
 | Gli astri, come un sospiro,
-il punto e a capo di una cometa-
Ed il suono –di quel delicato scricchiolio,
a volte sordo, dell’universo-.
La terra, sembrava una scacchiera,
e il corno suonato dalle fate,
richiamava dai monti, le vie lattee,
e le stelle si muovevano, a gesti
aprivano le loro punte,
e come neve, sotto maschera di polvere,
si posavano su dei monti la rugiada.
Le anziane donne avvertivano
-ancora invidiose come da vergini-
che, al rintocco dei loro zoccoli,
delle capre le gambe affusolate
coperte da lunghi scialle neri
che il fato donò alle sibille,
i giovani pastori accorrevano
-oltre i consigli, e le indifferenze dei fiori-
Per vedere le trecce e le chiome
delle loro ombre, unica traccia
del loro passaggio,
oltre che dell’adolescenza l’amore.
Del sole ruotava l’argenteo della luna,
ed il fuoco appariva leggiadro
come l’aureola degli angeli
attorno alle caviglie dei pianeti.
La bimba stringeva la voce della madre,
e era sospeso, il fiato,
come le infinite lucciole
rapite dal cielo.
Sbatteva le ciglia,
ed azzurre le iridi
divenivano specchio della notte,
un cumulo di sogni evaporati
e segregati,
lì dove ogni occhio nudo
chiama quell’angolo,
al centro del cosmo,
Paradiso. | 


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 | Hanno pronunciato suoni
come preghiere, perle nei rosari spezzati,
e hanno danzato nei fiumi
e dormito sotto grandi foglie.
Li chiamano fiori di ciliegio,
come ali che allargano i bambini,
correndo sui prati,
attenti a non calpestare le anime
tra i petali rossi dei celesti fiori.
Li chiamano alcioni,
che percorrono i venti del sud
assieme alle cicogne bianche.
Un urlo portato nell'orecchio,
saggiamente in pace,
e nel silenzio come l'elefante
che accosta udito
alle fiabe del bambino più piccolo.
Le chiamano amicizie,
che i delfini sigillano senza parlare,
e che i cetacei abissi celano nell'addome
come gravida madre
che darà superficie all'alba.
E ci sono mari
che le gobbe delle fobie
portano fin dentro,
fin nei seni, assorbendo le tempeste,
e ci sono lacrime, -a cui tu cambierai nome-
perché i leoni le berranno,
pur di, all'orfano neonato,
dar poi, dalle aride -somale-
mammelle, il latte. | 


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 | Ispide spine
Sole dietro le nevose cime
Sosta la rondine
E respira la rugiada d'oro
Fili d'angelo
E sussurri divini
Piange la rosa
sorrisi sottili
La luna
dietro il suo monumento di nuvola
spia
E un soffio
a te
va errando
dedicato | 


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Lino come sciolto
l'abito di un velo intorno al capo,
nascondendo forme e figure.
Solo dolce, la grazia,
d'ingenua la piuma che la rondine piega
per l'ali dell'aquila,
passaggio tra il canto delle candele sul fiume.
L'attesa si gonfia,
in mano che le fronde
tra le dita toccano l'ultimo colore
che dall'arco si presenta come frecce
tra le gocce.
Il rito propiziatore richiama
l'insonne sui passi lenti degli elefanti,
crollare nel nido,
sul tetto ad ascoltare le stelle,
e la luna si presenta maestosa
come un bindi sulle rughe della Moglie Notte,
come un punto rosso sulla fronte
delle bimbe che ridono.
Un solitario senza carte,
di tarocchi e disegni di unicorni
sulla cenere che l'inerzia
seppellisce, di una sigaretta
fumata... al sogno fino al cielo
tra nubi di profumi e dattero. | 



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 | Fiori balbettanti scalpitano come ali di cornamuse
ai sonagli pendenti degli estrusi boccioli d'attesa
E vi darò un nome
come bimbe neonate nel grembo delle mie braccia
Correndo più veloce del fiato del vento
ingoierò il sapore dell'inverno
e alle margherite darò nome Gertrude,
sillabe spezzate a metà
come falce appesa al giogo della penitenza
lettere che si spezzarono in gola
quando le palpebre lievi delle rose
si aprirono piangendo
fra terremoti che ingoiano madri
E quel nome scelse la primavera di dar in dono
a colei che mi baciò il primo respiro
alla culla morbida delle sue mani
alle titubanti dita di donna
strappata dall'ira della figlia di Demetra.
Lupi ringhiano verso le tane
dei conigli che scalpitano
cancellando orme di cacciatori
Sciacalli hanno maceti in mano
e l'urlo delle preghiere
ingoiano le lacrime
come amaro boccone di conchiglie.
Mangerò una bacca
sotto l'intrigo senza foglie
di un'estate
che vien partorita dalla neve dei cristalli
e il silenzio avrà pietà dei bimbi.
Pupille fanno cenno di tacere
con l'indice del pensiero
mentre il primo pettirosso della stagione
spicca il suo volo...
Le dita hanno piume accarezzate
da angeli vestiti in arcobaleni
e le ciglia saranno baciate
dall'oro del cielo...
Mentre sale e mare
lacrimano ferite che ascendono
al volto solenne di un sole
che abbaglia le sorti
e asciuga le alluvioni dei disperati...
Ancora... ancora un giorno
e il sussurro del tramonto
darà nuovo frutto all'alba del mondo. | 


