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Cena con delitto

Giallo e Thriller

Quella vacanza all’Ivory Castle Hotel in Cornovaglia si preannunciava essere la più noiosa di tutta la sua vita eppure, Samantha sentiva che qualcosa di inaspettato avrebbe di lì a poco sconvolto la sua compassata quotidianità.

Si trattava di un presagio, forse legato alla suggestiva ed affascinante atmosfera del castello, ma Samantha lo avvertiva in maniera inequivocabile, empaticamente.

Un giorno, mentre si godeva il calore del sole pomeridiano immersa in una delle sue letture preferite "Appuntamento con la paura" di Agatha Christie sentì un urlo disumano e straziante provenire dalla cucina.

Senza farsi prendere dal panico, si precipitò in quella direzione per verificare se qualcuno si fosse accidentalmente ferito nel preparare la cena per gli ospiti dell’albergo e necessitasse quindi di un tempestivo quanto adeguato soccorso.

La lama di luce proveniente dalla zona giorno, che si proiettava sul pavimento del corridoio, venne attraversata da un’improbabile ed inaspettata ombra scura, che subitamente scomparve lasciando la falce luminosa completamente statica.

Nel socchiudere moderatamente la porta, uno scenario raccapricciante si dischiuse allo sguardo inorridito di Samantha che nel vedere il corpo atrocemente martoriato della povera Amelie, la capo – cuoca, si sentì mancare la terra da sotto i piedi. Fortuna che il mestiere da infermiera aveva temprato la sua impressionabilità, consentendole quindi di non svenire e di sopportare stoicamente la visione di quell’efferato delitto.

Samantha le si avvicinò per prestarle aiuto, ma era palese che la donna fosse ormai priva di vita. Accanto alla sua mano vi era presumibilmente l’arma del delitto: il coltello con il quale si stava apprestando a tagliare la carne fresca che il macellaio aveva appena consegnato.

Richiamati da quel grido lancinante, giunsero sul luogo dell’omicidio anche la tenutaria del castello e lo stalliere che, nel constatare la fine della povera Amelie, pareva visibilmente turbato.

Samantha chiese gentilmente ai due di allontanarsi per non inquinare la scena del crimine e non correre il rischio di compromettere l’attendibilità delle prove; li invitò quindi a seguirla nella sala da pranzo dove cominciò ad interrogarli separatamente per cercare di individuare i possibili sospettati.

La tenutaria, la Signora Apple Pie, si mise subito sulla difensiva dichiarando che all’ora del decesso della vittima, lei si trovava in compagnia dello stalliere che le stava impartendo lezioni di equitazione, ed il suo alibi era facilmente verificabile quindi, teoricamente, la sua innocenza era garantita.

D’altro canto lo stalliere messo alle strette dal pressante interrogatorio di Samantha non poté negare la versione della Signora Apple Pie. Le sue mani tremanti ed il sudore che copioso gli scendeva dalla fronte, indussero tuttavia Samantha ad immaginare che stesse nascondendo qualcosa.

Decisa ad andare fino in fondo, Samantha azzardò un’ipotesi della quale rese partecipe lo stalliere: “Credo, che la povera Amelie fosse a conoscenza di un segreto compromettente, qualcosa di talmente pericoloso da costarle la vita e che lei, mio caro Signor Monfort, non mi stia dicendo tutta la verità”.

A quelle parole lo stalliere si arrese all’evidenza consegnando a Samantha la conferma delle sue supposizioni: “Signorina, la prego di credermi, volevo bene ad Amelie, lei aveva fiducia in me al punto da confessarmi un peso che da tempo la tormentava …”

“Ebbene Signor Monfort? Di che si tratta?”

“Vede Signorina, è imbarazzante per me parlarne, ciononostante le circostanze mi inducono ad infrangere la promessa di mantenere il riserbo sulla faccenda, quindi spero che la buon’anima di Amelie non se ne abbia a male, dato che lo sto facendo per renderle onore e giustizia”.

“Mi dica, Monfort, la ascolto!”

“Ebbene Signorina, Amelie mi ha confidato che la Signora Apple Pie aveva dimostrato nei suoi confronti delle particolari attenzioni, alle quali sulle prime non dette peso ma che, dato il loro procrastinarsi, iniziarono ad impensierirla. Amelie temeva che rifiutando le avances avrebbe suscitato le ire della tenutaria, spingendola a licenziarla o peggio ad umiliarla raccontando al marito, il macellaio, un’ignobile menzogna per gettare la sua reputazione nel fango del disonore.”

“Interessante!” … Samantha non stette molto ad arrivare alla conclusione che se gli alibi dei due principali sospettati si convalidavano reciprocamente, doveva esserci un terzo indiziato, qualcuno che poteva aver casualmente origliato la confessione di Amelie allo stalliere e che, accecato dalla gelosia, non aveva esitato a togliere di mezzo la potenziale radice dell’onta, recidendone la giugulare con una penetrante e netta coltellata …

… il macellaio!


Chiara Vacchieri 09/02/2011 10:20 1 3976

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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Commenti sul racconto Commenti sul racconto:

«Un breve racconto giallo scritto molto bene... avvincente complimenti»
Mirella Santoniccolo Mairim14

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Chiara Vacchieri
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Il primo racconto pubblicato:
 
Due Cuori (01/02/2011)

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La leggenda del salice piangente (06/02/2011, 10355 letture)


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