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L'arrivista

Sociale e Cronaca

Il portacenere sul tavolino grondava di cicche spente, avidamente fumate e macchiate sul bocchino da tracce di rossetto.

Era già la decima volta che il telefono squillava quella sera ed ogni volta che Franca nuovamente lo rialzava, cambiava la sua espressione stanca e un po' depressa ed assumeva un comportamento forte ed euforico.

Per la decima volta, con voce decisa e positiva, rispose: “pronto! Ciao, sono Franca, chi mi vuole?”

Dall'altra parte del telefono arrivò il timbro un po' mieloso della voce di Ombretta, con cui Franca aveva già parlato poco più di un'ora prima, esattamente nel corso della sua terza telefonata.

Uscì dalla sua bocca, in rapida successione, una valanga di vocaboli che Franca riusciva a capire soltanto perchè riprendevano il discorso che avevano esaurito solo poco tempo prima.

Tutto il dialogare di Ombretta era animato da un forzato entusiasmo e da una fittizia complicità che apparivano come una grande paura del vuoto e del confronto.

“Franca, lo so che è tardi e forse mi manderai affanculo, ma non stavo più nella pelle e volevo dirtelo subito. Ho chiamato Ernesto...ed è tutto fatto, Sabato possiamo andare anche noi alla festa dei Ridolfi, ci ha trovato simpaticissime ed ha insistito a lungo con lui perchè ci invitasse. Non ti sembra neraviglioso? Pensa che il padre di Luciano, che è direttore della banca di cui ti dicevo, ha una villa da sogno, con piscina, con un parco immenso, e la villa ha più di quaranta stanze, arredate con ogni ben di Dio”.

Franca ascoltava senza particolare entusiasmo quella fiumana di parole, il suo cervello, più che concentrarsi su tutti i dettagli che Ombretta le andava descrivendo, le faceva intuire tutti i vantaggi e le possibilità che avrebbe potuto offrirle quella serata.

Erano ormai diversi anni che frequentava, più o meno asssiduamente, Ombretta, ed entrambe si definivano amiche e, quando si trovavano fra amici, decantavano questa loro amicizia quasi fosse un rapporto unico ed irripetibile.

In realtà Franca trovava spesso ingombrante la sua compagnia e molto ridicoli tanti suoi atteggiamenti, in particolare la infastidiva quel suo particolare bisogno di esagerare, di enfatizzare anche la più banale situazione, di esaltare all'inverosimile anche il più normale degli incontri, sembrava che essa per farsi accettare necessitasse assolutamente di stupire e sconvolgere.

Spesso avrebbe desiderato veramente riderle in faccia, manifestarle apertamente tutto il suo fastidio ed il suo disprezzo, ma si tratteneva dal farlo, si tratteneva perchè in fin dei conti lei, da quella presunta amicizia, si era prefissa di trarre del giovamento.

Ciò che invidiava alla sua amica era l'assoluta noncuranza che essa dimostrava nell'intrattenere il più svariato tipo di conversazioni, la sua quasi istintiva capacità di intrufolarsi in tutti gli ambiti e in tutte le situazioni, quando usciva con lei era ben raro che la serata andasse a vuoto, anche quando capitavano nei luoghi più inesplorati Ombretta si imbatteva inevitabilmente in qualche vecchio conoscente che la introduceva in qualche nuova cerchia di amici e per Franca, che aveva sempre avuto un carattere un po' schivo e sostenuto, tutto questo era provvidenziale, in quanto le permetteva di aprirsi e di attingere a delle opportunità che avrebbero potuto rivelarsi utili per realizzare le sue ambizioni.

Lei, insomma, considerava Ombretta un ottimo trampolino di lancio per attingere in quelle situazioni che da sola non riusciva a creare.

Mentre Ombretta continuava imperterrita nella sua conversazione, Franca annaspava faticosamente per estrarre una sigaretta dal pacchetto, quindi altrettanto faticosamente si contorceva per accenderla senza staccarsi dalla cornetta.

