Pubblicare poesie

Migranti
di Giorgia Spurio
Mari e terre, viaggi e speranze

Le 9 poesie pubblicate nella raccolta


Come il mare le sue dita

Sociale
E cado come foglia,
sotto le macerie di questo cielo
che non riesce nemmeno a piangere.

Il cuore corre fino alla gola,
- ma non devo dare lacrime -.

E il mare mi avvolge,
unico come padre,
senza pregiudizio, senza riguardo,
verso terre che non conosco,
verso parole nuove e...
tra i silenzi e le preghiere
si fa spazio come la mano
dietro una tenda, la luce
dalla finestra, il sorriso
di mia madre.

Come il miraggio, un faro
sull’acqua piatta, e tra i suoi capricci
come del disorientamento i disegni
che offre il Khamsin
al martirio della sabbia.

Non piangeva,
non mi parlava,
mi baciava, e mi baciava ancora,
e mi lasciava avvolto nel suo chador,
nell’ultima volta del suo profumo,
del tocco delle sue dita e del suo corpo,
la sua voce come l’eco che hanno le nuvole,
mi affidava alle onde.

Quale speranza avrà mai frenato
l’ultimo pensiero di mio padre?
Quale salmo avrà stretto
tra le sillabe incatenate
alle sue rughe della giovinezza?

E il mare mi cattura tutti i sogni...
Quante stelle
disegnano il nostro cammino,
e le guardo, una ad una
nel buio di queste acque forestiere,
e le prendo, prima di chiudere gli occhi,
tra i polpastrelli, così piccole
tra il pollice e l’indice,

prima di dare lacrime
di nascosto.
Come il mare le sue dita
Racconto in esclusiva
Racconto in licenza Creative Commons
Racconto inserito in una raccolta
Giorgia Spurio 21/11/2015 00:09 2929| Racconto su 'Orfani di terre perdute'

Aylan

Cronaca
Aylan
Ed io guardavo le stelle
e le trasformavo in favole.

Mio fratello mi raccontava delle conchiglie
e il pianto del mare si nascondeva nell’abisso.

La sabbia mi avvolge piano,
come la mamma e la sua mano.
Il mare l’ha voluta in sposa.

L’acqua mi bacia, inerme,
dove le lacrime diventano sale.

Ho dita piccole e gonfie,
non si muovono, lievi sono
sospinte dove la spuma
non più è bianca
né d’abito blu variopinta,
ma ha il rosso che la scompiglia,
che la ferisce e l’attanaglia.

Non lo sento più, il mare...
La pelle e l’anima,
non le sento più.
Qui dove il vento si nasconde
per le sue colpe,
dove le barche si fanno affogare
per vergogna, per calunnia,
per amore,
per paura, sofferenza
che stringe la gola,
e la speranza che ridona
respiro alla fiducia,
all’illusione.

Si cade come una nuvola
che fluttua nell’intemperie.

È un soldato che mi porta via,
addosso ho l’odore di strage.

Non apro gli occhi,
no, papà, non piangere...

Non c’è più spiaggia
da attingere, non c’è più terra
da rappacificare, non c’è più casa
dove arrivare.

Ma io sono qui,
tu non mi vedi
- neanche io mi vedo –
dove la riva si detesta del suo grigiore,
dove la costa si pente del suo ritardo,
del suo soccorso mancato.

Io sono qui,

guardo le stelle
e le trasformo in favole.
Racconto in esclusiva
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Racconto inserito in una raccolta
Giorgia Spurio 21/09/2015 23:53 2914

Sarta del destino

Introspezione
Gitana la madre del clandestino
che si rifugiò nella sagrestia
di una nave che portava schiavi alla bastia

Gitana silenziosa sposa
l'onda che fece crollare le lacrime
dalle nubi e le nebbie delle sirene
che volavano come avvoltoi
sulle teste dei re

Gioco qui, nella mia grotta di ghiaccio
Gioco a dadi e a mosca cieca
con la Solitudine che sorride
suonando la sua lira
illudendo se stessa di esser sorella
di Hermes messaggero prediletto degli dèi

Son qui in un finto applauso
che occupa un minuto di silenzio

Vita che abbracciò il vento e la bufera
e che strinse l'ululato straziato
dei lupi cavalcati dal sole,
Apollo superbo che volle
la sposa delle Montagne
mentre presero vita cloni in statue

Guerra che si dibatte nel cuore
mentre io son qui
nella mia grotta del buio
a giocar a nascondino
con l'amica Solitudine
che non piange né ride

"Danziamo" le dico
ma lei non alza testa né fa smorfia
sulla sua sedia a dondolo
rimane come cadavere
che cuce morti.
Sarta del destino  Racconto in esclusiva
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Racconto inserito in una raccolta
Giorgia Spurio 06/12/2009 19:20 6 5375

La marcia dei malcapitati

Impressioni
La marcia dei malcapitati
S'affrettano al passo i piedi del silenzio
In dono danno dita da leccare
Dita sporche di marmellata da proteggere
dalle formiche affamate...

