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Pubblicare poesie L'autore del giorno:

Trovati 880 commenti di Antonio Terracciano

Commento n° 880
«E’ un innovativo sonetto, con schema ABAB ABAB CDC DCD, ma formato non da endecasillabi, bensì da trisillabi (e ci vuole un grande talento già solo per immaginarlo: figuriamoci per realizzarlo!) E’ una poesia "d’amore", ma non ne parla nel solito modo strappacuore della maggioranza delle opere su questo argomento: si avverte un tono ironico, scanzonato, e la domanda finale ("Vuoi un caffè? ") è ambigua, perché potrebbe significare la nascita di una storia come una rinuncia ad essa. La poesia, insomma, è un gioiellino: non ripudia affatto la forma classica, ma la rinnova (un po’ alla Palazzeschi, se vogliamo) il più possibile.»
Inserito il 13/12/2017 da Antonio Terracciano alla poesia "Dove sei?" di giovanni bianchi  

Commento n° 879
«Come tutti gli uomini, anche gli scrittori si possono dividere in due categorie: quelli che i panni sporchi li lavano soltanto in casa, e quelli per i quali l’erba del vicino è sempre più verde. Michaelsanther ed io apparteniamo alla seconda categoria: non è la prima volta che egli parla un po’ male del suo Molise (piccola regione che invece a me piace, o almeno piaceva), usando il suo personalissimo stile, ricco di inusuali, eccentriche immagini, come non di rado io sono stato piuttosto critico su Napoli nelle mie poesie. Chissà se si può esprimere davvero un giudizio sulle regioni, sulle città, o se invece esso risulta nullo, perché derivante dalla somma algebrica dei tanti pareri con segno più e dei tanti con segno meno?»
Inserito il 06/12/2017 da Antonio Terracciano alla poesia "Certi Luoghi (Molise)" di Michaelsanther S  

Commento n° 878
«Un ottimo modo di rendere omaggio al grande Giuseppe Gioacchino Belli è stato quello di dedicargli un sonetto (con schema ABBA ABBA, più volte usato dallo stesso Belli, per le quartine, e CDC DCD per le terzine), genere poetico del quale Giuseppe Gioacchino era un vero maestro (ne scriveva anche tre o quattro al giorno...) L’autore resta un po’ male nel vedere il monumento del Belli piuttosto malandato, ed immagina che il grande poeta dell’Ottocento sia triste per la scomparsa della sua Roma papalina; ma lo invita a non crucciarsi troppo perché, anche se la città non è più quella di una volta, i suoi abitanti rimangono ancora fumantini, cioè svegli, focosi e un po’ litigiosi.»
Inserito il 04/12/2017 da Antonio Terracciano alla poesia "Er monumento ar belli" di Giuseppe Caporuscio  

Commento n° 877
«Uno dei principali crucci dei poeti (dei veri poeti) è quello di sentirsi spesso isolati dal resto dell’umanità, perché il poeta (ed ogni persona sensibile in generale) sente dei cattivi odori laddove l’uomo comune li avverte buoni, e viceversa talvolta. L’Amaddeo (come succede a volte anche a me) sembra quasi invidiare, in questa poesia dai sapori sinceri e forti, i suoi amici, i suoi vicini di casa, apparentemente tanto felici e spensierati forse perché hanno l’abilità di saper nascondere bene le loro sofferenze. Temo - ahinoi! - che essi non risponderanno mai all’invito del poeta, che volentieri accetterebbe da loro una maggiore apertura e schiettezza.»
Inserito il 01/12/2017 da Antonio Terracciano alla poesia "Miei cari amici" di Demetrio Amaddeo  

Commento n° 876
«Secondo la mia lettura, è questa una profonda e raffinata fantasia sulla genesi di una poesia (soprattutto di stile piuttosto moderno) . Nella prima strofa la poetessa ci fa sapere di non disdegnare l’endecasillabo (le "undici carezze" che in questo lavoro ricorrono quattro o cinque volte), che non sempre, però, per l’urgenza dell’emozione che vuole essere comunicata, è possibile impiegare; allora, tolte anche le rime, le assonanze e le consonanze, i versi si mostrano più liberi, più vicini forse alla vita, all’amore. La simbiosi della poetessa coi suoi versi, già chiaramente delineata nella seconda strofa, si accentua ancor più, diventando una vera e propria identificazione, nella terza breve strofa.»
Inserito il 29/11/2017 da Antonio Terracciano alla poesia "Inno al verso" di carla vercelli  

