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L’alba d’un nuovo giorno di Alberto De Matteis
Sogni e segreti di Salvo Scamporrino
Vita trasversale di Felice Serino

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Enigma di Silvana Poccioni
Baishù 16 di Sara Acireale
Prodigi, a Cracovia di carla vercelli
Va’ dove ti porta la rima! di Antonio Terracciano
La primavera, poi l’autunno di Giuseppe Mauro Maschiella
Vestito di Alboraletti Enrica
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Pubblicare poesie L'autore del giorno:

Trovati 1019 commenti di Antonio Terracciano

Commento n° 1019
«A pensarci bene, fermarsi e specchiarsi nello stagno per potere cogliere gli stimoli che alimentano la scrittura poetica è un’operazione chiaramente narcisistica. La bravura del poeta, cioè, è, volenti o nolenti, inversamente proporzionale all’utilità della sua vita sociale: non sempre, ma spesso, i maggiori poeti sono stati persone che poco di buono hanno combinato nella vita!»
Inserito il 08/04/2020 da Antonio Terracciano alla poesia "Smarrita" di santo aiello  

Commento n° 1018
«E’ una profonda e ben meditata poesia sul gatto, scritta in pochi ma lunghi versi liberi che, quando sono ben ponderati come in questo caso, si dimostrano anche superiori a quelli classici. L’autrice evidenzia in modo cristallino le sublimi caratteristiche dell’animale, la dolcezza del contatto, l’atteggiamento vigilante, ma soprattutto la naturale capacità psicologica di capire approfonditamente la sua amica umana e tutta la sua famiglia. Immagino che anche Baudelaire, pure lui innamorato dei gatti, avrebbe apprezzato...»
Inserito il 07/04/2020 da Antonio Terracciano alla poesia "Anima felina" di Marziamaggio75  

Commento n° 1017
«La differenza che c’è ora c’era già centosessanta anni fa, checché ne dicano i Neoborbonici. Se la capitale (Napoli) avesse pensato un po’ più alle sue province, e in particolare proprio alla Sicilia (fu forse proprio essa a sollecitare l’intervento dei Mille), anziché costruire opere spesso inutili, cattedrali nel deserto che servivano ai Borboni solo per rivaleggiare con le altre monarchie europee, e soprattutto se i Borboni fossero stati abbattuti nel 1799, come sosteneva il Cuoco forse sarebbe stata proprio Napoli a unificare il resto dell’Italia! Comunque, come sempre il Cassese si rivela un maestro della versificazione, e in questo caso ci dona scorrevolissimi settenari.»
Inserito il 30/03/2020 da Antonio Terracciano alla poesia "I nodi della storia (15) I MILLE" di Peppe Cassese  

Commento n° 1016
«I sonetti di Alberto De Matteis differiscono dai miei per almeno due motivi: mentre io metto sempre l’accento principale del verso sulla sesta sillaba ed evito l’uso di parole antiquate o troncate, De Matteis fa spesso il contrario. I suoi sonetti sprigionano una musicalità più nervosa, più moderna, che conserva però molti incanti lessicali del vecchio stile (è un po’ come ascoltare Bach rielaborato in chiave jazzistica...) Le strade della poesia sono (quasi) infinite, ed è un bene che sia così, se esse conducono, come sempre accade per De Matteis, al godimento del cuore e della mente.»
Inserito il 21/03/2020 da Antonio Terracciano alla poesia "Poesia e musica" di Alberto De Matteis  

Commento n° 1015
«Come precisa in nota la poetessa, uno degli effetti peggiori di questa nuova malattia è il rischio di una chiusura verso gli altri, del ritorno della sfiducia nei confronti del nostro prossimo, che magari era stato faticosamente ritenuto amico dopo tante perplessità e tanti sforzi: più si prolungherà l’obbligo di restare chiusi tra le nostre quattro mura, più, molto probabilmente, questi perniciosi effetti del virus si faranno sentire! La nuova malattia sembra essere nata (o forse è nata apposta?) per avviare una mutazione del genere umano, per sospingerci sulla deprimente strada dell’asocialità, per creare una nuova razza impaurita ed obbediente ai superiori rigidi ordini di pochi...»
Inserito il 18/03/2020 da Antonio Terracciano alla poesia "L’italia chiamo’" di Mina Cappussi  

