Pubblicare poesie

Autunni
di Giorgia Spurio

Le 10 poesie pubblicate nella raccolta


"Addio", sussurro di pioggia

Amore
"Addio", sussurro di pioggiaCicatrice fra i venti
fu il tuo sussurro
e la bocca da baciare oltre i finestrini
dell’autobus
Appannata forma di bocche
che si salutano
per un arrivederci
che ha il sapore di addio

Cicatrice fra le gocce
che rigano i vetri sporchi
di un pulmino arrugginito
Fui ritratto dietro quell’opaca orma
che lasciò il tuo respiro
e impronta di dita
che si arrampicano su lisce pareti
di un saluto che stringe la gola.

"Non mi abbandonare!" Lo dicevo nella mia mente
mentre ti convincevo che ogni cosa...
ogni cosa andava bene.

Baciami sotto la luna di questo agosto
che freddo rapisce i sensi allacciati alle fragili costole
Baciami ora, quando mollerai tutto
ogni sogno per stare con me...
Egoista la mia bocca
vuole baci da incatenarti ancora...

Il motore...
L’autobus sta per partire
con le sue valige e i suoi imprechi,
con le sue speranze e i sogni piegati
insieme alle poche camicie nei bagagli.

Non salutarmi, ti prego,
non darmi un altro bacio oltre quel vetro
che vorrei spaccare di pugni...
che vorrei spaccare di lacrime...

Scapperò inseguendoti, correndo
su ciotti di strada
e sampietrini fetenti
Cadrò su tombini insulsi,
scivolerò contando le mie ossa
che rimarranno inermi a fissarti...
guardarti, mentre sarai sempre più lontano...

"Ti amo"
lo stai dicendo correndo verso i sedili posteriori...
Immagine incastonata di pioggia:
la tua mano che mi saluta
fra mute urla.
Racconto in esclusiva

Racconto in licenza Creative Commons
Racconto inserito in una raccolta
Giorgia Spurio 04/12/2009 00:17 16 10926

War in the Mind

Introspezione
War in the MindSilence, please!

Moon, mother of mothers,
your smile,
look my tears, look my eyes!
And Sea,
touch me
Touch my voice in the heaven
Touch my sky in the wind

Silence, please,
Open your wings
In My Mind.
Racconto in esclusiva
Racconto in licenza Creative Commons
Poesia in Inglese
Racconto inserito in una raccolta
Giorgia Spurio 25/10/2009 10:59 6 5209

Amami contro ogni infedele chiacchiera

Amore
Amami contro ogni infedele chiacchiera  Il vento mi cantava di te
Eppure io ancora non ti conoscevo se non nei miei illusi sogni

Correvo fra canne e ortiche
seguendo il fischio del pastore
mio severo padre

Gli agnelli avevano il manto degli angeli
e il respiro caldo delle madri

Nacqui partorita da donna sconosciuta
E le cicogne quel giorno piansero nello stagno

Il vento mi cantava i sogni
che il mio cuore sapeva
fossero proibiti
Sogni odiati dai pettegolezzi
della gente e del paese
Sogni amati dalla mia vergine sembianza
che cercava già te
Fra brezze marine
e luoghi di paradiso
In grotte sottomarine
e in nuvole che cadevano sgonfiarsi
come lacrime di pianti

Le mie mani affusolate
si arrampicavano sul tuo dipinto
E quando ti vidi in chiesa
A pregare sotto il tuo velo
Di nascosto ti osservai da sotto il mio silenzio

Fu il rosario a darmi la possibilità
di toccare la tua pelle
le tue dita
Profumo di rosa canina
Odore rosso di tramonto viola

Respirai la tua stessa aria
Aspirai l'incenso e pregai la mia vita

Ti ho amato

Mi sono odiata
e ti ho amato contro tutti
Ho odiato la luna
e la cintura di mio padre
Ho amato i tuoi capelli rossi
Ho odiato la sabbia che scottava sulle cicatrici

Figlia io di un uomo abbandonato
Figlia io di un giorno senza principio
Ti ho amato, te, dolce figlia sposa
Ti ho amato nella lotta e nelle bastonate
Ti ho amato fra sospiri e fumo di mirtilli

Ti ho amato contro lingue di biforcute invidie
Ti ho amato contro mio padre

Ti ho accarezzata limpida goccia
che cade ingenua fra i miei seni
Ti ho baciata muta corda di violino
che vibrava nell'anima mia
stordita e senza paura
del tuo cuore posato tra le mie dita rotte
da un respiro

"Odiami" dissi a quel padre
che mi donò la furia invece che i baci
"Odiami" gridai in lacrime a quel padre
che non volle più donare nulla
a colei che era la sua unica famiglia

