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Questo racconto è inserito in:
 Parte 5 della raccolta "Celtica " di Gianny Mirra (6 racconti)
 Polvere di stelle

Elfi

Amore

Il druido della notte, prese il bastone appoggiato al muro. Lo guardò a lungo. L'edera d'oro intrecciata lungo l'asta, la testa di cervo alla sommità ed in mezzo alle corna un grosso smeraldo incastonato a forma di sfera.

Uscì dalla sua capanna di legno. Le stelle si erano versate nella notte. Gli antichi frassini sussurravano i segreti del tempo mentre tra le foglie spuntavano i nuovi germogli della vita.

Si fermò a due passi dalla porta per godersi l'aria fresca. Dilatò le narici per respirare l'odore delle felci e del bosco. Sentiva l'universo scorrergli dentro come se l'anima si nutrisse del vento e del silenzio.

Si inginocchiò sulla terra nuda. L'erba cresceva sotto le sue gambe. Baciò le tenere foglioline che uscivano alla vita come se fossero figlie della stessa madre.

La primavera esplodeva di giorno in giorno su prati, colline, montagne e pianure. Ogni piccolo particolare assumeva una sfumatura nuova d'ineguagliabile bellezza.

Attraversò il piccolo ponticello di pietra che sovrastava il ruscello. Il muschio aveva coperto il dorso delle pietre grigie con piccole macchie di licheni argento e giallo bruciato.

Madre Natura si prendeva cura di tutte le sue creature dalla più piccola alla più grande, senza eccezzione alcuna.

Il druido allargò le braccia per abbracciare tutta l'armonia che il suo sguardo copriva riempiendosi il cuore di dolce beatitudine.

Una civetta ed una lepre s'inseguirono tra i tronchi saltellando sotto ai cespugli dei biancospini. Le robinie si cullavano alla tenerezza della melodia notturna nell'immobilità apparente della sera..

''Miei cari fratelli, mie amate sorelle,'' disse il druido sfiorando la corteccia degli alberi.

Le sue mani si appoggiavano come carezze delicate percependone le vibrazioni del mondo vegetale.

''Mie cari germogli, dolcissimi fiori,'' sospirò.

Era andato via dalle città di vetro, ferro e cemento, così assurde e fredde.

Aveva scelto una vita ritirata nei boschi sulle montagne per stare a contatto con gli elementi, puri e naturali nella loro divina bellezza.

''Graziose fanciulle bagnate di rugiada,''disse toccando ciuffi di lavanda con la punta delle dita.

Non riusciva a pensare in quelle case di mattoni e plastica. Nella sua capanna mancava l'elettricità, non c'era la televisione, nè l'acqua calda, ma aveva tutto quello che gli serviva, la natura.

Recitò la formula di ringraziamento della sera. Si abbandono nella preghiera come un mantra dal suono pieno d'amore.

L'acqua dei ruscelli gli rispondeva, la terra gli era madre, il fuoco ardeva dentro di sè, l'aria vibrava nei suoi polmoni.

Una notte aveva sentito bisbigliare durante il sonno. Li sentiva presenti anche durante il giorno ma non gli si mostravano ancora. Forse non si fidavano abbastanza di lui, ma sapeva che prima o poi sarebbe successo.

I piccoli esseri dal berretto verde, bellissimi incantatori dal visetto buffo. Gli elfi.

Erano nati dai raggi del sole e dalle lacrime della luna. Si nascondevano nei boschi e nelle foreste, dentro i tronchi degli alberi e tre le rocce, ma non li aveva ancora incontrati.

Il loro regno fatato si chiamava Alfheimr, dove sorge il sole. Esseri di luce pura, dall'anima dolce come il miele.

Alfheimr, regno dei segreti dell'amore come petali di milioni di fiori che si lasciano andare alla poesia dello spirito della natura.

Oramai la sua giovinezza era andata via tra studi e ricerche, rotoli e pagine di libri, ingialliti dal tempo. Non aveva mai disperato di incontrarli, i graziosi figli dei fiori e dei cespugli.

