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Il latte miracoloso di Annina «la taliana»

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Annina « la taliana», donna di straordinario ingegno e generosità, ha lasciato nella mia mente alcuni ricordi indelebili.

La donna era, come si suol dire in questi casi, una mezza parente di mio padre per non so per quale via di consanguineità.

Ad Amardolce, ci sono molte persone che si definiscono congiunti, ma tale parentela, incastonata agli arbori del tempo, è così complicata da rintracciare che, a volte, sfugge ai normali canoni della comprensione umana, per cui in questi casi si parla di «parenti alla lontana».

Annina la taliana era appunto una «parente alla lontana» di mio padre…

Tra di loro c’ era un particolare feeling, che andava oltre la lontana parentela, perché mio padre era stato partigiano combattente della gloriosa « Brigata Majella», mentre Annina si era prodigata per salvare centinaia di ex soldati del dissolto esercito italiano che attraversavano, soprattutto di notte, la famigerata Linea Gustav.

La donna conosceva alla perfezione l’ impervio territorio dove avvenne la Lotta di Liberazione contro la dittatura nazifascista.

Alle onoranze funebri di mio padre, avvenuto in piena austerity durante il mese di gennaio 1974, partecipò quasi tutto il paese, perché il dipartito era veramente una brava persona.

Il fatto che fosse stato partigiano aveva senza dubbio richiamato molti ex combattenti della Resistenza, le Autorità comunali e le autorità legate all’ A.N. P.I., ma la maggior parte delle persone intervenute alle sue esequie, era composta soprattutto da gente comune.

Angiolino « di Garibaldi», come era comunemente chiamato al paese, era amato dalle persone semplici che vedevano in lui, oltre che il valoroso patriota, un grande lavoratore, ed un uomo buono e genuino.

Il fatto che egli fosse, oltretutto, un uomo taciturno aveva in qualche modo rafforzato il suo carattere ed ingrandita la sua schiera di amici autorevoli, perché pensava a lungo prima di proferire parola e, quando parlava, non offendeva mai.

«Cerca di fare roteare venti volte la lingua attorno al palato, prima di parlare», mi ripeteva in continuazione, perché all’ epoca dei fatti ero già un adolescente molto chiacchierone.

Il silenzio è una virtù che purtroppo non ho ereditato da mio padre, essendo rimasto per tutta la vita sostanzialmente un parolaio incallito.

Dopo il funerale, ci fu la partenza dei miei fratelli che vivevano e lavoravano all’ estero, rimanemmo da soli con il nostro immane dolore. Concettina ed Armando rientrarono a Chieti, Peppino, Tonino e Cenzina ritornarono a Saint- Vallier, a Montceau- les- Mines ed a Saint- Laurent- d’ Andenay, in Francia, mentre mio fratello Mario ritornò a Losanna, in Svizzera.

Anche se il dottore del paese ci aveva prescritto dei calmanti, non riuscivamo proprio a dormire…

Verso l’ alba, dopo aver passato una nottata infernale, sentimmo suonare il campanello di casa.

Mi affacciai dalla finestra della camera da letto e vidi Annina « la taliana» che era sull’ acciottolato, sorridente come sempre, in mezzo ad una mezza dozzina di capre, con una bottiglia bianca in mano. «Sergio, vi ho portato del latte di capra fresco. L’ ho appena munto. È miracoloso! Dicono che è una mano santa per dormire!», mi disse con un bel tono di voce che mi è rimasto piacevolmente nella mente.

Uscii da casa e la raggiunsi in strada, la guardai dritto nei suoi occhi verdi e compresi, nonostante i belati delle capre, che l’ anziana donna aveva intercettato la nostra indescrivibile sofferenza.

Annina « la taliana» era veramente una donna intelligentissima e, dopo il nostro rientro in Italia, avvenuto nel giugno 1968, ha sempre rappresentato per me e per la mia famiglia un porto sicuro dove ripararci, in ogni momento della nostra terribile realtà socioeconomica.

Mi ricordo che la notte successiva, dopo aver bevuto quel «miracoloso» latte di capra, riposai profondamente, sognando addirittura mio padre che mi portava sulle sue spalle per non farmi pungere dalle ortiche, in mezzo ad un immenso campo di sterpaglie.

Annina « la taliana» morì qualche anno dopo, durante il mese di luglio 1977, mentre stavo sostenendo l’ Esame di Maturità alla Ragioneria «Algeri Marino» di Casoli.

Quel latte di capra che Annina « la taliana» ci portava ogni giorno, dopo quella fatidica notte d’ insonnia, mi ha sempre lasciato in bocca una piacevole sensazione di benessere.

Esso mi ha trasmesso un’ energia vitale, che mi ha aiutato a superare i momenti tremendi dell’ elaborazione del lutto, grazie all’ amabilità di una donna d’ altri tempi ed autentica come quel latte di capra che sorseggiavamo, tutti in famiglia, prima di andare a letto.

Possa il Buon Dio custodirti in Paradiso, nell’ intento di dissetare gli angeli del cielo con il tuo «miracoloso» latte di capra.

*****

Nel 2011, il Ministero dell’ Interno ha conferito alla Signora Marianna Salomone (Annina della « taliana»,) la medaglia d’ argento al merito civile alla memoria con la seguente motivazione: «Nel corso dell’ ultimo conflitto mondiale, in occasione della deportazione di tanti concittadini nei campi di lavoro, incurante del grave rischio personale attraversava il fronte nemico e per sentieri impervi si avventurava alla ricerca dei poveri malcapitati, prestando loro assistenza e sostentamento e assicurandone il contatto con la famiglia.


Nobile esempio di encomiabile abnegazione e umana solidarietà».

Settembre 1943 – Gessopalena (CH)






Sergio Melchiorre 19/11/2020 15:29 381

Creative Commons LicenseQuesto racconto è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons: è possibile riprodurla, distribuirla, rappresentarla o recitarla in pubblico, a condizione che non venga modificata od in alcun modo alterata, che venga sempre data l'attribuzione all'autore/autrice, e che non vi sia alcuno scopo commerciale.
I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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Nota dell'autore:
««Aveva occhi cangianti, tendenti al verde col sole e al grigio nelle giornate di cattivo tempo», mi ha scritto la nipote Cinzia Salomone su Messenger.
Il nomignolo «la taliana» è, forse, stato coniato dalla popolazione locale perché la donna parlava un italiano fluente.
»

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