Commento n° 875
«Appassionato di treni fin da bambino, e discreto viaggiatore sulla strada ferrata da giovane, ho fatto parecchie riflessioni su quel mezzo di trasporto, ma mai così originali come quelle che la poetessa, in questa sua ben calibrata composizione in lunghi versi liberi, ci regala soprattutto all’inizio. Quel "cielo sui treni " che "ha l’anima d’acciaio" e quella "nostalgia nel gusto del metallo amplificato" sono, a mio avviso, delle immagini davvero significative, che forse accennano alla sostanziale estraneità della natura e del regno minerale dai precari sentimenti umani. Sono certo che, se fosse ancora vivo, Gianmaria Testa, il piemontese cantautore "ferroviere", apprezzerebbe molto questa poesia, tanto vicina alle sue corde.»
Inserito il 28/11/2017 da Antonio Terracciano alla poesia "Il cielo sui treni" di Franca Donà astrofelia  

Commento n° 874
«Ciò che l’autore di questa chiara poesia in versi liberi chiama "altro me" (e che io, in un lavoro pubblicato parecchio tempo fa nel sito, chiamai "fratello alieno") è un’entità illusoria, che però sembra reale soprattutto agli animi più sensibili. E’ la personificazione, forse, del nostro desiderio di perfezione, della necessità di immaginare come si sarebbero sviluppate le nostre vicende se fossimo stati assistiti da una maggiore fortuna, è l’Io ideale che corrisponde alle nostre doti più vere, rimaste latenti, e che talvolta si manifesta di notte, nei sogni più felici ed appaganti.»
Inserito il 26/11/2017 da Antonio Terracciano alla poesia "A volte" di Vincenzo Strani  

Commento n° 873
«Beato chi sa scrivere (bene) in qualche dialetto, perché i dialetti sanno spesso dare alle vicende umane un’intensità maggiore di quella della lingua nazionale! Leggendo questa nostalgica poesia del Prenna, ho provato un po’ le stesse sensazioni di quando ascolto varie canzoni di Enzo Jannacci ("Per un basin" ...) o le bellissime traduzioni in milanese che Nanni Svampa fece di tante perle di Georges Brassens ("I me’ moros d’on temp" ...) . Parlare dei vecchi innamoramenti, che nel Sud è una cosa quasi inflazionata, acquista in milanese, in lombardo, una maggiore preziosità, perché sembra quasi un’eccezione, nell’industrioso Nord, "perdere tempo" con quei sentimenti "accessori" ...»
Inserito il 21/11/2017 da Antonio Terracciano alla poesia "Amur da giuvin - Amore da giovane" di Michele Prenna  

Commento n° 872
«E’ interessante questa particolare poesia del Capaldo che, se ho ben compreso, cerca di porre un freno alla dilagante mania degli elogi facili. Secondo me, in base alle loro esperienze infantili, ci sono persone che vorrebbero sempre riceverne ed altre che sono più contente se non ne hanno, o addirittura se hanno critiche negative. In base alla mia passata esperienza di insegnante di scuola media, posso soltanto dire che poi, ai licei, ottenevano risultati migliori, di solito, gli alunni che erano stati più severamente giudicati alle medie rispetto a quelli che erano stati incensati con elogi e con lodi...»
Inserito il 16/11/2017 da Antonio Terracciano alla poesia "Il mio elogio" di Luciano Capaldo  

Commento n° 871
«Chi ha individuato, in questa poesia, con tanta finezza ed acume le impressioni che nascono dall’ascolto di una bossa nova evidentemente, come me, non sarà tanto giovane, perché il periodo d’oro di quella musica si colloca negli anni Sessanta e Settanta (anche in Italia) . Nata negli anni Cinquanta, la "bossa" cercò di dare una vera carta d’identità musicale al Brasile, perché il samba, fino ad allora imperante, rappresentava soprattutto l’anima africana di quella grande nazione, un’anima troppo semplice ed allegra per le complicazioni che l’uomo bianco porta sempre con sé: non c’era niente di meglio che far sposare il samba con il jazz (newyorkese) per definire una volta per tutte ciò che è davvero il Brasile.»
Inserito il 15/11/2017 da Antonio Terracciano alla poesia "Musica" di Pasquale Lettieri  

