 | Madre orfana di figlie
ancora oggi
noi figli, reduci di latte
succhieremo nettare
d'oro e prelibato
cercando tracce
lasciate
nella tua casa del mondo sul naviglio
Madre orfana di disincanti
al rumore lieve di onde
che si scatenano come fumi di sigaretta
si aprono dipinti di poesia superba
e lacrime scendono
come pioggia di novembre
al rintocco del primo giorno
e risorgendo come spettro
Come fantasma vaga
l'equinozio di primavera
in cerca della sua nata
prediletta bimba a cui baciò il primo respiro
Donò la mente
che fu chiusa ed emarginata
che fu poi riverita e amata
Ed ora ci rifugiamo nell'oblò caldo del tuo caos
lasciato come unico testamento
della tua voce assente
Seguiremo a naso l'olfatto
annusando il tuo genio spolverato
E giocheremo come amanti lussuriose
con le divinità e le muse
Ed ora si sblocca la trireme dal naviglio
percorrendo olimpi di fumo
lontano in un paradiso
che sarà uguale alla tua Milano. | 



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 | Neve che piume toccammo
quella notte che portò la tua nascita.
Dolce sorriso di gelidi rancori
sciolti come fuoco alle stelle
Bimbi che non più piangono
Bimbi che non più diventano rapite vittime d'incubi.
Ed io stretta al nostro sogno,
cavalchiamo i draghi di nuvola
oltre i deserti delle guerre
oltre le religioni dei cuori arrugginiti
Oltre i cieli delle colline e delle campagne
Stringimi, bimbo mio, stringimi alla pace dei tuoi profumi
e ai baci che l'infanzia colora come carta che prende vita
Come luce che illumina anche le notti dei pianti
dei bambini orfani d'incanti.
Sorridimi, bimbo mio...
regalo diviso a metà alla notte di vigilia...
Lo so... Mi perdo nelle tue candide pupille
e so... conosco ogni battito che pulsa nel tuo piccolo cuore...
Bimbo mio, vorresti esser lì nella mangiatoia stretto fra la paglia
che ha solo l'odore della mirra che porta il padre alla madre...
Lo so, bimbo mio, lo so...
diventi regalo da dividere a metà
fra la vigilia e il natale...
Fra i divorzi dei ricordi
e i sorrisi di una madre
che nasconde tutte le lacrime
di quel padre che non crede ai miracoli...
Stringiti a me, bimbo mio...
non sarò capace di donarti la magia della slitta e delle renne...
no, non son capace di non piangere...
no, non son capace di dir bugie...
Guardiamo le stelle e stanotte ti racconterò
un'altra fiaba a lieto fine.
Alberi che si inchinano ai cori
fra occhi piccoli e socchiusi
fra le fiaccole e i presepi
tra pacche e "Auguri".
Ti racconterò degli antichi cenoni,
delle mie corse...
dell'odore della cucina
e dell'abbaiare del cane,
del fuoco nel grande camino...
e di quel nonno che mi vietava di calpestare le speranze
attento alla pace e al ceppo da ardere...
ti racconterò di quella bimba con le trecce
che correva fino al petto di quel nonno.
Stringiti a me, bimbo mio...
doniamo baci d'amore a tua madre
e prendiamo la mano al silenzio...
attendiamo i miracoli sorridere
come sogni fra comete
sbocceranno come boccioli di neve
e dentro ai fiori
ospiti saranno sonnecchianti bimbi
in mangiatoie di polline e culle. | 



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Saliamo sui tetti
dei cori dei cieli
e ci stringiamo le mani,
e contiamo le stelle...
e calcoliamo i giorni...
e paghiamo le tasse...
e sorridiamo alla coda che scodinzola
alla ricerca della Madre Cometa.
Saliamo sulla nostra cuccia
colorata di luci
e abbaiamo al gatto del vicino,
per accarezzarlo con gli auguri.
Pattiniamo su scalzi marciapiedi
per inciampare sul sacro sassolino
che entrerà nella scarpa
per cadere tra le braccia
di chi grida con tutto il fiato
"buon natale".
Rapiamo virgole e punti dalle lettere
e trasformiamo sogni in monete
per chi ha un'elemosina che dura una vita.
Il panettone è per i bambini
e il pandoro per i nonni,
lo zucchero sparso sul silenzio
è per il vuoto di chi non c'è più.
Ma se alziamo i nasi in su
abbracciati dalle sciarpe
il cielo non ha
di nessuna bomba la paura
e lo spumante è stappato
anche per gli astemi,
mentre un pensiero segreto
tra le pacche d'amici
e le strette di mano
va alla neve che cade sul Kilimangiaro
e agli occhi delle Afriche...
Non ci sono più...
non più luci di bombe
sul nostro cielo
ma solo fuochi d'artificio
che fa nascondere i cuccioli
sotto il tavolo ad orecchie abbassate
ma solo un pensiero segreto
agli Orienti delle Mongolie
ai musi degli yak
ai burqa delle bimbe...
Ma solo pensieri
ad intermittenza
come le lucine dei presepi...
Mentre stanchi ci addormentiamo
sulle puntate di uno Snoopy immortale,
dove Linus sarà sempre
protetto dalla sua coperta. | 