Ormai era tediata da quell'inesausto cicaleccio ed avrebbe voluto troncare quella comunicazione, ma non sapeva a quale pretesto aggrapparsi per farlo senza offendere la sua, seppur superficiale, suscettibilità.

Mentre si scervellava su ciò e più di una volta bloccava le parole che stavano uscendole di bocca, perchè le sembravano pretestuose e poco convincenti, i suoi occhi improvvisamente si illuminarono, significando che Franca era stata animata da un inatteso interesse da soddisfare.

Con garbata determinazione interruppe la sua interlocutrice e le chiese a bruciapelo: “sono stati invitati anche Stefano Ojetti e Giuliano Franzase alla soirèe?”.

Ombretta fu ben lieta di soddisfare la curiosità dell'amica, anche perchè percepiva che a lei stava particolarmente a cuore l'esito positivo della risposta e lei gioiva per il solo fatto di poter suscitare la sua gioia.

“Certo che ci sono!” Rispose immediatamente senza esitazioni.

“Due mondani come loro non potevano mancare di certo!”

Franca aveva conosciuto Stefano Ojetti soltanto pochi mesi prima, costui, con la consulenza di Giuliano Franzese, presiedeva l'organizzazione e la distribuzione degli incarichi in tutto l'ambito regionale per conto di una grossa istituzione finanziaria specializzata in fondi d'investimento ed assicurazioni e che operava con successo in tutto il territorio nazionale.

Era rimasta molto affascinata dalla presenza di Stefano e dalla padronanza con cui gestiva la sua immagine.

Si vestiva sempre in maniera impeccabile, indossava immancabilmente completi di rara eleganza, creati certamente a sua misura da qualche sarto di grido.

Possedeva un'ottima proprietà di linguaggio, la sua voce squillante e sicura riusciva sempre ad imporsi con tranquilla spavalderia nei gruppi in cui egli di volta in volta veniva reclamato per un giudizio o un commento, era considerato un abile animatore e dove lui era presente la conversazione scorreva sempre fluida ed allegra.

Di lui si diceva che fosse molto ricco, ma nessuno poteva affermarlo con sicurezza, di certo c'era soltanto che possedeva uno dei più costosi modelli Volvo.

Franca lo ammirava moltissimo e certamente, anche se non consciamente ammesso, emularlo in tanti dei suoi tipici atteggiamenti rientrava nei suoi programmi di modifica comportamentale.

Il motivo per cui si era sincerata della sua presenza da Ombretta con tanto caloroso trasporto, era il rapporto di dipendenza e lavoro che essa, da soltanto due mesi, aveva instaurato con lui.

Quasi per scherzo, e per mettere alla prova le sue capacità di venditrice e di relazione, aveva accettato soltanto poco tempo prima di entrare a far parte della sua organizzazione; era stata spinta ad accettare le proposte di Stefano stimolata anche dalle notevoli possibilità di carriera che quella professione le avrebbe offerto.

Stefano, decantando con assoluta positività tutte le prospettive di cui avrebbe potuto disporre, aveva solleticato la sua ambiziosa fantasia, facendole balenare davanti la certezza di un'inesorabile scalata verso i più alti gradini della scala gerarchica dell'istituzione di cui egli era un dirigente.

Franca fremeva dal desiderio di incontrarlo, perchè voleva riferirgli tutti i risultati che aveva conseguito, dopo l'ultima volta che s'erano visti.

Non appena egli l'aveva investita dell'incarico di agente di primo grado lei si era impegnata anima e corpo per tradurre in fatti concreti i suggerimenti e le indicazioni che avevano accompagnato l'assegnazione di quel compito.

Era orgogliosa di quanto era riuscita a conseguire in così poco tempo e si aspettava, riferendo nel dettaglio tutta la sua azione, di ricevere delle significanti gratificazioni ed una particolare considerazione da parte del suo capo.

Franca era la più giovane di tre sorelle, la sua era una famiglia bene di una piccola cittadina di provincia.

Era una famiglia molto legata a tradizioni e consuetudini e che investiva il più grande impegno nel difendere la propria immagine da attacchi, insinuazioni o malelingue.