Commento n° 870
«Il grande e un po’ atipico siciliano Leonardo Sciascia prevedeva, già cinquant’anni fa, che la "linea della palma", ovvero la mentalità mafiosa, si sarebbe progressivamente estesa dalla Sicilia al Nord dell’Italia (e dell’Europa): ora ne abbiamo tante prove! La (come al solito) tecnicamente perfetta poesia del Garbellini ha un tono rassegnato, forse troppo, perché sostiene che al giorno d’oggi il comportamento più conveniente sia quello delle proverbiali tre scimmiette (riassunto in siciliano, se non erro, nell’espressione "nente sacciu") . Sì, forse così si può vivere più tranquillamente, ma io sono del parere che, per il bene dei nostri discendenti, sarebbe meglio recuperare con forza un ideale di illuministica chiarezza.»
Inserito il 11/11/2017 da Antonio Terracciano alla poesia "Abbiamo l’esempio delle tre scimmiette" di sergio garbellini  

Commento n° 869
«"Quanto t’ho amato e quanto t’amo non lo sai / e non lo sai, perché non te l’ho detto mai. / Ma anche se resto in silenzio tu lo capisci da te. / Quanto t’ho amato e quanto t’amo non lo sai / non l’ho mai detto e non lo dirò mai. / Nell’amor le parole non contano / conta la musica" . Quali parole meglio di queste del mio quasi coetaneo Roberto Benigni potrebbero dar ragione alla poesia della Zagaglia? L’amore è un po’ come il sole, o come il Dio per gli Ebrei: non lo si deve mai guardare in faccia e non lo si deve mai nominare direttamente, se non si vuol correre il rischio di restarne accecati...»
Inserito il 07/11/2017 da Antonio Terracciano alla poesia "Questo e’ l’amore" di Gabriella Zagaglia  

Commento n° 868
«Come negli "Orecchini" di Montale, come nei tre "Eventail" di Mallarmé (più un altro "Ventaglio", dello stesso Montale), anche qui un oggetto personale soprattutto femminile (il foulard) dà il titolo alla poesia ed accompagna il lettore in un viaggio raffinato (e molto sottilmente erotico) nei meandri cerebrali in cui esso risiede. Il poeta è stato abile nel fare affiorare le delicate sfumature di senso che il foulard, così sottile e così leggero (come un’anima?) ci suggerisce.»
Inserito il 07/11/2017 da Antonio Terracciano alla poesia "Foulard" di Claudio de Lutio di Castelguid  

Commento n° 867
«Direi che bene ha fatto l’autore ad aggiungere una nota esplicativa alla sua poesia un po’ ermetica (per i lettori mediocri come me tali note sono come le istruzioni per l’uso degli elettrodomestici...) : se ne gusta così appieno il significato e la bellezza. Il poeta evidenzia un tema a me caro: il linguaggio umano è un bene o un male? Certo, vedendo di buon’ora una città ancora semiaddormentata ed i cui suoni sono soltanto quelli della natura, c’è da dubitare alquanto che le nostre parole apportino sempre un beneficio alla vita dell’universo...»
Inserito il 05/11/2017 da Antonio Terracciano alla poesia "Visione" di NicolaGiordano  

Commento n° 866
«Il sensibile poeta, con questi bei versi, ha ricordato lo spiacevole episodio di pochi giorni fa allo stadio di Roma. Però io amo cercare di trovare le cause di qualunque avvenimento in modo possibilmente originale e, se l’autore me lo consente, darei la colpa maggiore all’istituzionalizzazione della Shoah, con il "giorno della memoria" che ha reso obbligatorio onorare ufficialmente quelle vittime. Si sa che i ragazzi e i giovani si oppongono sempre (esteriormente o interiormente) alle istituzioni, ed ecco cosa può accadere... (Quando ero ragazzo, negli anni Sessanta, delle vittime dell’Olocausto si parlava quasi segretamente, ed io sentii da solo, per reazione, il bisogno di leggere, come feci, il "Diario" di Anna Frank...)»
Inserito il 29/10/2017 da Antonio Terracciano alla poesia "Canto dell’ odio per la Memoria" di romeo cantoni  