Le ali della mia schiena pesante
si curvarono verso le stelle
Le ali della mia stanca anima intorbidita
si curvarono verso la tesa mano
che offriva il mio fuso al tuo pensiero

"Amami" dissi a te
fanciulla che il sole mi donò
"Amami" gridai in sorrisi rigati di pioggia
che non volle più gelarmi
"Amami" offrirò la mia ultima piuma
a te, sposa dei miei guai
a te, sposa che sempre amerò
a te, sposa del mio dolore
a te, sposa del mio matrimonio

Amami
Racconto in esclusiva
Racconto in licenza Creative Commons
Racconto inserito in una raccolta
Giorgia Spurio 11/11/2009 00:04 9 8415

Tradimento

Amore
TradimentoMi sembra di sentirle ancora
Le tue braccia come bocca di farfalle

E il tocco delle tue ciglia
Come bocca di fragola

Fammi danzare!
Fammi danzare per un'ultima volta

Donami il silenzio di un ultimo ballo
Ripetendo passi all'infinito

Sono scalza
Qui in ginocchio
Davanti a te
Guardo i tuoi occhi che non più conosco
Ma a me basta un addio senza parole

Donami un altro walzer, un ultimo tango
Donami le labbra del ritmo tribale
Dammi l'anima della musica
senza che il nostro mutismo possa turbarla

Non guardare i miei occhi
Quelli che erano di una ragazzina
Non guardarmi più in quel modo
Odio la compassione
Odio il passo della neve
che mi porta solo croci e ricordi

Guardo le tue rughe
E mi accorgo di amarle
Guardo i tuoi occhi freddi e grigi
E mi accorgo
Che se anche vuoi condannarmi
Io li amo

Sarò qui sulla terra
A sentire le ginocchia ferirsi
Aspetterò la tua sentenza
Per ora anche se sfido la tua clemenza

Uno schiaffo
Sentii la testa come spezzarsi dal collo
La tua ultima sentenza era stata dichiarata

Guancia mutilata
dalle speranze condannata
Giustizia fu fatta
Dagli occhi dei trionfatori
Solo vittorie senza memorie

Il pianto dirotto scoppiò
Come fulmini in cicatrici
di vasi frammentati
quando mi guardasti
altero con la mano alzata
Dopo lo schiaffo
ci fu il tonfo della porta e il tonfo del mio cuore

Sentii il cuore precipitare
Pian piano
Ad ogni passo delle tue molli gambe
Verso la porta dell'addio

Ci fu il tonfo del mio corpo sul pavimento
Le mattonelle gridarono
E le loro braccia mi accolsero
Nelle viscere del silenzio
Accolsero la mia muta voce

Nelle viscere del mio egoismo
Le lacrime acide percorsero la pelle
Di chi tradì l'amore
Racconto in esclusiva
Racconto in licenza Creative Commons
Racconto inserito in una raccolta
Giorgia Spurio 27/10/2009 17:53 6 6162

Bile

Introspezione
BileBile rossa.

Giallo di un cinguettio
che stritola diastole nel cuore
sistole, bile del colore
trasparente, come la tosse...
Ancora lei, - tosse –
nodo di capelli alla gola, ancora.

- Che ne sai dei miei cuori... son mille,
sono muscoli e niente più,
mi danno del respiro e la spinta,
vivere, mentre il grembo geme.-

Viscere rosse.

Azzurro come il filo
dove si appollaiano gli istanti delle pause,
sospesi, momenti, apnee,
infarti...

- Che ne sai dei miei mille rammarichi,
sono cellule scoppiate,
non mi danno che tormenti, la spinta
per non pensare,
mentre la mente ruota, su se stessa,
rompicapi nelle gabbie,
criceti senza scampo. –

La verità.
Questa non è una poesia.

Come pulsano sanguigni i capillari
lungo la cornea, l’occhio,
bianca e lattea lungo il cristallino,
silenzio di visioni

è una maschera
da dove non si urlano le parole.
Panico di rumori,
cecità di baci,
dove ortica invade i prati,
e si addormenta, sul tavolo, la tormenta
e di lei lo sguardo, dove finisce l’infinito,
alla parete, il ritratto dei padri.
Racconto in esclusiva
Racconto in licenza Creative Commons
Racconto inserito in una raccolta
Giorgia Spurio 14/11/2014 02:03 3116

Tra le tue piume, nere e incolore

Impressioni
Tra le tue piume, nere e incolore  E mi accompagnerai
su questi sentieri
tra muri e buio
che non sorridono
se non su maschere
dettate dalla cera di candele
usate per fingere l'incendio
del mio sospiro.