Commento n° 1014
«Poesia intensa, che in non tanti versi riesce bene a concentrare quel senso di spaesamento derivante dall’attuale morbo del coronavirus. Si può solo sperare di riabbracciare, senza timore, senza paura di contagi, le persone amate, e nell’attesa (ma quanto sarà lunga?) ricordare con struggimento i bei tempi passati. Quanto è debole l’umanità! A volte, come in questo caso, basta un nemico subdolo e sconosciuto (o, chissà, conosciuto da pochissimi, se dobbiamo credere a coloro che ipotizzano che qualcuno lo abbia creato di proposito, per fini non facilmente immaginabili) per metterla al tappeto, per mutarla per sempre!»
Inserito il 16/03/2020 da Antonio Terracciano alla poesia "Il vento sussurra di notte" di Sara Acireale  

Commento n° 1013
«Semplice ma limpida poesia, nella quale, in ogni verso, si avverte fortemente il rimpianto del tempo di una volta. Non conosco l’età dell’autore, ma immagino che egli si riferisca agli anni Sessanta, che anche io ricordo in questo modo. Però, a pensarci bene, c’erano pure allora dei pericoli, come prodotti alimentari potenzialmente nocivi perché scarsamente controllati, come medicinali poco sperimentati, come case abusive che deturparono interi paesi, come esperimenti nucleari per preparare una catastrofica terza guerra mondiale che evitammo solo per un pelo...»
Inserito il 11/03/2020 da Antonio Terracciano alla poesia "Tanto tempo fa" di Raffaello Conca  

Commento n° 1012
«E’ bellissima questa riflessione in versi liberi sul viaggio di una lettera d’amore, sul percorso che a quell’oggetto cartaceo molto probabilmente i giovani d’oggi non hanno mai fatto sperimentare. Il poeta mi ha fatto tornare indietro nel tempo, a più di quarant’anni fa, quando anche io talvolta facevo fare dei viaggi a quelle lettere, senza mai riflettere però così profondamente come invece l’autore fa in questo suo lavoro.»
Inserito il 03/03/2020 da Antonio Terracciano alla poesia "La lettera" di Pietro Saglimbeni  

Commento n° 1011
«E’ una poesia semplice, ma chiarissima, che mette in rilievo due aspetti del mondo poetico: andiamo a caccia spesso di cose inconsuete, che raramente sono osservate dagli occhi degli altri, e non crediamo quasi mai di essere davvero poeti, rimanendo forse un po’ scontenti quando qualcuno ce lo fa notare, probabilmente perché vorremmo essere ritenuti come tutti gli altri, e consideriamo la nostra passione come una delizia sì, ma non raramente anche come una croce.»
Inserito il 27/02/2020 da Antonio Terracciano alla poesia "I poeti" di Loreta Carcaterra  

Commento n° 1010
«La cravatta cominciò ad essere conosciuta in Occidente circa tre secoli fa, quando il Re Sole si servì di certi soldati mercenari croati (da qui il nome) che portavano una rudimentale cravatta al collo. Essa, considerata in seguito simbolo fallico, ha sempre creato problemi agli uomini, quando si trattava di annodarla. In questa deliziosa poesia Carla Vercelli ci dice di sapere (con gusto squisitamente femminile) consigliare le cravatte più adatte ai suoi amici, ma ammette di preferirli senza, e così mi rincuora un po‘, perché non la indosso dai tempi del servizio militare (cioè da quando, a Cagliari, talvolta non mi facevano uscire dalla caserma per il nodo fatto male...)»
Inserito il 22/02/2020 da Antonio Terracciano alla poesia "Cravatte" di carla vercelli  

Commento n° 1009
«Una poesia questa anche contro la troppo spinta globalizzazione, direi, anche contro le politiche di quei Paesi egemoni, come gli Stati Uniti, che vedrebbero di buon occhio un mondo a loro immagine e somiglianza (ma non con i loro stessi poteri...) Per quanto riguarda la storia, poi, ad esempio per lungo tempo sono caduto anch’io in questa trappola, quando rimpiangevo che Napoleone non fosse riuscito ad omogeneizzare tutta l’Europa sotto il suo Impero, a cominciare dalla Repubblica partenopea, fallita dopo soli sei mesi; in realtà, non si poteva imporre, allora come in parte neppure adesso, l’Illuminismo a chi aveva (ed ha) un’altra mentalità...»
Inserito il 15/02/2020 da Antonio Terracciano alla poesia "Esotico (la differenza affine)" di carla vercelli  

Commento n° 1008
«E’ un ottimo omaggio, in stile classicheggiante, reso dalla (anche) pittrice Carla Vercelli al grandissimo pittore Vermeer, il preferito da Marcel Proust, forse anche perché dai quadri dell’olandese sembra emergere quasi una magica sospensione del tempo, attraverso le sue luci, i suoi riflessi, le sue trasparenze... La buona pittura, la buona poesia, la buona musica (e Carla è maestra di entrambe le prime due arti) sono capaci, sovente, di elevarci e di farci capire, o almeno intuire, ciò che esiste dietro le apparenze, ciò che chi non è artista stenta a concepire.»
Inserito il 05/02/2020 da Antonio Terracciano alla poesia "La merlettaia" di carla vercelli  