Commento n° 865
«Incipit quasi montaliano, direi ("Tu non ricordi la casa dei doganieri... ") , per questa deliziosa poesia in calibratissimi versi liberi (impreziositi di non rari endecasillabi) del "classico" Crocetti (sono del parere che il verso libero possa essere meglio usato da chi ha una precedente pratica con gli schemi metrici) . L’argomento trattato (la mancata condivisione dei ricordi) è stimolante, perché ogni avvenimento incide in modo diverso sulle varie persone, tanto che addirittura ci si potrebbe paradossalmente chiedere: "Esistettero davvero certi fatti, o essi sono esclusivo patrimonio di ogni singola mente? "»
Inserito il 26/10/2017 da Antonio Terracciano alla poesia "Vento sul passo della Futa" di ex Lorenzo Crocetti  

Commento n° 864
«Con parole semplici, ma ben disposte ed efficaci (a volte mi domando se non siano proprio queste le principali caratteristiche di una poesia bella ma accessibile a tutti), la poetessa riesce ad emozionarci e a farci riflettere, raccontando il suo incontro, sulle Ramblas di Barcellona, con un pover’uomo deforme (ho pensato subito a Toulouse- Lautrec su un boulevard di Parigi, sul finire dell’Ottocento...) e sbeffeggiato dalla venale venditrice di souvenir. La poetessa prova per lui empatia, in quanto poetessa, ma si augura che anche le persone comuni lo rispettino, in attesa, forse (immagine delicatissima), che egli raggiunga al più presto un bosco, un luogo più adatto ad una figura fiabesca come la sua.»
Inserito il 25/10/2017 da Antonio Terracciano alla poesia "Cos’altro poteva essere" di Claudia Magnasco  

Commento n° 863
«Gli inviti a cena, o a pranzo, un po’ come le vacanze, sarebbero davvero efficaci se fossero pressoché quotidiani (e le vacanze se potessero essere continue) . Altrimenti, come chiaramente espresso da questo poeta, un maestro del limpido verso libero, ci si sforza per non sentirci in imbarazzo e si lenisce illusoriamente solo per un po’ di tempo la propria solitudine, che poi si ripresenta più tenace di prima quando si torna a casa (come un farmaco che, preso saltuariamente per alleviare un dolore, ripropone più intensamente quel dolore quando non se ne fa più uso) .»
Inserito il 24/10/2017 da Antonio Terracciano alla poesia "Quel sentirti" di Felice Serino  

Commento n° 862
«Sarò sincero (come sempre): raramente leggo le poesie di Lia, perché sono solo un lettore medio( cre) che intuisce la bellezza delle sue opere, ma che non riesce a coglierne che molto superficialmente il contenuto. Mi accadeva, da giovane, spesso anche con Montale, e ciò che riesco a dire è che lo stile di Lia assomiglia un po’ a quello del grande ligure, soprattutto per la palese e compiaciuta ricerca di parole rare, che obbligano a consultare un buon dizionario (questa volta ho appreso il significato, finora da me sconosciuto, di "càmole") . Leggendo Lia, otteniamo sempre un sicuro risultato: ampliamo la nostra conoscenza dell’italiano.»
Inserito il 22/10/2017 da Antonio Terracciano alla poesia "Respiri d’albeggio" di Lia  

Commento n° 861
«Forse il lessico (bukowskiano, vogliamo dire?) usato dal poeta potrebbe essere non gradito da parte delle lettrici e dei lettori più delicati e perbenisti, ma credo che non si possa contestare la verità contenuta in questa poesia. Come siamo costretti, fisicamente, a liberare l’intestino, o lo stomaco, quando avvertiamo un peso opprimente, così la stesura di una poesia ci libera (provvisoriamente) dalle angosce dell’anima (Dante si liberò dei suoi nemici politici, Ungaretti delle paure della guerra, Pascoli degli atroci ricordi infantili, ecc.) E, aggiungerei, non ci si scandalizzi troppo per gli insistiti riferimenti anali (altrimenti, anche Freud dovrebbe scandalizzarci...)»
Inserito il 20/10/2017 da Antonio Terracciano alla poesia "" di   

