lui ascoltò la musica e il canto
travolgergli i pensieri
impossessarsi dei ricordi
e i sogni presero vita
ali di farfalle nell'immenso
e il profumo dei ciclamini del sottobosco
odor di viole
poi... tra le acque del rimpianto
cadde la pioggia a sciacquare il sale
onde di oceani impazzite
a spogliar lo scoglio
bianco lo spettro salì dal mare
si cullò sull'onda
tracce di vento
nei suoi capelli biondi
la sua voce
accarezzò labbra di fuoco
era un gioco era un segreto
cogliere la spuma con le mani
intrecciare acque cristalline
colorare i pesci tra le attinie
respirare gioia senza fine
solo a sentir cantare le sirene
lui impazzì il petto sollevato
spaccò il cuore
l'acqua entrò dentro i polmoni
sale vorticò dentro le vene
era incantato
era stregato
era incatenato
a labbra sottili e fili d'oro
lei lo abbracciò cantando
la sua voce sciolta nel vento...
...ascolta solo chi sa ascoltare
lui l'ascoltò piangendo | 

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sciogli ogni parola che consola
alto nell'azzurro cielo va e s'invola
danzando con i gabbiani e con la luce
udite le parole calde e sommesse
volgere solo a Dio la prece
fà che del canto senta la voce
azzurre acque e azzurro cielo
prestate ascolto a ciò che ora dico
perché queste parole più non ripeto
ho scritto t'amo con le mani nella sabbia
ho costruito castelli di speranza
urlato al cielo tutto il mio dolore
graffiato l'anima con la rabbia
ma mai tradito il cuore di un amico
ho scritto t'amo una volta sola
cercando pergamene che sanno d'antico
il vento con la brezza profumata
ha cancellato l'impronta della strada
persa nel silenzio di un tramonto d'oro
odo ancora basso come l'onda
vibrare accenni di un amore vero
l'eco sento da lontano
toccare il fondo degli abissi bui
e. salire su con il cuore in mano
ultime note della canzone
sirena che dal profondo io ti sento | 
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scende la notte
il rumore cadenzato
sgretola oltre il buio
disperdendo ogni tono
nello scioccare dell'onda
sopra lo scoglio
un ritmo lento
accompagna il ritirarsi
della risacca brezza salina
spuma d' argento
il fascio di luce di una luna
splendente scivola
pigramente sulle sue spalle
quasi ad accarezzare
la diafana pelle
lei è lì distesa nel buio
la voce s' alza nel vento
sfidando le tenebre attorno
l'odono i pescatori nella notte
i marinai ascoltano rapiti
il silenzio le offre i propri spazi
pazzi... diventano
gli ascoltatori
lei è lì
canta di un amore sofferente
s' alza nella bruma sopra l'orizzonte
il grido soffocato dai marosi
increduli agli occhi dei naviganti
si presenta un corpo seducente
la sirena di un uomo invaghita
ma ella sa che lui non la può amare
se prima
non si fa inghiottire dal mare
come ogni notte sopra lo scoglio
quando la luna imbianca il suo seno
s' ode la voce
s' alza il suo canto | 
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 | la sirena cantò sopra lo scoglio
e in riva al mare
fin dove la voce
lui poteva sentire
cantò tra le onde che
correvano leste
oltre il ritorno del mare
celeste
sopra gli scogli tra i flutti violenti
perdendo la voce nella rosa dei venti
ma lui
che ascoltava rapito
orecchie aveva per ascoltare il canto
negli occhi il dolore
di un lontano amore
ma non aveva più cuore
lei deliziosa dea controluce
tra il rosso dei raggi
di un sole morente
regalava una nenia di suoni nascente
ogni notte l'azzurro del mare profondo
cambiava il colore allo sguardo del mondo
lei era lì ad aspettare il suo ritorno
il canto nasceva tra strali di nubi
offuscando la vista con strazio crescente
lei cantava
e non credeva più a niente
ferma alla riva
la colse la spuma
raccolse un sussurro la sua anima ferita
lui... non seppe mai che era finito un sogno
perché nell'oblio lasciò l'ultimo sguardo
quando nell'acqua poco oltre la rena
perse la voce della sua sirena | 
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| udir non possono
le mie amate ombre
lieve lamento
dallo spumar dell'onde
sale come un ruggir di fiera
avvinghia brezza marina
tra le sue mani
creatura divina
che
sullo scoglio sale
spruzza rugiada e stilla
gocce di mare
s'alza nell'aree d'oro
voce che ammalia
note di gola
svegliata dal lungo sonno
la sirena
e la marea accarezza dolce
la pelle nuda il maestrale
s'ode nell'infuriar dell'onda
voce soave brivido scorre
ed è la fine...
scende il silenzio nel tonfo
giù dal pontile
marinaio ingannato
dal canto che va a morire | 

