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Storia di paese (Un brutto incontro) 10 episodio

Fantasy

E così Rosalia in fretta e furia raccolse alla rinfusa le poche cose che possedeva e poi uscì di casa per raggiungere Nino che l’ aspettava nel portone. Giunti alla stazione questi rivolgendosi alla ragazza le chiese: “ Uora devi decidere unni vvoi iri, nun si cchiù sula devi pinsari a la picciridda.”

Rosalia si sentiva sull’ orlo di un precipizio, doveva prendere una decisione ed in fretta… la piccolina intanto la fissava con i suoi grandi occhi marroni, lei la guardò con tenerezza ed in quel momento pensò che doveva mettere da parte il suo orgoglio. Disse: ” Figghia mo si torna a casa, annamu dalla nanna.”

Il fischio annunciò l’ arrivo del treno, Nino l’ aiutò a salire poi prima di scendere le disse: ” Rusalia c’è ‘ na cù osa chi nun t’ haju mai rittu pi paura ri ‘ n to rifiuto, iu ti vogghiu, t’ haju sempri amatu do’ primu momento chi t’ haju vistu. U sacciu chi pi tia sunnu sulu n’ amicu ma sappi chi iu pi tia anzi pi vuatri ci sarrò sempri. Ricordatelo… E ù ora me ni a jiri u trì enu sta pi pà rtiri.”

Rosalia non rispose nulla, solo d’ impulso lo abbracciò forte dicendogli: ” Grazzi pi tuttu…”

Nino aspettò la partenza del treno e con il cuore a pezzi disse: ” Bona furtuna Rusalia ti auguro tuttu u beni du munnu. “

Intanto si stavano avvicinando al paese e Rosalia sentiva crescere l’ apprensione, cosa avrebbero detto sua madre e la zia, l’ avrebbero accolta o cacciata via come un appestata? Purtroppo c’ era solo un modo per saperlo, affrontarle. Rosalia guardò dal finestrino, s’ intravedevano già le piccole case addossate una con l’ altra ed il campanile della chiesa di Santa Rosalia. Intorno aranceti carichi di frutta e uliveti dalle piante secolari ed inoltre distese di pistacchi tipica coltivazione di quella parte della Sicilia. Lo stridere del treno sulle rotaie avvisava i passeggeri che stavano per giungere nella piccola stazione. Rosalia prese la figlia e scendendo dal treno disse: “ Arrivau u momentu di la verità, annamu figghia mo.”

Per arrivare a casa doveva attraversare tutto il paese e sicuramente avrebbe incontrato le soliti comari, quindi doveva farsi coraggio a non lasciarsi intimorire. Imboccò l’ incrocio che portava nella piazzetta dove di solito c’ era Sciabè con il suo carretto siciliano ed infatti era proprio lì che aspettava con ansia, l’ arrivo di qualche turista da accompagnare a destinazione. Gli si avvicinò dicendogli: “ Mi po’ purtari a casa? A la cascina ri Totuccia.”

L’ uomo si spostò la coppola dalla fronte e fissandola rispose: ” Ma tu nun si Rusalia, a niputi ri Totuccia, chidda chi jè scappata… e chista nica cu jè? To figghia?”

Rosalia doveva abituarsi alle morbosità tipiche di quella gente quindi con fermezza rispose: “ Viriu chi siti ben informato e allura mi volete purtari a casa si o no?”

Sciabè fece salire la donna e spronò il mulo per muoversi: “ Annamu beddu chi ca ci sunnu fimmine cu a puzza sutta u nasu.” Come previsto al loro passaggio fu un vociare continuo di donne scandalizzate e uomini che seduti sulle panchine si scaldavano al tiepido sole invernale. Poteva sentire le loro voci che dicevano: “ Chista jè sì enza vriù ogna, comu fici a turnari douppu chiddu chi succidiu, jè sì enza u scantu ri Diu.”

Rosalia sentiva un groppo alla gola ma nonostante tutto guardava la figlia e trovava una forza incredibile.

Finalmente uscirono dal centro abitato per poi percorrere l’ ultimo tratto di strada che mancava per raggiungere la cascina. Rosalia guardava con nostalgia quei luoghi così speciali per lei, come il fiume dove si appartava di nascosto con Saro. Già… Saro, chissà se l’ aveva mai pensata e se aveva sospettato minimamente che aveva una figlia. Cacciò via questi pensieri dicendo fra sé: “ Rusalia nun ci devi cchiù pinsari, jè acqua passata, l’ unico pensiero ca aviri jè to figghia.” Purtroppo spesso si fanno i conti senza l’ oste. Difatti, aveva appena smesso di pensare al passato, che qualcuno fece cenno a Sciabè di fermarsi. Questi frenò il mulo ed una donna gli si avvicinò: “ Sciabè fermati, viu chi hai attruvatu ‘ na forestiera ma guardandola beni nun jè ri fù ora ma a conosco beni, nun jè accussì Rusalia?”

