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Non solo Natale
di Giorgia Spurio
Poesie

Le 10 poesie pubblicate nella raccolta


Le culle degli angeli

Riflessioni
Le culle degli angeli  Neve che piume toccammo
quella notte che portò la tua nascita.
Dolce sorriso di gelidi rancori
sciolti come fuoco alle stelle

Bimbi che non più piangono
Bimbi che non più diventano rapite vittime d'incubi.

Ed io stretta al nostro sogno,
cavalchiamo i draghi di nuvola
oltre i deserti delle guerre
oltre le religioni dei cuori arrugginiti

Oltre i cieli delle colline e delle campagne
Stringimi, bimbo mio, stringimi alla pace dei tuoi profumi
e ai baci che l'infanzia colora come carta che prende vita
Come luce che illumina anche le notti dei pianti
dei bambini orfani d'incanti.

Sorridimi, bimbo mio...
regalo diviso a metà alla notte di vigilia...
Lo so... Mi perdo nelle tue candide pupille
e so... conosco ogni battito che pulsa nel tuo piccolo cuore...
Bimbo mio, vorresti esser lì nella mangiatoia stretto fra la paglia
che ha solo l'odore della mirra che porta il padre alla madre...
Lo so, bimbo mio, lo so...
diventi regalo da dividere a metà
fra la vigilia e il natale...
Fra i divorzi dei ricordi
e i sorrisi di una madre
che nasconde tutte le lacrime
di quel padre che non crede ai miracoli...

Stringiti a me, bimbo mio...
non sarò capace di donarti la magia della slitta e delle renne...
no, non son capace di non piangere...
no, non son capace di dir bugie...
Guardiamo le stelle e stanotte ti racconterò
un'altra fiaba a lieto fine.

Alberi che si inchinano ai cori
fra occhi piccoli e socchiusi
fra le fiaccole e i presepi
tra pacche e "Auguri".
Ti racconterò degli antichi cenoni,
delle mie corse...
dell'odore della cucina
e dell'abbaiare del cane,
del fuoco nel grande camino...
e di quel nonno che mi vietava di calpestare le speranze
attento alla pace e al ceppo da ardere...
ti racconterò di quella bimba con le trecce
che correva fino al petto di quel nonno.

Stringiti a me, bimbo mio...
doniamo baci d'amore a tua madre
e prendiamo la mano al silenzio...
attendiamo i miracoli sorridere
come sogni fra comete
sbocceranno come boccioli di neve
e dentro ai fiori
ospiti saranno sonnecchianti bimbi
in mangiatoie di polline e culle.
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Giorgia Spurio 19/12/2009 00:17 7 7535| Racconto su 'Natale dell'infanzia'

Non solo bambini, ma piccoli messia

Sociale
Non solo bambini, ma piccoli messiaEra perché forse vedevo i tuoi occhi nel mare,
per questo scappavo, dalle onde.

Era perché forse il fiume che ci aveva portato
-oltre il confine della fuga-
mi ricordava quando mi abbracciavi,
e quando mi cullavi,
quando il calore che hanno tutte le mangiatoie
nel tuo corpo si concentravano, -nell’anima forse, madre-.

Era perché forse lo vedevo piangere
-il padre, anziano, che remava-
Oltre i soldati,
oltre le fedi,
oltre gli specchi delle sue rughe
e dei suoi muscoli.

Mi ricordava quando lui ti fissava,
immobile come promesso sposo e marito
che avrebbe saputo della propria profezia.

E tu continuavi a cullarmi,
anche se sparavano, -mamma-
anche se io non piangevo,
-te lo avevo promesso-
anche se urlavano,
così tanto facevo paura io, se non ero
se non un bambino.

E tu continuavi, mamma,
guancia a guancia,
dove le lagune non hanno rumori,
per ivi confidarvi le tue voci
e lì fecondare i tuoi canti.

E tu continuavi, oltre tutti i Mediterranei,
continuavi a cantare, madre.
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Giorgia Spurio 07/04/2013 23:51 1 4245

La coperta di Linus

Festivita'
Saliamo sui tetti
dei cori dei cieli
e ci stringiamo le mani,
e contiamo le stelle...
e calcoliamo i giorni...
e paghiamo le tasse...
e sorridiamo alla coda che scodinzola
alla ricerca della Madre Cometa.