Guardiani degli elementi sempre pronti a curare e proteggere ogni singola pianta, ogni radice, con la sapienza della magia, insita nel loro soffio vitale.

Mormorò degli incantesimi per cullare le piante anziane nel dolce mondo dell'oblio.

''Vecchi saggi,'' disse rivolgendosi ai centenari alberi dall'aspetto dignitoso e rugoso.'' Sapienti demiurghi della conoscenza e della pazienza.''

Toccò i nodi e i punti doloranti dei forti tronchi possenti.

Diede loro sollievo e serenità nella vecchiaia. Parlò con l'edera innamorata dei frassini e degli abeti. Arrampicatasi fi sui rami in cima alle fronde.

'' Non essere possessiva cara edera! I nostri amici apprezzano il tuo amore per loro.''

Le falene volavano intorno ai fuochi fatui sprigionati dalla terra umida. Centinaia di lucciole verdi illuminavano i passi del druido come in un bosco fatato.

''Le Signore dell'acqua rinfrescheranno radici ed arbusti. Nuovi semi si preparano a germogliare. Il cuore della vita pulsa sotto il manto umido della Madre, tutto procede.'' Sussurrò

Due occhi fosforescenti fecero capolino da dietro un agrifoglio. Il vecchio saggio percepì la gradita presenza ma fece finta di ignorarla.

''Nel paese degli elfi

c'era uno gnomo brontolone

puntò il dito contro il vento

si sentì tirare per un calzone.

Chiese chi fosse il furfantello

non rispose nessuno

dalle spalle gli volò il mantello

inseguendo una scia di fumo.''

''Non ci sono gnomi tra gli elfi, non ci sono gnomi!'' Sentì una vocina che ripeteva sdegnata.

''Se ne accorse dopo un pezzo

di aver sbagliato strada

lo gnomo prese una piuma di struzzo

e la intinse nella cioccolata.

Chi mi ha preso per il naso?

Urlò al vento alle sue spalle

che sembrava non farci caso

giocando a dadi con le stelle.''

Continuò il druido fingendo di non sentire.

''Non ci sono gnomi tra gli elfi....non ci sono gnomi!''

Ripeteva qualcuno nascosto tra le piante.

L'uomo si sedette su una roccia per riposarsi dalla stanchezza.

'Ahh sono troppo vecchio per andare nei boschi di notte!''

Si tocco la fronte e si strinse nella tunica, tirandosi sulla testa l'ampio cappuccio marrone.

I grilli cantavano nelle piccole tane, le ranette gracidavano più in là, vicino allo stagno.

Il vecchio riprese in mano il bastone e lo smeraldo si accese di un verde sfavillante.

''C'è un folletto vicino a me,'' pensò.

I folletti sono bravi a nascondersi alla vista degli uomini, in virtù delle arti magiche di cui sono maestri.

Prese una nocciola caramellata dalla tasca della tunica e fingendo distrazione, la fece cadere sulla roccia davanti a se. Fece finta di chiudere gli occhi lasciandoli socchiusi e tra le ciglie vide qualcosa di estremamente veloce che rubò la nocciola da sotto il suo naso.

Attraversarono la radura delle lepri. L'odore della linfa delle querce secolari lo mandava in estasi. Si fermò sotto ''L'anziana,'' la quercia più vecchia del bosco, a riprendere fiato.

Il folletto tirò la manica del druido incappandola velocemente ad un ramo, ma così facendo fece cadere a terra il suo copricapo. Il vecchio lo vide e lo raccolse col bastone. Si dice che se si riesce a togliere il copricapo di un folletto, costui pur di riaverlo rivelerà qualsiasi segreto gli si chieda.

'' Mi fai vedere il tuo grazioso faccino,'' disse l'anziano signore.

Il folletto non rispose.

''Bello questo berrettino, ne farò un sacchetto per le mie erbe,'' sghignazzò il vecchio.

''Non ci pensare neanche per scherzo. Ridammi il mio copricapo!'' Rispose sdegnato il folletto.

Druido: '' A patto che tu risponda a qualche mia domanda, il copricapo ti sarà restituito.''

