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Le dune delle poesie
di Giorgia Spurio

Le 10 poesie pubblicate nella raccolta


Alda, fra tracce di fumo e parole, in cerca di te

Riflessioni
Alda, fra tracce di fumo e parole, in cerca di te  Madre orfana di figlie
ancora oggi
noi figli, reduci di latte
succhieremo nettare
d'oro e prelibato
cercando tracce
lasciate
nella tua casa del mondo sul naviglio

Madre orfana di disincanti
al rumore lieve di onde
che si scatenano come fumi di sigaretta
si aprono dipinti di poesia superba

e lacrime scendono
come pioggia di novembre
al rintocco del primo giorno
e risorgendo come spettro

Come fantasma vaga
l'equinozio di primavera
in cerca della sua nata
prediletta bimba a cui baciò il primo respiro
Donò la mente
che fu chiusa ed emarginata
che fu poi riverita e amata

Ed ora ci rifugiamo nell'oblò caldo del tuo caos
lasciato come unico testamento
della tua voce assente
Seguiremo a naso l'olfatto
annusando il tuo genio spolverato
E giocheremo come amanti lussuriose
con le divinità e le muse

Ed ora si sblocca la trireme dal naviglio
percorrendo olimpi di fumo
lontano in un paradiso
che sarà uguale alla tua Milano.
Racconto in esclusiva

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Racconto inserito in una raccolta
Giorgia Spurio 02/11/2009 02:12 9 8396

Child' Silence

Sociale
Child' Silence
Fai silenzio,
vieni con me
ti porto nel mondo dei miei sogni
dove li ammazzo uno ad uno
con fili di bambole.

Sai, un giorno vidi un fantasma con le ali
Pensavo fosse un angelo
Lo vidi di schiena e toccai il suo nulla
mentre mi sorrise lacrimando sangue d'ombra.

Fai silenzio,
vieni con me
ti porto nella mia stanza.

Sai, un giorno vidi mia madre,
di schiena mi salutava
da una finestra che ospitava un grattacielo
ed io toccai la sua ultima aria dal respiro...

Fai silenzio,
vieni con me
ti porto nel mio mondo
dove giustizio peccati mai commessi.

Sai, un giorno ti vidi
sembravi un bambino che andava a scuola
ti vidi di schiena e toccai il tuo zaino
ti rapii fra le mie corte unghie sporche
e gli spaghi che uso per il patibolo dei pupazzi

Hanno cicatrici, sai?
La nonna ricuce ogni volta la loro testa...

Fai silenzio,
vieni con me
ti porto nel mio mondo

Vuoi esser mio amico?

Ti farò usare fili di bambole e lame
di patiboli costruiti in silenzi
che i fantasmi gridano
quando vedono la mia ironia
spezzata a metà come fiore mai nato
Ti farò nascondere sotto il mio letto
e ruberò ogni tua parola
Metterò un cerotto sulle tue labbra pallide
e ti farò giocare nascosto sotto il mio letto

Vuoi diventare mio amico?

Sai, una volta vidi il vuoto
camminare sotto i miei piedi
e sentii urla che diventarono sorde.

Toccala, tocca la mia anima,
sentirai che io non sono viva...

Tocca, la mia sola e unica luce,
la sentirai fredda come fiume che scorre sotto la pioggia.

Fai silenzio:
i fantasmi a quest'ora cercano cibo...
Ossa che sgranocchiano zanne
e tappeti sbattuti come donne
rubate d'anima e corpo

Non respirare...

"Vuoi diventare uno delle mie bambole?"
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Giorgia Spurio 07/12/2009 13:17 11 10528

Dentro, nella mia mente da bambino

Sociale
Ed ho un mondo, dentro nella mente,
-nella mia mente da bambino-,
e devo combattere mostri,
e devo pescare i mesi da una bottiglia,
e liberare l'Ottobre.

Ed ho un altro bimbo, -dentro-
-nella mia mente da bambino-,
e devo sopportarlo,
amarlo e poi odiarlo,
parlargli, e regalarmi.

Il sole s'appende al cielo,
come un disegno senza cerchi
ricco di giallo e di pastelli,
di colori a cera per le mani.

Apro la giacca sopra alle mie braccia,
e corro –volo-
e grido –sorrido-,
"Mamma, guarda, guido un aeroplano."

Perché mi dicono che non son buono?
Ed io non li ascolto,
io non li voglio,
io rubo –tanto- moscerini d'oro
e li metto in tasca,
o in un quaderno attento a chiuderlo
-subito- prima che volino via con i fogli.