Fammi correre...
lontano dalla mia atrofica speranza
che un angelo mi donerà ali per volare...
Lontano dalla mia poliomielite di sforzi e amori

Danzerò come anima in bianco velo
nuda rondine su piedistalli celesti di immensi universi
Valzer che incatena la bocca alle margherite prive di testa
e le labbra fisse a sporger punte di lingua su arrugginite forbici
che tagliavano i fili alle dame, burattini di spose

Lo sfarzo ghigliottina gli occhi alle pupille
e l'amore ricuce brandelli di pelle
sparsi come pezze bucate di maschere travestite
Marionette di Arlecchino che ridono
per svenire nell'infarto di un sogno

Danzerò ancora come foglia di un mattino
portata via dal vento
che è stufo di esser sol compagno
di notti e patetiche malinconie
di fredde albe e lussuriose solitudini

Il carillon è in moto
e lì, sul piedistallo rotante
mi posa...
Ballerina rotta...
sorrido alle lacrime del cigno
bocca di plastica che trascina nel suo vortice
di specchio le lacrime di acque torbide
e lì la morte sarà fermata
sposa promessa del tempo
scamperà il lutto del matrimonio
ed il violino accompagnerà il pianoforte dei malcapitati.
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Giorgia Spurio 04/01/2010 00:10 15 5782

Non solo bambini, ma piccoli messia

Sociale
Non solo bambini, ma piccoli messiaEra perché forse vedevo i tuoi occhi nel mare,
per questo scappavo, dalle onde.

Era perché forse il fiume che ci aveva portato
-oltre il confine della fuga-
mi ricordava quando mi abbracciavi,
e quando mi cullavi,
quando il calore che hanno tutte le mangiatoie
nel tuo corpo si concentravano, -nell’anima forse, madre-.

Era perché forse lo vedevo piangere
-il padre, anziano, che remava-
Oltre i soldati,
oltre le fedi,
oltre gli specchi delle sue rughe
e dei suoi muscoli.

Mi ricordava quando lui ti fissava,
immobile come promesso sposo e marito
che avrebbe saputo della propria profezia.

E tu continuavi a cullarmi,
anche se sparavano, -mamma-
anche se io non piangevo,
-te lo avevo promesso-
anche se urlavano,
così tanto facevo paura io, se non ero
se non un bambino.

E tu continuavi, mamma,
guancia a guancia,
dove le lagune non hanno rumori,
per ivi confidarvi le tue voci
e lì fecondare i tuoi canti.

E tu continuavi, oltre tutti i Mediterranei,
continuavi a cantare, madre.
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Giorgia Spurio 07/04/2013 23:51 1 4245

I bambini dello sbarco

Sociale
I bambini dello sbarco  È la nebbia sottile
sui pantaloncini dell'estate,
una spina che si manifesta nella mano
per ricordare un volto,
o forse solo un suono... un pianto.

Le unghie erano sporche di terra,
e le amnesie non ricordano che hanno scavato,
lapidi per croci di legno,
collane d'oro da seppellire,
e ambra per la pelle da ricordare.

I lupi vagano, non bussano alle porte,
e le favole si infrangono, lanciate,
come urne di ceneri,
agli specchi delle bambole senza braccia.

Correranno le nuvole come gambe di bambini?
Profughi di relitti e di regine tagliate d'ebano
dalle ferite delle partite a scacchi.

E il sole girerà come il viso
che ha l'universo,
pianeti senza orbite,
senza chiudere gli occhi,
senza il sapore del sale
e senza la vendetta del mare.

E le stelle si spegneranno
un attimo, per amare, per fingere, o solo rubare
le anime private alle lenzuola del silenzio.

E non è che rovo attorcigliato
a gialla edera
per lucertole senza coda,
per muri senza rose
sui quali petali bianchi i ragni rossi
sembrano lacrime di sangue,
impronte di piccole dita
lasciate come l'orfano
che prega il bacio
da Allah
al seno nel cui figlio mai partorito,
le orme di piccoli piedi scalzi
seguono il profumo che le ossa delle sirene
lasciano al vento della madre.
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Giorgia Spurio 02/07/2011 12:28 4 4719

La piccola Favour

Cronaca
Mamma, e ora
che ricordo il mare e le ustioni.
Mi dimenticherò di te, mamma,
che mi abbracciavi per le lacrime del mare.