Folletto: '' E se io non lo facessi?'' disse rimanendo nascosto.

Druido: '' Il sacchettino per i semi di betulla l'ho già bell'è pronto!'' Ridacchiò.

Il folletto uscì da dietro una foglia di felce, parandosi davanti impettito.

''Provaci e io lego i ciuffi della tua barba, l'uno con l'altro!''

Druido: '' Ah ma sei carinissimo, tutto pelatino con due ciuffi sulla testa ed il pizzetto caprino!'' Disse guardandolo stupito.

Folletto: '' Sono diversamente bello, ecco tutto!!!''

''Gli occhietti grandi e obbliqui, il nasino con le efelidi, la bocca di susina e le mani di un pulcino,''continuò il vecchio.

Folletto: '' Ti ci vogliono le lenti, non ci vedi bene, di sicuro. Io sono piccolo ma ben fatto, un figlio dei boschi dal muso duro.''

Druido: '' Io me ne vado a dormire.''

Folletto: '' No aspetta,'' disse tremante.'' Non puoi lasciarmi senza berretto diventerei lo zimbello del bosco, non aver fretta.''

Druido: '' Fammi vedere il sentiero nascosto, illuminato di stelle e raggi di luna. Portami nel regno con passo lesto, tra mille fiammelle della fortuna.''

Folletto: '' Butta tre nocciole ai piedi del tasso ed una noce a tre cerchi sulle radici dell'anziana. Dei ciottoli del ruscello prendine un sasso, insegui il volo della falena.''

Detto questo il folletto saltellò sui rami di un nocciolo e ne fece cadere i frutti. Salì velocissimo su un noce e ne raccolse una a tre cerchi. Sparì per un istante e ricomparve con un sasso bianco di ruscello.

Druido: '' Bravo compagno della selva, un giro intorno al frassino tiene distante qualsiasi belva.''

Il vecchio fece come le aveva detto il folletto. Arrivato davanti alla grande quercia, buttò la noce sulle radici.

Si aprì una fessura al centro del tronco, grande come un passaggio segreto. Apparve una valena d'oro che volò dentro l'insenatura facendo da guida.

''Stelle, stelle

magiche fiammelle

lucciole del destino

nella notte ancor più belle.''

Cantò il druido attraversando il passaggio. Il folletto gli era saltato sulla spalla destra e brontolando tra un passo e l'altro, cercava di riprendersi il copricapo di soppiatto.

Camminarono sotto al letto del fiume, ne sentivano scorrere l'acqua limpida al di sopra delle loro teste. Arrivarono in fondo al passaggio e videro un giardino immenso aprirsi dentro una nuvola di luce rosata.

''Questa è la porta dell'Aurora, rosea fanciulla dal seno di rugiada,''indicò il folletto.

I salici ondeggiavano in una brezza freschissima, i villaggi degli elfi erano su dolci colline di margherite e soffioni. Tra un villaggio e l'altro c'erano dei ponti di cristallo che li univano e uccelli dalle piume multicolori e d'argento volavano su torri d'avorio.

Una statua di Isha, la Grande Madre elfica risplendeva in mezzo a campi di grano dorato e tre lune ruotavano nel cielo alternando i giorni e le notti.

''Grazie Madre della Natura, mi inginocchio a te, tuo devoto servo,'' disse emozionato il druido.

Da bambino stava per cadere in un burrone quando sentì dietro la schiena una mano che lo sorresse. Gli sembrò di udire una dolcissima risata che svaniva nel vento. Si ritrovò poco lontano dal crepaccio disteso sull'erba.

Quel giorno vide un libro in biblioteca che parlava degli elfi. Ne era sicuro, erano stati loro a sorreggerlo per non farlo cadere.