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| Per nascondersi nell'ombra
tagliò l'oro fuso della chioma bionda
la luce parve spengersi d'un tratto
nell'oscura notte il mare sospirò tra l'onda.
il richiamo degli abissi era forte
ma lei sapeva il significato qual'era
inseguire il suo destino tra i coralli
colorare i sogni nella notte
affidarsi dolcemente alla sorte
entrò in acqua... lentamente
essa lambì le spalle arrivò agli occhi
le sue labbra aprì
la morte... l'ultimo bacio
dolce silenziosa prese il corpo
galleggiò tra i residui di un tramonto
gonfiò le vesti il blu del cielo
poi scese negli abissi del dolore
luci imbiancate
dipinsero il mare nella corrente
che lenta poggiava
il suo corpo sul fondo con garbo
la luna vide ogni cosa
dietro le nuvole nascose lo sguardo
le ombre discesero in mare
angeli neri raccolsero il velo
ultimo pensiero
ali di corvo nascosero a tutti il macabro pasto.
lei sgretolò come un fiore reciso
stranamente sul viso
l'ombra di un sorriso. | 
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nel buio ovattato il silenzio premeva
un solo pensiero raggiungere la riva
ancora una bracciata, ancora una
freddo battono i denti
gelo nelle ossa le gambe stanche
onde schiaffeggiano il volto emaciato
occhi febbrili scrutano lontano
rombo di tuono cavalca il mostro marino
insegue il tuo corpo fiato sul collo
la voce che intona quel canto
disperde le note nel vento... quanto
quanto ancora continuerà quest'ossessione
quanto durerà questo dolore
le vene pulsanti di vita rallentano il viaggio
urtano i capelli sul viso tirato
dal fondo emerge nell'ombra il passato
...senza voltarti indietro
hai capito il mostro risponde alle sirene
del canto detiene il potere ...poi
tra le nubi uno squarcio di luce
appare distante in questo immenso mare
la fine poche bracciate
due, tre ancora, là c'è il futuro la vita
non voltarti non guardare
il suo volto ti trasforma in pietra
non dare ascolto alla nenia del suo dolce canto
...resisti... labbra spaccate piangono sangue
occhi arrossati velati di pianto
il dolore nel petto pare scoppiare...
non ti voltare... non ti voltare...
un ultimo sguardo appena accennato
la schiuma del mare ti ha risucchiato
è finita hai pensato
ed eri già a riva
le mani graffiavano la sabbia
hai sentito la sua voce ancora più bella ti sei voltato
.hai ceduto... il dolore è stato un attimo
non faceva poi tanto male quando
il tuo corpo si è sciolto nel sale
e il mare lo ha portato via...  | 
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e mentre vedevo l'onda salire
con una carezza
coprire l'arenile
il vento tra i capelli portava la brezza
l'odore di sale saliva dai flutti
la spuma correva incontro agli scogli
e i pensieri liberi di lacci e barriere
volavano alti tra gabbiani nei cirri
l'onda saliva in moto perpetuo
giocando a riva con sabbia cocente
raffreddando il silenzio di un sole calante
e la mente intrecciava visioni distorte
tra le gambe cresceva la corrente
più forte e il mare d'un tratto mi era nemico
nessuno sentiva il suono sommesso
il ritmo continuo di un vecchio tamburo
il battito lento di un cuore in disuso
lontano indistinto orizzonte confuso
tra onde più lunghe macchiate di luce
gli ultimi raggi come un saluto
tingevano d'oro il mare più cupo
ma i bui pensieri col respiro corto
rubavano luce ...ed ogni ritocco...
nell'ombra nascosto era un brivido
freddo sulla pelle sul corpo
così non pensando all'alta marea
mi trovai delle acque in balia
sentivo familiare l'onda salire
la carezza era un bacio prima di morire...  | 
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e seguì il suo canto
tra le scogliere bianche
nella notte buia
con la luna che guardava da lontano
i marosi la presero per mano
lei la seguì come si segue un talismano
verso la cattiva o la buona sorte
e sorte ingrata la rapì
preda di un onda lunga
salì in alto tra il ribbolir del mare
salì in cielo poi... veloce
come una spada s'inabissò
nelle voragini del mondo
e fu come... se un angelo
scendesse all'inferno
nella superbia prima della caduta
perse le ali
perse la voce... il cuore
giù sempre più giù
senza più forze al mare cedette il pianto
e le parole senza più suono
si persero nel buio
vorticando negli abissi...
dovunque tu andrai ...io verrò
trovarono il suo corpo
avvolto come un sudario dalla spuma
il volto celato in un velo bianco | 

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e nella brezza l'onda lieve
come una carezza spense la sete
sulle labbra colse l'ultimo respiro
nell'acqua scura su dal fondale
vita che scorre
anima folle traspare
tentacoli scorrono sulla mia pelle
brivido corre
e lenta scende
alito di vento
l'ultima prece
come un gabbiano in volo
nasce dove il silenzio regna
l'ultimo volo
aria di festa lucidi coralli
pietra di luna ondeggia
un corpo freddo abbraccia l'onda
guaina di vetro
luce che affiora...
ecco come un relitto a galla
in questo immenso mare
nuvola rosa appare
e tra le vesti gonfie di spuma
annega il vento
tace la bocca
corolle e ombra sfiora
labbra che in pietra rende
la morte cede
il bacio della medusa | 
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distesa sulla rena con l'acqua che lambiva i piedi
ti ho trovata
conchiglie nelle mani e tra i capelli
eri una dea
il sole accarezzava la tua pelle
riccioli d'oro sparsi sulla fronte
raccoglievano l'ultimo raggio come miele
alzasti gli occhi al cielo un sorriso rubò il respiro al vento
il profumo dell'azzurro mare parlò di sabbie rosa
e bianche distese infinite...
i colori di un tramonto nascosero il tuo profilo
persa nel silenzio... con il vento
la tua ombra giocò a nascondino
e il vento la portò lontano
dove le nuvole cambiavano d'umore dove il rumore
era il frusciar dell'onda
dove il freddo nelle ossa bruciava dentro
dove l'infinito non aveva nome
ti perdesti senza volto
nel ricordo di una corsa sulla riva
ti ritrovai nella rena... tra le risa
a contar granelli di sabbia di una clessidra
il tempo avevo fermato... per averti ancora... | 