Mamma, ma io ora
come faccio senza di te.
Non so dare ancora voce alle parole,
non so camminare...
Ma conoscevo delle tue dita
le piaghe e la pelle,
riconoscevo del tuo respiro
il calore che trattenevi
e non piangevi.

Mamma, il mare
fra tante spose
a te il velo
di una pioggia
che si incastrerà
tra i miei occhi
e le reti di offuscati ricordi,
proprio te,
ha voluto di questo dono
fare dolore e onore,
fra tante spose,
a te, ti ha preso
stretta lungo il grembo
e lungo l’addome
dove giaceva mio fratello.

Mamma, io piangerò...
Io ti cercherò...
Dibatterò i piedi,
agiterò gambe e braccia,
gonfierò le guance.

E loro mi abbracceranno,
e loro mi baceranno,
e loro asciugheranno le mie lacrime...

Ma il mio strazio
e lo potrò solo con le urla,
camuffarlo in un capriccio,
incappucciarlo con una smorfia,
nasconderlo tra i denti...

Ma il mio strazio

Come gomma bruciata dalla benzina
Come stella infuocata in un mattino che non ha sole
Come la luna che si cosparge di veleno

Come il mare che ti ha portato via,

via da me, mamma.
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Giorgia Spurio 27/05/2016 02:05 2630

Ladro di fiabe

Sociale
Perché i rami degli alberi mi parlano.

Perché spiriti di luce vestiti di buio
rapiscono il mio respiro.

-Sono bambino,
ladro di sogni e miraggi.-

Perché le foglie, dalla terra gialle,
esplodono di colori.

Perché il cielo mi guarda,
con occhi, che non hanno domande.

-Sono bambino,
ladro di mani e di risposte.-

Perché ho fiabe,
per voi sono paure
che si vestono di bianco nuvola,
perché ho storie,
per me, nel petto dove ho lo scrigno
dei si e dei no, delle dita
di amici e fuggitivi.

Perché tu non vai oltre i fili d’erba,
perché non vedi il silenzio,
perché non sai ascoltare,
il suono della mente
che rincorre il tormento,
ma tra i cespugli,
dove tu, Indifferenza, non vedi,
cieca e rannicchiata,
io ho l’oro.

-Sono bambino,
ladro di favole e di sorrisi.-
Ladro di fiabe
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Giorgia Spurio 18/07/2014 22:24 6394

Ed a te vado sospirando

Amore
Ed a te vado sospirando
E sui gradini
scoprii il sole svelarsi.
Sposa lontana è l'Africa
ad attender tramonti dei respiri del cielo
E il mare a te ancora porta
messaggi di singhiozzi nel petto
E di nostalgie evaporate
senza sale
rimasto tra le cipree imbrigliato
sui fondali delle silenziose onde.

Stelle e scogli,
parlate voi all'ora del crepuscolo
portatemi via vele piegate contro vento.
E respirerò di nuovo quell'odore di terra
di sabbia e di maculato manto.
Ed ora lasciatemi riposare
Pescatore del nuovo mondo
sui silenzi delle barche
che portano a nuovi porti.
Racconto in esclusiva

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Racconto inserito in una raccolta
Giorgia Spurio 12/06/2010 00:04 6 9944



Giorgia Spurio
Giorgia Spurio Giorgia Spurio, nata il 21/12/1986 a Ascoli Piceno, ha lavorato in progetti educativi, dedicati all’educazione civica e musicali.
È docente di lettere presso la scuola secondaria di primo grado.
Ha vinto vari premi letterari nazionali e internazionali di poesia e narrativa.
Ha pubblicato le sillogi: "Quando l’est mi rubò gli occhi", "Dove bussa il mare", "Quanto è difficile essere bambini", "Piccoli Prometeo", "Le ninne nanne degli Šar" e "L’orecchio delle dee" (Macabor Editore).
"L’inverno in giardino" è il suo primo romanzo, breve e di genere storico.
Da Macabor è stato pubblicato il suo libro di fiabe "I Bambini Ciliegio e altre storie ".
Grazie al Premio InediTO 2017 è uscito il romanzo "Gli Occhi degli Orologi" premiato e presentato al Salone del Libro di Torino poi a
Più Libri Più Liberi di Roma.
A dicembre 2023 esce il libro di poesie PURPLE CIRCUS, edito da Polissena Fiabe e Poesie. È una silloge originale che fa parlare i suoi personaggi, animali e acrobati, e a volte zooma sugli spettatori, per parlare della società umana attraverso l’allegoria del circo e denunciare tutte le forme di violenza.

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