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Trovati 1038 commenti di Antonio Terracciano

Commento n° 1038
«In un suo libriccino, Andrea Camilleri si divertì a elencare, in base ai cognomi, le remote e variegate provenienze delle famiglie del suo paesino siciliano (la sua famiglia era, mi pare, di origine araba) . Ecco, la Sicilia, che a lungo nel passato fu un’ambita meta di immigrazione, a causa delle sue ricchezze, dei suoi tesori, si è da tempo trasformata, come ci conferma il poeta, in un luogo di emigrazione (e questo ha pure i suoi vantaggi, perché fa conoscere mondi nuovi e fa evolvere le mentalità) .»
Inserito il 31/07/2021 da Antonio Terracciano alla poesia "L’emigranti (L’emigrante)" di Giacomo Scimonelli  

Commento n° 1037
«E’ una bella poesia, che ha il pregio di mettere l’acqua in primo piano, come quella sostanza merita. Ha una formula chimica semplicissima (H2O) , ed una parola semplice la rappresenta (soprattutto in francese, scritta "eau" e pronunciata "o") , eppure, come spesso accade a troppe cose (e persone) semplici e vere, viene trascurata. Ma noi stessi, esseri umani, siamo formati in elevata percentuale di acqua, noi che possiamo sopravvivere parecchio alla fame, ma ben poco alla sete!»
Inserito il 03/07/2021 da Antonio Terracciano alla poesia "Acqua Acqua Acqua" di Franca Merighi  

Commento n° 1036
«Si potrebbe obiettare che un uomo non è un albero, e che le sue radici, i piedi, sono continuamente in movimento. