
 | Come l’albina notte
i tuoi occhi,
di ghiaccio potrebbero d’imbarazzo
accendere le stelle rosse
come gli occhi della sera e del tramonto,
come le ali che l’aurora
richiude, indietro, sulla schiena dei gabbiani.
-Scappai-
Come l’ombra al suo segugio,
-Scappasti-
Come il freddo che si smaschera dal gelo.
-Ti ho cercata-
Cuore che nel seno impazza.
-Ti ho cercata-
Singhiozzo e sorriso,
come rossi i capelli del fuoco.
Perché le lucertole del cielo
segnano ghirigori celtici,
e suoni di bocche che assottigliano il vento,
voci immacolate di seta bianca e nera,
voci che sanno baciare il collo
di cui la semplicità esplode.
Mi donasti pizzo per non riflettere,
specchio che d’adagio bisbiglia,
ridonami mano d’angelo
con le dita del diavolo candido,
-intoccabile candore come la tua pelle
e brucia, e prende, e rimane, e cicatrizza
i polsi-.
Pizzo, di cenere, dal vergine al grigio,
mi nascosi, come l’angolo che si veste di buio,
come l’inverno che congela le dolcezze nella gola,
e sfuggo, abbasso le palpebre e non la guardia,
e fuggo, proteggendomi con le ciglia sul viso.
Ma perché hai il colore della neve?
Che arde sulle guance,
come il bacio della salsedine
che schiaffeggia la brezza.
Ma perché hai il colore dei sogni da bambina?
Che ulula come le foglie dei gelsi,
degli abeti e dei colli,
come le ossa, e le falangi,
come le clavicole che sostengono le bufere,
come la linea della tua voce... | 


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 | Neve di foglie
pioggia in lucciole coriandoli
su pelle tronchi,
fiori sboccianti
in bocche
alla saliva il miele e la linfa,
ortiche alle cosce
senza chador neri né pizzo di quel bianco
che la cornea dilata pupilla.
Assale il respiro
caldo della luce
sul buio il corpo
saldo, a riflesso delle onde
oltre la fine del cielo
A ridosso dei seni
ascendono sussultano
campanule rosee. | 



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Falene di neve,
luce invasa, notte
e ombra, tra le braccia
come bimba,
occhi rossi.
Ti prego, non cantare.
Moriranno sciolte tutte le foglie,
le corde alle mani, diventeranno acciaio
verso dita che come Dafne
diverranno rami.
Scarabei d’ambra,
occhi –li cerco-, alba
chiusa tra gli spigoli dei cuscini,
come i no troppe volte detti,
i si muti.
Ti prego, non cantare.
Perderanno tutti i colori
e le maschere non avranno più cera,
deformate, i volti;
sarai più veloce di Apollo?
A passo di lucertola,
si sdraiano le lumache del vento,
potresti rubarlo, potresti corromperle,
e sarai d’aria travestito.
Ti prego, non cantare.
Madre Terra, non ti troverà,
e di lei, ninfa in ascolto,
il corpo in acacia, alloro imprigionato,
potrai toccarlo.
Ti prego, non baciarlo. | 


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Del sorgere le gialle ciglia
dagli occhi dormienti ancora
del mattino spalancando pupille
del ceruleo che i tetti racchiudono sulle cime,
e divento foglia di verde che il silenzio dipinge,
e voce che di pesco ha ancora da fiorirsi le nostalgie,
e di madre sa ancora piegare nel grembo le ali
delle madonne, stese sulla sabbia tra la salsedine e gli angeli,
tra le cipree e i loro bimbi, perle che di grigio è poi non più nero
tra le luci e i fondali, che sembrano sirene.
E del loro velo, si nutre il cielo di latte
come di stelle su fili tenuti da marionette
e di lune che i monti timidi sorreggono
sulle spalle, come padri
pescatori di viandanti senza memoria,
e di nuovo è casa, oltre la lunga barba,
naufraghi senza fotografie,
raccolti fra le reti e le meduse,
e oltre lo specchio d'acqua
sarà il figlio a guardar loro
le proprie cicatrici, e lì baciarle. | 


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 | Volge il capo ad est la Luna
e il collo bianco
viene morso dalle nubi
Tramonto di rose calpestate
e di profumi che gli aranci
in inverno inebriano i sogni
Lo vidi un giorno... un giorno qualunque...
di una sera appena nata
al suo finir di tinger le ali degli aeroplani...
il bimbo che sapeva volare
il bimbo che cantava
il bimbo funambolo passeggiare
Aveva gli occhi del cielo
e lo sguardo della morte
Sorrise...
Mi scambiò per sua madre...
Al seguito sul filo
sopra al vuoto della città
lo seguivano i fedeli seguaci
animali che dondolando
seguivano la sua fischiettata filastrocca
come dal flauto magico la profezia di Orfeo
Camminavano cibandosi di vuoti
e delle fantasie dei passanti
che alzavano il naso in su
per vedere lo spettacolo
incredibile del circo
arrivato in città
Rapito respiro
dei sonnambuli dalle occhiaie
che cercano un fiocco di neve
mentre le insonni onestà
si aggrappano a fiori secchi
che l'estate ama... stringe e soffoca...
Il bimbo se ne andò...
oltre i tetti della nostra città... | 


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 | Oro in fauci di ghiaccio
Dolci canti in cristallo
e l'usignolo in nido di quarzo
Catturerò sottili ombre bianche
nel bosco di questo sentiero
che si diverte a plasmare
specchi e uomini
Camminerò inseguendo il profumo
di questo alabastro disprezzato e amato
come corsa verso il traguardo del tempo
verso meteore di spazi celesti
Danzanti promesse
come ninfee gitane
che baciano il centauro del vento
invisibile creatura del cielo e della terra
che attende la sua sposa,
fede promessa
di pioggia che cade
come gocce sul manto di cervo,
alce che nasce dall'alito
i fiori che le rose divorano
per poi partorire come bocche di linci
dagli occhi di fuoco
falene dal muso di tigre.
Rincorrerò il respiro dei lupi
che foggiano la pelle del bambino
che nacque dalle viscere di amaranto
di nevi che sciolgono il corpo
come sole nella siepe che incastra l'immortale tempore
di una solitudine che sprigionerà sorrisi
ai sogni su ali d'allodole.
Non cadere, mani che le nuvole aggrappano.
Non inciampare, bimba che la luna baciò
al parto delle nefeli...
precipiteranno come piuma d'ocra alpina
nubi sospese sui monti
di storie e leggende di quando mia nonna
era bambina. | 


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 | I giunchi inclinati
come inchiostri sulla cera
delle tavolette di pietra
I petali racchiusi
come soffi di bimba
tra le mani dei tigli
All'alba i tuoni
portano scompigli
e di piogge tremano le ali dei pipistrelli
verso i loro nidi in grotte.
Sai che le rocce
hanno le voci dei lakota addormentati?
Sai che il sole sboccia sulla terra
pronunciando parole
in sospiri di lingua sioux?
Esplode il silenzio
al contatto delle ambre
posando dita e frecce
sulle violacee armature
delle ametiste in arabeschi. | 



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