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"La Principessa Alina!"

Fantasy


La Principessa Alina!

Alina uscì dal castello e perse la strada del ritorno, incontrò un cerbiatto che le fece ritrovar la strada di casa ed anche l’ amore e...


In un castello viveva una bella ed adorabile Principessa.

Alina il suo nome ed era di nobile famiglia.

La Principessa Alina col passar del tempo diventava sempre più bella, aspetto raffinato, umile e cordiale frequentava le migliori scuole ed i migliori educatori, che c’ erano in quei tempi, per poterla educare nei modi e nelle maniere consone ad una futura Principessa che un giorno non distante avrebbe ereditato il titolo nobiliare e precisamente al compimento del suo diciottesimo anno. Al castello avrebbero allestito un grande ballo ed alla presenza di tanti altri nobili sarebbe stata introdotta nell’ alta società nobiliare per un eventuale avvenire. Alina aveva quindici anni, ed i suoi genitori erano lusingati ed orgogliosi di lei, cresceva bene la loro bambina, aveva ereditato dalla madre il carattere gentile ed umile, altruista e generosa come il Padre e se pur destinata a sposare un altro nobile come lei, con i suoi amici e gente che incontrava lei si poneva con umiltà e rispetto. Unica figlia del Principe Olindo e della Marchesa Beatrice, fin dalla sua nascita si prodigarono per non farle mancare nulla, l’ amavano con dedizione e non la perdevano mai di vista: era tutta la loro vita. Un giorno non tanto lontano con la loro benedizione,