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al mare ho chiesto se udiva ancora
canto di sirena tra le onde
rispose che il ruggire tra le sponde
copriva la voce nella spuma e
la lasciava esausta sulla rena
parole stanche smorzate dal vento
raccontavano frammenti di un rimpianto
dal profondo blu degli abissi
salivano in superficie alla luce del sole
bianche perle e pallido corallo
a catturare i colori di un rosso tramonto
a sanguinare amore e cieca rabbia
ma il canto
che una volta ti stregava
cavalcava onde pigre di risacca
la voce fievole
mancava i toni alti che toccavano il cuore
come un moderno Ulisse
hai chiuso le orecchie al canto
udito non hai le parole dell'incanto
solo in mezzo al mare
tra l'acqua e il cielo
urlasti la tua rabbia al mondo intero
perché
per non soffrire una volta ancora
per rifiutare dolore e sofferenza
salvasti il corpo tuo
ma dell'anima... restasti senza. | 
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 | volli cercar per mari il mio destino
tra onde improbabili di risacca
cogliere della vita il senso che passa
tra schiuma di velata malinconia
il ruggire dell'onda fra gli scogli
volli fortemente volli
cercar di costruire i miei castelli
niente poteva distruggere quel sogno
a cui avevo dato il mio respiro
lento s'inabissò quel sentimento
travolto da marosi di rimorsi
perso dentro un mare di ricordi
lasciai i sogni stanchi di volare
nel pensiero di un profondo mare
spezzai ogni debole saluto
gravida la situazione partorì il pianto
dolce come la notte s'alzò il canto
sirena nasci dal mare del rimpianto | 
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| scivolò lentamente nel torpore
freddo artigliava le ossa
silenzio ricopriva il volto
il corpo... piano piano toccò il fondo
l'acqua accarezzò le braccia nude
il blu profondo la prese la fece sua...
danzarono con i pesci i suoi capelli
le vesti colorarono gli abissi
gli occhi chiusi nel lungo sonno... fremettero
e nell'incanto si accesero di vita
labbra gelide si mossero
alla ricerca di parole nuove
piccole mani di fata
raccolsero attinie e coralli
da intrecciare nei capelli
ma il canto le restò in gola
cercando il respiro nella voce
non trovava pace...
aveva solo... parole vuote
quale sorte l'attendeva oltre la vita
quale oltre la morte
raggi di luna illuminano la scena
ora che lei riemergendo appena
si accorse... che le sue parole erano morte
nel cuore e nella testa...
ferite ben più degne di una spada... | 

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| nacque, che il cielo vomitava sangue
in un tramonto infiammato
i raggi del sole
eco di un un vagito
sfioravano l'infinito
nacque che aveva gli occhi
increspati di sonno
dal mare come una dea
si fece cullare
tra le onde
e gli scogli s'udì la sua voce
sirena come tante
l'ugola d'oro per il canto
e tanto amore dentro
l'udirono i marinai della terra
tra il mediterraneo e Bisanzio
le lunghe chiome bionde
nei raggi d'oro erano vanto
spuma che increspa l'onda
sangue tormento e estasi
tra Scilla e Cariddi nascesti
ti udirono e furono presi
da lunghi capelli dorati
ti videro e furono uccisi
da labbra di rosso corallo
nacque che il cielo piangeva
e il sangue era un rosso tramonto | 

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| il mare merletto cucito da mani di fata
acque verdi cobalto e raggi di sole riflessi sulle sue squame
suoni smorzati giù a toccare il fondale
dove lei dorme nel buio totale
pigro il respiro adagiato sul fondo appanna
bagliori di antiche corazze
riflesso e giochi di luce
capelli fili dorati
intrecciati con rosso corallo
il silenzio tace
scovolto dal sussurro di un pianto
dolce s'alza il suo canto
ad acciuffare il mattino che si tuffa nel mare
a sedurre qualcuno incapace d'amore
nel vento la voce leggera seduce...
strega... incanta... sirena
che cavalca l'onda.
è un male di una dolcezza infinita
il soffio sul viso... ti prego... dice nel canto
raccogli il mio cuore spaccato e portalo in alto...
un ombra improvvisa oscura il suo viso
un ala di corvo offusca lo sguardo
labbra nervose biascicano al vento
occhi di lupo nel suo sguardo
occhi di lupo e cuore di pietra
solca da tempo quel mare infinito
ora è stanco... tanto stanco
occhi arrossati dal sonno perduto
capelli arruffati di un gatto randagio
ed in testa pensieri di un ieri vissuto...
tutto aveva lasciato per confondersi
con un dolce ricordo
poi... quella voce raggiunse il suo cuore
uno sfiorar di labbra che sa di delicatezza e silenzi profondi...
ali d'angelo che accarezzano il viso
il suo canto fa impazzire.
canto di sirena tra le onde
raggiunge e frantuma il suo cuore di pietra
è un male di una dolcezza infinita...
acciuffare la vita. | 
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| scivolava sopra l'acqua pigramente
oltre la bruma del porto
lontano il silenzio della notte
era all'ultimo rintocco
nel fuggire all'assenza di vento
tra la randa e le vele piegate
l'alba fece vedere la veste
e l'aurora appena accennata
scivola per mare in eterno
sulla cassa di rum si sedeva
per cent' anni la ricordava
solo un giorno può vederla ancora.
...e batte
sopra il ponte l'anima di pietra
...batte
e la voce si consuma
tra gli scogli nella fulgida sera
s'alza il canto sopra il vento di bolina
s'illumina la scena
e la luna fende i marosi
uno scontro tra titano e correnti
mentre il gorgo stringe forte alla gola
s'alza il vento
il galeone ora spiega le ali un via vai
traghettatori di ombre rinunciano ai sogni
sono ombre in pena per i morti
s'alza calda lontana la luna
sta arrivando l'uragano sull'onda
trascina il corpo sul fondale di rena
miete gocce di sale la spada
coglie gocce di sangue sul petto
ecco... le note alzarsi ormai tra i silenzi
echi scanditi tra fondali scuri
in una pioggia di dolce ossessione...
l'aurora . il colore di chi ama
un solo battito
l'unisce al giovane amante
nel forziere è racchiuso il suo cuore
marinai...
aggiustate la rotta | 