Mamma, guarda salgo sui tavoli
-per raggiungere il cielo-,
e corro veloce, e ancora più veloce
-perché il vento mi vuole sfidare-,
mamma, guarda, parlo con i miei amici
immaginari -hanno tutti gli occhi viola-,
e non dico il mio nome
e non voglio catene
-perché io reggo il sole-.
Dentro, nella mia mente da bambino
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Giorgia Spurio 04/10/2011 12:41 3 4648

E mi chiamerò Vento

Amore
E mi chiamerò Vento
In silenzio
Non oserò che baciare le tue orme lasciate

Qui nascosto
Sarò spia della tua pelle e delle tue tracce

Cosa darei per il tuo sguardo?
Sarò gabbiano illuso di esser falco

Ritratto perpetuo
che scalfisce il mio cuore
Disegno che porto come cicatrice

Danzeranno nuvole e poi stelle
Il vento mi inseguirà con il tuo profumo
Sposa vergine
Principessa delle foreste della mia mente
Ed io tuo schiavo
ho peccato di sognarti

L'alba mi bacia come suono della tua voce
E la sera mi abbraccerà come il tuo corpo
Rosa che in autunno sboccia

Le rocce grideranno il tuo nome
al mare che si ribellerà geloso del tuo mondo
Cosa darei per esser onda di fiume
e accarezzarti come vento di cielo
Mi librerò in volo
Aquila che ti sorveglierà
ed in segreto ti amerà

Palpita il mio cuore
E verrà la guerra
E combatterò per la mia terra
Tra frecce e danze nel fuoco
penserò al tuo volto

E dalla rupe più alta griderò il tuo nome
Aspetterò che il vento mi porga la mano
E tra le sue dita mi porterà del tuo profumo il fiore
Fra dita di orchidee toccherò i tuoi capelli
fusi all'aria del mio pensiero

E se morirò
Mia Signora, se io morirò ora qui sulla nostra terra
Il mio ultimo canto
detterò alle lacrime del Grande Cielo

Se io morirò
Per te, mia regina, avrò combattuto
E la pioggia si fonderà al mio corpo di cera
Sparirò senza traccia alcuna

Ma quando sentirete il vento fra i capelli
Mia vergine fanciulla, sentirete le mie dita di orchidee
Quando sentirete la pioggia sul viso
sappiate che erano le mie lacrime
Quando il lupo ululerà alla luna
sappiate che è il mio canto ad una dèa

A voi la mia voce si innalza,
a voi, amore custodito nel mio cuore
ora fatto di vento.
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Giorgia Spurio 21/10/2009 20:45 6 7566

Essenza

Donne
Hai gli occhi di tuo padre,
leggeri, a tratti scostanti,
a volte freddi.

Hai le labbra così di un viola
che sembri dipinta dalle primavere
di ghirlande e lavande.

Sai, quante volte ho suonato il violino,
e ti ho raccontato fiabe,
raccogliendoti tra le braccia unite,
e culla di nuovo mi trasformavo.

Sai, quante volte ho pianto...
Lontana da te.

E mi nascondevo, e avevo tra i denti le mani.
E mi torturavo, e avevo tra i silenzi uno stropicciato domani.

E ti pensavo.

Quanto di odio, mi hai ricamato,
addosso come sarta, la diffidenza
della luna che non guarda
le sculture del sole.

Quanto di assenti sguardi,
mi hai trapuntato
pallottole già usate,
per il corredo, il mio,
non più candido.

Ed io, ora,
no, non piango,

tremo,

come madre
che vede in lei
la figlia.
Essenza
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Giorgia Spurio 06/10/2012 02:28 4 6597| Racconto su 'Io… attraverso i tuoi occhi'

I bambini dello sbarco

Sociale
I bambini dello sbarco  È la nebbia sottile
sui pantaloncini dell'estate,
una spina che si manifesta nella mano
per ricordare un volto,
o forse solo un suono... un pianto.

Le unghie erano sporche di terra,
e le amnesie non ricordano che hanno scavato,
lapidi per croci di legno,
collane d'oro da seppellire,
e ambra per la pelle da ricordare.

I lupi vagano, non bussano alle porte,
e le favole si infrangono, lanciate,
come urne di ceneri,
agli specchi delle bambole senza braccia.

Correranno le nuvole come gambe di bambini?
Profughi di relitti e di regine tagliate d'ebano
dalle ferite delle partite a scacchi.

E il sole girerà come il viso
che ha l'universo,
pianeti senza orbite,
senza chiudere gli occhi,
senza il sapore del sale
e senza la vendetta del mare.