l’ avrebbero maritata. Alina cresceva gaia e serena sotto gli occhi attenti dei suoi genitori. Alina non trascurava lo studio, le piaceva imparare e poi non avrebbe mai deluso i suoi genitori, ma quando arrivavano i giorni di festa amava fare delle passeggiate nel parco giardino del suo “ Castello Belvedere” girovagando senza meta e se nel cielo il sole splendeva si vezzeggiava all’ aria aperta con tutto il vigore che aveva. Il peso del suo studio si alleggeriva all’ aria aperta e ritrovava la sua vera essenza. Nel giardino i fiori spuntavano di colori vivaci e passava ore a contemplarli, come una mamma a crescere i suoi bambini. Piante e alberi secolari facevano ombra alle vecchie panchine che sostavano da anni in quel maestoso parco. Oh quanta gente importante passò in quel lussureggiante parco, ma forse anche le vecchie e stanche panchine dei tanti discorsi che ascoltarono ne avevano perso la voce. Alina su quelle panchine situate all’ ombra di vecchie querce riposava con un buon libro in mano e, sdraiata, si lasciava accarezzare dal tiepido vento primaverile. Con il pensiero a volte indugiava a sognare e mentre uno fuggiva un altro ne creava; a volte si diceva la vita con me è stata magnanima e ringraziandola si sentiva fortunata. Una domenica mattina, non avendo obblighi di studio, il giorno spuntò ben assolato e tiepido ad illuminare tutta la stanza e darle il buongiorno, la brezza sui vetri della sua finestra scivolava lieve, s’ immaginò di vederla scendere anche sulle corolle dei fiori, fin lo stelo e andare ad inumidire le zolle della terra. Alina quel mattino dopo aver fatto colazione uscì dal portone del Castello, s’ avviò sul viale a guardare le aiuole con tanti bei fiori e la verde vegetazione dall’ intenso colore smeraldino che emanava un intenso profumo riempiendole le nari . Un armonioso canto, aleggiava lievemente come un oboe a donar entusiasmanti emozioni e in quel brioso vivere tante creature quasi invisibili risvegliavano l’ anima dai lunghi torpori invernali e camminando nel giardino era come volarci sopra. L’ atmosfera brulicava di vita, capinere, fringuelli e merli con il loro fischiettio rallegravano il suo cammino, sorridente e silenziosa curiosava qua e là e ad ogni piccolo rumore sobbalzava, non per paura, per curiosità. La natura è misteriosa a volte si lascia scoprire, altre aleggia come buoni fantasmi facendo nascere teneri pensieri di fantasia, gnomi, folletti, fate e maghi ad allietar quel mistero. Alina si protrae ad ascoltar la natura in ogni minima sfumatura ed attratta dal respiro di clorofilla ne beneficia lei e il mondo, interagisce con la natura imparando sempre qualcosa di nuovo sostenendo che la natura è la più grande maestra di vita. Un triste pensiero la sfiora: se dovessi lasciare questo posto soffrirei amaramente; Alina si chinò sui fiori facendone un bel mazzolino per donarlo alla mamma, era Giugno e la campagna viveva il massimo della fioritura, mentre le cicale instancabili cantavano e quel canto l’ accompagnava lungo il viale. Oh esclamò! Ma cosa vedono i miei occhi, cadde il suo sguardo in lontananza verso una vallata dove era un tappeto colorato ad ammantar la terra, uno spettacolo ammaliante e inaspettato di spighe color oro, pianure e dossi un dipinto di variegati colori e campi di girasole ad ondeggiar come un mare giallo da tuffarcisi dentro, a tratti prevaleva il rosso papavero e il bianco a tinteggiar di candore, mentre nel verde ondeggiavano margherite con la corolla a farsi baciare dal sole. Camminava e non si accorse che il paesaggio cambiò aspetto e che dal suo castello si era allontanata spingendosi fin il sottobosco che lo costeggiava. Un scricchiolio destò la sua attenzione, veniva dalla cima di una quercia e con stupore vide due scoiattolini dalla lunga coda svolazzante rincorrersi gioiosi e in un’ altra quercia non distante un altro scoiattolo guardava senza togliere lo sguardo da quei vivaci piccoli scoiattolini, allora, si disse, forse è mamma scoiattolo che teme per i suoi piccini.Alina sedette su un manto di foglie e rametti rinsecchiti con piccole orme di muschio che tingevano di macchie verdi il suolo del bosco, tante foglie gialle e marroni posate a tappezzar il terreno e concimarlo. Gli scoiattolini si rincorrevano agili e veloci senza sosta, fu la prima volta che ebbe la fortuna d’ incontrarli, volteggiavano su quei folti rami, leggeri come avessero le ali e quella fluttuante coda ad attrazione carismatica da sembrar un batuffolo d’ ovatta color oro a rubarla ci sarebbe venuta una parrucca bionda..Ad un tratto ebbe una sensazione strana, si sentiva osservata, guardò e guardò intorno, ma non intravide ne ombre ne figura umana. forse sarà stata una mia sensazione pensò. Il sottobosco era ornato da bacche rosse e arancione a tinger il verde passeggero e qua e là fra le foglie spuntava qualche fungo bianco, viola, arancio, e marrone funghi di vari colori e dimensioni che timidamente spuntavano da sotto le foglie, cespugli di felci ad abbellir il suolo e alberi di nocciole nate libere, oh tanti agrifogli con bacche verdi e rosse. Alina fu commossa di tal bellezza situata a pochi passi dal suo Castello e che ad ogni stagione mutava il paesaggio. Ritornò la stessa sensazione, sentiva che qualcuno la osservava, ad un tratto da dietro una siepe due occhi neri la guardavano incuriositi: era un bel Cerbiatto alto e possente. Alina pian piano per non spaventarlo gli si avvicina e lui non fugge, allor prese coraggio e tese la mano accarezzandole il capo: non rifiutò la sua carezza anzi percepì da subito che fra loro c’ era una certa sintonia. Alina camminava lungo il sentiero stretto e s’ accorse che il cerbiatto silenzioso l’ accompagnava come volesse proteggerla, lui ben sapeva che il bosco oltre alle bellezze nascondeva anche insidie. Il cerbiatto ed Alina camminarono mentre un’ intensa luce filtrava su di loro era un spicchio di cielo che sbirciava fra i rami, ella corse a vedere, appoggiandosi ad un tronco d’ albero, se poteva scorgere la sua casa e con tristezza e un fremito di paura capì di essersi allontanata troppo dal suo giardino. Il cerbiatto con il muso sfiorò la mano di Alina come avesse compreso che era preoccupata, lei si affidò al cerbiatto: era l’ unica salvezza che aveva. Camminarono a lungo ed Alina lo seguiva, stanca e afflitta, non credette ai sui occhi, il bosco lasciava la visuale ad una grande vallata dove sbirciava una casina di legno, che sembrò sorriderle ed invitarla ad entrare, era piccina e circondata da querce, castagni e alberi da frutta. Scesero precipitosi nella vallata lasciando il bosco alle loro spalle. Stalle per animali e attrezzi da lavoro attorniavano la casina di legno mentre s’ intravedeva dai vetri della finestra un piccolo lumino acceso. Prese coraggio e tirò un sospiro di sollievo..Il cerbiatto la condusse fin sulla porta di casa, lui sapeva che sarebbe stata accolta e curata. La porta era di legno scuro, ma intarsiata e ben curata, bussò e una signora non più molto giovane ma ancora aitante da un bel sorriso cordiale si rivolse a lei con educazione; “ Ragazza come mai ancora nel bosco da sola?” Alina rispose con altrettanto rispetto, “ Signora mi sono perduta ed i miei genitori saranno in pensiero, ho incontrato questo bel cerbiatto e mi ha condotta fin qui!”La signora posò lo sguardo sul cerbiatto e disse;