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|
|
| e lei lì seduta sperava nel suo ritorno
l'acqua lambiva la veste
un lento ritmare dell'onda
in cielo volteggiava
qualche gabbiano solo
tra le ombre venute a rapire il giorno
lei era lì ad aspettare il suo ritorno
la voce cristallina s'alzò col vento
rispose un suono lontano
canto di sirena
come un lamento
scosse la terra
e dal profondo degli abissi
tra l'infuriar dell'onda
salirono in un gorgogliar di voce
pezzi di un ricordo antico
legno marcito che riaffiora...
l'odore di morte
prese alla gola e soffocò il pianto
lei era lì... ad aspettare invano
il suo ritorno | 
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|
|
| ombra scura muove nell'abisso
tra rami spinosi di duro corallo
là dove non arriva il sole
dove nel buio muore la luce
qualcosa sul fondo tace
figura si desta lentamente
quando il respiro si fece voce
s'alzò la rena
impercettibilmente
nella oscurità degli abissi
s'udì un canto
aveva nei toni la dolcezza del mare
affondava tra i gorghi
risalendo dal fondo
tra pagliuzze d'oro tormentata voce
per andarlo a cercare
libero s'innalzò il canto
l'udirono i naviganti tra i marosi
l'ascoltarono i marinai in superficie
l'udì il suo amore nel ribollir dell'onde
sopra lo scoglio lui restò ad ascoltare
era un canto che struggeva in petto
parlava di un amore
a cui aveva donato il cuore
saliva in superficie sulla spuma d'argento
profilo nascosto nella luce lunare
lui riconobbe nell'ombra spettrale
la sua sirena dai riccioli d'oro
caddero lacrime nella corrente
fendettero il buio fin nel profondo
facendo passare la luce del giorno
s'illuminò il tramonto sul mare
dei suoi colori splendettero i cieli
lame nel buio accesero il sole
l'acqua aprì le sue braccia all'incontro
lui dallo scoglio la vide salire
emerse dal fondo oscillando nel vento
il canto l'avvolse manto d'argento
per un attimo lei restò senza voce
attorno tutto tacque si fermò il mondo
in quell'istante lui le regalò il sogno
il bacio fu solo incontro di labbra
lei per una notte ritrovò l'amore
prima che l'alba annegasse
alla luce del sole | 

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|
| e quel pensiero come aquilone vola
oltrepassa oceani infiniti
giocando con il vento tra le onde
sirena il tuo silenzio infrange
liberata dalle reti della vita
incatenata nella gabbia del peccato
udito hai il suo canto
marinaio di questo mondo
ma lei vive nel suo tempo
visione di un passato
addormentato tra le sponde
scorre sangue nelle vene
ti appartiene
la ritrovi su ogni viso
regala un sorriso
nelle parole
scritte da dita tremanti
nei tuoi capelli bianchi
carezze che sfiorano la mano
nel cuore l'uragano
ma il battito furioso che ti assorda
parla di un uomo infelice
dimmi marinaio senza amore
quante donne hai lasciato
in ogni porto con in mano un pezzo del tuo cuore? | 
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|
| avrebbe potuto essere
ciò che non era
chiedesti alla gente
se era vero
che le sirene nel mare
c'erano davvero
e giù nel fondale dove
non arriva la luce
nella verde armatura di
squame lucenti
lei era distesa
d'oro la chioma
nel fondo degli abissi
splendida riluceva
sulla superficie
al suo unico amore
aveva lasciato il cuore
stretto nelle
maglie della rete
di un pescatore e lui che
dimenticata non l'aveva
alla gente raccontava
il dolce canto ma
tutto sembrava soltanto un sogno | 

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|
| lacrime salate
muto si disperse il pianto
salì alle labbra il dolce canto
era una storia di castelli in aria
che il tempo aveva costruito in paradiso
accesa la fiamma di un tramonto confuso
profili anneriti ali in fil di ferro
labbra schiuse in un saluto
s'inabbissò lentamente
prima di annegare in quell'inferno cupo
sangue dentro le vene indurito
fino a tramutare il cuore in pietra
il peso di un macigno dentro il petto
accompagnò nel fondo un altro sogno
tra sculture di corallo rosso
vibrano le note di un antico orgoglio
muore il ricordo della voce
l'ascoltano i marinai tra le onde
la porta via il vento di maestrale
rabbia sputò increspò il mare
sirena senza voce che non sapeva amare
sangue sgorgò dalla bocca ferita
prima di confondersi nell'infinito
l'urlo squarciò la tempesta
la sua testa divenne roccia
ora il suo profilo inciso sugli scogli
piange lacrime per ogni onda
che schiaffeggia la sua faccia
l'unica traccia di un folle amore
...sale nel sole | 
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|
|
| nell'immensità del mare
tra i flutti disperato udisti
il gorgogliare degli uomini
fin dove il tuo mondo
potevi guardare era impossibile
morire duri coralli corazze marine
fiori senza spine e quel silenzio
che a goccia a goccia fin nelle ossa
sentivi tacere era elisir d'amore
ma il vento spintosi lontano
a cavallo di marosi arrugginiti
sugli scogli un dì ti ha trasportato
là dove conchiglie frantumano i coralli
e alghe morte tendono la mano
fu sopra uno scoglio
bianco come la luna
che ti trovasti preda dei ricordi
allorché il canto come allora
respirando sale s'alzò dalla gola
irruppe nell'aria
esplose la gioia sprizzò dolore
tra le tenebre di quella notte speciale
e come Ulisse su un pezzo di legno
lui si spinse aldilà dei confini del regno
per venirti a cercare
lo udisti levare in cielo la prece
cavar di dosso vesti dorate
tuffarsi in mare per raggiungere lo scoglio
sicuro di poterti amare
c'era la luna nascosta quel giorno
il buio cullava nubi nel cielo
fulmini d'oro trafiggevano l'onde
c'erano lampi sulla tua testa
mentre infuriava la grande tempesta
lui ti vide stagliata nel vento
i capelli frustavano l'aria attorno
lottò contro il tempo
contro la forza del mare
cavalcando marosi più alti
un'onda più forte lo sbattè sugli scogli
e mentre felice ti cadeva tra le braccia
s'accorse che la morte aveva i tuoi occhi | 

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|
| uggiola il vento sugli scogli
carezza l'onda di riporto
la luna in cielo si nasconde
in questa notte buia e tempestosa
in fondo al mare la sirena
sembra inchiostro
nero
come la pece o gli occhi
di un amante perso
tra i flutti e i marosi oscuri
sirena senza nome
e occhi belli
canta la tua storia
ogni cent'anni
nei fondali bui
tra relitti e duri coralli
cerchi i sole dei suoi occhi stanchi
il cuore del tuo dolce amante
giù negli abissi cupi
l'ombra di un sorriso triste
tace tra i rami di una speranza
audace
sirena senza nome
canta
fai sentire la tua voce
prima che scada il tempo
a te concesso
prima di chiudere gli occhi
al sonno | 

