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Sogni di gioventu’

Amore

SOGNI DI GIOVENTU’

Era un posto da sogno. Quei posti che si vedono solo al cinema o in cartolina. Eppure Alfredo era lì, a guardare quelle montagne coperte di neve e quel paesaggio intorno con pini bellissimi e piccole baite che davano un senso di pace e di benessere.

Era la prima volta che vedeva la neve, l’ aveva accompagnato lì un amico, quello che era venuto a prenderlo all’ aeroporto. Gli aveva detto che valeva la pena visitare un po’ la regione dove doveva vivere d’ ora in poi, che dopo, sarebbe stato più difficile, dovendosi sbrigare a cercarsi un lavoro. Lui era nato in un paese tropicale, e conosceva bene il mare, le palme, quei frutti succosi che solo il caldo del tropico ti può regalare. Ma questa meraviglia, questo mondo nuovo che si apriva davanti ai suoi occhi le fecero dimenticare per un momento quello che aveva lasciato.

Si, perché Alfredo aveva preso una decisione molto dolorosa, lasciare la sua terra non era stato facile. La sua casa, la sua famiglia, ma sopratutto Manuela... In quel momento si ricordò di lei e il petto gli si strinse come in una morsa fino a togliergli il respiro, chiuse gli occhi e vide i suoi, bellissimi, pieni di lacrime e lui che la stringeva forte e gli diceva che si sarebbero rivisti presto, che appena fosse riuscito a farsi una posizione decente, l’ avrebbe fatta venire qua con lui, e si sarebbero sposati.

Quante cose che si dicono e quante altre completamente diverse ne succedono.

Passarono tre anni. Alfredo viveva in una piccola pensione e non riusciva a mettere niente da parte per incominciare a farsi “ una posizione” come pensava lui. I lavori che aveva trovato duravano tutti al massimo tre mesi, poi passava altro tempo per trovarne un altro ed erano tutti mal pagati, poi agli stranieri come lui rimanevano solo i lavori più pesanti e faticosi.

Alla sera, invece di andare in giro, preferiva starsene in camera sua e scrivere a Manuela, ma si rese conto che ultimamente, non sapeva più cosa scriverle. Le sue lettere erano diventate tutte uguali, ripetitive, e anche lei, Manuela, rispondeva sempre più di rado. Alfredo sentiva che qualcosa era cambiato per tutti e due... quelle lettere lunghissime e appassionate si erano trasformate in brevi informazioni essenziali. Una sera infatti, mentre cercava le parole giuste da scrivere, si alzò di scatto, accartociò il foglio buttandolo nel cestino, si mise un giubbotto e uscì senza sapere dove sarebbe andato, sapeva solo che aveva bisogno di aria, e di svagarsi un po‘.

Camminava pensoso con le mani in tasca, quando vide una figura di donna che si era appoggiata al muretto sopra un ponte e guardava giù con il corpo pericolosamente inclinato in avanti.

Alfredo, senza pensarci due volte corse e la prese per le spalle tirandola indietro e la ragazza gli si buttò nelle braccia piangendo disperata. Lui la lasciò fare finchè si fu calmata, e asciugandole gli occhi con il suo fazzoletto le disse piano: “ Vieni con me, andiamo in un bar a berci qualcosa di caldo, ne abbiamo bisogno tutti e due”.

La ragazza lo seguì senza piangere più e senza dire una parola, sentiva che quel ragazzo non le avrebbe fatto niente di male. Arrivarono al bar, e dopo aver ordinato due tazze di cioccolata calda si sedettero a un tavolino davanti ad una vetrata che dava sulla strada, a quell’ ora deserta.

Nel bar, erano rimasti solo loro, e dopo aver bevuto la cioccolata calda, Alfredo le domandò:” Non mi vuoi dire perché stavi per fare quella brutta cosa?” La ragazza lo guardò e due grosse lacrime le scivolarono lungo il suo bel viso, con la voce rotta dall’ emozione gli spiegò che in mattinata era andata a ritirare degli esami che aveva fatto giorni prima: una biopsia che era risultata positiva l’ aveva sconvolta, aveva girovagato tutto il giorno senza meta. Alla fine si era fermata sopra quel ponte e una irresistibile tentazione le era passata per la mente, se non fosse stato per lui, ora non sarebbe lì a raccontargli la sua storia.

Alfredo, visibilmente scosso da quelle parole le domandò:

Ma non hai nessuno accanto a te? La tua famiglia, un ragazzo che ti ama, una amica, che ne so, qualcuno che ti ascoltasse e ti dicesse quello che era giusto fare! Oggi giorno la medicina è molto avanti in questo ramo, non devi arrenderti così facilmente, senza lottare, sei giovane e bella... come ti chiami?”

Luisa”, rispose la ragazza, senza guardarlo. Si sentiva una nullità, quel giovane le aveva fatto capire il grande sbaglio che stava facendo, si vergognava della sua debolezza e dopo un profondo sospiro gli chiese di accompagnarla a casa. Sicuramente i suoi genitori stavano in pena per lei e la stavano cercando.

Alfredo non aveva la macchina con se in quel momento, così andarono a piedi fino alla pensione dove lui abitava per andarla a prendere, ma una volante della polizia li fermò e volle vedere i documenti della ragazza. Con le mani tremanti Luisa li porse al poliziotto che aveva in mano una foto della ragazza e guardandola attentamente disse:

Signorina, la prego di accompagnarci” Poi, girandosi verso il giovane aggiunse: “ Anche lei, prego”

Luisa tentò di spiegare che il giovane che la accompagnava non aveva fatto niente di male, anzi, l’ aveva salvata da una brutta fine. Il poliziotto allora disse che avrebbero chiarito tutto in questura e se li portò via con la volante.

Quando arrivarono in questura, dovettero aspettare che i suoi genitori fossero avvertiti che l’ avevano trovata. Da lì a poco arrivarono in preda all’ angoscia, si abbracciarono piangendo e Luisa raccontò loro per filo e per segno tutto l’ accaduto. Finalmente, dopo aver chiarito tutto, i genitori di Luisa ringraziarono moltissimo ad Alfredo e lo pregarono di accettare un invito a cena la sera dopo.

Alfredo rimase stupito quando vide la bellissima villa dove abitava Luisa. Lo ricevettero con tutti gli onori e durante la cena vollero sapere qualcosa di lui. Alfredo raccontò la sua storia e la grande difficoltà che aveva avuto per trovarsi un lavoro stabile. Il padre di Luisa lo ascoltava in silenzio, e alla fine disse:

Caro ragazzo, per lei sono finiti i giorni difficili, quello che lei ha fatto per mia figlia non si può pagare, ma si posso fare qualcosa che le darà stabilità e un lavoro sicuro e ben rimunerato”

Alfredo tornò alla sua pensione col cuore gonfio di contentezza, non avrebbe mai immaginato di avere una fortuna così grande. Tirò fuori un foglio e si mise a scrivere: questa volta aveva tante cose da dire a Manuela e le parole le uscivano senza nessuno sforzo, scivolavano via come petali di rose spinte dal vento, un vento pieno d’ amore che avrebbe portato la gioia anche alla donna che aveva sempre amato.


Franca Merighi 15/03/2020 17:04 51

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