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 | Era perché forse vedevo i tuoi occhi nel mare,
per questo scappavo, dalle onde.
Era perché forse il fiume che ci aveva portato
-oltre il confine della fuga-
mi ricordava quando mi abbracciavi,
e quando mi cullavi,
quando il calore che hanno tutte le mangiatoie
nel tuo corpo si concentravano, -nell’anima forse, madre-.
Era perché forse lo vedevo piangere
-il padre, anziano, che remava-
Oltre i soldati,
oltre le fedi,
oltre gli specchi delle sue rughe
e dei suoi muscoli.
Mi ricordava quando lui ti fissava,
immobile come promesso sposo e marito
che avrebbe saputo della propria profezia.
E tu continuavi a cullarmi,
anche se sparavano, -mamma-
anche se io non piangevo,
-te lo avevo promesso-
anche se urlavano,
così tanto facevo paura io, se non ero
se non un bambino.
E tu continuavi, mamma,
guancia a guancia,
dove le lagune non hanno rumori,
per ivi confidarvi le tue voci
e lì fecondare i tuoi canti.
E tu continuavi, oltre tutti i Mediterranei,
continuavi a cantare, madre. | 


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 | Sometime the rainbow flies,
it has big wings that appear white
and it's like an angel.
It's the angel of children that smile
while they attend a small miracle.
The flute sings
and conducts research into the body of silence
to find children's dreams
while it kisses forehead of girls.
The eyes are like little swallows in the sky.
They are like a portrait,
it's the portrait of mind's door
that opens in an another world,
it's the Heaven of Child.
It appears like a toys' world,
here there isn't war,
here there aren't tears,
here there isn't dolour.
But you don't know
because they went to this paradise.
They cried,
they had not a house, a family and... the happiness.
The rainbow's angel kissed their face
while they had closed eyes
in a sweet and frozen sleep.
The Children are like some butterflies
and now they run on the Rainbow's Hills. | 



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 | E divento cieca,
così –quando di dito mi tocco l’occhio-
così –per esser ancora capace di sentire,
sai, quei profumi, quegli odori nascosti,
dentro nella pelle dei fiori
che sembrano macchie di giaguaro
sul di indaco il prato-.
Quando non ho vista,
e di ciglia la seta sulla palpebra,
e quando -così- il mondo traspare fino
e disteso come mezzo di un’incognita
leggera sopravvivenza alla gravità e alla sua forza,
il filo tende palmi senza consistenza,
un vuoto che fa capogiro d’adrenalina,
forse nella testa,
forse nell’aria e nella vertigine,
e lì, sul di un delicato tocco di nero
sottile e impercettibile, come matita
tra le linee degli occhi di fanciulle dalla Persia,
lì, affogo il pensiero d’amore di una madre
che strillò a me, trapezista senza circo,
di sogni senza mare né salsedine
da poterle dare.
Raccoglievo di vuote conchiglie la sabbia,
e correvo scalfendo di nudità i piedi con i sassi,
e urlavo di preghiere in dialetto di nonni le canzoni,
e all’eco mi respingevano sale e inverno. | 


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 | Perché è bianca la mia pelle,
perché è blu il riflesso della tua luce,
perché la tua bocca –ho paura-
di sentirla sulle mie labbra.
Perché tremerei al tocco della tua voce,
e rabbrividirei al tatto dei tuoi silenzi,
e di nuovo gelerei e infuocherei
al tocco del tuo respiro.
Perché è rosa ogni cosa pallido,
e poi diviene di un giallo
che risplende i girasoli sul prato,
perché è nero ogni cosa scuro,
e poi diviene sguardo
come i tuoi occhi,
e diviene infarto,
e l’ossigeno sembra stretto
tra l’atmosfera dei corpi.
Perché è delicato, uno sfiorar
di piogge tra le guance dell’aria,
uno sfiorar semplice
di petali tra le gote della primavera,
e scacceremo questo freddo
che blocca speranze nel petto.
Perché è verde, come i ritratti
di veli che scendono a foglie e a fasci
sulle acque e le superfici dei torrenti,
che dai loro specchi
c’è il cielo, e sui pezzi rotti
la mano, ferita, e sulla mia, la tua. | 


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E il gelo
risucchiava coprendo campi di grano
sul cuore e ogni volto,
ormai... cosa ero
se non mano atrofica
a cercar sorrisi?
Il tuo viso
è stato come sole ad accecar pupille
e il sordo mio sentimento
che scappa al rumore degli aerei di guerra
Non voglio più veder fucili...
E dalle tue dita
ecco il pane che mi hai donato
ecco il bacio che ormai avevo scordato...
mia madre sulla mia fronte
posava un tempo il suono delle sue labbra.
E tu cosa sei?
Angelo che vola portando ancora un sogno da proteggere
un suono che sappia di melodia non più dimenticata
un cuore ancora da tenere tra le mani per non infrangerlo
una pulsazione di felicità che non affoghi sul fossile dell'indifferenza
Perché mi doni tutto questo?
-Perché il petto si sovrasta dal silenzio
diviene oro...
ogni respiro che non abbia soffocamento da pianto
e un altro sorriso
riempie il mare non più di tempeste. | 



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 | Mormorii di torrenti
e di motori che partono
Sibila il vento della città
e una cioccolata calda
è tra le mani
di chi riflette i propri pensieri
sul vetro
Una vecchia insegna
"Tavola calda"
si spegne come neon
triste e solitario
E lontano cantano
chitarre del blues
Bibbia che i negri insegnano
"Alleluja"
e osanna al padre
Osanna alle polveri e alle nuvole
alle madri e alle angustie
Mentre divoriamo dispiaceri
mascherandoci di illusioni come notturne manguste
Ronzii di pensieri
nella gabbia della mente
sottovuoto
come mosche dalle ali bianche
sbattono contro i muri esasperati
Notte, camminiamo
qui lungo questo grigio marciapiede
Dai la tua mano al mio io vagabondo
Ricamiamo silenzi
ronzando ancora
come mosche che si dibattono contro l'aria
Solitaria menzogna
si presentò alle mie mani
e così si è spenta
sciolta come neve
spenta come quel neon
esalazione di un ultimo respiro
La neve si sciolse, mia cara Notte
sì...
si sciolse come frusta di lacrime
dai miei occhi | 


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