Saliamo sulla nostra cuccia
colorata di luci
e abbaiamo al gatto del vicino,
per accarezzarlo con gli auguri.
Pattiniamo su scalzi marciapiedi
per inciampare sul sacro sassolino
che entrerà nella scarpa
per cadere tra le braccia
di chi grida con tutto il fiato
"buon natale".

Rapiamo virgole e punti dalle lettere
e trasformiamo sogni in monete
per chi ha un'elemosina che dura una vita.
Il panettone è per i bambini
e il pandoro per i nonni,
lo zucchero sparso sul silenzio
è per il vuoto di chi non c'è più.

Ma se alziamo i nasi in su
abbracciati dalle sciarpe
il cielo non ha
di nessuna bomba la paura
e lo spumante è stappato
anche per gli astemi,
mentre un pensiero segreto
tra le pacche d'amici
e le strette di mano
va alla neve che cade sul Kilimangiaro
e agli occhi delle Afriche...

Non ci sono più...
non più luci di bombe
sul nostro cielo
ma solo fuochi d'artificio
che fa nascondere i cuccioli
sotto il tavolo ad orecchie abbassate
ma solo un pensiero segreto
agli Orienti delle Mongolie
ai musi degli yak
ai burqa delle bimbe...

Ma solo pensieri
ad intermittenza
come le lucine dei presepi...
Mentre stanchi ci addormentiamo
sulle puntate di uno Snoopy immortale,
dove Linus sarà sempre
protetto dalla sua coperta.
La coperta di Linus
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Giorgia Spurio 26/12/2010 03:19 5 9478| Racconto su 'In cielo v'è una luce nuova'

Il respiro del lago

Impressioni
Il respiro del lago  Pattinatrici di foglie
su laghi fatti di lacrime di neve
scese dalle montagne
e pioggia di corona
ghirlande di ali e piume
che sanno sfiorare il paradiso dei boschi
e gli occhi delle veritiere megere

Incastrai bolla di sapone
nell'acchiappasogni dei bimbi
e intrappolai in un pugno
sorriso di lune dipinte su carri di fuoco
trainati da cavalli dal crine di tuono.

Silenzio, mio caro amico muto
che sai cantare le ninne nanne
delle nonne trasformate in fate,
stringi a te il mio dono,
voce che estrapolo dal ventre
dal grembo come anima di vento,
antica fanciulla intrappolata in corpo d'usignolo
e si fa gemma dolce d'Eco.
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Giorgia Spurio 14/01/2010 20:05 17 5296

Cristalli

Natura
CristalliPartorì come la neve
il mare dal ghiaccio,
bianco manto d’orso
la collina di cui ha la forma.

È un ruggito,
dal mare sì,
dal vento,
che ha il volto
dei licheni e dei piccoli fiori.

Mi partorì come la tigre
che non sapeva ruggire,
come il corvo che ha ali
ma non sono nere,
non sono grigie,
ma sono d’aria,
e di sapore di lacrime,
e di nitriti che scorrono lungo i torrenti.

È un inno, e cade, e riaccende,
e si riapre come eco,
tra le foreste, come il canto degli spiriti,
come le corna degli alberi,
come gli occhi dei rapaci,
ritti tra i pensieri,
attenti a non incespicarsi.

Sono nodi... come le dita
delle bimbe perse per i boschi,
come i tuoi occhi... che io non ho mai visto...
ma tu mi chiami...
ed io ti seguo.

Sono nodi... come i rami intrecciati
secchi al freddo, ma con il sangue
come la vite che perde il suo, ed abbevera
gli assetati, i lupi sul loro cammino,
come i miei occhi... che io copro,
e dalle mani si ha piume...
non nere,
non grigie,
si aprono come vortici d’acqua
e cristalli tra i laghi,
e sono arcobaleni, dai colori sbiaditi,
fermi al respiro del senso.
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Giorgia Spurio 09/02/2014 00:42 2 3982| Racconto su 'Sotto la pioggia'

Le parole delle ombre

Impressioni
Non posso ricamare
nuovi uncinetti
tra l'inverno e il buio
E il freddo e un respiro perso
tra i lampioni spenti.

Non posso scrivere
e rapire parole
per far colare il mascara
sulle guance degli uomini.
Sentire che il nero di questo inchiostro
si stende invisibile
sulle vostre ciglia
e si posa dolce
come la matita degli oneri
e dei fantasmi.

