò di Montecarlo, mentre seduta al tavolo insieme al marito e ad altri amici, intenti al gioco, aveva l’ aria di chi si sta annoiando a morte. Lui si era recato in quella città per affari e aveva deciso di trascorrere la serata al casinò; stava appoggiato al bancone del bar, un po’ sbronzo a causa dei numerosi cocktail bevuti … Ripensò a Jenni che lo fissava da più di un’ ora con aria concupiscente senza mai abbassare lo sguardo. Rammentò perfettamente il momento in cui lui, sentendosi oggetto dell’ interesse della donna, si era avvicinato al tavolo dove era seduta e, con il coraggio di un bicchiere in più, le aveva offerto quel drink che Jenni aveva accettato ben volentieri, mentre, alzandosi dal tavolo, aveva comunicato al marito che si sarebbe allontanata per un po’. E poi come, dopo essersi seduti in disparte, l’ uno di fronte all’ altra, su due comode poltroncine di velluto rosso, mentre sorseggiavano un whisky, Jenni abbia allungato verso di lui la sua lunga gamba sottile e ben tornita, fasciata da un’ elegantissima calza nera, salendo su, accarezzandolo fino alle cosce e indugiando con il piede, poi premendo contro il suo sesso, in silenzio, mentre lo guardava intensamente. Lui era ormai in procinto di esplodere … Ricordò l’ eccitazione che saliva, la testa che gli girava e il sangue che gli pulsava forte nelle tempie. All’ improvviso, la donna interruppe in modo brusco quel gioco intrigante dicendo che doveva tornare al tavolo da suo marito e fu a quel punto che gli chiese il numero di telefono, promettendogli di chiamarlo al più presto. Rammentò anche di quella notte maledetta, quando, uscendo dalla stanza dell’ albergo Mercure di Nizza, con un ghigno beffardo la donna gridò contro di lui:- “ Sei una nullità, un piccolo insignificante uomo impotente”, prima di andarsene sbattendo la porta. Adesso doveva pensare soltanto a mettere in atto la sua vendetta, era salito a bordo per questo. Nella tasca, gelosamente custodita, c’ era sempre la bottiglietta con il cianuro e di tanto in tanto lui la apriva e ne annusava per un attimo il contenuto: quel vago profumo di mandorle amare gli piaceva e gli dava un po’ alla testa, quello doveva essere il profumo della sua rivincita! Si era fatto assumere come steward sulla nave allorquando, sfogliando una rivista, aveva appreso la notizia di una crociera nel Mediterraneo, riservata alle persone importanti … Sulla copertina della rivista fra le altre, appariva anche la foto di Jenni. Questo gli era parso un segno del destino diretto a lui che a causa di quella donna aveva perso il lume della ragione, si era ridotto a dormire nelle stazioni e a mendicare il cibo. Gli dissero di imbarcarsi a Tunisi. Ora si trovava a bordo della nave e tutto gli appariva surreale. Non gli rimaneva che attendere il momento opportuno per mettere in atto il suo piano.