Commento n° 1007
«Colgo, in questa poesia, degli echi leopardiani: l’inverno ormai inoltrato, forse non più capace di fare danni, sembra quasi già cedere il posto alla primavera, anche se essa è ancora ben lontana; non siamo forse nel "Sabato del villaggio" dell’anno, nella stagione che si ama perché annuncia prossime grandi delizie, che poi magari non si riveleranno così paradisiache quando finalmente giungeranno?»
Inserito il 28/01/2020 da Antonio Terracciano alla poesia "Lascia che fiorisca" di Vivì  

Commento n° 1006
«La contemporaneità si distingue per i sempre più rapidi cambiamenti di stili di vita (l’altro giorno una giovane signora di trentasei anni mi confessava di non capire più i gusti musicali delle ventenni...) , e le peripezie di quel signore, neppure tanto vecchio forse, delle quali la poetessa ben rende l’idea testimoniano le difficoltà sociali di chi ha una certa età, difficoltà da prendere però, tutto sommato, con rassegnazione ma anche con un sorriso, proprio come sembra fare quell’uomo.»
Inserito il 24/01/2020 da Antonio Terracciano alla poesia "Le cose che contano" di Loreta Carcaterra  

Commento n° 1005
«Dice bene la poetessa, che ci regala un’altra intensa poesia su una città: contrapposizioni e differenze caratterizzano la città adriatica, anche da me tanto amata, pur se l’ho visitata solo due volte. Il sud del nord, il nord del sud, l’est dell’ovest e l’ovest dell’est: situata in quella particolare posizione geografica, Trieste non può che aprire la mente, allo scrittore come al semplice turista, non può che rappresentare un necessario, anche se complesso, ponte fra culture superficialmente diverse, un ponte di cui abbiamo tanto bisogno in un’epoca in cui un esasperato e poco razionale sovranismo sembra dettar legge.»
Inserito il 22/01/2020 da Antonio Terracciano alla poesia "Di te Trieste" di carla vercelli  

Commento n° 1004
«Certe poesie, come questa, di Demetrio Amaddeo mi ricordano parecchio le mie di quando ero diciassettenne, diciottenne (poesie che, forse sbagliando, non ho pubblicato né pubblicherò mai) . Gli invidio, pur essendo egli, come credo, ormai un uomo maturo, quella forza erotica adolescenziale che Demetrio ha il coraggio di esprimere senza reticenze. La poesia è tante cose, ed io ne apprezzo soprattutto gli estremi, l’accurata raffinatezza stilistica abbinata a dei contenuti tenuti sotto controllo come lo slancio, l’impeto della forma che sa veicolare concetti che scaturiscono dalle profondità dell’Es.»
Inserito il 21/12/2019 da Antonio Terracciano alla poesia "Voglio te" di Demetrio Amaddeo  

Commento n° 1003
«Il bravo poeta, con un sapiente gioco di rime e di endecasillabi e settenari alternati, fa rivivere in questa poesia la figura del pagliaccio, resa famosa soprattutto dall’omonima opera lirica ("Ridi, pagliaccio, pur se ti piange il core! ") E forse non poche volte nella vita, per il bene di chi ci sta vicino e ci ama, anche a noi che pagliacci non siamo tocca interpretare (e lo facciamo con piacere) quella patetica parte!»
Inserito il 17/12/2019 da Antonio Terracciano alla poesia "Pagliaccio" di Augusto Cervo  

Commento n° 1002
«Una delle caratteristiche più intriganti del dialetto genovese è lo scrivere certe parole con una consonante raddoppiata e con la vocale finale staccata, mediante un trattino, dal resto del vocabolo ("vedrinn- a", "cantinn- a", "statuinn- e" e "daminn- e" in questo caso, cioè "cristalliera", "cantina", "statuine" e "dame", come ci spiega il poeta) . Ciò dà l’impressione di attribuire un maggior spessore alla parola stessa, di darle più importanza, di metterla al centro della frase, di fare capire bene a chi legge (e, all’orale, a chi ascolta) dove deve indirizzarsi di più la sua attenzione.»
Inserito il 11/12/2019 da Antonio Terracciano alla poesia "Dexembre" di Giovanni Ghione  

