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Cuore solitario IV

Amore

Arrivai in tempi relativamente brevi sebbene il Romito sia un incognita, alle volte la fila diventa infinita e la pazienza cala come la marea. Una strada per nulla illuminata, fatta di curve, salite e discese, alcune insidiose, il tratto più bello della costa, ma da stare attenti e limitare il pedale.
Parcheggiai nel vialetto e mi accolse il profumo del glicine ormai in fiore e dei tipico odore di bosco e salmastro. Non ringrazierò mai abbasta i miei genitori ad avermi intestato questa villetta, lontano dalla città, ma non troppo, abbastanza silenziosa e riservata. Il programma di stasera sarebbe stato molto semplice, non avevo voglia di più complicato di un piatto di pasta, un contorno e stop; avrei tentato di scacciare la tristezza ed i demoni con il rumore del mare ed una buona dose di silenzio, ma il passato sarebbe venuto a chiedermi dazio. Se riuscissi a scacciarli vivrei meglio, ma il dolore non si estirpa, si può solo spostare altrove.

Mi sarei lasciato andare alla autocommiserazione, avrei pianto e come ogni volta mi sarei fatto venire il mal di testa.
Stasera a Fortullino era in programma qualcosa, si vedevano già le luci dei braceri e questo voleva dire caos e noie. L’ ultima festa mi costò un vetro rotto, un mezzo infarto e vomitate sul selciato di un paio di ragazzotti ubriachi fino al midollo, che valicarono la recinzione senza curarsi della pendenza, del buio, del pericolo e della proprietà privata. Arrivarono sul vialetto quasi incolumi per grazia divina, fossero caduti sarebbero finiti sul necrologio del giornale locale, l’ altezza è veramente tanta.

Però se quel buono a nulla del consigliere comunale a braccetto con quel nullafacente del sindaco finissero i lavori di recinzione e messa in sicurezza del canale di scolo lato monte, con annessa pulizia; io non riceverei più la visita sgradita di questi disgraziati. Durante le piogge autunnali non dovrei ripulire il cortile con i peggiori rifiuti, l’ anno scorso contai una quarantina di brick di estathè, lattine e bottiglie di birra da non credere, preservativi, siringhe e topi morti. Ho messo tutto dentro una grande scatola di plastica, la farò ricapitare in comune come regalo di un cittadino contento e felice, muoveranno il culo quando ci scapperà il morto. Livorno, città di incivili e nullafacenti.

Ho aperto la porta ed ovviamente i fantasmi del passato mi hanno dato il ben tornato, più il tempo passa e meno mi sembra di aver fatto un passo avanti, di essere ancora in una situazione di stallo, riesco ancora a sentire le risate e rivedere le serate fra amici o da soli, con la compagnia dell’ arpa, con le mille sfaccettature della vita condivisa, ma sento pure le discussioni e le frasi di addio. Mi fermai nell’ ingresso e cominciò a mancarmi il respiro, belle le emozioni, ma quando comininciano a fare male...

Un giorno, tutto questo avrebbe trovato risoluzione.
Liberai i gatti e mi detti da fare, accesi il clima e misi su un po’ di musica, una vera fortuna aver messo i tripli vetri, ogni rumore esterno era praticamente azzerato. Ci voleva una rinfrescata, svecchiare un po’ l’ arredamento, pitturare in modo diverso le pareti, cambiare l’ ordine dei mobili.

Mentre stavo ultimando le ultime cose, King uscì dalla camera da letto come un razzo e dopo uno strano miagolio si mise davanti alla finestra, poco attimi dopo la luce perimetrale si accese. Rimasi di sasso quando una donna senza abiti nel centro del vialetto venne illuminata, sembrava sotto choc, non si muoveva. Che fosse stata aggredita?
Andai da lei, teneva un braccio sul petto ed uno sul basso ventre per coprirsi, ansimava e sudava, aveva dei tagli sul fianco e del sangue sui piedi. La teoria dell’ aggressione prendeva corpo, anche perchè non volevo credere che si fosse calata dalla scogliera.
Dopo altre domande e nessuna risposta, le misi il telo sulle spalle evitando di toccarla, invitandola in casa per disinfettarle le ferite. Annuiva, ma non parlava, non sembrava sotto effetto di droghe, che situazione irreale. Cominciò a camminare zoppicando, la feci accomodare, ma si arrestò sulla porta di cucina.
Aveva paura dei gatti?
Appena si fosse calmata, avrei chiesto cosa le fosse accaduto, volevo sapere.


Matteo Matteucci 27/08/2021 00:00 431

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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I fatti ed i personaggi narrati in questa opera sono frutto di fantasia e non hanno alcuna relazione con persone o fatti reali.


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