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Questa è un racconto erotico: se può turbare la tua sensibilita o se non hai più di 18 anni dovresti evitare di leggerlo.

Lo stupro

Erotismo e per adulti

Era una calda serata di Luglio, rinfrescata da un leggero venticello che proveniva dal canale.

Rare nubi si stagliavano in alto, dimostrando con il loro nitore quanto il cielo fosse terso e sereno.

Le vie del paese erano animate da un grande movimento di persone.

Molte famiglie, con al seguito bambini vocianti, coppie di innamorati che, mano nella mano, cercavano di perdersi in anguste stradine; gruppi di ragazzi che, appoggiati ad un muro o seduti ad una panchina, gridavan festosi; tutti erano usciti per godersi quella rara serata d'estate.

Sabrina, seduta fuori del bar, osservava questo tranquillo viavai.

Anche lei, a sua volta, richiamava gli sguardi di tanti mariti che, nel passarle davanti, non resistevano alla tentazione di lanciarle qualche occhiata peccaminosa, di traverso, per non esser scoperti dalle proprie mogli che, altere e sprezzanti, la ignoravan del tutto, mentre, con la coda dell'occhio, spiavan le azioni dei loro consorti.

Richiamava gli sguardi di tanti ragazzi focosi che, quasi costretti a manifestare la loro maschia prestanza, le indirizzavan fischi e pesanti commenti e che, forti per esser in tanti, si atteggiavano a decisi e potenti, anche se, in cuor loro, si sentivano incerti e tremanti.

Ma Sabrina era proprio una bella ragazza ed era più che normale che questo avvenisse.

Aveva brillanti capelli corvini, appena ondulati, grandi occhi verdi fortemente truccati ed uno sguardo sensuale e proibito che illudeva su tutto quanto è vietato.

Vestiva una gonna molto corta e, stando con le gambe accavallate, faceva intuire un paradiso nascosto.

Portava una maglietta dai colori vivaci e con una scollatura molto marcata che le lasciava scoperti gran parte dei seni procaci.

Era una ragazza esuberante e gioiosa, sicura di sé e dalla battuta pronta, si sapeva guardata e desiderata e forse per ciò agiva in maniera un po' civettuola, stimolando nei suoi estimatori, con frasi e sguardi seducenti ed audaci, illusioni e speranze.

Sabrina vide Fabio che scendeva la strada.

Avanzava apatico e stanco, distratto in chissà quali pensieri.

Puntò il suo sguardo verso di lui e lo fissò intensamente.

Quand'egli la vide e si sentì osservato, si risvegliò dal suo torpore.

Si raddrizzò, cercando di dimostrarsi certo e tranquillo.

Alzò gli occhi e li fissò su di lei, ma non resse il confronto, dopo un po' un timore interiore lo costrinse alla resa, li riabbassò roteandoli intorno con finta indifferenza, per poi reincontrarli e di nuovo sfuggirli.

Quando le passò davanti le rivolse un rapido ed imbarazzato saluto.

Lei, completamente calma, con voce ferma e suadente, lo chiamò prima che svanisse oltre la porta del bar.

Dove vai così di fretta?...Ti faccio forse paura?...guarda che non ti mangio mica... siediti un po' qua... che mi fai compagnia!”

Avrebbe voluto andarsene, tanto si sentiva a disagio, ma, anche per un suo certo pregiudizio, pensava che sarebbe stata una vergogna perdere quell'occasione.

Timidamente le si sedette vicino e, sebbene arrossito per l'emozione, cercò con le parole di manifestare un'inesistente baldanza.

Paura?!...No... mi devo vedere con gli amici... mi stanno aspettando per andare ad una festa... una splendida festa...”

Bè...anche se ritarderai un pochino non credo sarà la fine del mondo!?” aggiunse Sabrina.

Non è per questo...è che sono una persona molto precisa e non mi piace venir meno agli impegni... per qualsiasi ragione... anche se a dire il vero tu sei una ragione molto speciale” continuò Fabio.

Il dialogo cominciò a fluire e le parole cominciarono a farsi meno stentate e più calde.

Sabrina, con poche battute e con il suo naturale profondo intuito, era già riuscita ad individuare le caratteristiche più salienti del suo interlocutore, aveva rapidamente capito di lui più di quanto egli avesse capito di sé stesso in tutta la sua vita.

Fabio era un ragazzo molto insicuro, condizionabile e volubile, per orizzontarsi nella vita cercava sempre dei punti di riferimento esterni perchè, dentro di sé, tutto gli appariva instabile ed incerto.