Da allora studiò la natura delle erbe, i modi d'impiego delle proprietà, il ciclo delle stagioni e i misteri della vita e della morte. Pregava la Madre Terra per i buoni raccolti e la luna, sorella della notte. Suo padre le aveva regalato una bacchetta di nocciolo intagliata per lui durante la festa di Samhain. Se ne andava spesso nei boschi fuori dalla città per sentire le vibrazioni del mondo. Appoggiava l'orecchio per terra per ascoltare i germogli che uscivano dai semi. Contemplava il volo degli uccelli, il silenzio dei serpenti, la saggezza del gufo e l'astuzia del lupo e della volpe. La sua camera era piena di conchiglie raccolte sulla spiaggia, barattoli di erbe essiccate, radici e alambicchi di vetro. Sua madre morì tra le sue braccia, era una donna molto vecchia ma visse felice con la sua famiglia. Ricordò quella notte che vide cadere una stella tanto grossa che sembrava un pallone e da dietro le spalle sentì una vocina che gli disse:

'' Esprimi un desiderio mentre c'è ancora la scia.''

''Ero io,''disse il folletto seduto su una roccia davanti a lui che lo osservava leggendo i suoi pensieri.'' Ti ho sempre tenuto d'occhio e per dispetto ti nascondevo le cose per farti arrabbiare, ma poi te le restituivo. ''

Il druido lo guardò ma era talmente grande la sua gioia di essere ad Alfheimr che niente gli sembrava più importante di questo.

Il vecchio avanzò verso le strade deserte dei villaggi. Osservava le case che sembravano dipinte tra gli alberi, le fontane, i giardini, ogni cosa disposta secondo un perfetto ordine divino.

''Dove stai andando? Cosa cerchi?'' Gli chiese curioso il folletto.

Druido: '' La rosa mistica, avevo promesso che se fossi entrato a Alfheimr l'avrei colta e messa nelle mani della Grande Madre.''

''Cosa avevi espresso nel tuo desiderio di quella notte?'' Chiese impaziente il curiosone.

Il vecchio non gli rispose e continuò a camminare estasiato in mezzo a quel miracolo di raggi di sole e luna insieme. Scorse i cespugli delle rose mistiche davanti all'altare di Asuryan. Il vecchio si fermò ad ammirare la bellezza dell'arte elfica. Un'arte raffinata d'enorme intensità, nata dalle mani di esseri semi-divini.

Colse una rosa dai petali scintillanti e la portò sulla collina di Isha. Quando arrivò in cima la posò sull'altare della Madre elfica mormorando antichi incantesimi ancestrali.

La rosa scomparve dalla lastra piatta dell'altare e ricomparve in mano alla Dea.

''Cosa avevi espresso nel tuo incantesimo, dimmelo almeno per gentilezza visto che ti ho consigliato di formularlo nel tempo dovuto,'' disse stizzito il folletto tirando giù il berretto con sdegno.

Il druido si voltò a guardarlo. Il suo volto era bagnato di lacrime di felicità.

Il sogno di lunghissimi anni si era avverato grazie al piccolo folletto curioso che gli aveva fatto dispetti per tutta la sua vita. Si distese sulla lastra di pietra levigata e appoggiò il bastone sacro alla sua destra. Chiuse gli occhi per un momento per calmare la sua emozione. Il folletto gli si avvicinò guardandolo stupito ed in quell'istante decine di elfi bellissimi apparvero intorno alla pietra del druido.

Il vecchio aprì gli occhi e vedendo quelle figure dolcissime vicino a sè tirò un profondo sospiro di felicità. Osservò i lineamenti nobili e fini, le fattezze perfette dei loro volti, gli occhi dolcissimi di un violetto intenso e surreale. Distese la mano verso il viso di uno di loro e tocco quella pelle di seta, i capelli scintillanti, morbidi come piume di cigno.

''Questo è Alfheimr, caro amico,'' gli disse uno di loro dagli occhi verdi come giada.

Un'elfa le diede un bacio sulla fronte e prendendogli la mano tra le sue, gli cantò una ninna nanna, la canzone di Alfheimr che nacque dalla luce dell'anima. Il druido chiuse gli occhi e la sua anima volò via verso la luna.

Il suo desiderio era quello di poter morire nel regno degli elfi di luce, Alfheimr, e poter volare via con le ali della felicità come un vecchio falco che trova la sua dimora tra le stelle.


Gianny Mirra 03/08/2011 08:29 2 2224

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonchÚ qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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