|
|
|
| schiuma tra gli scogli onda furiosa
dentro l'anima rabbia abbandono
sirena che alla luna lasci il canto
annega nel profondo gioia e dolore
schiuma e il logorio consuma
calcarea roccia
cristalli sciolti in lacrime di sale
alla deriva
legni marciti preda dei mari
là dove il ricordo appanna il giorno
canta della sua storia
finita male
il marinaio lotta tra le onde
urla il maestrale
sirena anima mia
dove ora giace il corpo
resta un pezzo di cuore | 

|
|
|
| erano nere le perle sul palmo
quando la sabbia scivolò tra le dita
l'acqua di mare asciugò nel vento
la brezza leggera sull'onda
in balìa della spuma
la risacca rumoreggiava
brontolando appena tra gli scogli
lo schiaffeggiare dei flutti
era uno scintillìo sull'acqua
l'odore della salsedine
riempiva le narici e ricordava
a tutti che il padrone era il mare
ma lì sulla riva dove le
alghe venivano a morire
tra frammenti di bianche conchiglie
come lacrime di sirena... c'erano le perle
nere come la notte calde come la pece
regalo per la sposa del mare
lei con incedere lesto si sedette
ad aspettare il ritorno dell'onda
sul grembo le raccolse a piene mani
lei che del mare era sposa | 

|
|
|
| il mare ruggiva sopra la tempesta
l'urlo agghiacciante nella testa
lei sui fondali tra la melma
accovacciata tra relitti antichi
sul cuore la ferita aperta
il sangue un grumo nero
tra i rami fiorivano le attinie
intorno volteggiavano meduse
la coda si muoveva piano
un alito leggero del suo petto
il canto che si udiva appena
l'ultima sirena più non soffriva
il cacciatore dei mari l'aveva uccisa
quando il cuore le aveva rubato
lo sguardo che l'uccise
era svanito tra lembi di corallo
e spuma d'argento
lo scoglio dal vento schiaffeggiato
era il suo tormento
la notte con la luna alta nel cielo
lui le era venuto accanto
cavalcando l'onda come un destriero
falsa la sua voce la tradì
nascosto nelle mani il veleno
negli occhi il blu profondo del
suo mare lui che non sapeva amare
quando la fiocina entrò dentro la carne
restò a guardare
l'acque arrossarono il tramonto
il buio la trascinò in fondo
dove lui non poteva udire il canto
morì le sue lacrime divennero
stelle d'argento
ora ogni marinaio nel vento cerca
la voce nel buio la sua stella
nell'ombra della notte scura
l'ultima sirena | 

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|
|
| il mare continuava a pulsare di vita
all'alba di un nuovo giorno
la voce sembrava finita
ma lei ritrovò le parole
l'aveva perdute nel tempo
scrollate di dosso dal vento
nelle vene scorreva la voce
libera all'orizzonte la sua ode
solcava il suo canto mari inquieti e cieli infiniti
volo di gabbiano tra le onde
sciolti i capelli sulle spalle
spighe di grano e fili d'oro
mani di fate l'avevano intrecciati
per brillare nel sole
su quello scoglio l'onda infrangeva
merletti di spuma parevan le vesti
scintille di fuoco coloravano la scena
nel buio quando tutto sembrava dormire
s'udiva quel suono dolcissimo salire alle stelle
struggente di pena cantava la sirena
parole ritrovate frugando nel cuore
schizzi di vetro impazzite
gocce salate di mare e di pianto
che volevano solo farsi sentire...
...e lui... che del mare era il signore
...padrone dei venti ...
chiuse i suoi occhi un momento
e raccolse quel canto | 
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|
| l'alba confuse le linee in cielo
onda che schiaffeggia lo scoglio
la luna ancora alta in volo
nelle acque scure di ogni porto
nascosta nel fondale
la sirena nel buio canta
racconta l'amore che non muore
l'eternità che la regala al mare
canta e il pescatore resta ad
ascoltare il palpito di vita tra le onde
là dove nel buio infuria il vento
dove la preda si nasconde
respira tra i flutti la marea
lo scoglio riflette l'unica luce
squame lucenti e braccia forti
canta e la sua voce è una carezza
l'unica certezza nella morte
lo sanno bene i marinai del mondo
quanto è pericoloso lasciarsi
andare a quel canto
sirena che gorgheggi dal profondo
canta che nel tuo cantare
io ascolto il mare | 

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| non furono le onde il suo sudario
ma vesti di duro corallo
quando il canto volle
ascoltare lui si gettò in mare
tra gli scogli l'andò a cercare
tra i flutti minacciosi
cercò l'ossessione
la sua linfa il suo amore
nelle acque gelide degli abissi
le attinie dai mille colori
sembrava non vedesse
mentre sul fondo il corpo
lentamente si appoggiava
sperò di vederla ancora
- l'ultima sirena -
ma la notte le sue labbra chiuse
con la mano gelida della morte
l'acqua nei polmoni
la veste come un lenzuolo
avvolse le sue gambe
senza più vita ormai esangue
lasciò scorrere tra le dita
la fredda acqua invitante
come nenia s'alzò il vento
il grido scivolò tra l'orizzonte
e il mare sulla spuma d'argento
la luna ritrovò il silenzio
prima di udire la voce
trasportare lontano
le ultime note del dolce canto
lei si disperava tra le onde
bagnò la sabbia col pianto
lasciò la sua orma sull'arenile
i marinai dalle altre sponde
videro un lembo di veste fluttuare
udirono nel buio la sirena cantare
il suo dolore per quell'amore
rimasto sul fondo | 

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| il mare increspato d' azzurro
il giorno appena accennato
nel blu il rosa screziato
la sirena non voleva cantare
lo sguardo lontano
era tempo di lasciare il dolore
dove l'onda cavalca la schiuma
seppellito sul fondo
o nasconderlo tra le braccia del mare
sale nel sale gocce di pianto
la sua voce più non udiva salire
da quella gola muta
giù nei fondali di sabbia
si muoveva appena
figlia dell'oscurità marina
guizzi di verde- rame
lei non sapeva reagire
alla perdita dell'unico amore
a cui aveva dato il cuore
prima che fossero inghiottite
nel ventre del signore degli abissi
si persero nel vento
le note dell'ultimo canto | 