Questa sua fragilità emotiva lo rendeva facile preda di chiunque fosse riuscito a carpirne la fiducia o fosse riuscito, per le sue caratteristiche umane, a far breccia nel suo cuore.

Immancabilmente le sue illusioni si trasformavano in altrettante delusioni e la sua anima si induriva sempre di più, chiudendo gradualmente ogni spiraglio all'apertura ed alla confidenza.

Viveva come se il mondo non gli appartenesse ma come se, giorno dopo giorno, dovesse meritarselo con le sue azioni.

Si misurava senza pietà, e non gli bastava misurarsi, voleva conferme per non esser tormentato dal dubbio.

Dentro di lui si confondevano, in modo spesso indissolubile, profonde necessità interiori e messaggi educativi fortemente radicati.

Come tutti i ragazzi della sua età era agitato da un bisogno angosciante di mettere alla prova la sua sessualità, onde dare delle conferme alla sua imberbe mascolinità.

Per questo Sabrina gli appariva invitante e nello stesso tempo minacciosa, la desiderava con tutto sé stesso, come oggetto che avrebbe potuto concedergli di soddisfare i suoi potenti messaggi interiorizzati, altrettanto la temeva, si sentiva in balia della sua volontà e temeva il suo potere che avrebbe potuto violentemente porlo di fronte alla sua debolezza ed alla sua impotenza.

Lei, intuitivamente, tutto questo lo sapeva e sapeva d'averlo in pugno, pienamente padrona dell'arte di sedurre già assaporava il piacere di vederlo ai suoi piedi.

Le bastarono poche parole per liberare Fabio dal suo imbarazzo, e, dopo che ebbe sciolte le sue difese con sapiente leggerezza, egli cominciò a rilassarsi e ad esprimersi con disinvoltura, i suoi occhi si illuminarono di gioia ed entusiasmo, le parole gli fluivano di bocca piene di forza e di passione.

Gli sorrideva con calore, lo adulava con sottili complimenti, lo ascoltava con interesse, stimolandolo a parlare di sé stesso.

Accoglieva la sua anima che egli, ormai senza più alcun limite, buttava fuori e, consumata attrice quale era, se ne impossesava simulando amore, la stringeva a sé, come fosse stata una piccola creatura indifesa che, nella sua manifesta debolezza, cerca sostegno e protezione.

Bastarono poche ore di caldo colloquio perchè Fabio si sentisse completamente infatuato di Sabrina, si era integralmente donato a colei che, contemporaneamente, saziava tutti i suoi bisogni.

Lei si era rapidamente trasformata nella totalizzante risposta a tutti i suoi più archetipici impulsi interiori, in lei riviveva quella completezza perduta che la sua memoria non aveva mai dimenticata.

La guardava trasognante ed estasiato, ingigantendola ed idealizzandola, l'aveva sublimata in maniera tale da vederla come una creatura celestiale, un meraviglioso e quasi divino concentrato di bellezza e intelligenza.

Quelle poche ore erano bastate perchè percepisse con gran dolore la sola idea che quell'esordiente legame si spezzasse.

Sabrina con candida malizia aveva fatto si che i loro piedi si sfiorassero, che le loro mani si toccassero, in un contatto che col trascorrere del tempo diveniva sempre più sensuale e intenso.

Fabio si sentiva sciolto e compenetrato in lei, unito da una confidenza, dipendenza, ormai globale.

Quella notte si addormentò sereno, accompagnato dall'immagine del suo volto, non si era mai sentito altrettanto felice e sicuro di sé.

Il giorno dopo, verso sera, si incontrarono ancora ed andarono in un posto tranquillo in riva al fiume.

Era stata lei a rompere gli indugi, lo aveva guardato con i suoi grandi occhi e, con un espansivo sorriso, gli aveva detto “ sono stanca di star qua... perchè non mi porti a fare un giro?”

Fu sempre lei, fingendo che tutto avvenisse per caso, a farlo arrivare nel luogo, dove lei, in cuor suo, voleva arrivassero.

Fra gli alberi, in una radura erbosa, misero una coperta e vi si stesero sopra.

Sabrina lo attirò verso di sé, si unirono in un interminabile bacio appassionato, si strinsero l'un l'altro con forza e con le mani si toccavano in ogni parte del corpo.

Fabio era visibilmente eccitato, i suoi occhi, quasi esaltati, esprimevano un incontenibile istintivo desiderio.

