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Trovati 944 commenti di Antonio Terracciano

Commento n° 944
«Armoniosa, simpatica e allo stesso tempo realistica questa poesia del Vacca, che mette l’accento sulle gioie e sui dolori del telefono. Come argutamente egli nota, sono ben più le telefonate inutili che dobbiamo sorbire che le comunicazioni importanti, le quali anzi, per qualche disguido, a volte vanno perse... Come già succedeva, con i primi telefoni, a Proust e a Freud, anch’io divento spesso ansioso quando squilla quell’aggeggio, statisticamente più fastidioso che utile!»
Inserito il 18/09/2018 da Antonio Terracciano alla poesia "Il telefono" di gabriele vacca  

Commento n° 943
«Innanzitutto si deve sottolineare che questo è un sonetto degno della migliore tradizione napoletana, scritto senza sbavature e con una padronanza assoluta della grafia. La voce del vento a volte sembra davvero mandarci un messaggio della persona da noi amata, ma ne dubitiamo alquanto. La poetessa si dichiara disposta a concedersi completamente se quel vento è un messaggio d’amore, ma a rimandarlo indietro, senza complimenti e senza pietà, se esso è solamente un inganno, se l’uomo amato vive con un’altra donna.»
Inserito il 06/09/2018 da Antonio Terracciano alla poesia "’A voce d’o viento (La voce del vento)" di RitaLM  

Commento n° 942
«Talvolta penso che se i poeti famosi ormai morti da tempo potessero tornare per un’ora in vita, apporterebbero delle minime correzioni ad alcune loro opere, apprezzate in tutto il mondo ma che apparirebbero ancora un po’ difettose agli occhi dei loro creatori: ecco il concetto di "limatura", nitidamente definito dalla poetessa in questo suo lavoro. Ogni poesia, come ogni altra opera d’arte del resto, aspira alla perfezione, la quale però si sposta sempre un po’ oltre, quando noi ci illudiamo di averla raggiunta.»
Inserito il 26/08/2018 da Antonio Terracciano alla poesia "Fogli scritti" di Elisa Mascia  

Commento n° 941
«Riuscito omaggio a Mina, che da quarant’anni allieta le nostre orecchie e i nostri cuori senza farsi vedere. E’ forse questo il segreto dei grandi: ritirarsi al culmine della gloria (come fece anche Greta Garbo, ad esempio), per evitare che qualche piccola ma inevitabile smagliatura vada ad intaccare l’immagine di sé al raggiungimento del suo apogeo.»
Inserito il 22/08/2018 da Antonio Terracciano alla poesia "Canto di Colei che disse mai più quel dì d’Agosto" di romeo cantoni  

Commento n° 940
«Con questi armoniosi versi endecasillabi e con un sapiente uso delle rime, la poetessa fa un delizioso elenco di piccole grandi cose della vita che ci riconciliano con l’esistenza. Arrivati a una certa età, si comincia spesso a pensare, come cantava Léo Ferré nella sua forse più famosa e bella canzone, che "avec le temps tout va bien", e si guardano, come acutamente osserva la poetessa in una sua strofa, con indulgente distacco le proteste e i malcontenti del passato, perché ci si accorge che, in fin dei conti, essi erano piuttosto puerili e dettati sovente da un esagerato orgoglio.»
Inserito il 14/08/2018 da Antonio Terracciano alla poesia "La bellezza della vita" di Dorella Dignola  

Commento n° 939
«Leggendo questa semplice ma efficace poesia, ho indotto (credo di non sbagliare) che la poetessa ha fatto con grande amore il suo lavoro, perché non può essere dubbioso e triste, al momento della pensione, chi l’ha fatto malvolentieri, o se ne è stancato. (E’ così, del resto, per la fine di tutte le attività umane: io provai sentimenti molto simili a quelli della poetessa ben più quando finii l’Università che quando terminò la mia routinaria attività di insegnante di scuola media) .»
Inserito il 12/08/2018 da Antonio Terracciano alla poesia "Quiescenza" di Lidia Filippi  

Commento n° 938
«Sono da tempo portato a pensare che, tutto sommato, la vita sia poco più di un’illusione, e che la nostra vera dimensione sia la morte. Ecco perché amiamo tanto il sonno: sospende le attività vitali, le pene, le angosce, i dolori e, magari allietato da un sogno colorato che ci fa tornare alle nostre spensierate esperienze fanciullesche, ci conduce con grazia alle soglie di quello che sarà finalmente il nostro eterno destino (è per questo forse che molte persone desidererebbero morire nel sonno) . Sono, queste, considerazioni che possono nascere nella mente di chi legge attentamente la profonda poesia di Demetrio Amaddeo.»
Inserito il 07/08/2018 da Antonio Terracciano alla poesia "Il mio sonno" di Demetrio Amaddeo  