Omar, al ritorno da Montecarlo, aveva trascorso i giorni seguenti all’ incontro con Jenni, in uno stato di eccitazione costante; quella donna elegante e spregiudicata dagli occhi di ghiaccio era diventata il suo pensiero fisso. Guardava continuamente il telefono sperando di udire uno squillo e la voce di colei che lo aveva ammaliato facendolo sentire bello e desiderabile. Finalmente quella telefonata arrivò e ne seguirono altre, frequenti, dove le promesse di caldi amplessi, sesso e passione erano così frizzanti ed esplicite da fargli perdere la testa. L’ emozione nel risentire la voce di quella donna impediva ogni volta a Omar di parlare normalmente … Balbettava intimidito come uno scolaretto impacciato ma felice. Un mercoledì pomeriggio Jenni gli telefonò e con tono perentorio gli intimò di raggiungerla a Nizza per il fine settimana … “ Non mi basta più sentire la tua voce, voglio fare sesso con te” - gli disse- “ Ti voglio, sarai mio! Saranno notti calde, come mai tu le hai vissute, ma sappi che non amo attendere perciò cerca di essere all’ hotel Mercure a Nizza per le ore 20, altrimenti non mi troverai più” – concluse – Fu questo per Omar l’ inizio della fine! Qualcosa dentro lui lo stava mettendo in guardia, gli diceva che quella donna era pericolosa, ma l’ eccitazione e la curiosità erano tali che decise di non dare retta a quella voce e di dimenticarla considerandola paranoia. Trovò anche delle valide scusanti per sé stesso: il suo matrimonio era in crisi ormai da molto tempo, la sua vita era grigia e monotona, aveva diritto a un po’ un po’ di distrazione e questo non poteva che fargli bene; era stanco della routine e ora gli si offriva un’ occasione eccitante e non l’ avrebbe di certo persa. L’ uomo, ormai risucchiato in un vortice di euforia e di curiosità, non avrebbe rinunciato a quella avventura per nulla al mondo. Perciò inventò una bugia colossale ma credibile da raccontare a sua moglie, preparò le valigie, prenotò un volo da Milano a Nizza per il pomeriggio del venerdì e, alle ore 20 in punto, si trovò davanti all’ Hotel Mercure, lussuoso albergo in riva al mare. Entrò nella hall e ben presto si ritrovò seduto di fronte all’ affascinante signora che lo stava attendendo; era già pronta per lui una coppa di champagne freschissimo. Omar bevve e si sentì bene come non mai. Dopo un’ ottima cena a base di aragosta, ostriche e pesci pregiati, la coppia salì in camera. L’ uomo era stordito. Nella stanza molto ampia, si presentava uno scenario degno di un film a luci rosse e tutto lasciava presagire una notte di grandi follie. Sul letto ben allineati c’ erano un frustino, una coppia di manette, mascherine, travestimenti e oggetti vari. La donna riempì due bicchieri con una generosa dose di cognac, lo invitò a bere; i due si spogliarono a vicenda, lentamente … Omar si sentiva al settimo cielo, attraente, bellissimo e forte. Poi Jenni, la sua tanto desiderata Jenni, indossò una maschera e con il frustino di cuoio in mano gli ordinò di mettersi prono, lo cavalcò sedendosi sulla sua schiena e lo fece galoppare per la stanza pronunciando frasi che lo eccitavano e lo umiliavano allo stesso tempo; iniziò a impartirgli comandi fustigandolo e infliggendogli dolore mentre lui, girando carponi, ubbidiva ad ogni desiderio della sua aguzzina, anche al più perverso. All’ inizio la cosa gli piacque ma dopo un po’ iniziò a sentirsi male: sentiva in testa uno strano ronzio, era sfinito, gemendo implorava la donna di porre fine a quel supplizio e di giacere con lui nel letto, ma Jenni sembrava non udire e continuava nel suo gioco sadico come impazzita. Dopo un tempo interminabile finalmente lo accontentò, si stesero sul letto e la donna lo imbavagliò, gli mise le manette ai polsi e alle caviglie, lo bendò senza che lui potesse minimamente reagire; iniziò a torturarlo, lo graffiò lentamente con le unghie appuntite finchè non vide il sangue, poi lo picchiò sulle natiche, passò la lama di un coltello sul suo sesso inerte insultandolo e ridendo di lui. Furono momenti terribili, di certo Omar non avrebbe mai acconsentito a queste pratiche, non era questo ciò che lui aveva immaginato, sognato e desiderato! In un momento di lucidità riuscì a liberarsi, si alzò in piedi, corse verso la porta quando due uomini, armati di fotocamere, uscirono repentinamente dall’ armadio sbarrandogli il passo. Riconobbe colui che credeva essere il marito di Jenni. Si rese immediatamente conto che dal loro nascondiglio i due avevano fotografato e filmato la scena in accordo con la donna e in quell’ istante gli crollò il mondo addosso … Pensò ai suoi figli, alla sua casa, a sua moglie, alla sua stupidità. All’ improvviso nella sua mente tutto fu chiaro: era stato attirato in un tranello, caduto in una trappola abilmente predisposta allo scopo di estorcergli denaro, ricattandolo. Jenni nel frattempo si era rivestita, indossava un abito di seta color avorio e stava in piedi davanti a lui, fissandolo con gli occhi di ghiaccio, vacui e un sorriso ironico; gli stava chiedendo soldi, tanti soldi per non rendere pubblico il materiale fotografico. La voce della donna gli giungeva come provenisse da un altro mondo. Omar si sentì perduto! Estrasse dalla valigia il libretto degli assegni e scrisse una cifra con molti zeri … L’ ammontare di tutti i suoi risparmi, denaro messo da parte per il futuro dei suoi figli. Una rabbia cieca e sorda s’ impadronì di lui, iniziò a lanciare contro Jenni le suppellettili presenti nella stanza, riuscì a colpire a un braccio la donna con una statuetta di onice, ferendola leggermente mentre con i suoi degni compari stava uscendo dalla stanza ridendo in modo sguaiato e urlando:- “ Sei una nullità, un piccolo verme, un insignificante uomo impotente!” Questa frase rimase scolpita a caratteri cubitali nella mente di Omar. L’ uomo, nudo e sfinito, si accasciò sulla poltroncina accanto al letto e scoppiò in singhiozzi, pianse a lungo con la testa fra le mani, poi, senza sapere nemmeno come, si addormentò. Al risveglio giurò a sé stesso che si sarebbe vendicato. Si fece un lungo bagno e si sentì un po’ meglio, si rivestì poi scese a saldare il conto.