Colorare le ombre
delle sagome
è faticoso... trasportare
fogli e coriandoli
dove il rosso è nero o bianco
come l'eclissi dei pianeti.

Non riesco a intingere
questi petali di velluto
sulla seta dei fiumi,
non riesco a benedire
nessuna corda di questo violino
che ha ferito le dita
di chi si nascondeva in soffitta,
non riesco a parlare la lingua dei relitti
e saper nascondermi come loro
come scheletri sulla sabbia
morenti e incuranti,
agonizzanti e indifferenti.

Non riesco a ingoiare
il nodo di capelli
attorcigliato nella gola,
e saper battezzare le lucciole ormai spente,
e saper dare il sacro al sole
che di notte si rifugia,
egoista, dall'altra parte della terra.

E si coccola come filo spinato
attorno al dito,
un mignolo nel pugno di un neonato,
e piangeremo... senza parlare.
Le parole delle ombre
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Giorgia Spurio 22/12/2010 17:45 6 7779

È bianco, il buio

Riflessioni
È bianco,
come nube senza cenere,
come pioggia che non cade,
come il manto che gli agnelli
donano al belato delle madri,
tra il freddo e il cielo.

È bianco,
come il volto, di chi il sonno
lo ha donato al vento,
come le rughe e le spirali inspirate,
come le arrese, come la mancanza
di chi la forza l’ha lasciata.

È bianco,
come del carcere le sbarre
dove i passeri passeggiano
tra impronte, mensole sbiadite e grigiastre,
neve...
Come le scarpe di cuoio,
lo scricchiolio del ghiaccio,
il crepitio del sole.

È bianco,
come il mio cuore diafano,
come la malattia dell’orfano rimpianto,
come il nerastro spirito che accompagna
le donne a partorire stanchi occhi
e stanche doglie.

È bianco,
come il soffio di chi si rifiuta
e ingoia parole,
come l’olio consumato, esausto,
di lampade buie,
è come lo scricchiolio di tutto questo ghiaccio,
il crepitio del sole sull’uomo.

È bianco,
come questa poesia
- spariranno le parole –
È bianco,
come questo ritornello
- i bambini cresceranno –
È bianco,
come questo sogno
- e d’inchiostro, rimarrà il censo –
È bianco,
come questa notte
- un patrimonio tra le mani dell’Esperidi –
È bianco,
come il fischio del mietitore,
e si perde ad eco, tra le buie spighe.
È bianco, il buio
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Giorgia Spurio 22/09/2014 01:16 2624

Il Morfeo dei bambini

Impressioni
Il Morfeo dei bambini  Si sentiva un walzer,
così dicevano le anziane signore.

Dicevano di aver visto fanciulle,
scalze camminare...
come nebbie senza volti.

Si sentiva delizioso, triste,
come un macabro carillon,
e i bambini che spingevano catene,
ruggine sulle altalene.

Dicevano di aver visto neve appassire,
ed il canto di un angelo nel gelo dell'inverno,
ma i pastori affermavano fosse più un pianto.

E i figli, primogeniti e piccoli, dalle culle
si alzavano, per ascoltarlo, come il cristallo
che hanno sulle ali le falene bianche,
sottile come strato di perla sulle libellule.

Accendevano lampade,
quando sospiravano a rimaner azzittiti,
davanti al miracolo che hanno i sogni,
sottili e silenziosi, come piccoli nitriti,
come minuscoli cavalli d'argento,
quando decidono di far luce tra la meraviglia e il buio,
tra lo stupore e la paura,
tra la bellezza e il timore.

Bionda chioma dell'aurora,
in dissolvenza come nuvola
i crini delle allucinazioni,
correvano via ogni mattina,
verso i porti di nuove notti.

E i bambini, sullo spegnersi della sera,
si assopivano,
tra le dipinte soffitte
e i ritratti delle costellazioni,
con il sapore del latte
tra le braccia delle madri.
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Giorgia Spurio 21/08/2011 01:21 3 4550

Foglie d'inverno

Natura
Le unghie –che ha il cielo-
di quel colore –lo smalto-
che indossavo –mentre mi mangiavo le dita-
rosicchiando misfatti e timidezze.