E le stelle si spegneranno
un attimo, per amare, per fingere, o solo rubare
le anime private alle lenzuola del silenzio.

E non è che rovo attorcigliato
a gialla edera
per lucertole senza coda,
per muri senza rose
sui quali petali bianchi i ragni rossi
sembrano lacrime di sangue,
impronte di piccole dita
lasciate come l'orfano
che prega il bacio
da Allah
al seno nel cui figlio mai partorito,
le orme di piccoli piedi scalzi
seguono il profumo che le ossa delle sirene
lasciano al vento della madre.
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Giorgia Spurio 02/07/2011 12:28 4 4732

La stagione delle piogge

Sociale
La stagione delle pioggeMi chiamano Cacao,
come un bimbo tra le foglie
e le piante,
una foresta che piange.

Lo chiamano inverno,
umidità che scende dal cielo,
e i canti delle donne
che massaggiano la pelle al sole,
offrendo da mani vergini
il masato, che tu uomo bianco
berrai, e ti innamorerai.

La mia è una madre, Madre Terra,
la mia è una famiglia, calpestata
e senza fiducia.

Ci sono urla silenziose,
delle minacce che la morte
ha un colore sbiadito, pallido
come il brivido del denaro,
ci sono uomini che camminano scalzi
pregando e della Vita
rinnegando l’ingiustizia,
combattendo il sentiero,
sostenendo rami scricchiolati
e schiene piegate.

Il mondo cammina sulle mani ferite,
e i soprannominati re hanno corone non di spine
ma occhi gialli senza pupille.

Ed io canto ogni notte, alla luna
l’urlo indios
dei diritti che ci hanno estrapolato
dalle viscere del tempo
fino al midollo, strangolato.

L’urlo che le piogge
nel balbettio di gocce
si nascondono tra le dita
e le armi delle guerre
donate alla pace,
vinceremo il nostro dolore
a voi sconosciuto,
e dalle pietre
sarà la Terra stessa
al rullar di tamburi
a gridare il suo amore
-il suo amore dolce-,
il suo amore
-il suo amore indigeno-.
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Giorgia Spurio 14/04/2012 17:15 1 4641

Il funerale dei lupi

Morte
Il funerale dei lupi  Paludi furono come nebbia di spose
che correvano come amanti di centauri
via dalle nozze

Vergini chiome di fieno e trecce
danzarono al vento
davanti al sepolcro

Spettri della mente
rincorrono dipinti di fuoco
Folli e innamorati
degli occhi di ghiaccio
di colui che dicono sia il mostro

Piangono alla luna pregata
lusinghe e lacrime
I lupi ululano la loro condanna
Il cuore pesa di lacrime senza nome
e di sofferenza dilaniata

Sulla tomba del silenzio
riposti ci sono i denti
come reliquia di dèi e ricordi degli zèli

Sulla tomba della Vergine
cha cantava fra le valli e i colli
furon posate le pupille del suo proibito orrendo sposo
A lui esiliato furon cavati gli occhi

I papaveri cantarono,
nella notte invocarono l'Eco,
colei che squarciò il cuore
del mostro che un tempo fu bambino
nel corpo di un vecchio

Triste presagio
di corvi che scappano
e di tortore che sangue piangono
Il mostro aveva pianto

Si strappò il cuore
e sulla tomba si mise in croce
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Giorgia Spurio 09/11/2009 02:29 5 7093

Il grembo

Introspezione
Come nebbia che ha tra ali e mani d’acquerelli
occhi e anime –che più mi appartengono, ancora di più-.

Come foglie così grandi
che i bambini socchiudono gli occhi
per la pioggia degli alberi,
come veli e ragnatele d’amianto
che soffiano granelli sciolti nei deserti,
si stringe in affannato eco il grembo.

-Perché non parli, non pronunci nome,
non dai alito al sussurro che le fiabe
ricamano tra la luna e i tetti-.

Come ritratto di donna
che al guanto non può ritrarre sguardo,
come specchio d’uomo
che al dito si dilegua la voce
ed urla come incubo
che stringe alla madre il volto.

Come dipinto che non ha mistero
tanto quanto sorriso di Gioconda,
e dietro ha il silenzio degli spazi
dove casa diviene recinto,
dove cespugli hanno cieli di rovi.