Tornò a casa, stanco, umiliato, depresso e ovviamente dovette anche accettare le gravi conseguenze di questa disgraziata avventura. Per prima cosa gli toccò giustificare alla moglie la mancanza del denaro. Inventò bugie su bugie alle quali nessuno credette. Dopo qualche tempo con la posta, fu recapitata a casa sua una busta gialla, contenente un CD con il filmato e le foto scattate in quella stanza d’ albergo di Nizza. La busta non riportava il nome del mittente … Ma fu inutile mentire. Il suo matrimonio naufragò così, tristemente. Omar fu costretto ad abbandonare la casa dove viveva con la famiglia, costruita in molti anni di sacrifici, sentì su di sè il disprezzo dei suoi figli e questo gli fece molto male, perse anche il lavoro. Senza più affetti, dignità né soldi in tasca, lasciò anche la città vagabondando in luoghi diversi.

Adesso però era finalmente giunto il tempo della vendetta.

Odiava visceralmente la donna che era stata causa della sua rovina e l’ avrebbe uccisa a qualunque costo, fosse stata anche l’ ultima azione della sua vita. L’ occasione non si fece attendere troppo. Dopo pochi giorni, mentre la nave procedeva verso le coste spagnole, seppe dai colleghi che Jenni non sarebbe scesa per il pranzo ma avrebbe mangiato in cabina, perché si sentiva poco bene. Si portò allora nelle vicinanze della cucina e all’ ora di pranzo un cuoco incaricò proprio Omar di portare qualcosa di leggero alla signora della cabina numero 199. Il pranzo leggero era costituito da un’ ottima “ potage” di asparagi. L’ uomo prese il vassoio, si guardò attorno con circospezione, sollevò la campana d’ acciaio che fungeva da coperchio. La minestra aveva un profumo invitante, delizioso. Estrasse rapidamente dalla tasca la bottiglietta marrone e ne versò il contenuto nel cibo destinato a Jenni. Una strana euforia s’ impadronì di lui, attraversò il ponte pregustando il sapore della vendetta. Giunse davanti alla porta della cabina dove si trovava la donna e si annunciò, bussando con garbo. Gli aprì l’ uomo abbronzato che aveva visto insieme a Jenni sul ponte della nave al momento del suo imbarco a Tunisi e si sentì sollevato. Pensò che così nessuno avrebbe mai potuto riconoscerlo né sospettare di lui. Omar gli porse il vassoio e, dopo aver intascato cinquanta euro di mancia, lo salutò gentilmente tornando sui suoi passi. Si recò sul ponte dal quale, con noncuranza, gettò la bottiglietta vuota fra le onde del mare. Giunto nel salone delle feste iniziò a sistemare le poltrone per lo spettacolo serale, con calma apparente. Dopo mezz’ ora circa udì il rumore di un elicottero che si stava avvicinando alla nave, lo vide scendere e posarsi sulla piazzola riservata agli aerei. Notò alcune persone che stavano correndo, c’ era un po’ di trambusto e agitazione. Corse anche lui insieme agli altri, ma l’ ordine del capitano fu di non allarmare i passeggeri perciò insieme al personale di bordo si cercò di minimizzare l’ accaduto. Si disse che una signora si era sentita improvvisamente male e che purtroppo, essendo la stessa sofferente di una rara malattia cronica, era deceduta. Ora la stavano portando via … Pace all’ anima sua.

Nessuno mai avrebbe saputo di più.

La nave proseguì il suo viaggio e arrivò al porto di Venezia, Omar incassò i 5. 000 Euro pattuiti quale compenso per il suo servizio a bordo, sbarcò e si disperse nella marea dei turisti che visitavano la città. La vendetta era compiuta.

Lidia Filippi 19/02/2019 18:51 183

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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Nota dell'autore:
«E’ un racconto frutto della mia fantasia che propongo anche su questo sito a chi vorrà leggere. Vcende di vita...»

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