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Questo racconto è inserito in:
 Parte 2 della raccolta "Alla ricerca della Reggia perduta " di paolo corinto tiberio (5 racconti)
 Berlusconariae

Alla Ricerca della Reggia Perduta

Fantascienza

Invidus, annoso qui famam derogat aevo, qui vates ad vera vocat”

(Lucano)

I

Curion svolazzava soprapensiero col suo autoplano e quasi faceva collisione con la Cristall Town che riuscì a stento ad evitare sterzando e sguisciandogli a lato dalla parte nord, dov’ era la sede del Global Archeology Intergalattic University; si ricordò che lì, in quel trasparente gioiello, insegnava il professor Scavator, giovane ricercatore di belle speranze; lo aveva conosciuto al corso di archeologia spaziale alcuni anni fa, al tempo che sul pianeta rosso vi fu il sensazionale ritrovamento della discarica dei primi prototipi di Cloni malriusciti.

Ecco chi può aiutare la mia tesi” pensò mentre fluttuava in direzione dell’ aeroparcheggio dell’ Ateneod.

Atterrò, parcheggiò e prese il primo cartrasportator disponibile, l’ ascensore programmato che lo avrebbe condotto al Rectorator; i pochi Cloni nell’ edificio, che spaziava tutto il cielo circostante congestionato dal traffico aereourbano, attendevano ai soliti lavori e pratiche di secondo rango da quando la legge NoClonax/72CF3 del 2. 142 aveva vietato tassativamente l’ istruzione superiore ai Cloni e ai Troll del sistema solare.

Trovò il prof. che osservava ai raggi Strall un reperto di catino di plastica di pregevole fattura del XX secolo

Salve” salutò mentre entrava, “disturbo?

Salve” rispose il prof. dopo averlo scrutato e riconosciuto, “stavo terminando la relazione, ma accomodati

Si sedette su un divano nettuniano e attese. Il professor Scavator ripose quel pezzo di plastica in una teca illuminata, tra altri reperti: c’ era un frammento di cartone su cui era una scritta rossa con alcune lettere irrimediabilmente distrutte, ma si leggeva: OLA’ b(?)cato (?) mano; a lato c’ era un vasetto di vetro con l’ etichetta su cui erano stampati alcuni lemma quasi illeggibili, ma fra tutti spiccava: Nut(?)l(?)a, e in un altro: SA(?)LA’, sott(?)(?)(?)to (?)isto; un piccolo fusto sfondato figurava un Lare domestico e l’ epigrafe: MAST(?)O LINDO, che il prof. spiegò come il nume tutelare delle case di quel tempo, il dio che curava e teneva in ordine l’ abitazioni.

La stanza conteneva numerosissime testimonianze dell’ epoca bassa del III millennio, segno che quello studioso era un eccezionale conoscitore di quell’ evo oscuro, così negletto, e riacquistò speranza per la sua tesi.

Gli si accomodò di fronte, sorridendo e in attesa, poi disse “Dunque, in cosa posso servirti?” e afferrò un recipiente di puro cristallo con qualcosa di coloratissimo dentro che versò in bicchieri d’ alabastro.

Senta professore” sbottò, “lei mi deve, la scongiuro, aiutare

Se posso” rispose

E’ per via della mia tesi “ sospirò Curion, “mi mancano documenti storici, le basi su cui impiantarla, i dati, i riscontri, le verificazioni e tutto ciò che in genere serve per fare una tesi

Hai interrogato l’ Archivio Storico?” domandò distratto mentre sorseggiava nel suo bicchiere

Sì, a lungo e invano, che sembra svanito nel nulla quel tempo lì, come inghiottito, fagocitato da un buco nero beffardo, … nemmeno Leonardus 34 ha saputo dirmi niente, e…

Di certo il primo 2. 000 allora

Il professor Scavator sembrò accendersi d’ entusiasmo nel nominare questo periodo, e continuò “Perché, caro mio, in fe’, è uno dei periodi più bui di tutta la storia del genere umano

Appunto” rincalzò Curion, “sono disperato, lei prof…”