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| di grigio vestiva il cielo
grandine di rose nere
cupe atmosfere
sopita al sonno eterno
adagiata al fondo
nella corazza scura
gelida creatura
gli abissi dimorava
schegge di smeraldo
dure squame
bocca che langue
nel fragore della tempesta
eco che dal profondo duole
il buio ruggisce
tra le nebbie molli
sparisce
grido di fiera agonizzante
l'ultima sirena nella notte scura
urla il suo dolore alla luna
squarcia la saetta il cielo
illumina il viso
sulla sua gota bianca
rossa la striscia si allarga
sangue scorre
dove l'arpione tese dura mano
posò l'acciaio
sul suo cuore infranto
vibra nell'infinito tempo
l'ultimo canto | 

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| l'alba un drappo di rose sfiorite
di mare e di nebbia lo sguardo
il rumore del vento lontano
negli abissi muore il canto
canto d'amore e di coraggio
dove la mano dell'uomo invano
coglie la rosa
batte il cuore di una sposa
sposa del mare
cullato dall'onda cuore uncinato
lo strappo nella rete
non è bastato a rendere libero
il corpo incatenato ed ora lei
sul fondo il cuore arpionato
giace nell'ombra di un amore perduto
di mare di nebbia
il sepolcro offuscato | 

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| dove la luce muore il buio
protegge l'anima
là sul fondale la creatura appare
livida figura senza ombra
nel suo respiro il canto muore
sirena degli abissi
leggenda senza fine
la videro i marinai cavalcare l'onda
l'udirono i pescatori cantare
signora delle tempeste
regina del mare
lei dei naufraghi canta la morte
lei alla deriva lascia l'amore
giù negli abissi lascia il cuore
quando il dolore ha reti di seta
quando la riva sembra lontana
lei è un miraggio
una donna che nuota tra i flutti
un richiamo agli scogli
un dolce canto per tutti
dove la luce muore
nel buio degli abissi sul fondale
in tutta la sua bellezza appare | 

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| flagellano i marosi lo scoglio
ribolle l'acqua degli oceani
schiaffeggia l'onda la prua
infuria la tempesta
livido il cielo si frantuma
l'orizzonte
diventa nera schiuma
cala il buio nasconde la luna
su quello scoglio
aguzzo tra spruzzi di sale
sale la nenia nel vento
ulula il mare e ne trasporta il canto
stringe il timone l'uomo stanco
sfida la forza di Plutone
onda su onda beccheggia la nave
si fa ardua l'impari lotta
meglio lasciarsi andare
sale la voce nel buio
si fa sentire voce che artiglia il cuore
nota celestiale
scema la tempesta si placa il vento
volo di albatro
sopra il silenzio improvviso
mi culla nel sonno eterno
un dolce viso | 

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| il colore ridestava in me
il sogno...
verde intenso che sa di mare
il verde rame dei tuoi occhi
squame di sirena
°
negli oceani profondi discesi
a ritrovare ombre sconosciute
avvolte negli ultimi raggi di sole
racchiuse dentro scrigni di gelo
riflesso di un ricordo ancestrale
ora mi vedo con gli occhi di chi
sa cavalcare il mare
sirena che dallo scoglio chiama
voce che nella tempesta nasce
ti raggiunge dove le braccia delle acque
gelano il cuore dove il battito
attutisce alla riva
lei ti accoglie tra le braccia
lento si scioglie il freddo
le labbra perdono colore
prima di lasciare questo mondo
chiuso nello scrigno
il dolore ti lascio andare
ti riporterà a casa la risacca | 

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| sullo scoglio stava
aspettando la luce fioca della luna
tra i flutti lo sguardo vagava
l'ombra scura appariva
spariva come per incanto
tra la spuma
il riflesso argentato
lama che fendeva il buio
un chiaroscuro accennato
fu così che lo trovò
il corpo aggrappato
ad un legno marcito
si tuffò tra le onde
il mare agitato scomponeva la figura
come un quadro spezzato
lui era lì senza più forza
su quel relitto abbandonato
lo raggiunse il volto sfinito
il corpo gelato
lo accolse tra le braccia
lo portò a riva e senza fiato
lo depose sulla sabbia
sfiorò la sua bocca con un bacio
poi si tuffò nella bruma
prima che sparisse anche la luna
lei era lontana
un'ombra scura nella schiuma | 

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| scivola sul fondale l'ombra
gioco di luce la chioma bionda
intreccia raggi di sole
guizza veloce nell'onda
cela voce di sirena
scivola sulla rena scura
scioglie il suo canto
per i pescatori che al mare
chiedono scampo
sugli scogli canta la sua
nenia incanta
s'alzano note nella tempesta
l'odono i mortali nella burrasca
nell'onda tra i flutti scorgono
la testa
profilo sgranato polvere d'oro
le sirene hanno i capelli come
il grano e
la voce è una melodia
di archi
che ti porta in cielo | 

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| respiro aria salmastra
sulla pelle grani di sale brillano
lascio impronte sulla battigia
dove l'onda che scema
ne cancella la traccia
la spuma ricopre le dita
in una rapida danza dilegua
e si fa pura
- dove muoiono le sirene -
verdi sono le pietre che
si tuffano in mare
le alghe fluttuano attorno
nascondendo il fondale
sugli scogli la spuma raccoglie
granelli di sale
lacrime lasciate al sole
ad asciugare dove
muore la luce biancheggiano
dure conchiglie come ossa
sbiancate nel buio
ultimo residuo di un sogno
- dove muoiono le sirene -
nasce un canto | 

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| scivola leggera sull'onda l'ombra
disegna il profilo un verde brunito
un fluttuare nell'acqua
- lei la sposa del mare -
l'abito una corazza di squame
nel ribollire dell'onda
il velo intrecciato alla schiuma
come fine ricamo la voce un richiamo
lontano che risuona nel tuono
scivola leggera lui
l'ha lasciata sul fondale scuro
a raccogliere pezzi di un relitto
dove lui era stato prima di
venir scagliato tra gli scogli
l'aveva salvato dalla sorte più nera
cavalcando la marea
nella schiuma avvolto lo aveva
come un velo da sposa
per portarlo alla riva... lui l'amava
ogni sera aspettava
la luna nel cielo apparire
lontano i marosi scrutava
per vedere tra le onde
nuotare la sua dolce sirena | 