Per tanti anni non erano mai mancati, nei giorni di festa, dal partecipare alla santa messa.

Arrivavano ogni volta davanti alla chiesa con dieci minuti di anticipo, il padre e la madre, davanti, si tenevano orgogliosamente a braccetto, dietro, serie e compunte, le tre ragazze.

Approfittavano di quei pochi minuti mancanti all'inizio della cerimonia religiosa per scambiare qualche battuta con i componenti di altre famiglie, che solevano ritrovarsi in quello stesso luogo, alla stessa ora.

I dialoghi, che in quel breve lasso di l tempo venivano improvvisati, erano sempre gli stessi, qualche considerazione sul tempo della settimana o sul rendimento scolastico delle tre figliole.

Poi, finalmente, entravano in chiesa, percorrevano impettiti, e senza guardarsi intorno, il corridoio centrale dell'edificio, ma con il loro estremo diaframma visivo erano vigili e attenti, cercando di cogliere sguardi o mezze parole che potevano provenire dai tanti fedeli che già gremivano i banchi della chiesa.

Si sentivano ammirati ed invidiati per il loro status sociale e per la loro onorabilità e provavano un intenso piacere nel percepire nel percepire come il loro passaggio suscitasse grande attenzione e rispetto.

Prendevano immancabilmente posto in seconda fila, dove c'erano i banchi ad essi riservati; davanti aloro c'era lo spazio appannaggio delle persone certamente più importanti dell'intera comunità, fra cui il sindaco, a cui il nostro non mancava mai di rivolgersi con qualche amenità, nei momenti in cui era minore la tensione religiosa.

Franca stravedeva per il padre, forse questo derivava dal fatto che egli, viceversa, non l'aveva mai particolarmente apprezzata e coccolata.

La sua predilezione, se di predilezione si può parlare, perchè egli, a chi gli e lo avesse chiesto, avrebbe risposto “fra le mie figlie non faccio differenze!”, andava senz'altro alla primogenita.

D'altronde Franca non si poteva certo definire una bella ragazza e questo fin da bambina, quando così grassotella, taciturna e remissiva, non riusciva ad accattivarsi le simpatie degli adulti.

Oltre a ciò era la terza e più cocente delusione del padre che, al momento della sua nascita, si diceva arcisicuro che avrebbe finalmente stretto a sé l'agognato figlio maschio.

Così fu che, anche quando, a poco meno di tre anni, si aggirava intorno al padre, questi a malapena la degnava di una carezza o di un sorriso e qualche volta, addirittura, la scansava con ostentata indifferenza, se poi lei si metteva a piangere, o faceva la petulante, la zittiva, con poche, dure e anaffettuose parole.

In seguito a queste premesse Franca era cresciuta insicura e privata di quella pienezza che soltanto la sensazione di essere amata ed importante può dare.

Lei non si rassegnò a questa privazione, ma continuò a coltivare nel cuore la segreta speranza che quanto non le era statao dato nel tempo debito l'avrebbe prima o poi ottenuto comunque.

Per corrispondere a questo bisogno fece si che la sua vita si trasformasse in una perenne ricerca di consenso genitoriale.

Diventò irreprensibile, tutte le sue azioni tendevano a non disilludere, anzi a conformarvisi pienamente, i messaggi paterni.

In verità per molto tempo il suo ligio comportamento servì a ben poco, per quanto tutto in lei fosse ineccepibile e perfetto le gratificazioni tardavano a venire e se riceveva qualche piccolo complimento era sempre in modo molto blando e temperato e qualche volta accadeva che irrilevanti pecche fossero fonte di ironie maligne e riduttivi apprezzamenti.

Le due sorelle, molto più affascinanti ed estroverse, captavano l'attenzione generale ed il suo impegno tenace, laborioso e scrupoloso, veniva relegato in secondo piano.

Ma a un certo punto la fortuna le fu amica, anche per Cenerentola arrivò l'ora del riscatto e quelle che sembravano due irragiungibili principessine scivolarono dal loro dorato trono per sprofondare nella polvere.

