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La sedia di Francesco

Biografie e Diari

Francesco era appena tornato dai campi, dove aveva tagliato con la falce il fieno per nutrire il suo asino durante l’ inverno.

Appena scaricato il suo somaro, si era seduto sulla sua minuscola sedia di paglia a pulire la sua falce con dell’ unguento.

Le sue mani raggrinzite si muovevano sapientemente attorno allo strumento agricolo, con la grazia innata di un violinista.

Improvvisamente, la falce scivolò dalle sue mani e lo ferì al dito che cominciò a sanguinare copiosamente.

Da lontano, assistetti alla scena del ferimento e mi avvicinai cautamente al mio grande amico per medicargli il taglio, ma quasi infastidito dal mio interessamento mi disse: «Non ti ho mai raccontato quel giorno in cui sono stato ferito, durante un combattimento contro i Tedeschi a Pizzoferrato?».

Conoscevo a memoria quella storia, ma ero più preoccupato dal sangue che sgorgava abbondantemente dalla sua ferita che dal suo ferimento di Pizzoferrato ad opera di un soldato tedesco che gli aveva esploso contro l’ intero caricatore del suo mitra.

Cercai di fargli capire, con lo sguardo, che ero molto impensierito per il suo ferimento, ma lui, imperturbabile, si mise la mano in tasca, prese un fazzoletto e se lo attortigliò attorno al dito sanguinante. «Minghe di Davide mi propose di aderire alla Brigata Majella, che all’ epoca dei fatti si chiamava “Banda dei Patrioti della Maiella”. Non accettai subito la sua proposta perché non ero ancora molto convinto, ma dopo l’ eccidio di Sant’ Agata, che avvenne il 21 gennaio 1944 in contrada Pincianesi, accettai la sua proposta d’ adesione alla Resistenza. È stata una scelta sofferta per me, perché non vedevo l’ ora che finisse la guerra».

Mentre Francesco continuava a raccontare la storia, mi accorsi che la sua ferita aveva improvvisamente smesso di sanguinare ed il fazzoletto insanguinato si era letteralmente appiccicato al dito ferito.

Senza battere ciglio, continuò a raccontare la sua storia che, a dire il vero, tutti ad Amardolce conoscevano perché la raccontava a tutti coloro che erano disposti ad ascoltarla.

«Il 2 febbraio 1944, ho partecipato alla battaglia di Pizzoferrato, dove ho conosciuto anche il Maggiore Lionel Wigram. Non parlava bene l’ italiano, ma era veramente una brava persona. Quel giorno, eravamo davanti a Casa Casati e ci stavamo apprestando ad attaccare l’ edificio, quando un soldato tedesco uscì e cominciò a sparare all’ impazzata. Un proiettile mi raggiunse e mi ferì gravemente al petto».

Francesco smise improvvisamente di raccontare la storia, si sbottonò la camicia a quadretti e mi mostrò la cicatrice della ferita.


«Mi portarono in barella fino a Fallo dove fui operato dal dottore Vittorio Travaglini, il medico della Banda. Quando mi svegliai, fu lui stesso ad informarmi che il Maggiore Wigram era stato ucciso dai Tedeschi durante il tragico scontro. Dopodiché, dovetti tornare ad Amardolce, in convalescenza, ma ho sempre seguito le gesta eroiche dei miei compagni di lotta. Ricordo ancora oggi la gioia che provai quando la Banda liberò la città di Bologna».

Smise improvvisamente di parlare, prese il fazzoletto insanguinato per asciugare una microscopica lacrima che fece capolino nei suoi occhi colmi di commozione e, dopo esserlo rimesso in tasca, prese la sua piccola sedia di paglia, la trascinò rumorosamente sulla strada e, prima di scomparire dietro alla tenda della sua abitazione, esclamò: «Pensa un po’ Sergio, è stato un veterinario a salvarmi la vita.

Lo guardai allontanarsi con grande ammirazione perché avevo una grande venerazione per lui, sapendo che aveva dovuto abbandonare la Guerra di Liberazione, dopo il suo drammatico ferimento, ma che aveva contribuito anche lui a liberare l’ Italia dal nazifascismo.



Sergio Melchiorre 16/03/2020 14:42 218

Creative Commons LicenseQuesto racconto è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons: è possibile riprodurla, distribuirla, rappresentarla o recitarla in pubblico, a condizione che non venga modificata od in alcun modo alterata, che venga sempre data l'attribuzione all'autore/autrice, e che non vi sia alcuno scopo commerciale.
I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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Nota dell'autore:
«Minghe di Davide era l’affettuoso nomignolo affibbiato al vicecomandante della Brigata Majella.
Lionel Wigram (Sheffield, 1907 -Pizzoferrato, 3 febbraio 1944).
Vittorio Travaglini, nativo di Casalbordino – esercitava a Torricella Peligna la professione di medico veterinario.
Gli uomini della “Maiella”, comandati da Ettore e Domenico Troilo, parteciparono alle ultime battaglie per la liberazione di Bologna e furono tra i primi, la mattina del 21 aprile 1945, ad entrare in città.
»

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