Sabrina alzò la maglietta facendo uscire i suoi seni sodi e prosperosi, sollevò le gonne tanto da far intuire a Fabio tutte le sue grazie più nascoste.

Egli si buttò su di lei e, mentre con una mano la teneva forte sotto i fianchi, con l'altra cercava di toglierle le mutandine.

A quel punto Sabrina si irrigidì, perfettamente lucida pensò che era giunto il momento di por fine a quello che per lei era soltanto un gioco.

Si divincolò ed, assumendo un'espressione fino ad allora a lui ignota, lo aggredì con tono duro e sprezzante “ cosa pensi di fare!? Non confondere un po' di simpatia per altro... non sono una di quelle... passi per qualche effusione... ma adesso è meglio che ti dia una calmata... e poi... ho anche capito che non mi piaci per niente... non hai carattere... portami a casa!”

Per Fabio quelle parole furono come una fucilata alle spalle, si sentiva tradito ed illuso, deriso e beffato, portato con grazia davanti a un giardino incantato e poi scacciato con cattiveria senza averne potuto assaporare le profumate delizie, si sentiva come un disperso nel deserto che, dopo essere stato accompagnato di fronte ad una sorgente d'acqua, ne viene inspiegabilmente allontanato.

Una rabbia furiosa si impadronì di lui, le balzò addosso e, mentre lei si dimenava, lanciando grida isteriche, la trascinò a terra, la spogliò completamente, stracciando e sbrindellando tutti i suoi vestiti.

Avrebbe voluto possederla, prendere quanto sentiva gli era stato promesso con un tacito consenso, ma questo stato d'animo durò molto poco, il suo furore si placò, vedendo i molti graffi con cui aveva segnato la sua pelle, si vergognò di quanto aveva fatto, si ricompose e salì nell'auto.

La riaccompagnò a casa senza che nessuno dei due aprisse bocca, lei chiusa in un altero ed offeso silenzio, lui smarrito fra umiliazione e rabbia.

Quando Sabrina scese dall'auto sbattendo la portiera, Fabio capì che tutto era finito ancor prima di cominciare, e l'addio di quello che si era rivelato soltanto un sogno lo invase di profondo dolore.

Fu svegliato in piena notte da due carabinieri che, dopo averlo ammanettato, lo trasportarono, con modi sbrigativi e brutali, in caserma.

Seguì un primo interrogatorio dopodichè, ancora quella notte, fu trasferito nel carcere più vicino.

Il giorno seguente i giornali diedero ampio risalto a quel fatto.

Dei titoli cubitali racchiudevano in poche parole tutto il tormento e le articolazioni di cui quella storia era piena.

Ragazza violentata nel bosco, la giovane donna dovrà stare 30 giorni in ospedale a causa delle ferite riportate”.

Violenza nel bosco, il maniaco ha attirato la sua vittima con false lusinghe”.

Scampata per miracolo allo stupro, la ragazza ne avrà per sessanta giorni di ospedale”.

A Fabio appariva incomprensibile tutto quanto gli stava capitando addosso, si sentiva completamente avvolto e stritolato da un gigantesco ingranaggio che stava andando inarrestabile per la sua strada e contro cui, le sue eventuali ragioni non avrebbero potuto alcunchè.

Anche il suo avvocato non lo stava neppure a sentire quando egli, descrivendo come si erano svolti i fatti, cercava di giustificare, almeno in parte, il suo comportamento e continuava ossessivamente a ripetergli “ quello che è successo non ha alcuna importanza, tu ora dovrai fare quello che ti dico io e soltanto quello che ti dico io... la legge parla chiara, se riusciamo ad ottenere tutte le attenuanti e con la condizionale... forse te la caverai. Dovrai dire che lei è una brava ragazza... che tu ti eri un po' illuso e che per un attimo hai perso la testa... e che sei pentito e le chiedi scusa... ma non devi assolutamente darle contro... faresti peggio...”

Il giorno del processo, quando Fabio scese dal cellulare dei carabinieri per entrare in tribunale, trovò una folla di femministe che lo stava attendendo.

Issavano cartelloni e scandivano slogans pieni di irriferibili ingiurie che lo prendevano di mira.

Il processo fu lungo e contrastato, specie da parte dell'accusa era stato cercato ogni possibile elemento di prova, spesso anche insignificante e pretestuoso, per aggravare la sua posizione.

Sembrava che stabilire la verità, o perlomeno una parvenza di verità, non interessasse proprio a nessuno.

