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Mondi lontanissimi VI (Epilogo)

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Ed eccomi qua, sola con un cane a guardare i tramonti primaverili nella quiete e calma del mio appartamento.
Mi son fatta tante domande in questo periodo, ma l’ unica che ritorna come un cibo mal digertito è: " ritroverò la serenità? " Forse sì o forse no, rimane il fatto che son cambiata per sempre.
Mi tornarono alla mente le parole del mio scrittore preferito Murakumi: " Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato."

In tutto questo gran casino, la cosa bizzarra è stata la scomparsa delle persone che credevo amiche. Nessuno si è fatto sentire, nessun messaggio. Dileguate, sparite, nascoste. Vien da pensare che non siano mai esistite o che mi avessero creduto morta, Bene, arrivata a questo punto lo sono davvero. Presi il cellulare e cominciai a cancellare i numeri.
Non avessi avuto mio fratello, forse non ne sarei uscita viva.
Ci vorrà ancora del tempo perchè le cose trovino la giusta collocazione, però per il momento mi ritenevo soddisfatta e fortunata.
Il sole era ormai oltre l’ orizzonte.

Volevo portare fuori Raya, ordinarmi una pizza e chiudere fuori il mondo. Presi il binocolo per guardare i recinti. Uno solo era vuoto... anzi no, c’ era quello strano tipo, dal passo lungo che veste in mimetica, quello che si porta la sedia da campeggio. Un tipo così mai visto, forse gli manca qualche rotella o semplicemente non vuole seccature, certo che è strano forte.
Traversammo la strada.
Nel recinto più grande c’ erano Susanna, Francesca e Liliana. Evitai, mi stavano antipatiche . Quel modo rumoroso di mettersi in mostra. Quelle pantomime assurde per darsi un tono.
Andai verso l’ altro.
"Senti, scusa la mia è femmina, se entro ti creo problemi? ".
Si alzò da terra. Era molto alto. Mi fece cenno di entrare, ma non disse una parola. Il suo cane ci corse incontro. Era senza coda, nero con focature nocciola. Ci dette un’ annusata e zampettando prese le distanze.
Da brava sospettosa, la mia cominciò ad abbaiargli, ma rimase flemmatico, fu quasi diverito, tese un braccio verso Raya cominciando a parlarci. "A me non ha detto manco “ ciao” e parla con il cane?! ". No, via ‘ sto qua non sta bene.”
Mi sarei aspettata, vista la diffidenza, uno scenario poco simpatico.

Rimasi sbalordita quando con la coda fra le gambe, uggiolando contenta, gli si sdraiò sulle gambe a farsi coccolare. "Ok è sicuramente un addestratore o qualcuno che conosce i cani. Ma tu guarda che stronzetta, non si fila mio fratello, snobba alle volte pure me, ma con questo tizio fa la smorfiosa. Mossa dalla curiosità volevo sapere chi fosse e che lavoro facesse.
"Posso farti una domanda? " chiesi
Si tolse quelle cuffie enormi. "Preferirei di no, non la prendere come un’ offesa personale nei tuoi riguardi, ma è meglio mantenere una certa distanza. Non voglio amici. Vengo al recinto quando non c è nessuno o quando non ne posso fare a meno. Fosse per me manco ci verrei, ma Eolo vuol venire qua. Mi basta stare solo una mezz’ ora massimo un’ ora in pace senza rotture di palle. Ho stretto legami che credevo essere importanti, ma per come si sono evoluti era meglio se mi fossi dato una martellata sui testicoli. Non esiste nessuno a cui piaccia la solitudine. Ma non mi faccio in quattro per fare amicizia. Così evito un po’ di delusioni.” disse senza preoccuparsi del modo.
Lo guardai stupefatta ed ammaliata, forse pure offesa. Pure lui era un mondo lontanissimo, ma credo che Galassia rendesse meglio. Nelle cose che disse ci rivedevo molto me stessa, era come guardarsi allo specchio e non fu esaltante. Non crede più nell’ amicizia, come dargli torto? Io pure ero satura di tutto quanto. Avevo solo il cane, le mie passioni ed il lavoro. Un velo di tristezza mi rese pesante il respiro. Ho sofferto troppo e non lo meritavo.

"....Perché diciamolo via, non c é nulla di male. Se in sei mesi, anzi facciamo un anno va, son magnanimo, non trovano il tempo di un messaggio o telefonata vuol dire che non gliene frega un cazzo ed hanno altro a cui pensare, giustamente. Poche storie, giustificazioni e scuse. Inutile professarsi amici quando in realtà siamo tutto l’ opposto...”

Provai a rispondere con qualcosa di non banale, ma aveva detto tutto lui. Non c’ era da aggiungere altro.

“ Adesso scusami, ma c è la mia canzone preferita.”

Si rimise quelle enormi cuffie, senza badare alla mia reazione nè volere una risposta.
Lo guardavo quasi stranita ed incredula, era a pochi centimetri da me, ma smisi di percepirlo, era distante, da un’ altra parte.

Chiusi il cancello del recinto e mi incamminai verso casa. Feci alcuni passi e mi fermai a guardare gli ultimi sprazzi di luce venire inghiottiti dal buio.

Sarà dura, porca miseria.

Sospirai e piansi.

Fine


Matteo Bio Matteucci 02/05/2018 02:11 101

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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Il primo racconto pubblicato:
 
Scatole & ricordi (09/09/2014)

L'ultimo racconto pubblicato:
 
Mondi lontanissimi VI (Epilogo) (02/05/2018)

Una proposta:
 
Mondi lontanissimi II (27/04/2018)

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Voglie (27/04/2016, 3482 letture)


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