Le due sorelle, viziate ed adorate, che per tanti anni si erano lasciate guidare dal padre, lentamente, ma inesorabilmente, deviarono dalla retta via loro indicata.

Seppure in modi diversi l'una dall'altra venne il giorno in cui non si sentirono più appagate da quel modello di vita che altri per loro avevano deciso.

Cominciarono a ripensarsi ed a scegliere strade diverse; il loro operato suscitò reazioni via via sempre più irritate e violente, la loro ribellione, dapprima formulata soltanto come vaga ed inconscia spinta all'autodeterminazione, divenne sempre più palese e dichiarata, fino a trasformarsi in irricucibile rottura; i reciproci orgogli impedirono anche successivi tentativi tendenti a ridimensionare i contrasti, a rimpicciolire le questioni, a far si che l'accettazione delle diversità e dei dati di fatto concedessero di ripristinare almeno un livello minimo di convivenza parentale.

Per Franca fu una vittoria di Pirro, si trovò suo malgrado a poter gestire con tranquillità le speranze e le proiezioni parentali frustrate.

Il conflitto che aveva spaccato l'unità della sua famiglia non l'aveva minimamente addolorata, tutt'altro, si era accanita senza alcuna indulgenza contro l'eresia delle sorelle e si sentiva quasi la paladina stabilita dalla sorte per difendere i suoi genitori dall'ingratitudine filiale e sola in grado di consolare il loro dolore, offrendo la sua irreprensibile condotta così consona alla loro filosofia della vita.

Ma altro era il demone che la agitava nel profondo, il suo mai sopito desiderio di rivincita agiva, nascosto nell'ombra e inconfessato, e vedeva con la rovina delle sue rivali l'inizio del suo rinascimento,la possibilità di conquistare finalmente in maniera certa e duratura quello spazio che fino a quel momento le era stato recluso.

Questo era lo stato d'animo che agitava il cuore di Franca e che condizionava tutti i suoi progetti e le sue azioni ed era con questo stato d'animo che essa aveva chiesto ad Ombretta se Stefano Ojetti si sarebbe recato alla festa di sabato sera.

Quando finalmente posò il telefono, stanca e un po' confusa per la lunga conversazione, si distese completamente rilassata sul divano e si smarrì in una lunga meditazione sui suoi ultimi fatti di quei giorni.

Aveva spento le luci più accecanti e soltanto una piccola lampada da tavolino emetteva un soffuso chiarore che favoriva la sua concentrazione.

Dopo un breve tempo vuoto i pensieri e le immagini iniziarono a formarsi nella sua mente.

Cominciò a volare molto lontano sulle ali della sua ambizione, si sognò appagata da conquiste e successi, si vide in luoghi in cui non era mai stata, ma in cui avrebbe molto desiderato poter andare, si vide mentre si rivolgeva confidenzialmente a delle persone sconosciute, ma che da sempre avrebbe desiderato conoscere e poter trattare confidenzialmente.

Improvvisamente un'ombra passò davanti ai suoi pensieri e come uno spesso velo impedì il suo dolce stordimento a cavallo della fantasia.

Dapprima in maniera fumosa ed indistinta, poi in modo sempre più netto e chiaro, il volto di una giovane donna spodestò le sue immagini di sogno e si impossessò del suo pensiero.

Un sottile rimorso cominciò a fare capolino dentro di lei, a mano a mano che questo rimorso prendeva forme più nitide e precise questo aumentava di ragioni ed intensità.

Eppure era un sentimento che da tempo aveva messo nella più nascosta soffitta del suo cervello, aveva da lungo tempo scelto di privilegiare la soddisfazione dei suoi intenti e delle sue ambizioni, anche qualora questa soddisfazione avesse potuto causare effetti negativi o sofferenze ad altre incolpevoli persone.

Ma questa volta sentiva d'aver superato il segno ed anche il suo cinismo esasperato non riusciva a preservarla da sensi di colpa e tardivi pentimenti.