Fabio più che non un soggetto da giudicare si sentiva come una palla gettata da una parte all'altra del campo.

Da una parte c'era il pubblico ministero che, anche se intimamente avesse creduto nella sua innocenza, per mestiere ed ambizione profondeva tutte le sue capacità e le sue energie onde dimostrare la sua malvagità e la sua indole criminale e perchè gli fosse inflitta la più dura condanna possibile.

Dall'altra l'avvocato difensore che, seppure fosse stato consapevole della sua colpevolezza, ugualmente, per mestiere ed ambizione, avrebbe fatto di tutto perchè fosse assolto.

In mezzo a questi due faziosi contendenti stava la giuria a cui, orientata più dalle mode e dagli umori del momento che non da meditata ragionevolezza, spettava l'ultima parola.

La pubblica accusa non risparmiò a Fabio nessuna offesa, fu trattato come il peggiore dei criminali, dipinto come il massimo della malvagità e della depravazione, rivolgendo il dito minaccioso verso di lui, l'oratore, lo massacrava con ogni sorta d'ingiuria.

Lui volle dare ascolto ai suggerimenti del suo avvocato.

Con modi dimessi si scusò per la sua azione, dettata da un impulso momentaneo e non da premeditata volontà criminale.

Seppure con molta fatica, si umiliò di fronte a Sabrina e non disse alcunchè che potesse mettere in dubbio la di lei integrità e buonafede.

Nonostante ciò le previsioni del suo avvocato non si avverarono e gli fu comminato il massimo della pena previsto per quel tipo di reato.

La giuria, molto influenzata dal clamore delle femministe che, radunate di fronte al tribunale, stavano attendendo la sentenza ed anche dal frequente ripetersi di fatti di quel genere, aveva messo da parte ogni pietismo e voluto, con una condanna esemplare, far a tutti capire qual'era la tendenza repressiva verso quel tipo di crimini.

Era ora di finirla con questa gentaglia! Bisognava dare chiari segnali che il vaso ormai era colmo e che non si sarebbero più tollerate cose di quel genere” questo s'eran detto fra loro i giurati.

Fabio restò ammutolito, in tutti quei giorni ogni cosa era accaduta come se egli non fosse neppure esistito e tutti l'avevano usato per perorare un proprio vantaggio.

Penso che, se tutto fosse successo soltanto qualche anno prima o qualche anno dopo, le cose sarebbero andate in maniera completamente diversa.

Mentre i carabinieri lo portavano via con le manette ai polsi non si sentiva più una persona, ma soltanto una cosa, e non ebbe neppure la forza per piangere.

Sabrina per molti giorni vestì i panni della protagonista, rilasciò molte interviste e la sua immagine comparve più volte nelle televisioni locali.

Con atteggiamenti sofferti rievocava il fatto, facendo capire che le sarebbe stato molto difficile riprendersi e che probabilmente quel trauma l'avrebbe segnata per sempre.

Poi rapidamente tutto fu dimenticato ed anche lei ritorò alla sua vita di sempre.

L'estate stava ormai finendo, era una serata stupenda, serena e piena di stelle, il venticello che proveniva dal canale faceva rimpiangere il maglioncino leggero che ancora non si era voluto tirar fuori dall'armadio.

Sabrina guardava svogliatamente i radi passanti che percorrevano la via.

Aspirava, annoiata, lente boccate da una sigaretta mentre, da molto tempo, una bibita, da cui centellinava piccoli sorsi, le faceva compagnia.

Quando vide Andrea che, a piccoli passi, scendeva lungo la strada, si rianimò.

Quando le fu vicinò lo fissò in volto, egli si accorse di lei, la fissò, si ritrasse, la fissò ancora, abbassò lo sguardo, lo rialzò, roteò gli occhi, un sorriso idiota gli pervase la faccia, la salutò, con voce che volendo esser forte suonò soltanto belante.

Lei lo fermò e gentilmente imperiosa gli parlò.

Dove vai, Andrea?...Non ti farò mica paura?!...invece di andar via così di fretta potresti anche fermarti a far due chiacchiere con me!......”

Michele Serri 30/09/2012 18:12 1 65535

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
La riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione dell'Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge.

I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.

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Commenti sul racconto Commenti sul racconto:

«Penso si possa accorciare un bel po' da sveltire la storia e renderla meno dispersiva. Cercherei di lavorare maggiormente sulle descrizioni; non possiamo dire Sabrina è bella, dobbiamo mostrarlo»
Ronny

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