Ma io non so molto” lo interruppe “e anche se so, so solo ipotesi che vanno dimostrate con significativi ritrovamenti archeologici”, poi mise la quarta “… certo, qualcosina si sa: dopo secoli di guerre fratricide vi fu l’ unità, e in seguito, dopo un periodo di soppressione delle libertà democratiche, un lungo governo cristiano, ché a tale religione si richiamavano quei crociati là…, dunque, questo governo durò, e qui le opinioni non sono concordi, fino agli anni ’ 90, da questo punto si perde ogni traccia di quel che accadde dopo, ma non sono pochi a ritenere che vi fu, dopo alterne vicende, una specie d’ interregno, un governo fantoccio, tanto incredibile quanto esotico, a capo del quale fu posto un leggendario e mitico capo, un Sjlvjo 1, ma qui la grafia non mette concordi tutti gli studiosi, il quale alla sua morte lasciò il potere al primogenito Sjlvjo 2, che regnò per pochissimo tempo

Ma nulla si sa del suo aspetto” replicò Curion “né come arrivasse al potere, delle leggi che fece, né dove risiedesse e…

Non esattamente, ché qui subentra la mia personale ipotesi…, ma per carità, bisognerebbe verificarla… in situ, ma è il sito che è aleatorio…

Non ci sono, in che senso?” chiesi

Credo di aver individuato la residenza, il palazzo, o reggia, o corte nella quale questo oscuro e mitico divo viveva assieme alla famiglia

Ehhhh?” si stupì Curion, “ma lei è un genio allora!” gridò mentre applaudiva il salvatore della sua tesi

E sì, lo ammetto, sarebbe davvero il ritrovamento del secolo, ma che dico, la scoperta di tutti i tempi, come rinvenire il Tempio di Salomone, o dissabbiare l’ intera Torre di Babele, o ritrovare intatta l’ Arca di Noè, o dissotterrare tutte le sale della Domus Aurea, o strappare al buio il manoscritto non mutilo di Petronio…

Di più, di più” incalzò accalorato d’ entusiasmo Curion, “un quasi miracolo: sarebbe come scoprire il nido ancora tiepido dell’ Araba Fenice, o sfossare lo scheletro del centauro Chirone, sarebbe come ritrovare il corno dell’ Unicorno, o un pomo d’ oro del Giardino dell’ Esperidi, o passeggiare sulle strade lastricate di smeraldi della favolosa Atlantide, o allucinarsi agli splendidi miraggi delle Isole Iperboree

Vi fu un beato silenzio durante il quale i due bevevano all’ eterna fonte dei Prodigi e dei Portenti del Mondo, eppoi “Ma i pochi che tentarono di far luce su questo tempo buio” replicò secco “sono andati incontro al più totale fallimento

Vi fu di nuovo silenzio, poi ricominciò “E’ che mancano riferimenti…, certo, si sa di una non meglio specificata Melano o Milano, e in alcuni cartigli più antichi Mediolanum, ma dove essa fosse collocata con precisione nessuno lo sa

Si voltò e prese da un ripiano zeppo di oggetti una cartina geografica muta della penisola italiana, e continuò “Sai che dopo la quasi totale distruzione del mondo a seguito della 2^ guerra atomica del 2. 057, tutta la toponomastica del pianeta fu in seguito rinominata e ritrascritta in modi e forme completamente diversi, e senza i codici di ritrascrizione non si può avere nessun riferimento per l’ individuazione di questa benedetta Melano, dove, probabilmente, lì o nelle sue vicinanze e adiacenze, risiedeva questo mitico Sjlvjo 1

Melano… Milano… uhm uhm…” strascicava Curion

Un ricco Eldorado introvabile, un Pozzo di San Patrizio Galattico” riprese a dire, poi tirò fuori un pezzo di carta macera che conteneva uno scritto di giornale del primo 2. 000 “e tale sarebbe se non mi fosse capitato per caso tra le mani questo antico reperto di gazzetta notiziaria, dalla quale ho tratto gli indizi e le prove che cotale leggendaria città non può trovarsi se non qui” e disegnò un cerchietto al centro della zona dove la penisola si rigonfia come un fungo.