Riusciva comunque a rinvenire molti alibi bastanti a giustificare il suo operato, come per esempio che non avrebbe mai potuto prevedere che quello che per lei era soltanto un affare e la ricerca di un buon risultato professionale potesse causare una reazione tanto esasperata nella vittima, che lei definiva cliente, prescelta.

Conosceva Eugenia molto superficialmente, l'aveva in verità incontrata molte volte ed in diverse situazioni, ma non era mai stata particolarmente stimolata ad approfondire quell'embrionale rapporto, in quanto riteneva che il suo desiderio di affermazione non avrebbe tratto alcun giovamento da quella ulteriore conoscenza.

Eugenia era una donna molto insicura, probabilmente per chissà quali motivi intimamente incapace di accettarsi ed amarsi, aveva molte difficoltà a prendere posizioni ed a difendere le sue opinioni, anche nelle occasioni in cui sentiva di aver qualche cosa da dire, pur di non attirare su di sé le attenzioni, preferiva tacere, fingendo accordo e partecipazione.

Si infatuava facilmente delle persone che avessero dimostrato un certo interesse verso di lei, e. quando questo succedeva, era pronta a qualsiasi sacrificio pur di non disilludere questa presunta amicizia che lei caricava di significati superiori.

Pe Franca fu estremamente semplice penetrare in questo labile substrato psicologico, il suo cinismo ampiamente collaudato le aveva permesso di sviluppare una grande capacità di comprensione dei punti deboli delle persone, attraverso i quali entrare nelle grazie di coloro che avrebbero dovuto soddisfare le sue ambizioni.

Eugenia stava attraversando un periodo molto critico della sua vita, si sentiva stritolata in un ambito ripetitivo e frustrante che minacciava seriamente la sua fragile personalità.

Da lungo tempo cercava disperatamente di emanciparsi da questa situazione di perenne insoddisfazione, lo faceva nei modi più istintivi e disordinati, come colui che sta per annegare ed annaspa spaventato in tutte le direzioni, senza dare nessun ordine logico a quanto va facendo, così anche lei si affidava ora all'uno ora all'altra, si imbarcava ora in un'iniziativa ora in un'altra, riuscendo poi a collezionare soltanto sconfitte ed insuccessi.

Franca aveva appena terminato di ricevere le ultime istruzioni da Stefano sul come avrebbe dovuto svolgere il suo nuovo lavoro che già il suo cervello si era messo all'opera per tracciare una possibile lista delle persone che avrebbe dovuto contattare per conseguire il suo scopo.

Secondo le istruzioni ricevute, lei avrebbe infatti dovuto vendere dei titoli azionari a degli ipotetici clienti, per riuscire in questo intento doveva presentare il suo prodotto come un qualcosa di decisamente innovativo e rivoluzionario, frutto dell'azione combinata dei più quotati esperti finanziari mondiali.

Doveva inoltre allettare coloro con i quali riusciva a mettersi in contatto promettendo e quasi garantendo facili e lauti guadagni.

Franca pensò subito in Eugenia una facile preda.

Dopo pochi giorni la contattò telefonicamente.

“Ciao Eugenia, sono Franca, oggi ho la giornata completamente libera e così, per passarla in modo diverso dal solito, ho pensato a te, ho pensato che ti ho sempre trovato interessante e simpatica, ma che però ci è sempre mancata l'occasione per stringere un rapporto un po' più continuo e profondo, se per stasera non hai nessun impegno e ti va di mangiarti una pizza con me, potremmo far due chiacchiere e conoscerci un po' di più, ti va l'idea?”

Eugenia rimase sorpresa da quella inaspettata telefonata e, dopo un iniziale imbarazzo e disorientamento, recuperò l'autocontrollo e rispose positivamente alla proposta di Franca.

Si ritrovarono soltanto dopo poche ore nel luogo convenuto.