Commento n° 860
«Spesso le poesie brevi, proprio perché usano poche parole, non sono di facile interpretazione, e l’autore mi perdonerà se sbaglio, ma ritengo che questa composizione (perfetta per l’equilibrata struttura e per l’efficacia del lessico usato) sia una di quelle poesie che parlano della poesia stessa, che sia una ricerca poetica elevata al quadrato. Sospinto da qualche dio, il fonema (l’unità minima del linguaggio), che spesso serve ad iniziare (o a completare) un lavoro e che quindi è avidamente ricercato dall’autore, passa velocemente nella sua mente, soprattutto nel sogno, o in momenti estatici, facendogli ammirare tutta la sua bellezza: fortunato è il poeta che riesce a catturarlo e a trasferirlo nella sua opera!»
Inserito il 17/10/2017 da Antonio Terracciano alla poesia "Fonèma" di Felice Serino  

Commento n° 859
«Il Garbellini, con questi suoi chiari ed armonici versi, ha messo il dito sulla piaga: per un uomo è un’impresa disperata capire fino in fondo una donna! C’è chi, palesando false sicurezze, sostiene di riuscirci, ma gli uomini più sensibili (gli scrittori) hanno onestamente ammesso più volte la loro sconfitta. Penso a Boris Vian, a Italo Svevo, a Franz Kafka... (A proposito di quest’ultimo, secondo Elias Canetti pare che egli abbia addirittura scritto il famosissimo "Processo" per trasfigurare l’esperienza avuta con una ragazza berlinese, da lui considerata semplicemente un’amica e che, invece, l’aveva portato a un passo dalle nozze, che spaventavano Kafka in modo paralizzante...)»
Inserito il 14/10/2017 da Antonio Terracciano alla poesia "E’ il più grande mistero della vita" di sergio garbellini  

Commento n° 858
«Tutto cambia lentamente sotto i nostri occhi e, se il cambiamento di ciò che vediamo ogni giorno è quasi inavvertibile, quando abbiamo l’occasione di rivedere dopo tanto tempo un luogo amato quasi non lo riconosciamo più, perché le differenze rispetto al passato si sono accumulate e piombano tutte insieme nella nostra mente (non accade la stessa cosa, ad esempio, anche per le persone riviste dopo tanti anni?) : questo tema è trattato da Lorenzo Crocetti con la sua solita lucidità poetica, in perfette e linde quartine di endecasillabi.»
Inserito il 13/10/2017 da Antonio Terracciano alla poesia "Ritorno al paese" di ex Lorenzo Crocetti  

Commento n° 857
«Chissà se la demenza senile, descritta dalla poetessa con tanta empatia ed in maniera molto toccante, è davvero una malattia o non rientra piuttosto nella norma, in quello che in realtà noi siamo sempre stati, dei bambini indifesi, costretti a trasformarci in adulti "consapevoli" soltanto a causa delle necessità di questa vita così assurda? Il tramonto assomiglia all’alba: la luce è scarsa, e la fine (della giornata / della vita) non è che l’altra faccia dell’inizio.»
Inserito il 11/10/2017 da Antonio Terracciano alla poesia "Bimbi sperduti" di Eleonora Capomastro Orofino  

Commento n° 856
«Quanti sani consigli in questi deliziosi ottonari! Per i Francesi, spesso più freddi, razionali e realistici di noi, quei castelli non sono "in aria", ma "en Espagne", alludendo forse alle assurde aspirazioni donchisciottesche (che riassumevano quelle di molti Spagnoli dell’epoca) . Ognuno deve seguire la propria natura per evitare figuracce, sembra suggerirci giustamente il poeta! (Ad esempio, un’aspirazione più che legittima sarebbe quella del Garbellini, se egli ambisse a farsi leggere anche dai posteri; se vi ambissi io, troverei al massimo un novello Cervantes Saavedra che farebbe ridere il mondo creando un nuovo don Chisciotte...)»
Inserito il 10/10/2017 da Antonio Terracciano alla poesia "I castelli in aria della nostra vita" di sergio garbellini  