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| ha voce di donna
il silenzio degli abissi
non perdona
ti porta oltre la barriera
nelle chiare acque
dove il sole penetra e
diamantifero splende
canta la sirena
la sua voce calda preme
sulle corde tese
in un concerto d'archi
sublimazione dei sensi
rapisce l'anima
onda infrange allo scoglio
la voce trema
preda di un desiderio folle
al marinaio ignaro
che cede alle sue voglie
ruba il respiro e dona
il suo canto | 

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| laddove i giorni feriscono l'anima
il buio è perenne tra i fondali
insondabili muore la vita
trafitta da lame di luce
- sirena senza voce -
l'acqua che terge scompare
e limacciose onde coprono
volti perduti nella corrente
sono guizzi labbra socchiuse
il buio è una cappa
che uccide non c'è canto
racchiuso nella gola
non c'è follia brividi venduti
all'apatia e resta innocuo
senza sbavature sulla pelle
- il silenzio delle sirene -
perle nel profondo del mare | 

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| venne l'alba dopo una notte di tempesta
°
le onde ripresero il controllo
nelle acque scure esile figure al largo
spuma le vesti e di corallo il cuore
nella barriera tra il fluttuare dell'argento
nera figura in movimento
nel silenzio ovattato dell'abisso buio
predatori e prede in un gioco di ombre
muovevano audaci tra le onde
nessun suono note salienti
- sirena senza voce -
perché non canti
tu che dei marinai rubi i sensi
venne l'alba dopo una notte di tempesta
le acque ripresero il loro ondeggiare
tra legni marciti e il mare
per non soffrire
prima che il sole apparisse all'orizzonte
l'amore aveva lasciato andare | 

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| respira salsedine nella brezza
scivola sull'onda a cantare resta
appesa ad un raggio di luna
la voce melodiosa desta
amore che nelle brezza muore
preda di un tormento che fa sospirare
s'alza il vento annuncia la tempesta
il petto brucia la voce s'alza
dalla gola sale il ruggito del mare
e le parole confonde
- amore che nel profondo taci
libera il desiderio libera le
note lui che da lassù ascolta
possa nel mare trovare pace -
canta e il suo cantare
i marinai inganna
seguendo la corrente
li lascia naufragare
nel fondale lei scende
per poterli salvare
in cambio devono pagare il conto
lasciando il loro cuore
come pietra sul fondo | 

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| guizza muta sul fondale
la figura nascosta tra le alghe
la coda sferza rabbiosa
tra neri coralli smuovendo
impietosa la rena
melmosa del fondo
la luce smorzata del sole
sfiora danzando il corpo squamoso
il baluginio del rame ne
annacqua il riflesso nel mare
l'ultima occasione salire
per tornare sullo scoglio
dove lui ogni giorno
aspetta la donna da amare
il suo canto lo ha stregato
voce nella tempesta
lo ha ammaliato
impazzito
la cerca ancora ogni giorno
nelle acque increspate
nelle onde furiose
la figura disciolta
nel verde - azzurro
del mare mentre lacrime
di sale bruciano al sole | 

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|
| il sole era ormai sfumato
sull'orizzonte ristretto
delle nere pupille
un vento leggero
si era alzato sulle onde
di un mare incupito
dove lei lei
lo aveva lasciato
scomparendo sul fondo
smarrito nel ricordo
di un sogno nel silenzio
gridando il suo nome lui
pareva già morto
tra i marosi il riflesso del
sole morente disegnava
il profilo perduto
del suo corpo smeraldo
come gemma brillava
nel buio
lo sguardo stupito
la lancia conficcata nel petto
nessun grido nessun canto
solo un eco infinito
e di lui il disperato pianto | 

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| divenne oceano
tra le braccia piccole
il cuore era un tamburo
e sulla linea delle spalle
il mondo così... pesante
era il tramonto degli anni
i silenzi tra i denti
dileguavano
in quello sguardo perduto
la domanda la stessa
stessa bocca stesse labbra
può l'oceano inabissare l'amore
con i marosi le tempeste?
nelle falde sommerse
il canto sgorgava da
ugole d'oro
divenne creta tra le mani il sogno
non ci fu bisogno di parole tra le
braccia annegò di baci e
divenne gelo attorno
quando la linfa defluì dal volto
quando la luna si specchiò sul fondo
la sirena dileguò nel buio
restò solo il vuoto di un abbraccio | 

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| s'alzano le note
sull'onda accarezzano i sogni
melodia celeste
nelle acque profonde
cavalca il vento la voce
e sulla spuma infrange
delizia dei sensi
inganno delle menti
le sirene hanno la voce degli angeli
e dagli abissi s'alza
il loro dolce canto
sussurro che incanta ammalia
degli umani l'anima ingoia
melodia celeste
nello spumeggiare dell'onda
ogni speranza affonda | 

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| cavalca i marosi eterea fanciulla
nel sangue ribolle delizia e amore
rallenta nel buio la corsa affannosa
la luna si scioglie nel cielo
l'odore del mare intreccia i capelli
increspa il sorriso sull'onda
si ferma il respiro è densa la sera
le nubi si perdono ancora
c'è aria di tempesta il profumo s'addensa
in gocce di sale sui seni le spalle
il manto di spuma ribolle
nel fondo si fonde la rena
e nasce dal buio il suo canto
si affaccia nell'ombra più nera
l'eterea fanciulla del mare regina
la notte vicina alla porta dell'ade
cavalca il vento accarezza la faccia
la furia si placa la luna si avvicina
nella notte infinita
dentro l'anima la sete ormai spenta
nelle vene resta il sale delle sue labbra
tra le braccia rimane la sua ombra
l'odore del mare cancellato dall'onda | 

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| schiuma l'onda alla riva
schiaffeggia lo scoglio
la marea sconfina l'immenso
scandaglia il profondo
il buio trafigge
spezza il fiato il canto
sirena senza sogni
nel ricordo affoghi
cullata dai marosi
e le tue labbra rosse
dipingi col pianto
nelle tue iridi scorre il mare
e lento il fluire del tempo
ascolta la tua voce
e rinasce il sogno | 