E mi prenderai la mano
per illudermi di un volo,
lanciando pelle e respiri,
un corpo morto, il mio,
incastrato da solitudini
miagolate, ruffiane, e gelosamente,
tremendamente mie.

E mi bacerai
come l'amante mai avuto,
e mi sfiorerai
come un padre attento
ai primi passi
della sua bambina
che ancora non ha imparato
a conoscere la propria voce.

E mi cullerai,
cieca tra i miei corridoi
tra i rumori nascosti del vento
che bussa come le foglie
rosse sulla tempera nera di una tela,
come la pena
che si lascia andare come una donna
al proprio figlio.

E sarai cielo che spia
le anime in silenzio,
come l'amore mai
che ha paralizzato il sangue alle vene,
come la neve
quando chiudo gli occhi
per imprigionarla - tutta -
sulle mie ciglia.

E mi tirerai i capelli
-senza farmi male-
E mi scriverai le tue dita
sulle mie labbra
-senza farmi piangere-
E mi dirai del tuo amore
-senza farmi tremare,
paura d'indaco dipinta –

E... nel rincorrere
un dormiveglia già fecondo nel dispiacere,
tenderò i punti estremi che mi tengono
le scapole fragili alle pesanti costole,
e saranno posati occhi
sui palmi bianchi
alzati come braccia di bambini
che si fingono maestri d'orchestra,
dove potrò -rannicchiarmi-
udire i tuoi sforzi di parlarmi
e disegnare i tuoi lineamenti...

Tendermi con il rischio di cadere
-o forse spezzarmi-
Purché tu sia... mio,
nella morte recitata
dopo la resurrezione,
nel teatro allestito dalla notte,
purché tu sia... narcosi -dolce-
morir nel coma di nessun pianto,
perché sei -il mio- silenzio.
Racconto in esclusiva

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Racconto inserito in una raccolta
Giorgia Spurio 20/02/2011 01:49 3 7702| Racconto su 'Silenzio'

Bruciava, inondando le strade

Amicizia
Hanno tetti di cartapesta,
i treni, -sulla nostra testa-.

E diventa bianca, la pioggia
una corsa contro il tempo
-contro le sirene delle sue ambulanze,
e i fari accecanti sulle autostrade-.

Hanno capelli morbidi,
le bambine dormono,
le madri si stringono a maglioni
-sfilacciati- alle finestre
dove la luna perde strati
-come gomitoli di lana-.

Hanno –bianche- le facce
-gli specchietti ai fianchi-,
mentre ti ricordavo,
forse azzurra la luce
sulle gote e il collo,
e gli occhi chiusi,
in auto mentre ti accarezzavo,
e ti dicevo che tutto andava bene,
-che se volevi piangere,
potevi farlo, il pianto,
lì sotto i cipressi dell’ospedale-.

Ma bruciava,
-Dio, quanto bruciava- quella pioggia.
Bruciava, inondando le strade
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Giorgia Spurio 23/10/2011 22:47 3 4434

Ti amo... ma tanto tu non esisti

Amore
Ti amo... ma tanto tu non esisti  E mi ingoi nei tuoi occhi neri
chiusi fra le palpebre delle dita

Succhiami fra dolci stupri
di ali e albatros

Bacia la mia santità chiusa
nella mia docile intraprendenza
Tu sai che ho dipendenza...
ho bisogno di te

Abbraccio di bimbo che sa portarmi
in quel mondo che non c'è

Non accendere la luce...
Non esser geloso del buio
che mi bacia quando sola ti aspetto

Non esser impaziente di esser toccato
da frammenti di vetro
che formano la mia pelle

Tu tanto non esisti...

Sei spettro ingoiato da pezzi di vetro
Sei fantasma che vaga sulle strade del mio nirvana

Sei chiuso nel mio purgatorio
e lì ti imprigiono

Sei spezzato dal bisbiglio che forse a volte ha la mia anima
quando a volte si ricorda che respira
Sei frantumata pioggia di fuochi
che si sparano nel cielo di un Tibet
che mi fa inginocchiare
alla neve che va baciata
e all'anima che non sa comandare

Delirio si impossessa degli occhi
di chi vide il collo spezzato
di una luna che non sapeva camminare

Pazzia che sa farsi amare
da chi si perde tra strade di città
in un natale triste
che sa di cemento e pioggia

È la mano che corre camminando
su di un filo dove stesi ci son i panni
che mai saranno raccolti

È un bacio il tuo
che tanto... non esiste.
Racconto in esclusiva

Racconto in licenza Creative Commons
Racconto inserito in una raccolta
Giorgia Spurio 02/12/2009 12:31 12 10912

Di ogni lacrima ne è figlia

Donne
E i walzer dei fiori strappati
aprono agli occhi nuovi orizzonti
suicidi d'amore...