Questa città inoltre era attraversata, pare, da un fiume”, poi ristette pensieroso, “ non credo però che Sjlvjo 1 abitasse nell’ area urbana, ma come erano i costumi di allora, fuori

Quindi la questione si complica…

Niente affatto” l’ interruppe, “perché è più facile rinvenire resti di un’ abitazione isolata che in mezzo a mille e mille altre, e poi…” sventolò in aria il suo pezzo di carta “da questo frammento di giornale si evince chiaramente il nome della località su cui doveva elevarsi la Magione Magna che avrebbe conteso alla reggia di Priamo il primato della fama e dell’ immortalità” e si diresse vicino al megaschermo che occupava quasi l’ intera parete, afferrò una penna elettronica, sempre spiegando

… pertanto, utilizzando le leggi del calcolo combinatorio più la legge stocastica e servendomi delle cubiche gobbe nonché della linguistica generazionale e di italiano antico, ho sintetizzato e concluso che il luogo…” e scrisse a caratteri cubitali sul megaschermo “ è

(a) r c o r (e)

Il professor Scavator si accasciò sulla poltrona nettuniana e fissò in silenzio la parete su cui campeggiava la scritta

a- r-c-ò-r- e” ripeteva piano “ a- r-c-ò-r- e

“ O à-r- c-o- r-e” suggerì Curion riprendendosi dall’ emozione di essere compartecipe a una così sensazionale ricerca

L’ ho escluso” tagliò secco il prof. “ per via che quella lingua amava accentare di solito sulla penultima

Cmq sia, è lì che bisogna cercare questa reggia, all’ interno del piccolo cerchio che ho disegnato sulla cartina

Poi puntò il dito su Curion e disse “E tu mi aiuterai, chiaramente, se vuoi portare a termine la tua tesi; chiederò all’ Administrator un periodo sabbatico di tre mesi, di modo che posso dedicare a questa ricerca tutto il tempo, ma…” mise il dito sulle labbra “ bocca cucita con tutti”

Professor Scavator, le sono veramente grato e ricon…

E tra tre giorni” lo bloccò, “ si parte, suvvia, mi raggiungerai a casa,… fra tre giorni, sai dove abito…, bene…, ecco, questo e tutto ciò che ti porterai dietro” mi diede una capsula d’ istruzioni, poi mi salutò

II

La mattina del terzo giorno eravamo già pronti a partire, eccitati da quella vicenda che ci avrebbe svelato, con la buona fortuna, la villa aurea del divo Sjlvjo.

Il prof. mi aveva dato esaurienti e precise istruzioni sull’attrezzatura da portare, compresa

l’emergenza.

Hai preso tutto?

Sì, ho tutto

Bene, allora si parte: rotta nord- nord- ovest” e accese l’ autoplano

Professor Scavator” domandai “perché non ci informiamo col computer di bordo sulla natura del territorio di quel posto?”

Già fatto” rispose pronto “ ci troveremo discariche, ma è meglio così, potremo lavorare in pace, senza disturbatori

Discariche?

Ma il prof aveva già decollato alla volta di quel cerchietto che aveva fissato giorni prima sulla cartina della penisola italiana, e dopo tre ore circa di volo notai una diminuzione dell’ altitudine di volo e lo vidi già sbirciare attorno “Ci siamo” disse “il posto è questo

Lanciai un’ occhiata all’ esterno e vidi il luogo più inospitale dell’ intera Galassia: un immenso e nero campo di lava, di cupi detriti, una pianura sconfinata di scarichi e di rifiuti di ogni genere e foggia, cascami provenienti dagli Opifici di tutto il Sistema, colline e colline di scorie intramezzate da pozzanghere vischiose ciangottanti polle sulfuree, spaccature della terra come piccoli abissi gialli che tranghiottivano rocce e liquami o rigurgitavano melme rosastre e nauseabonde.

E’ il trionfo della desolazione” sentenziai mentre afferravo il casco respiratorio sul sedile posteriore.