Commento n° 937
«Come al solito coraggioso nel mettere a nudo il suo animo, il poeta, piuttosto paradossalmente, non prova vergogna di farci sapere (usando anche delle belle rime) che uno dei suoi maggiori handicap nella vita è stato proprio quello di provare spesso troppa vergogna, quel sentimento che attanaglia forse particolarmente il nostro mondo giudaico- cristiano ("Adamo ed Eva si accorsero di essere nudi e ne provarono vergogna", si legge nella "Genesi") , e che invece sarebbe meglio (ma chi ci riesce?) mettere in secondo piano, perché il non avere timore di essere osservati e giudicati dagli altri può aumentare le possibilità di conoscere meglio noi stessi e, se è il caso, di trasformarci.»
Inserito il 04/08/2018 da Antonio Terracciano alla poesia "La vergogna" di Demetrio Amaddeo  

Commento n° 936
«Pur essendo i miei interessi opposti a quelli di un manager, sono rimasto davvero molto male stamattina apprendendo la triste notizia, peggio che di fronte alle morti di alcuni scrittori o poeti. Posso testimoniare che i parecchi anni in cui egli è stato a capo della FIAT, e poi della FCA, hanno cambiato in meglio le sorti e lo stile di vita della mia cittadina, quella dell’ex Alfasud, dove si cominciano ora ad apprezzare i suoi "percorsi visionari", come dice il poeta. (E mi auguro che quei "mediocri invidiosi" operai che tempo fa inscenarono il suo finto funerale passino il resto della loro vita a pentirsene amaramente.)»
Inserito il 25/07/2018 da Antonio Terracciano alla poesia "Se muore un visionario" di rob ponzani  

Commento n° 935
«Breve ma densa, questa riflessione della Vercelli. La poliedrica artista, dando per scontato che in pratica ogni uomo ed ogni donna sono sempre un po’ infelici (o un po’ nevrotici), privilegia il (momentaneo) superamento di quell’infelicità attraverso la scrittura dei versi che, almeno (mi è piaciuto molto l’ultimo verso), non combina guai. (Si pensi infatti, ad esempio, a un uomo geloso: egli, se è poeta, sfogherà sul foglio di carta quella gelosia, e non si dedicherà, di solito, a stalking, ad appostamenti, a scenate o a qualcosa di peggio...)»
Inserito il 23/07/2018 da Antonio Terracciano alla poesia "Ricordati d’accendere le luci" di carla vercelli  

Commento n° 934
«Belle e variegate immagini oniriche alimentano la "fiamma parallela", quel mondo diverso, e spesso più gradevole, che prende vita durante il sogno. Tutto ciò è espresso dal poeta mediante un perfetto sonetto che, ai nostri tempi, nell’ambito della poesia, è anch’esso, mi si permetterà di dire, una "fiamma parallela", un modo differente e più nobile, mai sorpassato come vorrebbero alcuni (proprio come il sogno, che non può mai morire), di intendere la nostra preziosa arte.»
Inserito il 17/07/2018 da Antonio Terracciano alla poesia "Fiamma parallela" di Augusto Cervo  

Commento n° 933
«"Ah... l’amore, l’amore! " era il titolo di una delle prime poesie- canzoni di Luigi Tenco, che si sforzava, come il poeta, di trovare le cause di questo sentimento, e di elencare le sue conseguenze: operazione difficile, perché esse non sono forse mai uguali nei vari individui. Il poeta, comunque, nella sua essenziale composizione mette bene in evidenza l’ambiguità dell’amore, il suo collegamento con le primitive divinità del mondo, incapaci di scindere il bene dal male e che ci portano ad accettare tutto di un sentimento così primigenio.»
Inserito il 15/07/2018 da Antonio Terracciano alla poesia "Che cos’e’ l’amore" di Stello  

Commento n° 932
«Sono interessanti e dense queste considerazioni in versi liberi sull’ombra. L’ombra, sembra volerci dire il poeta, non ha consistenza reale, e quindi non dobbiamo averne paura. Mi verrebbe da aggiungere che questa poesia di fantasia potrebbe avere anche un significato metaforico: quante volte, nelle nostre azioni, scorgiamo delle ombre che ci spaventano, che ci impediscono di portare avanti ciò che avevamo progettato! Ma basterebbe (forse) pensare che esse sono spesso solo il frutto dei nostri fantasmi interiori, che l’intervento della nostra mente può facilmente scacciare e rendere innocui!»
Inserito il 08/07/2018 da Antonio Terracciano alla poesia "Ombre" di Stello  

