 | Se le lame avessero la tua voce
strapperei corde vocali
come chele di granchio.
Palpita silenzio
sul grembo delle nere seppie
Lontano da tentacoli
che meduse immobilizzano caviglie
Stai a guardare
il crampo che blocca il fiato?
Potresti d'acqua al vuoto perire
tra gli scogli i capezzoli
come piuma di gabbiano
galleggio sul fondale
Cercherò murene
per ingabbiarti
Cercherò veleni
per tenerti come alga sui miei seni.
Hai negli occhi
il cibo salato
che cerco
posandomi sulla sabbia
dove di pescatori
trovo palpebre cieche
Hai tra le mani
l'oro delle ossa e del fuoco
come salsedine su sclerosi
Corazze che tartarughe
appendono su rughe
e lacrime, corno di scheletri di molluschi
Squame che alle spine
allungo tentacolo
E al cranio dei serpenti
lascerò il profumo del bacio. | 



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 | Di lei non se ne può sentir la voce
E i canti dei bimbi,
figli di pescatori,
cantano ancora le filastrocche
perse tra i laghi delle nebbie
Madri mai conosciute
come illusioni di lacrime
dalle foglie del cielo
Paludi d'argento
a dondolar
ninne nanne
Voci di farfalle di fiori
schiusi boccioli di notte
a portar lucciole
sul viso dei neonati
Miraggi d'ombre
come i nèi ricordati del seno
di sorrisi dai baci
d'occhi dalle palpebre delle conchiglie
dalle dita delle campanule
papaveri rossi le labbra
Polpastrelli senza unghia, sulla culla
afferrai i suoi capelli
e l'odor di latte
sfiorò le mie lacrime. | 



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 | E mi sorridi, come se non mi avessi mai conosciuto.
E ti stringo la mano, per non farti scappare.
Mi hai sempre ripresa,
quelle mie poche parole,
che ora ho tra le dita di pioggia,
tra la tua anima e la tua maglia,
-non te ne andare-.
Sai, gli alcioni anche d’inverno,
tornano al nido,
sui tetti degli adolescenti
che non hanno spento candele
né espresso desideri,
e ho paura d’ingannare un bacio,
intrappolarlo, -e guardarti negli occhi-.
Le spine sulle scapole dei cieli,
sono bracciali tra i polsi degli dèi,
e un sospiro –uno, dal sapore di sale-
evapora come il canto che le sabbie
donano ad ogni mareggiata
le loro conchiglie votive,
antiche come le pietre argentee
che raccoglievano i lunghi capelli,
neri, delle donne maya.
Ho sentito la tua voce,
per un attimo credevo di sentirti parlare,
invece il Silenzio,
accumula le ansie, e i respiri affannosi
di chi ha corso –urlato il suo nome-
mentre giocava con le chiome e le nuche
di chi sfida le stagioni,
prendendo un treno,
arrendendosi alla fuga.
Non pronuncio vocale,
ti tengo qui,
china sui marciapiedi e le braccia della città.
Non pronuncio memoria,
solo il mento che raccoglie le dita
e tra di loro il tuo bacio
nemmeno sussurrato. | 


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 | Neve di foglie
pioggia in lucciole coriandoli
su pelle tronchi,
fiori sboccianti
in bocche
alla saliva il miele e la linfa,
ortiche alle cosce
senza chador neri né pizzo di quel bianco
che la cornea dilata pupilla.
Assale il respiro
caldo della luce
sul buio il corpo
saldo, a riflesso delle onde
oltre la fine del cielo
A ridosso dei seni
ascendono sussultano
campanule rosee. | 