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I vetri hanno vene di cielo,
le balze dei tessuti ricamano i muri bianchi,
le voci corrono tra i corridoi, ridono, si salutano
e i tramonti tornano a risuscitare come foglie
quando l'estate riscalda le ginocchia del tempo
quando la cecità imprigiona la nebbia
e perde tempo a impacchettare carta regalo
da poter lanciare al mare con un fiocco d'argento.
Si mescola il pane alla sabbia,
molliche ai gabbiani
per auspicio di ciliegi
che tarderanno ad appassire.
È d'oro l'odore che sogno ad occhi aperti
fissando le stelle,
fissando le lettere nere,
sbattendo le ciglia davanti a fogli appesi sul soffitto
davanti a poesie tappezzate per le strade.
Ma se spalanco gli occhi
mi accorgo della paura...
l'arresa a non parlare...
più,
di osare ad essere senza pupille,
ad ostinarmi che l'amore è solo un disegno,
un cuore sui diari delle ragazze.
Ma se spalanco ora gli occhi...
Gli accordi vibrano sulle corde delle chitarre
come le crome che saltano fra le dita arrossate,
e un nome viene inciso sul banco,
un disegno sulle tue labbra e le mie.
È una piuma rossa
che porta tra i capelli la noia
quando si avvicina per andare via,
lasciando profumo di kimoni impalpabili
e un pensiero che pattina
sui laghi come un acrobata,
che riempie da sotto i piedi il vuoto
con sincopi che mi lasciano la speranza
e, senza respiro. |  | 



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 | La schiena della mente
ha il sapore di cielo
e il caramello che è nella gola
si fa veste di gelido caldo peccato
Pezzi di ragione
persi ormai
come le redini che volano via
I cavalli fuggono verso lune sconosciute
e i seni sono baci da acclamare
nelle arti disarmate dell'intelletto
Seguimi...
Sussurra ancora
voce che prende mani
Seguimi...
Anche nella nebbia perdo il mio corpo
e nella tua nube svengo nei silenzi
che bendano occhi ai profumi
Dovrò arrampicarmi per le tue rocce
scorgerò riccioli da intrecciare
a dita che tremano
Non sorridermi... potrò morire...
lenta morte di un dio per la sua Dafne...
Disegno con la lingua la tua schiena...
Dipingerò il mio volto
nelle tue pupille nere...
E nel cacao delle tue labbra affondo...
Inclino rami come quercia
e tra le mie foglie ti accolgo...
Inchino il mio collo
e nella mia bocca
catturo il tuo respiro...
alito che nell'assenzio di nettare
tinge la pelle di desideri...
Strappare dolori agli dèi
e cadere nella tua nuda anima
sarò come rondine ingoiata dalla luna...
inghiottito ululato licantropo
che sale in muto passo
sulle parole dei tuoi lineamenti...
sugli sguardi del tuo torbido torpore...
inseguendo un bacio. | 


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Giorgia Spurio, nata il 21/12/1986 a Ascoli Piceno, ha lavorato in progetti educativi, dedicati all’educazione civica e musicali.
È docente di lettere presso la scuola secondaria di primo grado.
Ha vinto vari premi letterari nazionali e internazionali di poesia e narrativa.
Ha pubblicato le sillogi: "Quando l’est mi rubò gli occhi", "Dove bussa il mare", "Quanto è difficile essere bambini", "Piccoli Prometeo", "Le ninne nanne degli Šar" e "L’orecchio delle dee" (Macabor Editore).
"L’inverno in giardino" è il suo primo romanzo, breve e di genere storico.
Da Macabor è stato pubblicato il suo libro di fiabe "I Bambini Ciliegio e altre storie ".
Grazie al Premio InediTO 2017 è uscito il romanzo "Gli Occhi degli Orologi" premiato e presentato al Salone del Libro di Torino poi a
Più Libri Più Liberi di Roma.
A dicembre 2023 esce il libro di poesie PURPLE CIRCUS, edito da Polissena Fiabe e Poesie. È una silloge originale che fa parlare i suoi personaggi, animali e acrobati, e a volte zooma sugli spettatori, per parlare della società umana attraverso l’allegoria del circo e denunciare tutte le forme di violenza. |
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