Commento n° 931
«C’è un verso di questa bella e interessante poesia sul quale mi piacerebbe soffermarmi: "in cui sillabe s’accoppian in versi" (e talvolta anche singole vocali, o consonanti) . Mentre in prosa l’unità minima di senso e di valore è la parola, nella poesia essa è (almeno) la sillaba (non per caso i poeti più meticolosi le contano...) Prendendo a prestito dalla chimica la sua terminologia, potremmo dire che la prosa è molecolare, mentre la poesia è atomica (e talvolta, nei casi migliori, "esplode" davvero come una bomba atomica!)»
Inserito il 05/07/2018 da Antonio Terracciano alla poesia "S’alza il sipario" di Giovanni Ghione  

Commento n° 930
«Chi ha scritto questo testo, piuttosto sofferto direi, sa bene che cosa è la (vera) poesia, il prodotto di un’attività che, quando la si pratica, occupa, colonizza per tanto tempo il cervello del poeta, il quale si mette a lottare con le parole e talvolta perfino con gli accenti... Ma la soddisfazione, alla fine, è enorme, perché a pochi è concesso il privilegio di essere chiamati dalla poesia, simile a una bellissima donna indipendente, che è inutile corteggiare, perché è lei a scegliere i suoi amanti.»
Inserito il 30/06/2018 da Antonio Terracciano alla poesia "Poeta perché" di Abi  

Commento n° 929
«Ricordo di aver letto, nel passato, qualche altra poesia della Sogno, più difficile da comprendere di questa, e soprattutto scritta in forma alquanto più libera. Noto qui invece un passo indietro (che per i miei gusti è un passo avanti) della poetessa, che ha cercato di realizzare qualcosa che assomigliasse a un sonetto: anche se evidentemente non lo è, la Sogno vi si è abbastanza avvicinata (molti endecasillabi, due quartine e due terzine), rendendo così più musicale il componimento, più godibile, più destinato, forse, a durare nel tempo.»
Inserito il 26/06/2018 da Antonio Terracciano alla poesia "L’acquagrande della piccola marina" di Claudia Sogno  

Commento n° 928
«Secondo me (e il mio è un complimento convinto e sincero), il Garbellini sarebbe potuto essere anche un ottimo autore di fiabe (quelle in cui, alla fine, tutti "vissero felici e contenti") o un valido sceneggiatore cinematografico (dei film di F. Capra, che io vedevo con molto piacere in televisione da bambino, ad esempio) . La maggior parte delle sue poesie, come questa, oltre a essere tecnicamente impeccabili, raccontano storie ai limiti della realtà, sono immerse in un "realismo magico" di cui lo spirito umano ha un grande bisogno: anche se raramente la realtà ci offre quegli spettacoli, le opere del poeta hanno il merito di renderci per almeno cinque minuti più buoni, di fare (ri) emergere nel nostro animo le qualità più altruistiche.»
Inserito il 22/06/2018 da Antonio Terracciano alla poesia "Quella ragazza si stava suicidando" di sergio garbellini  

Commento n° 927
«Questa breve, essenziale poesia, in cui l’autore fa parlare l’erbaccia con sincerità ed efficacia, potrebbe, secondo me, avere anche un valore simbolico, riferirsi cioè alle persone che non seguono le regole della società, e mi ricorda una delle prime poesie- canzoni di Georges Brassens, "La mauvaise herbe", appunto: "Les hommes sont faits, nous dit- on, / pour vivre en bande comme les moutons. / Moi, je vis seul, et c’est pas demain / Que je suivrai leur droit chemin. / Je suis de la mauvaise herbe / Braves gens, braves gens, / C’est pas moi qu’on rumine / Et c’est pas moi qu’on met en gerbe. / Je pousse en liberté / Dans les jardins mal fréquentés . / Et je me demande / Pourquoi bon Dieu / ça vous dérange / Que je vive un peu... "»
Inserito il 19/06/2018 da Antonio Terracciano alla poesia "Insolenza d’un filo d’erba tra i mattoni d’un marciapiede" di numerouno  