Commento n° 1001
«"On sillonnera avec plaisir les rues étroites d’ Ortygie, riches en palais médiévaux ou baroques, en oratoires, balcons de fer forgé, ornés de fleurs et de linge claquant au vent, petites places intimes et échappées sur la mer Ionienne", si legge nel "Guide Vert Michelin Italie" del 1973 . E’ proprio l’impressione che io ebbi una trentina di anni fa visitando il particolare isolotto siracusano, e che Carla Vercelli mi restituisce con i suoi versi intensi, simili quasi a delle vangoghiane pennellate.»
Inserito il 26/11/2019 da Antonio Terracciano alla poesia "Ortigia" di carla vercelli  

Commento n° 1000
«I poeti sono considerati, non a torto, delle persone con una sensibilità maggiore di quella comune: un paesaggio per altri banale, una parola sbagliata, un evento non previsto riescono ad agitarli a dismisura, ed è per questo, forse, che ambiscono a una vita tranquilla, capace di non spossarli troppo spesso. Ma, quando appare la donna che essi hanno scelto di amare (o li ha scelti lei, certa di farsi ammirare, con il suo proverbiale intuito femminile?) , non c’è niente da fare: i sensi fibrillano al solo guardarla, e probabilmente faranno poi nascere una poesia come questo particolare sonetto di Salvatore Di Modica, da gustare immensamente per forma e contenuto.»
Inserito il 22/11/2019 da Antonio Terracciano alla poesia "L’ anatema" di Rosario Salvatore Di Modica  

Commento n° 999
«Al di là del contenuto, mi permetto di far notare ai lettori eventualmente meno esperti l’estrema abilità tecnica del Garbellini, capace questa volta di formare dieci sestine (sessanta versi!) di quinari i cui versi terminano tutti, tranne uno se ho visto bene (quello con "chiuso") , con parole sdrucciole. (Sono del parere che una poesia si debba gustare a partire dalla sua resa stilistica e fonetica, per poi, semmai, passare all’analisi contenutistica.)»
Inserito il 14/11/2019 da Antonio Terracciano alla poesia "Quell’incertezza che opprime la vita" di sergio garbellini  

Commento n° 998
«Con la sua solita abilità tecnica e con un lieve umorismo, Gerardo Cianfarani si sofferma, in questa poesia, su un argomento da fisici, per noi poeti a volte più ostico della più difficile lingua straniera... Pur se mi affascinano, anch’io faccio un’enorme fatica a seguire quei ragionamenti, e riconosco l’onestà di Carlo Rovelli quando, nel suo articolo "Il significato del tempo", pensa che "ciò che noi chiamiamo lo ‘scorrere’ del tempo possa essere capito studiando la struttura del nostro cervello più che studiando fisica. Cercare la spiegazione della sensazione del flusso del tempo nella sola fisica è un errore. "»
Inserito il 07/11/2019 da Antonio Terracciano alla poesia "Il tempo e lo spazio" di Gerardo Cianfarani  

Commento n° 997
«"Chi bella vuole apparire, qualcosa deve soffrire", diceva mia nonna, ripetendo un vecchio detto dei tempi in cui la saggezza popolare si esprimeva in ottonari. Personalmente, io sono abbastanza trascurato, ma amo scrivere poesie le più belle possibile nella forma, a costo di grandi sacrifici, e nella moda c’è qualcosa di simile: i grandi sarti, quando sfilano sulla passerella accanto alle modelle, appaiono spesso abbigliati in modo alquanto ordinario, e quel contrasto aumenta esponenzialmente l’artificiale (ma, nella vita degli uomini, le cose più pregiate non sono forse le artificiali?) bellezza dei vestiti e delle modelle che li indossano. Ah, se il poeta potesse disporre anche lui di eteree modelle capaci di "indossare" le sue poesie!»
Inserito il 06/11/2019 da Antonio Terracciano alla poesia "La passerella" di Franca Merighi  

Commento n° 996
«I ponti devono esserci, senz’altro, ma sarebbe meglio per tutti se fossero "stretti" . Nel suo Vangelo Luca, nella parabola della "porta stretta" (alla quale s’ispira "La porte étroite", l’omonimo noto racconto di André Gide), ci insegna che la vera salvezza si ottiene solo superando molte difficoltà, solo passando attraverso una porta stretta appunto. Penso che se l’immigrazione fosse selezionata, premierebbe gli "uomini di buona volontà" del continente nero, che certamente anche lì non mancano, e renderebbe la nostra società europea, oltre che più aperta, meglio organizzata, maggiormente meritocratica, più sicura e giusta, quasi esemplare...»
Inserito il 02/11/2019 da Antonio Terracciano alla poesia "Ponti" di Mina Cappussi  