-Perché non porgo mano
e al pensiero fugge,
lasciandomi senza neanche spiragli
che dalle persiane filtrano respiri di luci.-

Come oltre il merletto di lutto
-nero- sul capo e nere le ciocche,
non ho di lei linea che labbra disegna.
Il gremboRacconto in esclusiva
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Giorgia Spurio 08/07/2013 19:35 1 3938

Al ratto degli angoli bevendo rum

Impressioni
Al ratto degli angoli bevendo rumAngoli di perdizione in processione
Artriti di mani innamorate
Morbi che baci con i denti tolti
Lacerati stolti corvi volanti

Bar per puttane vergini
e per lingue da amputare

E prenderai rum e sangue
Penderai dal cuore in gin di pietra
succhiando petrolio dalle coppe
dei pizzi di reggiseni vuoti
e birra come saliva da raccogliere
sul pavimento delle autoreggenti slegate

Congiure complottando paranoie
come filosofi senza più tempo
alla botte del vino

Scelta di passo
su scala
per poi come cagna
baciare il sedere delle bestemmie

Sale losco verme
come lumaca viscida bacia

Platino di scia
ferro di ruggine
al ratto delle sabine accondiscendenze.
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Giorgia Spurio 18/05/2010 00:00 6 5103

Le lacrime dei ghepardi

Riflessioni
Le lacrime dei ghepardi
Se fossero stati sguardi
di foglie al chiarore del tramonto?

O se avessi potuto
scalza poter annullare le spine
sotto i miei piedi?
Non avrei mai potuto
seguire... le tue tracce
d'antilope ferita

Scavalcando orizzonti
Domando leoni dal crine turchese del mare
Osannando inferni di fiori
E dipingendo gli avanzi dei paradisi

Mi accovaccio alle rocce dei giaguari
Inchino mantelli
e vendo tappeti volanti

-Saranno spoglie nuove
a vestire la pelle di rugiada-

Se rubini avessi raccolto
dal sangue goccia dopo goccia
Ora il vaso sarebbe venduto
come vino delle vergini

Ad ogni Pandora
Lacrima di pece
dagli occhi neri
preghiere a madri dei ghepardi
Prescelta leggenda
sull'ebano del sole i seni
Sboccia corteggiata natura
dalla savana l'intessuta novizia,
il pianto dell'eco.
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Giorgia Spurio 09/07/2010 16:41 5 12086

I passi del vento

Amicizia
I passi del vento
Il nulla si sbriciola
tra le dita del vento

E il cuore cerca scale
per arrivare al tetto
dei cieli grigi e dipingerli
con i polpastrelli sporchi di tempera

Acquerelli dall'odore di zagare e aranci
impressionistici dipinti
dove gli scarabocchi diventano sorrisi
e il silenzio... eccolo volare come ala di piume
dove sostano le note,
hanno il sapore
delle mani posate sul pianoforte...

Palpebre che si chiudono
sotto il soffio delle nuvole bianche
pesanti nubi da olimpi sconosciuti
e la strada cammina sotto i piedi

I cembali hanno il ritmo
delle gambe che corrono

E abbraccerò ogni vostro nome
ogni vostra sillaba
poesia che diviene armonia
rosa d'azalee
vi donerò tra le spine mozzate
chiuderò la pioggia
spegnerò il buio
e seguiremo il vento...
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Racconto inserito in una raccolta
Giorgia Spurio 07/04/2010 11:57 5 9217



Giorgia Spurio
Giorgia Spurio Giorgia Spurio, nata il 21/12/1986 a Ascoli Piceno, ha lavorato in progetti educativi, dedicati all’educazione civica e musicali.
È docente di lettere presso la scuola secondaria di primo grado.
Ha vinto vari premi letterari nazionali e internazionali di poesia e narrativa.
Ha pubblicato le sillogi: "Quando l’est mi rubò gli occhi", "Dove bussa il mare", "Quanto è difficile essere bambini", "Piccoli Prometeo", "Le ninne nanne degli Šar" e "L’orecchio delle dee" (Macabor Editore).
"L’inverno in giardino" è il suo primo romanzo, breve e di genere storico.
Da Macabor è stato pubblicato il suo libro di fiabe "I Bambini Ciliegio e altre storie ".
Grazie al Premio InediTO 2017 è uscito il romanzo "Gli Occhi degli Orologi" premiato e presentato al Salone del Libro di Torino poi a
Più Libri Più Liberi di Roma.
A dicembre 2023 esce il libro di poesie PURPLE CIRCUS, edito da Polissena Fiabe e Poesie. È una silloge originale che fa parlare i suoi personaggi, animali e acrobati, e a volte zooma sugli spettatori, per parlare della società umana attraverso l’allegoria del circo e denunciare tutte le forme di violenza.

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