Il prof atterrò su una collinetta di scorie fumanti: avevamo le tute migliori e la scorta di ossigeno per un anno, ma l’ idea di mettere i piedi in quel inferno non mi entusiasmava affatto; prima di scendere mi raccomandò di mettere le scarpe antigravitazionali, di tenere sempre a portata di mano il Server e di stargli dietro;

quindi scendemmo in quella landa desolata, funesta persino agli insetti e topi plutoniani; il professor Scavator in avanguardia monitorava col computer da polso la zona circostante, e io, col mio Server, pronto, dietro.

Senta prof” gli chiesi, “la cartina geografica su cui ha disegnato il cerchietto rapporta un centimetro a un milione, ciò vuol dire che la zona da esplorare raggia più di 30 miglia, allora domando: come si fa in questo deserto plutoniano a trovare la reggia di Sjlvjo 1? Nemmeno se avessimo tre vite…

Sai la storia dei famosi rabdomanti?” mi disse, e di seguito “era gente che trovava l’ acqua con una verghetta, quando questa cominciava a vibrare, ecco, in quel punto lì, sottoterra, ci doveva essere acqua

Sì, ne ho sentito parlare” risposi

Ho approntato” continuò “questo apparecchio”, mi mostrò una specie di bastone di lega traslucida “che individua nel sottosuolo qualunque forma o segno, qualcosa costruito con una regola, una legge, uno schema…, per semplificare, se qui sotto c’è un cerchio questo strumento mi si mette a suonare e non la smette più, se invece c’è un arco di cerchio fa solo BIP BIP e così via…, insomma, se esiste una qualsiasi forma duratura costruita dall’ uomo, il mio acchiappaforme me lo segnala

Geniale” mi complimentai

Ma, per dirla tutta, già era trascorso un mese sabbatico e questo BIP BIP tardava a farsi udire.

Un giorno l’ apparecchio del prof suonò e si accese veramente “Ci siamo” disse che non stava nella pelle “ecco, ci siamo…, passami il Server

Così feci: l’ accese e tra le opzioni scelse i Raggi- Pala e, come assalito dalla febbre della scoperta, si mise a scavare, a scavare… fino a quando non apparve un copricesso, “Ecco” sorrisi, “un cerchio, e per di più costruito dall’ uomo

Borbottò e rabbuiato continuò a camminare su quella desolazione, io dietro a chiedermi se per caso non ci fossero mancate a entrambi delle rotelle.

Così trascorse invano anche il secondo mese sabbatico, durante il quale non vi fu se non qualche ritrovamento di modesta importanza, ma una mattina… perdiana, una mattina… il miracolo!

Di cattivo umore eravamo a scandagliare, protetti dai nostri scafandri, il settore della zona sud, più desolato che gli altri, quando all’ improvviso quell’ arnese cominciò a suonare BIP BIP… BIP BIP… BIP BIP…, sempre più forte, sempre più forte man mano che avanzava, fino a quando emise un segnale continuo, IEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE…

Ci siamo… ci siamo” urlò esaltato, “qui sotto deve esserci un trionfo, un pasticcio di forme, senti… lo senti come ulula!

Evviva evviva” gridai mentre cercavo di raggiungerlo, ma il professor Scavator per la gioia della scoperta si mise a saltare e ballare come un bimbo su di un crostone di scorie solide che cedette, e così sparì nella voragine apertasi.

PROF PROF” urlai con quanto fiato avevo in gola, ma poco dopo lo sentii giubilare “E’ qui è qui,… ih ih, vedo il vertice della Piramide Egizia…, vedo, vedo… il Pantheon seminterrato… è la REGGIA… L’ ABBIAMO SCOPERTA,… L’ ABBIAMO SCOPERTA

Mi affacciai con cautela alla voragine e lo vidi fermo a mezz’ aria con le braccia aperte in equilibrio, ché aveva azionato le scarpe antigravitazionali, e sotto di lui la traccia evidente di una residenza di grandi dimensioni, da dove spiccavano la punta di una piramide e, più distante, la cupola di un tempio, ma tutto era grommato da una muffa bruna e vischiosa per i vapori che colà si appastano.

Sempre a braccia distese mi urlò di azionare le scarpe antigravitazionali e scendere fino a raggiungerlo, e così fu: discesi lentamente e lo raggiunsi, poi assieme atterrammo su quel sito sotterraneo che custodiva il nostro tesoro.

L’ emozione era grande, ma restammo in silenzio, ché qualunque parola sarebbe stata inutile rispetto agli altri sensi, soprattutto la vista, la quale ora spaziava bramosa di meraviglie e incredibilie, ma anche di un punto dal quale poter accedere lì dentro, e vidi, seminascosta da un tronco d’ albero fossilizzato che il prof. mi disse appartenere al Parco che colà esisteva, un’ apertura nella quale avremmo potuto infilarci; e già vi eravamo diretti, mentre consultava al computer da polso la pianta della Reggia che lui stesso si era disegnato interpolando gli scarsi dati che era riuscito a strappare al cieco caso e al tempo.

Quindi tolse con i Raggi- Gru del Server il tronco di pietra che ostruiva il passaggio e s’ infilò come uno scoiattolo in quel buco. E io lo seguivo, dietro.

Percorremmo una decina di metri di galleria, il cunicolo ci portò in un lungo e largo corridoio rischiarato a giorno dalle lampade a diffrazione fluida che ci eravamo portati dietro, con stanze e saloni a lati, “Siamo nei Sotterranei del Monastero” pronunciò solennemente, “ventre dell’ inconoscibile, qui, ora, si dissigilla ciò che la pietà del Tempo ha nascosto a generazioni di generazioni...

Prof., stai bene?” gli chiesi preoccupato, ché lo vedevo fuori di sé, ebbro per quella Grande Rivelazione, ma quello riprese con lena la marcia e, tra maniglie e rubinetterie placcate d’ oro e tra mille altri oggetti che avrebbero fatto la gioia dei Musei del Sistema, accedemmo in una vastissima sala con al centro una piscina e tutto intorno una lunga teoria di televisori, “Guarda, non è incredibile?” mi disse mentre filmava avidamente ogni frazione della sala col suo apparecchio a cristalli fluidonti.

Riprendemmo l’ esplorazione ed entrammo in una stanza che mi spiegò essere il locale per lo Squash, con le pareti che erano state affrescate di gruppi di ragazzotti capelloni e in primo piano il volto di un omettino calvo che giocava a palla con loro “Deve essere lui” disse, “lui, il Sjlvjo 1”, e fu la prima volta che un occhio umano vedeva la Sacra Effigie.

Alquanto delusi per i connotati, lasciammo la sala, e dopo aver percorso un po’ di strada tra oggetti semipreziosi e seminutili, entrammo in un vasto spazio arredato di attrezzature ginniche, e, come l’ altra, affrescata alle pareti.

Interrogai il prof. che pitture fossero quelle che ci stavano in alto, “Ma l’ Iliade e l’ Odissea”, mi esclamò, “ e il combattimento dei gladiatori offerto dal Lenate

Dopo la Palestra ci trovammo nella Sauna, con gli spogliatoi e il resto, e dopo aver attraversato il Bagnoturco e la Sala degli Idromassaggi, potemmo ammirare alfine lo splendore del Salone Mediatico, zeppo zeppo di televisori e schermi giganti, dove alle pareti danzava il ciclo dei Fastigi del proprietario: il pittore, con scrupolo, una cosa dietro l’ altra, lo aveva dipinto, prima, che imparava a contare, poi, che faceva l’ edile, in seguito, l’ amministratore, da qui Mercurio che se lo tirava su per il mento, su in aria, sopra una tribuna altissima, col corno dell’ abbondanza in mano, “E’ un capolavoro” sospirò il prof. estasiato, e per reggersi a tanta emozione s’ appoggiò alla parete, ma schiacciò un pulsante che attivò un fracasso infernale d’ organo, la fuga di un musicista di 600 anni fa, contemporaneamente funzionarono tutti gli schermi e megaschermi di cui era gremito quel ambiente mediatico: raccontavano ciascuno una storia diversa, i momenti più salienti e significativi dell’ esistenza terrena di questo monarca venuto dal nulla.

