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I 7 passi III parte

Biografie e Diari

Entrammo.
Ci accolse il classico odore di incertezza, di lacrime, speranze, dolore e battaglie.

I volti trasformati, distorti, gli occhi incavati, le schiene piegate.

I miei screzi con Paola qua erano irrisori. I problemi che la maggior parte delle persone si fanno per cavolate, qua si rompono contro il muro del silenzio e della rassegnazione.

Ragazzi giovani più di me.
Lo stomaco si richiuse come una persiana.

Leggere le riviste era inutile. Presi l- ipod, magari un po' di musica poteva aiutare.

Mio padre ansimava.
Lo aiutai a togliersi il cappotto, la sciarpa ed il berretto, cadde la parrucca....Mi bloccai...
" Toh guarda, mi è cascato il gatto dalla testa, corri Ighe prendilo o finisce che si perde " esordì.
Risi, ma gli occhi erano carichi di lacrime.
Arrivò Lucia, la capo reparto, aveva in mano un fascicolo. Chiese il cognome. Accennò un sorriso.
" Il dottor Zanghi sta visitando, appena si libera, Vi vengo a chiamare".
Ringraziammo.
Intanto nel corridoio, dalle porte della corsia sentivi i lamenti, il brusio indistinto, gli infermieri che correvano su e giù come tante piccole formiche. Un carrello emergenza spinto con forza. Suoni e odori che non scordi mai.

Smaniavo e non stavo un attimo fermo.

" Siamo pazienti, Matteo, dobbiamo pazientare, tanto anche se avessimo fretta a che serve? " disse toccandomi il gionocchio.

Passarono minuti.

" Venite il Dottore può ricevervi " sbucò Lucia dall'angolo come un coniglio dal cilindro.

Sette passi, sette schifosi fottuti passi.
"Avremmo saputo il destino di questo cancro, la fine o meno di mio padre, l'inizio dell ennesimo calvario? "
I piedi andavano da soli, per fortuna avevo il 47 non sarei caduto, ma avevo le ginocchia un po' ballerine.
Ci venne incontro, saluti ci fece accomodare.

"Come va? La vedo un po' ingrassato, Ben. Allora ci son buone notizie. La massa si sta riducendo. Forse siamo sulla buona strada. Oggi farà questa applicazione. De le cose proseguiranno così potremmo operare".
Non mi ricordo bene il discorso, il mio cervello si stava spengendo lobo dopo lobo.

Mi restano dei frammenti molto confusi. Parole tipo "buone", "forse", "operare".

Alla domanda di mio padre " ma allora sono guarito? " tornai lucido.

Il dottor Zanghi rimase spiazzato più di me

" Dottor Matteucci, stiamo provando a contrastare la malattia, miracoli non li faccio. Lei sta reagendo bene, le analisi lo dicono. La massa si è ridotta. Oggi la speranza è più concreta. Ci vuole tempo. Poi non so dirle il futuro, magari stasera esco di qua e mi investono".

Ci scambiammo un occhiata delle nostre, nessuno disse nulla, ma la voglia di rispondere a tono era pronta. Entrò un infermiera.

"Andiamo Dottor Beniamino".

Intanto il dottor Zanghi mi prese il braccio. " Ti posso parlare un attimo ? ".
Abbracciai mio padre. A dopo vecchia roccia.

Matteo siediti.

"Ormai vieni qua da quasi un anno e mezzo, hai visto bene lo spettacolo triviale che viene trasmesso.

Ci basiamo su percentuali, sperimentazioni, cure, ogni cosa possa arrestare, bloccare, fermare il cancro.
Ti potrei raccontare tutte le favole del mondo, ma la verità è una: non lo sappiamo nemmeno noi.
A distanza di anni con tutti i passi in avanti ed indietro che ha fatto la medicina, non siamo capaci di curare un raffreddore, figurati un tumore. Tuo padre, con tutto il rispetto, è solo un altro sfortunato paziente, ne vedo a centinaia. Ieri abbiamo perso due ragazzi. Uno di sei anni e uno di ventitre. Se ne sono andati in poche settimane. A casa ho un ragazzo di vent'anni. Secondo te come mi sento? .
Non te ne fregherà neanche nulla però riconosci questo, un anno e mezzo fa andava peggio. La cura sembra funzionare, siamo a buon punto, adesso si vede un po' di luce. Se ti butti giù adesso rendi tutto più difficile. Devi dare sostegno, so che non è facile, so che non il massimo. Sei tu che dovresti supportare tuo padre, non viceversa."

La sua uscita per quanto onesta e chiara, mi dette noia.

"Sì dottore certo immagino siamo dati, numeri, palline nell'urna, mi risparmi sta paternale, per favore. lo so per conto mio, ma è una riposta che non mi placa la rabbia. Giustamente ne vede più di me, di sicuro, dal suo punto di vista " è solo un paziente ", per me no.
Quando non mangia, non si alza, non ce la a stare in piedi. Quando rimette la cena e dice " lasciami morire " che diavolo mi invento? "
Vederlo con la febbre alta, sconnesso dal mondo, senza sapere a quale santo votarmi, senza sapere se passerà la notte, se la mattina dovrò chiamare le onoranze funebri. Ribadisco per lei è un paziente come tanti, per me è mio padre. Non è facile, ce la sto mettendo tutta, ma le notti in bianco le faccio io, mica lei " risposi fra il contrariato, l'offeso e lo scortese.

" Stai calmo, lo vedo che è dura, ma rifarsela con me o con il muro di casa tua non serve. Guardala con positività, da un altro punto di vista. Le cose son cambiate. Tuo padre non è nelle stesse condizioni di quando è venuto la prima volta. Sì, ha perso qualche chilo, ha perso i capelli, ha perso tanto, ma è ancora vivo."

Lo guardai.
Mi alzai, stavo per esplodere. Accennai un mezzo sorriso.
Rifeci quei sette schifosi passi.

Mi fermai " e Lei me lo chiama vivere? ".
Chiusi la porta ed andai in corridoio.

Fine parte III


Matteo Bio Matteucci 28/09/2016 23:17 204

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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Il primo racconto pubblicato:
 
Scatole & ricordi (09/09/2014)

L'ultimo racconto pubblicato:
 
Fottesega IV parte (16/10/2017)

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