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There is ash
and I'm looking kept breaths
between yours eyelashes
And today I picked
shadows' blossoms
from my vase
under the trees' trembling teeth
There is cold in front of grey sun
like the eye of a sheet
with smudged letters.
You smoke that cigarette
like if it is last,
questions' vapour
for reflections who haven't
anywhere
The words take refuge
between the leaves
where the rain falls always,
the caresses climb
where nobody can reach
and the highest towers
become colder.
And the chill
is getting frost
on the painting's canvas,
where like on a web
the spiders play to the bravery's game,
where the dust cherishes
everything as that forgotten past,
everything, also that whom we hated,
everything as that whom we loved,
where the tears mix with clouds and fogs
where the crying brings photos and their sobs,
where the melted black is blended with the portraits' white, on the stairs
in the silence's flood.
/Traduzione/
C'è cenere
e vedo respiri racchiusi
tra le tue ciglia
E oggi dal vaso
ho raccolto i fiori dell'ombra
sotto i tremanti denti
degli alberi
C'è freddo al sole grigio
come occhio di foglio
con le lettere sbavate.
Fumi quella sigaretta
come fosse l'ultima,
vapore di domande
per riflessioni che non hanno
nessun dove
Le parole si rifugiano
tra le foglie
dove cade sempre pioggia,
le carezze si arrampicano
dove nessuno può arrivare
e le torri più alte
si fanno sempre più fredde.
E il gelo
diventa ghiaccio
sulla tela del dipinto
dove i ragni si trastullano
al gioco del coraggio,
dove la polvere conserva
tutto come quel prima dimenticato,
tutto anche ciò che si è odiato,
tutto come ciò che si è amato,
dove le lacrime si mischiano a nuvole e nebbie
dove i pianti portano via le foto con i loro singhiozzi,
e quel nero sciolto misto al bianco dei ritratti, sulle scale
nell'alluvione dei silenzi. | 




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 | Fiori che sabbia sboccia
come che dalle strade,
o dalle vie, cieche in periferia,
possa sfiorare del mare l’idea
che porti dei torrenti il nutrimento
assieme a silenzi di pesco.
Lune che i caleidoscopici occhi
assaporino di pigmenti
lo studio di tutti gli universi,
di tutti i graffiti
dell’uomo e delle sue mani.
Il suono che avevano i pascoli
e della vertebra la vibrazione
di poter cadere o svenire
dopo la prima delusione.
E ancora credere,
che –mio- fratello
non possa mai farmi del male,
prendermi per mano
e accompagnarmi,
al di là delle sembianze d’ombre,
al di là dei cuccioli di leone,
al di là delle false statue.
Al di là delle nostre neonate parole
ancora troppo preistoriche,
troppo... –sai, papà, come si potevano chiamare?-
australopiteche.
E potevano all’improvviso innamorarsi,
quando il tutto poteva diventare Credo,
e le leggende prendevano vita
tra fiumi di vento
e chiome rosse dello zefiro,
e tra le onde di sale, copte
le cantilene che portavano
sulle spalle le lumiere,
le donne che ignoravano di poter essere dèe. | 


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Giorgia Spurio, nata il 21/12/1986 a Ascoli Piceno, ha lavorato in progetti educativi, dedicati all’educazione civica e musicali.
È docente di lettere presso la scuola secondaria di primo grado.
Ha vinto vari premi letterari nazionali e internazionali di poesia e narrativa.
Ha pubblicato le sillogi: "Quando l’est mi rubò gli occhi", "Dove bussa il mare", "Quanto è difficile essere bambini", "Piccoli Prometeo", "Le ninne nanne degli Šar" e "L’orecchio delle dee" (Macabor Editore).
"L’inverno in giardino" è il suo primo romanzo, breve e di genere storico.
Da Macabor è stato pubblicato il suo libro di fiabe "I Bambini Ciliegio e altre storie ".
Grazie al Premio InediTO 2017 è uscito il romanzo "Gli Occhi degli Orologi" premiato e presentato al Salone del Libro di Torino poi a
Più Libri Più Liberi di Roma.
A dicembre 2023 esce il libro di poesie PURPLE CIRCUS, edito da Polissena Fiabe e Poesie. È una silloge originale che fa parlare i suoi personaggi, animali e acrobati, e a volte zooma sugli spettatori, per parlare della società umana attraverso l’allegoria del circo e denunciare tutte le forme di violenza. |
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