Commento n° 926
«Ho letto con vero piacere questo sonetto un po’ anomalo, perché tratta chiaramente un argomento che conosco bene: la grande difficoltà di scrittura del dialetto napoletano. Solo attraverso letture di alcuni poeti classici e la consultazione di libri e di vocabolari (come ho fatto artigianalmente io) o, meglio, con la frequentazione di un corso (come ha fatto l’autore di questo lavoro) si può sperare di scrivere in modo corretto il dialetto, pur, forse, senza mai avere la certezza di non commettere errori. Basterebbe una minima défaillance (come non raddoppiare, ad esempio, la "n" nella parola "napulitano" del titolo) per far crollare tutto il delicato poetico castello di parole!»
Inserito il 16/06/2018 da Antonio Terracciano alla poesia "’O cuncorzo e ‘o nnapulitano" di Antonio Guarracino  

Commento n° 925
«Con questi versi essenziali ed efficaci la poetessa si sofferma su una condizione esistenziale da me ben conosciuta: sentirsi estranei nel proprio paese, nella propria città. I motivi possono essere diversi, ma la sensazione, certo poco piacevole (quando non si parla il dialetto del luogo, ad esempio, o non se ne condividono le tradizioni, c’è la quasi certezza di fare risicate ed aleatorie amicizie), può essere riscattata dalla soddisfazione intellettuale di saper vedere le cose da un altro, personale punto di vista. Le radici, però, ci suggerisce l’autrice alla fine della poesia, restano comunque, e forse in età avanzata ci si riconcilia con esse.»
Inserito il 14/06/2018 da Antonio Terracciano alla poesia "Il mio Sud" di Monica Messa  

Commento n° 924
«Se è indubbiamente vero che il mistero è intrigante, è altrettanto vero che uno dei bisogni fondamentali del genere umano è quello di svelarlo, di dare una spiegazione (sia pur solamente illusoria) a tutte le cose. E, soprattutto nella sua seconda parte, la poesia elogia le similitudini tra il macrocosmo e il microcosmo, la completezza cui lo spirito anela. Indirettamente, questo lavoro mi sembra anche un apprezzamento per quelle poesie che sanno, magari con pochi versi, darci un senso compiuto, se non del mondo, almeno degli argomenti che esse affrontano.»
Inserito il 11/06/2018 da Antonio Terracciano alla poesia "Poesia della completezza" di Monica Messa  

Commento n° 923
«Il prolifico autore, che questa volta si è voluto cimentare con la satira, mi permetterà, immagino, di non essere d’accordo con lui. Anch’io mi preparo delle autentiche ciofeche, intese come caffè, che però non mi permetterei mai di offrire ad eventuali ospiti. Se vado al bar, invece, pretendo un caffè almeno sufficiente. Passando alle poesie, tutti hanno certo il diritto di scriverne di scadentissime, ma dovrebbero tenerle per sé, mentre quando le pubblicano (soprattutto in un sito selettivo, sia pur blandamente, come questo) dovrebbero fornire al lettore un prodotto almeno accettabile... (Chi ritornerebbe nello stesso bar in cui gli hanno servito una ciofeca?)»
Inserito il 08/06/2018 da Antonio Terracciano alla poesia "" di   

Commento n° 922
«Eccellente poesia, formata da versi metricamente irregolari ma ben calibrati, con una struttura quasi pavesiana e con qualche rima e assonanza sparse qua e là. Il contenuto, poi, è universale; con o senza scialle, braciere e rosario, vecchia o vecchio, con parenti vicini o lontani, le tappe della vita prossime al traguardo finale si susseguono un po’ allo stesso modo per tutti: si torna "quasi a toccar con mano" il passato, a ripetere quotidianamente gli stessi gesti e a far finta di non sapere che quella meta è sempre più vicina, sempre più incombente.»
Inserito il 07/06/2018 da Antonio Terracciano alla poesia "La vecchia nello scialle" di Stello  

Commento n° 921
«Ottimo sonetto, che ritrae fedelmente una delle più diffuse pessime abitudini della società moderna. Gli attuali mezzi informatici, anziché, come s’illudevano i più ingenui, innalzare il livello delle conversazioni, lo hanno abbassato alquanto, e parecchi individui, incapaci, come sostiene il poeta, di criticare faccia a faccia un’altra persona, si scatenano, usando magari una lingua sgangherata, davanti al computer, arrivando ad ingiuriare e addirittura a minacciare (e ciò dovrebbe qualificarli negativamente per sempre) anche persone alle quali andrebbe il massimo rispetto (come l’impeccabile Presidente della Repubblica italiana in questi giorni)!»
Inserito il 29/05/2018 da Antonio Terracciano alla poesia "Leoni e agnelli" di Augusto Cervo  