Franca vestiva in modo impeccabile, indossava na giacca blù molto attillata, portava delle spalline che davano al suo portamento un tono prorompente, le gonne erano d'un colore bianco splendente, superavano di poco le ginocchia ed anch'esse molto attillate facevano risaltare le sue forme in maniera inequivocabile, una farfallina rossa dava l'ultimo tocco di classe al suo abbigliamento.

Eugenia, nonostante fosse vestita con garbo, sminuiva con il suo comportamento ritirato e remissivo le sue potenzialità, che sarebbero state notevoi se avesse saputo valorizzarle a dovere.

Entrarono finalmente nella pizzeria, Franca salutò i gestori con ostentata confidenza e familiarità, voleva trasmettere ad Eugenia una sua immagine di donna emancipata e di mondo.

Naturalmente il luogo dove avrebbero trascorso la serata era stato consigliato e scelto dalla stessa Franca, che, dopo una lunga tiritera di “decidi tu!” aveva troncato l'infinito salamelecco stabilendo di recarsi nel luogo dove, in cuor suo, era già da prima certa sarebbero andate.

Portò invero molte buone ragioniper giustificare questa sua preferenza.

A suo avviso la pasta con cui venivano confezionate quelle pizze era la migliore reperibile in tutta la zona, il locale non era un ambiente dozzinale e popolare, ma si distingueva per eleganza e perchè era frequentato da una clientela molto raffinata.

Dopo essersi accomodate nel tavolo appartato che Franca aveva ovviamente prenotato, anche se non ve ne sarebbe stato alcun bisogno, in quanto la pizzeria era semivuota, superato un lieve, reciproco, disagio, causato dalla sostanziale estraneità che intimamente provavano l'una per l'altra, Franca diede inizio ed animò la conversazione, sostenuta in questo dalla sua determinata volontà di conseguire l'obiettivo che si era prefissa.

“Eugenia, ti ho osservata ultimamente e mi sembri un po' giù di corda, devi reagire, cazzo! Sei intelligente ed hai classe, se solo lo vorresti potresti fare un sacco di cose, avere un sacco di amici e divertirti, datti una scrollata e tira fuori la grinta!”.

Mentre diceva tutte queste cose sentiva dentro di sé che stava recitando, in realtà trovava Eugenia sciatta ed insignificante e, soprattutto, non le fregava assolutamente nulla dei suoi problemi.

Nonostante ciò non si sentiva assolutamente turbata per la sua insincerità, provava anzi un'intima soddisfazione nel verificare le sue grandi capacità di simulazione.

Eugenia, sentendosi oggetto d'interesse, e non percependo l'ipocrisia di fondo della sua interlocutrice, cominciò ad aprirsi ed a lasciar fluire il colmo fiume delle sue tensioni interiori.

Nel fare ciò si atteggiava a vittima di circostanze nefaste, ingigantiva le altrui responsabilità e sminuiva le proprie.

“Lo so...,hai ragione!...ho provato tante volte ad uscire da questo pantano..., ma poi lui mi ha ostacolato in tutti i modi...anche l'anno scorso avevo insistito per iscrivermi a quella scuola ma nessuno mi ha aiutata...”

Eugenia aveva ormai travolto tutte le sue barriere difensive e narrava Franca tutte le sue vicissitudini, i suoi sogni, i suoi pensieri, parlava anche di tutte le sue cose più intime e personali, rinunciando a qualsiasi cautela o riservatezza.

A Franca sembrò più facile del previsto conquistare la piena fiducia di Eugenia e si sentiva quasi tentata dal desiderio di provare quella sera stessa a concretizzare quell'incontro.

Ma prevalse il buon senso, decise perciò di solidificare ulteriormente il livello di influenza che chiaramente esercitava su di lei.

Esaurita una lunga conversazione, che era divenuta sempre più confidenziale, si salutarono calorosamente, come se fossero state due vecchie ed inseparabili amiche, nonprima di essersi date un nuovo appuntamento.

Nei giorni seguenti si scambiarono numerose telefonate, dapprima per iniziativa di Franca che, volendo battere il ferro finchè era caldo, cercava di mantenere la comunicazione su livelli intimi e continui, poi su iniziativa di Eugenia che, sentendosi pienamente accettata e valorizzata, cominciava ad entrare in uno stadio di quasi dipendenza psicologica verso quella persona che l'aveva fatta sentire tanto importante.