Ora vedo bene” dissi “ di cosa è fatto il trono su cui sedette questo Portento…, sedeva sulle televisioni!

E’ la confutazione di quegli storici che non hanno dato importanza” aggiunse “o sminuivano e minimizzavano il potere di questo Attrattore Mediatico, così ridicolo oggi, ma che a quel tempo doveva risultare vitale per la conquista della platea virtuale che di lì a poco sarebbe diventata, accresciuta e potenziata d’ interessi, l’ elettorato attivo per la conquista del potere

Potere pertanto sottratto monopolizzando tutto il mondo dell’ informazione, e…” ma non mi ascoltava, ma lo vedevo, nonostante le prelibatezze scoperte in quella voragine, che smaniava come inseguisse con la mente un obiettivo suo particolare, una meta ancora più incredibile ed ambiziosa, “Il Mausoleo” poi disse pensieroso “dovrebbe trovarsi a mezza strada tra la Piramide Egizia e il Pantheon

Ecco” pensai “il suo traguardo finale

Il Pantheon” dissi “non fu costruito da Agrippa più di 2. 200 anni fa?”, ma quello era assorto nello studio della piantina della Reggia, infine tracciò il punto dove riteneva fosse il Sarcofago con i resti mortali del sovrano mediatico, “Seguimi, credo di aver individuato il Mausoleo

Risbucammo nel Parco della Villa e, dopo aver esplorato un po’ di qua e un po’ di là, notammo un edificio quasi interamente interrato, e in un punto, delle scale di travertino che scendevano sottoterra; le discendemmo con cautela fino ad arrivare in un grande atrio stracolmo di televisori, che doveva essere il Vestibolo della Cripta che conteneva il Sarcofago di quel Principe, dipinto alle pareti con varie biografie: in una c’ era Sjlvjo ridanciano e seduto in tribuna, con cinque anelli d’ oro alle dita, che elargiva soldi alla gente di uno stadio, in un altro dipinto era ritratto sorridente in mezzo a televisori e antenne di segnali analogici, che gettava gettoni d’ oro a una folla di teleutenti e, in fondo alla sala, tra due colonne di travertino, dentro una nicchia, una statua che lo raffigurava con una cagnetta ai piedi.

Ci guardammo e scoppiammo a ridere, a ridere a crepapelle, per tutti lussi e le stravaganze che vedevamo dapertutto lì dentro e che avevano costellato l’ esistenza mondana di questo Signore, che nulla, ma proprio nulla, risparmiava all’ Eternità.

Ma non era finita: oltrepassammo la statua con la cagnetta e ci trovammo in una sala di dimensione 30 x 60, che conteneva numerosi sepolcri disposti a lato, mentre al centro troneggiava un sarcofago di marmo bianco ornato di rosette di travertino rosso ed in mezzo al coperchio l’ epitaffio:

QUI RIPOSA SILVIO I L’ ARCORIENSE,

E’ VENUTO SU DAL NIENTE,

LASCIO’ 30 MILIARDI,

NON ANDO’ MAI A SCUOLA DA UN FILOSOFO,

AUGURI

Il professor Scavator, che tremava come dal freddo, bianco e sudato per l’ emozione e la sorpresa, si avviò in quella direzione per filmare e fare le sue rilevazioni, mentre io intanto me ne stavo a curiosare tra gli avelli a leggere i nomi dei personaggi mitici che avevano accompagnato in vita il loro bizzarro quanto inaudito padrone.

Ma il prof mi richiamò, così accorsi presso il Sepolcro Maggiore, il quale portava dietro un’ alta antenna televisiva di marmo bianco su cui si arrampicava per tutta la sua altezza una vite anch’ essa marmorea, ma policroma.