Ninetta, la moglie di Saro s’ era materializzata all’ improvviso e non aveva buone intenzioni, le comari del paese si erano affrettate di comunicarle il ritorno di colei che l’ aveva fatta tanto soffrire. Questa incurante della presenza di Sciabè, il quale d’ altra parte osservava divertito la scena, continuò dicendo: ” Viu chi nun si sula, cu jè? U fruttu ri ‘ n à utru piccatu, o a chi fari cu Saro, mo maritu? U sacciu chi u conosci assà i beni…”

Rosalia non si aspettava questo incontro, cercò di trovare tutto il suo coraggio per fronteggiarla e mantenendo la calma rispose: “ Chi vvoi da me, lasciami vì viri e torna a casa to, chista jè figghia mo, sulu mo… jè basta. U passatu jè passatu e nun torna cchiù.” Ninetta le s’ avvicinò ancora e con aria minacciosa l’ avvisò: “ Vattinni da unni si venuta, cu quali coraggio ri si faciuta vì riri, vattinni e guai si ti avvicini a la mo famiglia, chista vù ota t’ ammazzu.” Rosalia si rivolse a Sciabè: “ Spicciati chi a casa mi stannu aspettando e haju pirdutu già assà i tiempu.” Questi si girò verso Ninetta dicendole con sarcasmo: “ Ninetta spostati chi a signura avi fretta…” Quest’ ultima continuò ad imprecare contro Rosalia coprendola di insulti e maledizioni fino a quando il carretto sparì dalla sua visuale. Rosalia era sconvolta da questo incontro inaspettato, sentiva il cuore impazzire e lo stomaco sottosopra, si rendeva conto che non sarebbe stato facile ritornare a vivere lì. Dopo poco intravide la cascina e il fumante comigliolo, disse a Sciabè di fermarsi poco distante, voleva andare a piedi fino a casa.

Appena varcò il vialetto qualcuno le venne incontro gioioso abbaiando, Fido aveva fiutato la sua padroncina ed era letteralmente impazzito dalla gioia, si avvicinò leccandola e saltandole addosso, Rosalia gli disse: “ Fido, fido amicu miu, mi si mancatu tantu, chista jè Rusalia, i devi vuliri beni comu a mia, annamu, ù ora videmu si navutri sarrannu contenti ri vedermi comu te. “ Intravide da lontano la zia Assuntina che stava dando da mangiare alle galline che razzolavano davanti casa, non si accorse di lei fino a quando sentendo il cane abbaiare così forte, alzò la testa per vedere cosa stesse succedendo. Alla vista della nipote, Assuntina restò pietrificata, lasciò cadere il recipiente che aveva in mano rovesciando a terra tutto il grano. Rosalia la conosceva bene e sapeva che nonostante il suo carattere duro aveva un cuore d’ oro. Questa senza un abbraccio, né un saluto le disse: “ Trasi chi a la picciridda ci fa friddu…”

Rosalia annuì e titubante entrò, nel frattempo Totuccia che stava mettendo della legna nel camino per alimentare il fuoco e sentendo la porta aprirsi, disse: “ Assuntina ti si decisa ri trasiri, vvoi chi ti pigghia ‘ n malannu? “

Non ricevendo risposta si girò, restò senza parole, poi corse incontro alla figlia piangendo di gioia: “ Figghia mia, cori mo, si tornata a casa, e chista meravigghia jè a to nica. “ Così dicendo la prese in braccio, non staccandole gli occhi di dosso, non poteva credere a quello che vedeva, quello era un miracolo, un miracolo di Natale.

Anna Rossi 01/01/2021 17:48 1 65

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
La riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione dell'Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge.

I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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Commenti sul racconto Commenti sul racconto:

«Veramente un miracolo di Natale... Rosalia, che aveva dubbi ed aveva paura a ritornare nel proprio paese, non si aspettava certamente un’accoglienza così calorosa da parte di Totuccia... Ma la mamma è sempre la mamma... chissà se verrà accettata del tutto o se si tratta solo dell’emozione del momento... Una cosa è certa... la povera Rosalia, chissà per quanto tempo dovrà sopportare tutte le voci che adesso circoleranno su di lei... un paese piccolo e arretrato come mentalità, non farà sconti... specialmente ad una donna che ha avuto una storia, ed una figlia, con un uomo sposato.»
Giacomo Scimonelli

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Un racconto commovente che prende e coinvolge. (Vivì)

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Il primo racconto pubblicato:
 
Legami di sangue (05/03/2015)

L'ultimo racconto pubblicato:
 
Storia di paese (La verità) 13 EPISODIO (16/01/2021)

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Storia di paese (La verità) 13 EPISODIO (16/01/2021)

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Ricatto d’amore (22/03/2018, 6874 letture)


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