Lui fa parte della nostra famiglia, vive nella nostra fattoria lo chiamiamo ” Girandolone” tutto il giorno s’ aggira per il bosco”..” E.. tu ragazza come ti chiami?”

Mi chiamo Alina ed abito in un grande Castello ma credo sia molto distante ho perso la strada del ritorno!” Nel mentre Alina e la signora parlavano nella stanza cucina, all’ improvviso apparve un bel ragazzo dagli occhi azzurri come il mare, biondo e un sorriso strabiliante, aveva un bel portamento e ben educato. Si guardarono e si sorrisero, Alina lo guardava con curiosità erano sguardi aggraziati e pacatamente si misero a parlare fra di loro. Parlarono a lungo della scuola e dei loro ambiti sogni e s’ accorsero di avere molti interessi in comune e fra loro nacque una simpatica amicizia.. Alina non disse nulla del suo titolo di Principessa, ebbe timore, non voleva perdere l’ amicizia con quel bel ragazzo dal sorriso ammaliante, ad un tratto il ragazzo le disse “ io mi chiamo“ Mosè” è un nome importante e mio padre ha voluto lo portassi e ne sono orgoglioso!”Io mi chiamo Alina e sono felice di conoscerti e spero che avremo tempo da passare insieme ma ora devo chiederti un favore, puoi accompagnarmi lungo il bosco per riportarmi a casa dai miei genitori loro saranno preoccupati sono uscita di casa questa mattina e non ho fatto più ritorno,”..Mosè verresti con me” chiede Alina?Certamente ti accompagno volentieri”

..Alina salutò i genitori di Mosè, il Papà era tornato dal lavoro, ringraziò per l’ accoglienza avuta e s’ incamminarono uno accanto all’ altro lungo il viale che l’ avrebbe portati nel bosco per fare ritorno a casa ..Mosè chiamò il cerbiatto “ Girandolone”, facendogli cenno di seguirci, il cerbiatto si posizionò davanti facendo strada, Alina si era stancata e ancora la strada era lunga e Mosè preoccupato le disse: “ sali sul dorso del cerbiatto è possente e robusto lui ti porterà lungo il sentiero” salì senza farselo ripetere e camminarono, quando in lontananza le apparve maestoso e possente il suo Antico Castello in tutta la sua disarmante bellezza ed il bel giardino che faceva da contorno ..Mosè fu stupito da tanta bellezza non avrebbe mai immaginato che Alina potesse abitare in quel bel Castello Principesco, era talmente umile e rispettosa. Alina prese la direzione del Castello ed imboccò il viale che conduceva ad esso..e in lontananza vide suo Padre e sua Madre mentre la luce del giorno fra qualche ora avrebbe lasciato il posto alle tenebre, i genitori erano tristi ed avviliti . Alina in lontananza vedendoli gridò “ Mamma, Papà” loro allibiti si voltarono non le sembrò vero che Alina era poco distante da loro e con enfasi si misero a correre verso la loro bambina, la strinsero forte, forte da soffocarla rimanendo avvinghiati..per non farla fuggire mai più. Alina raccontò ai genitori la sua avventura e silenziosi ne seguirono il racconto, non fecero obbiezioni in fin dei conti la loro bimba era tornata a casa sana e salva e ringraziarono il Signore. Continuò a raccontare la sua avventura con entusiasmo facendo comprendere ai genitori che aver incontrato il cerbiatto “ Girandolone” fu una fortuna, la condusse a casa di Mosè e di essere stata gentilmente accolta dai suoi genitori.. Alina chiede ai suoi genitori se poteva qualche volta rivedere Mosè ed invitarlo al Castello, i genitori approvarono..Mosè ringraziò e si congedò con molta cordialità, doveva rientrare a casa. A casa racconta ai suoi genitori che Alina non era una ragazza qualsiasi apparteneva ad una famiglia nobiliare, ma erano persone umili e altruisti e disse loro che avevano anche acconsentito all’ amicizia fra lui e Alina. Alina sarebbe diventata Principessa e avrebbe sposato un Nobile come lo era lei.