Commento n° 995
«a Pomezia, allora! La sento come una stretta parente della mia cittadina, il cui nome inizia ugualmente con "Pom" (Pomigliano d’Arco) . Il nucleo antico della mia cittadina è ben più anziano, ma il suo rione nuovo ed ora di gran lunga il più importante, la sua "addizione erculea", ha anch’esso, qualche mese fa, compiuto ottant’anni dalla sua fondazione. Si può dire tutto il male possibile del Ventennio, ma chi è nato in una delle sue nuove piccole città, o in una cospicua parte di esse, non può fare a meno di ricordare almeno la creazione di una italianità più concreta, nata dal trasferimento in quei luoghi di gente di quasi tutta l’Italia.»
Inserito il 24/10/2019 da Antonio Terracciano alla poesia "Son pochi ormai rimasti a ricordare" di pompeo conte  

Commento n° 994
«Quando, come giustamente sottolinea il Garbellini, la bellezza artistica è così diffusa come in Italia, si tende a trascurarla, quasi a non vederla più talmente se ne è assuefatti, mentre già nella vicinissima Francia, ad esempio, si cura quasi maniacalmente quel patrimonio, indubbiamente minore. Aggiungerei che il Garbellini ci dà quotidianamente la dimostrazione di un’altra bellezza italiana alquanto trascurata, quella poetica, da cui hanno attinto nel passato tanti poeti stranieri, e che noi Italiani tralasciamo sempre più a beneficio di caduchi modelli esteri di fugace avanguardia e di dubbio gusto...»
Inserito il 23/10/2019 da Antonio Terracciano alla poesia "L’Italia e le sue bellezze artistiche" di sergio garbellini  

Commento n° 993
«Il principale movente dello scrivere è senz’altro quello indicato dall’autrice, ma dopo avere scritto bisognerebbe, secondo me, fare una differenza fra rendere quelle parole note o no: quando ci accorgiamo che esse hanno un carattere solamente privato, dovremmo rinunciarci, perché credo che i lettori amino riconoscersi in esse e considerino una poco gradita perdita di tempo intrufolarsi nella vita privata di uno sconosciuto; dovremmo avere il coraggio di tenere quelle parole solo per noi, e l’intuizione di capire quando ciò che abbiamo scritto può davvero interessare ed essere possibilmente utile agli altri: è certo una scelta difficile e anche un po’ dolorosa, che talvolta neppure io so fare!»
Inserito il 17/10/2019 da Antonio Terracciano alla poesia "Senza titolo IX" di Rosetta Sacchi  

Commento n° 992
«A parte il contenuto, rassegnato e fiero allo stesso tempo, ho molto ammirato, in questi tre sonetti sul destino, la forma, con rime speculari, o inverse. E’ un genere che ho sperimentato anch’io più volte, ma soltanto con un paio di quartine: riuscire a fare così ben tre sonetti (e per giunta sullo stesso, piuttosto scomodo argomento) denota delle capacità poetiche davvero superiori, davanti alle quali non c’è che da togliersi il cappello!»
Inserito il 11/10/2019 da Antonio Terracciano alla poesia "Il destino" di Rosario Salvatore Di Modica  

Commento n° 991
«Direi che in una cinquantina di anni siamo passati da un estremo all’altro, senza fermarci al giusto punto di equilibrio. Da ragazzo, piuttosto introverso com’ero, mi lamentavo un po’ dell’eccessiva invadenza di tanta gente, capace di attaccar bottone anche quando volevo semplicemente starmene tranquillo per fatti miei, mentre ora il dialogo sembra essersi davvero interrotto, e si viene guardati quasi come marziani quando, come me, non si va continuamente in giro con quel dannato cellulare in mano, con quell’aggeggio che sempre meno serve per telefonare...»
Inserito il 28/09/2019 da Antonio Terracciano alla poesia "Apparteniamo ancora a questo mondo?" di sergio garbellini  

Commento n° 990
«Credo di interpretare bene questo lavoro se lo definisco come una riflessione un po’ mista a ribellione, a insofferenza per i vari concorsi di poesia, ai quali non ho mai partecipato, perché anche quelli più seri non sono capaci di evidenziare con sicurezza i veri valori delle opere, che solo col tempo saranno in grado di emergere, quel tempo che, come mi sembra suggerisca l’autore nei versi finali, poi comunque seppellirà tutto, o quasi tutto... (Perfino certi premi Nobel sono stati talvolta assegnati a poeti o poetesse che ora non legge quasi più nessuno!)»
Inserito il 25/09/2019 da Antonio Terracciano alla poesia "Solo notte" di santo aiello  

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