Se è come penso” disse, “troveremo Sjlvjo ibernato

Ibernato??” esclamai al colmo della meraviglia

Ibernato, sì, proprio ibernato”, poi spiegò “a quel tempo chi possedeva un’ astronave di soldi, sperava che noi, noi poveri posteri, avessimo potuto risuscitarlo…, farlo risorgere dalla morte,… pensa un po’…

Invece…

Invece, come ben sai per averlo studiato in Fisiologia Planetaria, risulta essere una delle 5 IMPOSSIBILITA’, possiamo far nascere, ma non far risuscitare col corpo ”

“ Ora,… però…” dubitai io

Però?

Chi ce lo dice che, ipotesi, nel 4. 735 qualcuno non riesca a scoprire il modo o il metodo per riattivare le cellule cerebrali e farci così rimuovere gli occhi?

Il prof rimase assorto, poi sbottò “ Ma è che è IMPOSSIBILE, ché se ciò fosse vero risulterebbe essere POSSIBILE contraddicendo alla premessa dell’ IMPOSSIBILITA” e aggiunse “inoltre una resurrezione confliggerebbe con le Leggi della Termodinamica Astrale…” guardò per un momento il Sarcofago e continuò “per esempio, se potessimo riportare in vita questo qua dentro, si creerebbe un’ onda d’ urto temporale che da un punto Pi- Zero dei tempi si abbatterebbe come una clava al di là e al di qua delle ascisse temporali, sia nel passato che nel futuro, e la Freccia del Tempo se ne vedrebbe spuntare un’ altra e non saprebbe più da che parte andare…”

“ Ehhh???”

“… inoltre l’ ESSERE, assieme ai suoi infiniti predicati, diventerebbe nullo, annichilirebbe,… E TUTTO L’ UNIVERSO NON SAREBBE ALTRO CHE UNA SUA IPOTASTASI

Rabbrividimmo al pensiero di siffatta ipotastasi, ma riavutosi cominciò a cercare attorno alla tomba il meccanismo che doveva rimuovere il pesante coperchio che la sigillava.

Dopo un po’ di vano cercare individuò una rosetta di travertino che faceva da pomello al congegno d’apertura, ma restammo per un minuto in silenzio e fermi, quasi storditi e paralizzati per lo straordinario evento del quale di lì a poco saremmo stati testimoni, noi, primi, su tutto il Sistema.

Il professor Scavator si riprese addosso la sua febbre della scoperta e senza indugio azionò il dispositivo per lo scoperchiamento: allora una luce azzurra illuminò la cripta e una canzonetta popolare che parlava della forza di crescere liberi inondò l’ ambiente, mentre il pesante coperchio che copriva le spoglie di Sjlvjo cominciò a girare su se stesso, girare, a girare

Ooooooooooooooooooooooooooooooh…” esclamammo all’ unisono con gli occhi sbarrati e la bocca aperta.

Immerso in una soluzione fluida che riempiva più della metà dell’ avello vi era un uomo di bassa statura e calvo che sorrideva, sorrideva similmente ai dipinti affrescati attorno ai muri della reggia e ondeggiava leggermente dentro al fluido luminescente che certamente lo manteneva ibernato.

Il professor Scavator filmava ogni cosa freneticamente, mentre io ero annichilito per lo stupore: così credo, dovette restare chi sollevò la pietra della tomba di Agamennon o chi dissigillò il sepolcro di una principessa etrusca.

Poi ci guardammo e, mossi da volontà comune, senza proferire parola, richiudemmo all’ istante il pesante lastrone di marmo su quel sorriso mortuario che fece di un popolo fiero dei servi teledipendenti e ci lanciammo ad azionare come aquile l’ arresto di ogni energia ch’ era lì dentro: la luce azzurrata si spense, la canzonetta popolare cessò e per la prima volta ci sembrò di essere veramente in un sepolcro.

Il professor Scavator, prima di andarsene, lasciò lì una scritta proiettiva di cristalli fluidi che riempì quasi una parete “ RIPOSA IN PACE AMEN”, infine interrammo tutto il sito, completamente, e riprendemmo la strada del ritorno: già da lontano avvistavamo la nostra città con i suoi mille palazzi e edifici di cristalli trasparenti che sfolgoravano in mille faville al sole nascente.


paolo corinto tiberio 11/05/2012 22:05 718

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
La riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione dell'Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge.
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