
Come saracinesche, coprono, smantellano,
pezzi di braccia e nuvole,
ultimo – come un wi- fi, filo di un telegrafo
invisibile, rotto come l’osso
il respiro –
guardo l’ultimo verde delle foglie.
Cielo di settembre,
padre – che bacia le figlie -
abbraccia genitori che volano come fumo
tra i tetti,
baffi e gatti.
- Sogni,
di un uomo che ripercorre i corridoi
“Loro sono ancora qui...” –
Deliri postati,
silenzi taggati,
non dire,
non dare...
Skype accesi in perenni assenti.
È perché sogno i tuoi capelli...
È perché li tieni legati,
è perché li nascondi,
come schermi neri, tv di trip spenti.
È perché non so la tua voce
quando fotografi fiumi
- cos’è la goccia quando cade,
quando non urla, ripudiata dalla pioggia –
è perché non capisco, è perché...
- quanti perché -.
È perché non so, perché ti leghi
- lontano da me-
È perché non so, perché ridi
- sorridi di me –
È perché non so, perché cammini
- corri via da me - .
Garage di ferri stridenti,
automatici, morti, di chiavi perse,
di chiavi doppiate, cambiate,
case che cadono a pezzi,
chiavi pendenti, come campanelli,
ai polsi, al petto,
come d’oro madonnine benedette,
e sgraziate preghiere che non terminano l’amen,
che non segnano la fine,
come la breccia, l’asfalto, e la pietra,
dove le vernici bianche
si confondono alle strade,
è perché non so, ma temono l’Amen,
fine di una preghiera
che non si può ripetere...
Vespro tra incenso e ansia, ed arriva la sera.
È come un tram... e non si conosce
delle fermate l’ultima,
si scende, a metà,
dove i binari si snodano
all’incrocio del buio e dei lampioni.
E poi...
Si spengono pian piano,
lampione dopo lampione,
e saltelli passo dopo passo,
contando, ostacolo, sasso, gradino,
travertino, sampietrino, - pozzanghera -
e ridi – d’isteria –
fino all’ultimo...
l’ultima lampada,
luce che accarezza binari e archi,
caffè, tristi baristi,
ai banconi di prostitute senza amanti.
È perché non so, perché ti leghi
- lontano da me-
Cielo di settembre,
acquerellato scheletro di un mese,
segreto innamorato
di un’estate che ha rabbrividito dietro le sue lacrime,
di un’estate che ha nascosto dietro le sue vertebre
stelle e soli,
e l’hai guardata,
e l’hai spiata,
estate infreddolita,
sola, tra le ischemie degli inverni.
È perché non so, perché ti fermi
- così lontano... da lei,
così lontano... da me - . | 


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 | Le piogge sanno scalfire
roccia di mani e pietre
Acqua ad irrigar campi d'anime
E sola la meteora
scenderà in cicatrice della notte
Dono tra gli augelli del timore
sotto rugiada sepolta
come reliquia di dislessiche identità
Sopra al vento volano gli alveoli
astigmatiche realtà
corna di yak
e le stregonerie degli occhi ciechi.
La bambina
è fuggita
oltre la neve degli eventi.
Adorazioni kamikaze
Genocidi di puerilità
Nel genio il suicidio
delle albine eco malferme
Tra Otello non più valorosi ammiragli
E Desdemona non più di nobiltà figlie,
rammendate tra fazzoletti di ricami caduti
Ora è la pistola che uccide il sedicenne seno
dopo averlo di bocca e lacrime baciato... spararsi alla tempia
il silenzio. | 



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Scatola di cielo
Apri delle comete il cartone nero
e scopri lì pulsante cuore tolto dal petto
Scorrono torrenti di nuvole
nebbia che bacia e stordisce
e come fantasma divento sua figlia
legittima erede di aliti e venti
di australi dita perse nel tempo
in cerca del suo respiro
Spirito che fiuta dalle narici
profumo calpestato di neve e radici
di volpi spaventate e caccia
Sale piano in gola il fumo
del sole che soffia tenue terrore
Su capi e cime
su mura e città
Torre volante nel vuoto
ed io mi lancio nel mio progettato volo divoratore...
Eppure...
qui ho la tua voce sciolta come brina
a stringer mano che non sappia cadere... |  | 


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 | Il vento spezza foglie,
come granelli per fiumi,
rossi si riempiono di sabbia,
che si posa leggiadra
-come sangue-
sulla pelle del cielo.
Indaco di piccoli fiori
tra le ossa delle dita.
E le ciglia che si chiudono,
al tocco del viola
sulle nuvole, come tempera
si ricoprono di mantelli,
il velo opaco dei corpi goffi e leggeri.
E starnazzano le anatre incinte di stelle,
verso una meta che non ha nome,
tra oriente e occidente,
in cerca di una luna che ha il colore della neve
e il silenzio ramato degli spiriti d'antilopi.
Si confondono, come mani
si intrecciano i sentieri delle striature
che appendono antichi preludi,
tra le chiome di nefeli e passaggi ad archi
di cattedrali a volta, gotiche speranze
e fantasmi che hanno un filo di cuoio
tra le labbra, appuntato,
un sogno che si dischiude,
nel bocciolo, così il tramonto. | 


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 | Il gelo bacia anime innamorate
e tra foglie gialle cade la nebbia
come velo che toglierà ogni traccia
Fiore appassito ti lancio
come pugnale di lacrime affilate
accettate come collana di rosario
di spine e legno...
di menzogna e bacio
Sotto tombe di petali e stelle
ecco la spada di un amore consacrato
senza santuario né tempio,
scorto silenzio
che spia il buio movimento
di anime che piangono
nei letti d'amore nudi abbracci
di chi sa che il domani
partorirà non gioia né solitudine
non trincee né narcisi...
Anguille del dolore
strozzano le mani
su cristalli di pergamene
Ruggiti di falene
caricheranno i silenzi
come frecce d'indaco
su bianco abito
Fiera e straniera bellezza
prigioniera di serpi e incanto
Il tocco di luna lacera
come bacio su pelle bruciata
Carezze che il Tempo
ingoia nel ventre della terra
Titano è l'Amore
che danza maledizioni di vendetta
e cade come muta edera di petunia...
muto tonfo d' ali... che mai volarono. | 


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 | Incenso di mani
e carezze di petali,
ciliegio e gelsomino
che aprono ali
come aironi rosa
sbocciati dal tramonto
che riversa lacrime
alle terme del silenzio
Socchiusi gli occhi
camminano sul pelo dell'acqua
come angeli o figli di maghi e draghi
Dita che conoscono
ogni mia sordomuta inclinazione
ogni mio contorno in nera china
da baciare come papiri
che custodiscono gli occhi e le primule.
Sai, che il vento
è spesso amante di vergini fanciulle
travestite in guerrieri
che amano principesse...
spesso al vento
piace giocare con le illusioni
e con i sorrisi a mandorla
delle vergini fate
che amano baci di rugiada
racchiusa in un fiore di ruga.
Tuttavia...
mi inebrio del tuo odore
e mi sale in gola
la voglia di rapire
con unghie o con le mie labbra
il profumo del tuo collo... e della tua spada...
Ai diavoli mando baci ricamati di pizzo
e riti che il Tao consegue
a nobili promesse spose...
C'è solo ora il futuro che tanto avevo atteso...
tra perle di parole sussurrate senza voce. | 


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