Rispetterò la sua amicizia disse Mosè ai genitori e saremo ottimi amici..

I genitori dissero “ Mosè sei un bel ragazzo, intelligente e studioso, siamo sicuri che farai tanta strada e noi di te siamo orgogliosi”.Alina e Mosè si frequentarono e non si persero mai di vista; i loro incontri avvenivano al castello, studiavano e creavano hobby, giochi e passeggiate e anche Girandolone, si univa spesso alle loro uscite in giardino e quando Mosè si recava da Alina, lo seguiva era molto affezionato a lei.Passarono anni e passarono veloci quei bei ragazzi, divennero una bella donna e un bell’ uomo e spesso Mosè rimaneva al castello con Alina anche per settimane, gli diedero una camera in un’ ala del Castello e si sentiva un Principe, Girandolone aveva la sua stalla, il suo stalliere e il buon cibo. I genitori di Mosè venivano invitati al Castello quasi tutte le domeniche e loro ne erano entusiasti dell’ amicizia che si consolidava serenamente fra Alina e Mosè, ma prima che facesse buio loro tornavano nella loro casina al di là del bosco non potendo abbandonare l’ orto, i cani da guardia, le galline e i polli... Mosè venne un bell’ uomo alto biondo ed appariscente da sembrare un Principe di suo. Alina e Mosè ben presto scoprirono di essere innamorati, l’ amicizia divenne amore o forse amore fu da sempre.Il papà di Alina avrebbe ambito ad un marito nobile per sua figlia, ma considerando l’ amore che univa i due ragazzi era la miglior dote che potesse capitarle, non avrebbe mai diviso quel che Dio voleva unire, per ambire ad un titolo Nobiliare e alle ricchezze che ne derivano.L’ amore è vita e la vita è amore e senza l’ amore la vita non sarebbe vita.

Alina e Mosè coronarono il loro sogno alla presenza di amici e parenti fu un bellissimo matrimonio come il loro amore vissuto tutta la vita.

Dal loro matrimonio nacquero due belle e brave figliole.

Ed anche il cerbiatto “ Girandolone” visse con loro fin quando la vecchiaia se lo prese con se...

La Principessa Alina e il Principe Mosè vissero nel Castello Bel Vedere” e fra alti e bassi come tutte le buone famiglie, fu solerte la vita con loro invecchiarono felicemente contornati dall’ amore e dalle cure delle loro figliole e amati e vezzeggiati dai loro nipoti!


Considerazione della Favola!

L’ amore è un sentimento nobile che non abbisogna di nobiltà è un ‘ emozione che va oltre ogni congettura ed ogni ordine sociale. L’ amore è forza che sprigiona dal cuore, ad affetti e reazioni straordinarie conduce alla più sfrenata fantasia, orientando al buonsenso e al ragionamento e sa anche esser irrazionale quando non lo si riconosce..L’ amore fra Alina e Mosè non ha avuto contrasti, l’ intelligenza ha avuto la supremazia sul senso di potere che vuol sempre prevaricare su tutto.. L’ amore è un sentimento semplice e di semplicità vuol essere nutrito,

ha la forma di un cuore ed un anima invisibile ma insieme cuore e anima eclissano in azioni e parole d’ amore..L’ amore è sostanza di vita senza di esso la vita non sarebbe vita!

Adele Vincenti

7 Agosto 2019


Adele Vincenti 05/09/2019 22:00 1 182

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
La riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione dell'Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge.
I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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Nota dell'autore:
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L’amore è un sentimento nobile che non abbisogna di nobiltà è un ‘emozione che va oltre ogni congettura ed ogni ordine sociale.
Adele Vincenti
7 Agosto 2019
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Commenti sul racconto Commenti sul racconto:

«Che dolce conforto nel leggere la tua innata vocazione d’amore, complimenti questo è il modo di trattare l’amore nelle sue più fantastiche forme. 10 & Lode!»
Fadda Tonino

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Il primo racconto pubblicato:
 
Viaggio sul treno Roma Lecce e ritorno (18/03/2018)

L'ultimo racconto pubblicato:
 
"Gocce di vita" (06/12/2019)

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"Gocce di vita" (06/12/2019)

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Era un’estate di tanto tempo fa! (23/05/2018, 524 letture)


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