Commento n° 855
«Ho dato un’occhiata, in Internet, a questo "Mercato di San Benedetto" di Cagliari, descritto con tanto amore e tanto colore dal poeta nella sua bella e lunga poesia con accattivanti rime: edificato nel 1957, è il più grande d’Europa, e si trova nel centro di Cagliari, in via Ortu. Ebbene, questa poesia è stata per me una specie di "madeleine" proustiana, perché mi ha fatto rivivere i quindici giorni gioiosi passati nel 1974 proprio in quel mercato (che magari allora non era ancora così grande), quando, recluta alla caserma "Monfenera", fui incaricato, insieme a un altro soldato, di aiutare un anziano e umanissimo maresciallo a fare la spesa viveri (soprattutto frutta e verdura) per la mensa della caserma.»
Inserito il 04/10/2017 da Antonio Terracciano alla poesia "Saint Benedict Markt" di gabriele vacca  

Commento n° 854
«Ogni dialetto possiede le sue caratteristiche e, se quello napoletano è adatto alle fantasie sdolcinate, se il milanese appare spesso realistico, se il romanesco e il toscano ben si prestano a una visione sovente scanzonata e pungente della vita, il dialetto siciliano esprime con forza l’intensità dei sentimenti, sia positivi che negativi: è come un vento che spira dal sud (preislamico) e dall’ovest (donchisciottesco) che, frenando un po’ la sua furia sull’isola, permette l’adeguata espressione di pensieri così sofferti come questo dello Scimonelli.»
Inserito il 01/10/2017 da Antonio Terracciano alla poesia "Senze’tia" di Giacomo Scimonelli  

Commento n° 853
«Ogni vecchia generazione si rammarica per la scomparsa, o per l’affievolimento, nella generazione attuale di valori presenti e forti ai suoi tempi (o che il suo ricordo gli fa ritenere che fossero tali) . In questo pregevolissimo (come al solito) lavoro poetico, il Ghione, pur non disperando, si rincresce della poca luce che fanno attualmente la pace, la fede, l’amore e la speranza (un po’ come, negli anni Sessanta, Georges Brassens, nella sua canzone- poesia "La rose, la bouteille et la poignée de main" già si lamentava della quasi totale scomparsa della galanteria, dell’arte della condivisione, dell’amicizia gratuita e della sincerità) .»
Inserito il 29/09/2017 da Antonio Terracciano alla poesia "Quattro sorelle" di Giovanni Ghione  

Commento n° 852
«Una poesia è davvero degna di tal nome quando riesce a coniugare la perfezione della forma con la densità del contenuto. E questa poesia del Rossi soddisfa a entrambe le condizioni. La bellezza della forma è stata esaurientemente spiegata, in nota, dall’autore stesso, per cui mi soffermerò solo sul contenuto. "Il paradosso sta dalla parte dell’accaduto: dall’altra parte se ne sta, sconfitta, quella che chiamiamo (sebbene con ottimismo) ‘logica delle cose’ ", scriveva lo sfortunato romanziere Guido Morselli a proposito della prima guerra mondiale. E lo stesso si potrebbe dire per la religione: i primi concili fecero vincere un improbabile Dio buono, mentre il ben più logico "Demiurgo cattivo" (per citare Cioran) ne uscì sconfitto...»
Inserito il 26/09/2017 da Antonio Terracciano alla poesia "Riprendi in mano il mondo (ormai fin troppo imperfetto)... Rondò italiano" di Rossi Alessio  

Commento n° 851
«Direi che l’autore è stato fortunato nell’aver conquistato sua moglie (anche) con le poesie a lei dedicate, perché spesso si rischia di ottenere l’effetto contrario (dipende, certo, dalla sensibilità delle singole donne) . Sono invece totalmente d’accordo con le poesie dedicate ad amici, amiche, conoscenti, colleghi, colleghe, ecc., perché queste poesie, prive dell’assillo della conquista amorosa, risultano il più delle volte un regalo davvero gradito, una finezza, un surplus al quale il genere umano è raramente insensibile.»
Inserito il 22/09/2017 da Antonio Terracciano alla poesia "Quando l’amore diventa poesia" di Antonio Guarracino  

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880 commenti trovati. In questa pagina dal n° 880 al n° 851.



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