Si incontrarono ancora diverse volte, rinnovando ogni volta quell'euforico sodalizio.

Quando Franca ritenne di avere la situazione saldamente in mano, decise di piantare la sua lama, puntando finalmente al conseguimento dello scopo che l'aveva spinta ad intraprendere quella relazione.

Si studiò bene la parte che avrebbe dovuto recitare, era molto importante non commettere errori e non causare sospetti, doveva essere quindi il più possibile naturale e dare l'impressione di essere completamente disinteressata a quanto stava per proporre.

“Cara Eugenia, se hai qualche soldo da parte, potresti investirli in una operazione finanziaria che ho fatto anch'io.

Pensa che in poco meno di sei mesi ho già quasi raddoppiato il capitale iniziale. Me l'ha consigliata un amico veramente fidato che lavora in quel settore, se vuoi te lo faccio conoscere, così potresti provare anche tu, ti assicuro che è un'occasione da non perdere. Avresti la quasi matematica certezza di ottenere dei grandi guadagni, sarebbe un'occasione favorevole per conoscere nuove persone ed inoltre avresti un buon interesse su cui concentrare le tue attenzioni”.

Eugenia, messa di fronte ad una scelta così impegnativa, dove avrebbe dovuto mettere a rischio del denaro, si sentì assalita da una grande ansia e da una grande insicurezza ed avrebbe certamente voluto rifiutare quella proposta.

Ma non seppe dar subito solidità a questa sua istintiva reazione interiore e non volendo disilludere le grandi aspettative e la grande fiducia, questo era quello che lei pensava, che la sua amica aveva riposto in lei, fece un grande sforzo contro sé stessa ed assentì in modo enfatico, simulando persino un grande entusiasmo che proprio non provava.

Detto, fatto.

Trascorsero solo pochi giorni e si incontrarono con Stefano Ojetti in casa di Franca.

Le ultime mal espresse resistenze di Eugenia furono debellate con ulteriori iniezioni di ottimismo e nuove assicurazioni sulla solidità della operazione che stava per compiere.

Eugenio consegnò quindicimila euro che aveva prelevato quella stessa mattina dal conto corrente che divideva col marito.

Ricevette in cambio una dichiarazione attestante l'acquisto di 322 azioni dello stabilimento laniero di Agrigento.

Questa dichiarazione definiva Stefano Ojetti quale agente procuratore della vendita e citava Franca come intermediaria del contatto.

Leggendo il nome di Franca sul documento Eugenia si sentì invasa da dubbi ed il timore di aver preso una grossa fregatura si alimentava in lei, avrebbe voluto mandare tutto a monte, riprendersi i suoi soldi e tornare a casa, ma ancora una volta si sforzò per scacciare quelle ombre e si tenne in gola quanto voleva dire, accontentandosi delle parole di Stefano, che giustificavano la presenza del nome di Franca come una semplice formalità.

Nei giorni che seguirono Eugenia contattò diverse volte Franca per telefono, questa si dimostrò subito diversa dai giorni precedenti.

Dopo un'iniziale poco entusiastica cortesia, trovava mille scuse per cessare al più presto la comunicazione.

Per un po' di tempo Eugenia insistette, chiedendole anche di poterla incontrare, finchè, sentendosi non accettata e percependo anche un certo fastidio ed insofferenza nelle reazioni stizzite di Franca, si ritirò in sé stessa, rinunciando completamente dal tentare di avvicinarla.

In effetti Franca, che ormai non aveva più ragioni per frequentarla, non riusciva proprio più a sopportare l'insistenza e la petulanza di Eugenia e non sapeva come fare per sbrogliarsi da quella situazione, liberarsi dall'assedio di Eugenia senza doverla offendere.

Ma non ce ne fu nessun bisogno, in quanto la stessa Eugenia ad un certo punto smise completamente dal farsi sentire.