Le dentiere traballano
ed un bacio
solo un bacio l'animo si piega
a raccoglierlo dai tombini bagnati

Piogge di catene
che alle fruste accompagnano
il silenzio dei funerali

E vado in marcia
come carcerata
baciando bocche di sconosciuti dolori
e saprò non più asciugare le tue rughe

E rossi potranno far male
occhi divisi come l'uovo
la parte bianca senza l'albume
e la pupilla... digerita nel segreto intestino.

Si allungheranno le arti
come ranocchia si salterà i binari
all'arrivo del treno
e un pianto in gola
dà soffocato orgoglio
al triste fato

Se vuoi ti abbraccerò
tra piccole mani
e tra dita bianche e paralizzate...
se vuoi ti bacerò...
ogni lacrima, mamma.
Di ogni lacrima ne è figliaRacconto in esclusiva
Racconto in licenza Creative Commons
Racconto inserito in una raccolta
Giorgia Spurio 19/05/2010 13:27 3 7937

She flies

Introspezione
Night’s eyes

Yellow eyes

Yellow Night

There is Frost,
between children and mothers,
there isn’t Snow,
white and sweet,
between the Sky and Violet Silence.

And it went away,
Peace’s Flight,
white wings, yeah... all was white...
between the lightings and the hurricanes,
between easy kisses of witches.

- Oh, no, no...
I don’t know...
They are Fairies,
with a grey music –

But they are the Wings
of the warrior of the Night,
and She is the Moon of Fathers
and the Siren of their tears’ theatre,
Human Water of the Heaven
between children and mothers...
Between the Sky and Violet Silence...

Hate became Love...
As red girl that runs, runs, runs...
Between yellow eyes...
Night’s eyes,
in this yellow sadness
in this simple a lone Night
that is as a woman,
and she sings, she doesn’t cry,
she closes her disarmed harms
between the wind of her daughter’s hair.

She’s a feather, she’s a White Bird,
a little owl
in Darkness,
and flies.

Traduzione
Lei Vola

Occhi della Notte
Gialli,
- di una gialla Notte-

C’è brina,
tra i bambini e le madri,
non è neve,
bianca e soffice –dolce-
tra il cielo e il viola del silenzio.

E... fuggì via,
il volo della pace,
bianche ali, - già... perché tutto era bianco-
tra i fulmini e gli uragani,
tra i semplici baci delle streghe.

- Oh, no,
non lo so...
Sono fate,
con una grigia melodia-

Tuttavia non sono che Ali
del guerriero della Notte,
e Lei è la Luna dei Padri
e la Sirena delle loro lacrime nei teatri,
Umana Pioggia del Paradiso,
tra i bambini e le madri,
tra il cielo e il viola del silenzio.

Odio divenne Amore...
Come una bambina rossa che corre, corre, corre...
Tra gli occhi gialli...
Gli occhi della Notte
in questa gialla tristezza,
in questa semplice e solitaria notte
che non è che una donna,
e canta, e non piange,
ma chiude le sue disarmate braccia
tra il vento di sua figlia i capelli.

Lei è di un bianco come piuma,
una piccola civetta
nel buio,
e vola.
She flies
Racconto in esclusiva
Racconto in licenza Creative Commons
Poesia in Inglese
Racconto inserito in una raccolta
Giorgia Spurio 03/10/2014 02:25 3532



Giorgia Spurio
Giorgia Spurio Giorgia Spurio, nata il 21/12/1986 a Ascoli Piceno, ha lavorato in progetti educativi, dedicati all’educazione civica e musicali.
È docente di lettere presso la scuola secondaria di primo grado.
Ha vinto vari premi letterari nazionali e internazionali di poesia e narrativa.
Ha pubblicato le sillogi: "Quando l’est mi rubò gli occhi", "Dove bussa il mare", "Quanto è difficile essere bambini", "Piccoli Prometeo", "Le ninne nanne degli Šar" e "L’orecchio delle dee" (Macabor Editore).
"L’inverno in giardino" è il suo primo romanzo, breve e di genere storico.
Da Macabor è stato pubblicato il suo libro di fiabe "I Bambini Ciliegio e altre storie ".
Grazie al Premio InediTO 2017 è uscito il romanzo "Gli Occhi degli Orologi" premiato e presentato al Salone del Libro di Torino poi a
Più Libri Più Liberi di Roma.
A dicembre 2023 esce il libro di poesie PURPLE CIRCUS, edito da Polissena Fiabe e Poesie. È una silloge originale che fa parlare i suoi personaggi, animali e acrobati, e a volte zooma sugli spettatori, per parlare della società umana attraverso l’allegoria del circo e denunciare tutte le forme di violenza.

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