Le colline accoglievano come luci
-di un presepe- i raggi dei solstizi
E le lune di dicembre,
tra il freddo che partorì le cicogne d’oro
e il caldo con quel soffio che di bianco ha la neve.

Assaggiasti il verde di quel ramato
leggiadro tocco delle ultime foglie
accatastate –carogne- agli argini dei marciapiedi,
strette –come randagi- che non ringhiano
se non un sottile morente scricchiolio.

La gente passa –con il peso delle loro borse-
-buste- piene –stracolme-
Come free styling di parole comprate allo shopping,
e il natale si avvicina,
a brevi passi,
come la fine di quest’anno,
e il passato è già nel mattatoio –dimenticato-
nel –manicomio- al forno a 200°.

Le stelle non più cadono,
e gli occhi si spengono,
cantando dalle radio,
e le macchine
-auto che sfrecciano-
In cerca di nuove madonne da adorare,
-non tornano più a casa, gli uomini-.

Tienimi le ciglia aperte
-mentre dormo-
Per poter accorgermi di ogni tuo passo,
per poter aggrapparmi come a un’allucinazione
da bambina –il tuo odore-
quello di una madre che bacia la fronte,
e messe comode, le coperte, sul dorso
di un domani che è diventato ieri,
come i fili che perde un tappeto
-presto non potrà più volare-.

Ho camminato scalza sui visi delle pozzanghere,
e ho annegato tra le piogge,
-mai un grido-
I bambini uscivano da scuola –e mi strappavano-
Sono stata su di un foglio
-figlia di mani, gessi, e colori... ad olio-
Anche di un candido –canuto- sul foglio nero
come una luna spiata tra le nuvole,
come una madonna...
tra le cieche sembianze delle figlie,
che cercano eterno consenso dalle madri,
anche solo un cenno... un si silenzioso
annuito ad occhi chiusi.
Foglie d'inverno  Racconto in esclusiva
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Giorgia Spurio 04/12/2011 23:13 1 4379

Toys' tears

Sociale
Toys' tearsPiove
tutto scorre,
mi trovo qui
rinchiusa
in un attico
al pian terreno

Piove
costretta a lavorare
qui tra nuvole che soffocano il sole
e lacrime che non hanno il permesso di soffocare il cuore

Sono qui tra un soffitto di buie speranze
e un attico dove la luce è un sogno di bimbi

Piccole dita di violaceo pallide
son imprigionate tra gli aghi e le cuciture
di un vestito

Il velo ormai è bagnato
di felicità stinto

Piove sulle bambole e gli orsacchiotti
messi in prigione in un vecchio soffitto

Piove sulle macchinette e i pupazzi
che hanno paura del buio

Un bacio tra gli angeli dischiuso
e le loro ali si dischiudono tra mura di cemento

Io correrò
come pioggia
Io correrò

Piove
sul velo di ferro
stinto

Piove
Racconto in esclusiva
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Racconto inserito in una raccolta
Giorgia Spurio 10/11/2009 00:06 5 5054



Giorgia Spurio
Giorgia Spurio Giorgia Spurio, nata il 21/12/1986 a Ascoli Piceno, ha lavorato in progetti educativi, dedicati all’educazione civica e musicali.
È docente di lettere presso la scuola secondaria di primo grado.
Ha vinto vari premi letterari nazionali e internazionali di poesia e narrativa.
Ha pubblicato le sillogi: "Quando l’est mi rubò gli occhi", "Dove bussa il mare", "Quanto è difficile essere bambini", "Piccoli Prometeo", "Le ninne nanne degli Šar" e "L’orecchio delle dee" (Macabor Editore).
"L’inverno in giardino" è il suo primo romanzo, breve e di genere storico.
Da Macabor è stato pubblicato il suo libro di fiabe "I Bambini Ciliegio e altre storie ".
Grazie al Premio InediTO 2017 è uscito il romanzo "Gli Occhi degli Orologi" premiato e presentato al Salone del Libro di Torino poi a
Più Libri Più Liberi di Roma.
A dicembre 2023 esce il libro di poesie PURPLE CIRCUS, edito da Polissena Fiabe e Poesie. È una silloge originale che fa parlare i suoi personaggi, animali e acrobati, e a volte zooma sugli spettatori, per parlare della società umana attraverso l’allegoria del circo e denunciare tutte le forme di violenza.

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