Fu assalita da una cupa depressione che la accompagnò per diverse settimane, coloro che le vivevano vicino non riuscivano a capire la ragione del suo malessere e d'altronde lei, seppure richiesta, non dava alcun tipo di spiegazioni, preferendo rinchiudersi in un mutismo esasperato.

Finalmente un bel giorno, leggendo un giornale economico, riscontrò che le azioni che aveva acquistato erano un autentico bidone, che si riferivano ad una realtà economica completamente priva di consistenza che chissà per quale miracolo era riuscita a trovare collocazione in una borsa valori regionale.

I sensi di colpa, di incapacità e di fallimento, la logorarono per diverso tempo, prima o poi suo marito si sarebbe accorto dell'ammanco e di fronte a quella prospettiva si sentiva impazzire.

Una notte, dopo essersi rigirata inutilmente nel letto per ore ed ore senza riuscire ad addormentarsi, con il cuore che le batteva forte e l'angoscia che le stringeva forte il torace dandole quasi l'impressione di soffocare, decise di farla finita.

Scese in cucina e senza alcuna esitazione ingoiò un intero tubetto di pastiglie contro il mal di denti.

Fortunatamente il marito, accortosi della sua assenza e notate le sue stranezze, la cercò e riuscì a farsi dire quello che aveva fatto.

Si salvò per miracolo, ma questa esperienza l'aveva segnata per sempre, e chissà se sarebbe mai più riuscita a trovare la forza per recuperarsi.

Quando Stefano consegnò a Franca la nomina a capo-zona dell'istituzione finanziaria, si rallegrò moltissimo con lei per i cospicui risultati che aveva conseguito in così poco tempo.

All'interno del documento che Franca teneva orgogliosamente fra le mani, c'erano anche i complimenti vivissimi dello stesso presidente di quella istituzione, che riferiva testualmente come l'azienda da lui diretta non avesse mai annoverato fra i suoi intermediari, persone che, come lei, si fossero distinte per tanto intensa e rapida produttività.

Franca era colma di gioia e non stava più nella pelle dalla morbosa smania di comunicare al più presto ad altri il suo successo, che arrivava dopo tanto tempo a coronare i suoi sforzi e le sue ambizioni.

Arrivò alla casa dei suoi genitori poco prima dell'ora di pranzo.

La madre era tutta indaffarata nell'esaurire gli ultimi preparativi prima di mettere a tavola, mentre il padre, comodamente seduto sulla poltrona, stava svogliatamente sfogliando il giornale.

Franca gli si avvicinò e, con un certo sforzo, in quanto aveva sempre avuto una notevole difficoltà a comunicare con il padre, pose davanti ai suoi occhi il documento che attestava la sua nomina, affinchè lo leggesse.

Lui, distrattamente, senza dare particolare peso alla cosa, lo scorse velocemente, poi, con la stessa noncuranza, lo appoggiò sul tavolino, riprendendo fra le mani il giornale che aveva appena lasciato e, sentendosi quasi obbligato, bofonchiò in maniera a malapena percettibile “bene, bene...sono contento per te!” e risprofondò nella sua apatica lettura.

Michele Serri 10/10/2010 10:10 1430

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
La riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione dell'Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge.

I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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Agli autori di queste poesie va il mio ringraziamento e le mie preghiere, ma anche a tutti coloro che le leggeranno!»
Lama Geshe Gedun Tharchin
Il ricavato della vendita di questo libro sarà dedicato al beneficio dei monaci e dei rifugiati tibetani


Pagine: 59 - € 10.99
Anno: 2008


Libri di poesia

Ritratto di Michele Serri:
Michele Serri
 I suoi 53 racconti

Il primo racconto pubblicato:
 
L'arrivista (10/10/2010)

L'ultimo racconto pubblicato:
 
Il funerale (23/11/2017)

Una proposta:
 
Venti di guerra (08/09/2013)

Il racconto più letto:
 
Lo stupro (30/09/2012, 65535 letture)


 Le poesie di Michele Serri

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