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| la coda fendeva l'onda
donna dalle verdi squame
resti nell'ombra
il canto perso hai nella bruma
nebbia che affonda nell'oscurità
che avanza danza
la luce che dal fondo sale
brezza di mare salsedine
sulla pelle donna dai mille misteri
che nello sguardo annega
il tuo ricordo è vita
racconti nelle notti di luna
l'amore che non sprofonda
negli antri di una spelonca nuda
tu che agli scogli affidi
l'anima tua canta canta
non aver paura pochi sentiranno
la tua voce pochi ascolteranno
le parole e negli abissi nuoteranno
scoprendo la tua natura
donna dalle verdi squame
e dalla voce pura | 

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|
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| vidi il profilo strano
sfiorare l'onda
la spuma si gonfiava
nella mano
granelli di sabbia
all'avanzar dell'onda
sparivano nell'acqua
piano piano
vidi la lucentezza verde
delle squame
brillare tra i flutti e i
marosi
perdersi nel riflesso
sugli scogli
vidi il mare gonfiarsi al vento
sparire la figura
negli abissi
nascosta la sirena
fu nell'ombra
la luna poi si affacciò
sopra gli oceani
il canto lei intonò
e per fuggire
l'alta marea l'imprigionò
sul fondo
vidi... forse sognavo
il dolce viso
vidi la lacrima
sfiorare le rosse labbra
nel vento brillare
le perdute chiome
quando dal mare il sale
sentii sul viso
ricordai il suo nome
sembrò di essere in paradiso
restò il segno
del suo passare
con l'alta marea la vidi sparire
nel vento restò l'eco
del suo canto | 

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|
| schiumava all'orizzonte
tra nubi nerastre il sole
il riflesso oro su
onde leggere correva
verso il tramonto
lei sul fondo aspettava
la fine del giorno
luceva la veste squame dorate
nel gelido buio
il cuore rosso corallo pulsava
il battito lento nelle vene
cresceva
nel buio ...guizzo improvviso
con la corrente dal fondo
si alzò il canto
nuotando fino alla superficie increspata
sull'onda cavalcò senza vanto
la luna le venne incontro
nel blu più profondo
lei piangeva tutte le lacrime
del mondo per ogni amore
rimasto sul fondo
gocce si sale sulle labbra dure
rotolavano sull'onda
come perle nel mare | 

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|
| tra i flutti impetuosi
nel buio degli abissi
sul fondale dove
l'acqua è più nera
s'agita la sirena
con la coda
spezza verdi squame
conficcate nella rena
s'agita l'acqua scorre
tra le scure forme
come scheletriche dita
avvolte nell'onda
la rabbia con sè trascina
tra marosi di spuma vestiti
sugli scogli imbiancati dal sale
sulle labbra dalla sabbia indurite
s'agita negli abissi
intonando il suo canto
poi esplode il dolore
e dal fondo
quella voce diventa di pietra
l'acqua diventa una lastra
di ghiaccio
la sua voce un filo di seta
nella gola
una spada d'acciaio | 

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| raucedine dell'anima
sotto un sole settembrino
l'aria s'addensa si fa cupa
l'onda grigia affonda
un turbinio di pesci lei
all'ombra dell'ultimo sole
come un pesce che muore
boccheggia allarga i polmoni
sirena senza voce
nascosta nelle pieghe dell'abbondanza
scruta lontano il passo dei gabbiani
sopra ciotoli scuri imparano
il volo nello stridere
arruffano le ali
cercano i raggi caldi
laggiù tra i flutti neri
cambiano umore
e come nubi piene
nascondono il sole
su quello scoglio scuro
lei affoga le lacrime
in mezzo al mare | 

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|
| chiuse gli occhi
il rubino sfavillava alla gola
rosso come il sangue
le tenebre ne assorbivano la luce
come il mare inghiotte l'onda
la donna nel suo mantello avvolta
pregava nell'ombra
il silenzio echeggiava nel buio
la voce una nota acuta
il lampo scoppiò nella notte
il frastuono coprì il canto
chiuse gli occhi
le mani alla gola la pietra
lanciava bagliori nel buio
la fiamma improvvisa
fu il guizzo che scorse
a disegnare la fine
il vento rubava le nubi
con la pioggia nel ventre
sentì le gocce cadere sul viso
lame trafiggere il cuore
rosso come il sangue e l'amore
il rubino si spense nel buio
chiuse gli occhi
dentro i flutti si lasciò andare
tra i marosi
sentì morire il suo canto | 

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|
| nella foschia che scopre i denti
l'onda diventava muro
prima di percuotere l'orizzonte
c'erano silenzi cavalcati dai marosi
e onde lunghe
fino ai confini degli abissi
dove il corpo nella rena
si nascondeva
squame lucenti bionde chiome
e quel rancore sordo
intriso nella pelle
trasudava veleno
soffiato dalle sue labbra
il canto si perdeva dove il buio
sconfigge la luce
nelle tenebre dove
lei era regina
le note come lame nel buio
fendendo l'onda
salivano in superficie
a scoperchiare le nubi
del grigio manto
gonfiò le vesti il vento
urlò la tempesta
l'acqua salì alla gola
si spense il canto
lo sciabordio continuo
cullò il corpo
nel sonno eterno
divenne notte
- al sorgere del sole -
la trovarono sullo scoglio
con una conchiglia in mano | 

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| e venne tra le acque
in fondo al mare
scaglie di smeraldo sciolte nel sole
e labbra tumide da baciare
venne nel sonno
e il canto sciolse ogni barriera
e s'innalzò dal petto
canto di sirena
parole sciolte nel sale
nascoste negli abissi del cuore
presero vita
vento nel vento libere di volare
l'ascoltò il pescatore
le sentì
rubando ai tuoni i suoni
irruppero tra i rami dei coralli
e l'eco si smarrì nella melma
sul fondo
dove lei giaceva nascosta al mondo
mentre la voce si perdeva nel buio
lui ascoltò incantato
nella brezza di fine estate
le sue gote bagnate
lacrime confusero
sale e mare | 

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