Commento n° 920
«E’ una situazione comune a molti, credo, quella descritta dalla poetessa in questa sua accorata composizione poetica. La tristezza, il silenzio, l’ombra dei ricordi strettamente personali, che non possono essere condivisi con gli altri, sembrano impossessarsi di tante persone sensibili e condurle verso strade senza uscita, verso la passiva accettazione della vanità del mondo. Del resto, senza queste intime e profonde sofferenze (che talvolta però, all’improvviso, per un gradevole incontro fortuito o per un repentino mutare dello stato d’animo, possono essere, anche se per breve tempo, superate) difficilmente nascerebbe la poesia.»
Inserito il 26/05/2018 da Antonio Terracciano alla poesia "Labirinti" di Elena Poldan  

Commento n° 919
«E’ molto difficile per me, pessimo lettore di poesie ermetiche, commentare un’opera come questa, ma sento il dovere di farlo, per una volta, perché da essa emana un fascino particolare, sembra una poesia nata proprio da un sogno, come Sogno è il cognome della poetessa. Posso appena dire che vi scorgo un’originale vena metafisica molto personale, anche se non la so analizzare approfonditamente (evidenzia il piacere della piccolezza, dell’isolamento?) Mi trovo di fronte a questa poesia quasi come davanti a certi film di Federico Fellini: ne apprezzo la bellezza onirica e me ne lascio passivamente conquistare. Spero che la poetessa saprà perdonare le eventuali inesattezze di questo mio modesto commento.»
Inserito il 22/05/2018 da Antonio Terracciano alla poesia "Pochi decimi di efa e un grano nuovo" di Claudia Sogno  

Commento n° 918
«E’ una poesia ben scritta e che invita a riflettere. Fin da piccoli, per difendere noi stessi, la nostra presunta integrità morale, costruiamo dei muri (psichici), simili a quelli (materiali) usati nelle città medievali per difenderle dalle aggressioni dei nemici. Questi muri, che molte volte portano al risultato di farci troppo chiudere in noi stessi, di impedire i pur benefici apporti di gran parte degli altri, col tempo sembrano sgretolarsi, sembrano forse riconoscere l’ingombrante e negativa loro presenza. Ma è troppo tardi: nessuno avrà più l’interesse di penetrare nella nostra interiore città, diventata, nel frattempo, decadente e priva di attrazioni.»
Inserito il 20/05/2018 da Antonio Terracciano alla poesia "Muri" di Stello  

Commento n° 917
«"Delle poesie rimangono non le parole, ma il gusto che si prova a pronunciarle" . E’ indovinatissima, direi, questa definizione della poesia (a volte ho l’impressione che le poesie sulla poesia siano la quintessenza della poesia stessa), che evidenzia, a mio modo di vedere, la prevalenza della forma sul contenuto nella nostra arte. (Quante volte mi trovo, ad esempio, a ripetere un verso di Dante, di Mallarmé, o di Montale, senza pensare al significato - pur se c’era -, ma inebriandomi esclusivamente della loro musica, dell’eccentrico piacere che danno all’anima, proprio come "dopo un bacio, un silenzio, un addio"! )»
Inserito il 15/05/2018 da Antonio Terracciano alla poesia "Quello che resta" di santo aiello  

Commento n° 916
«E’ un delicato sonetto d’amore, quasi perfetto. Ma scrivo questo commento soprattutto per complimentarmi con l’autore per la sua originale idea di far terminare con una parola francese praticamente tutti i versi. Piaccia o meno, la lingua francese è molto probabilmente la più indicata per apportare a una composizione poetica quel lusso, quella calma e quella (ponderata) voluttà (per citare le tre parole di una famosa poesia di Baudelaire), virtù quanto mai utili per farci almeno momentaneamente astrarre dalla vorticosa (e a volte folle) velocità del mondo moderno, causa di numerose insoddisfazioni.»
Inserito il 14/05/2018 da Antonio Terracciano alla poesia "Un incontro" di Mattia Pomponi  

Commento n° 915
«Sono senz’altro d’accordo con la concezione della poesia esposta mirabilmente da Alessio Rossi. La poesia può dire tutto (ma non le banalità), sia il piacevole che lo spiacevole, e possibilmente qualcosa di originale, qualcosa che esuli dai pensieri di tutti i giorni. La poesia è un’illuminazione, è cibo per gli studiosi della psiche umana (e questo Freud lo riconobbe più volte), ma dovrebbe essere espressa in una forma comprensibile da tutti, dovrebbe essere edulcorata (anche attraverso la finzione) in modo tale da non rimanere indigesta, da abbinare l’emozione e la riflessione del lettore al suo godimento estetico.»
Inserito il 08/05/2018 da Antonio Terracciano alla poesia "Cos’è la poesia" di Rossi Alessio  

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944 commenti trovati. In questa pagina dal n° 944 al n° 915.



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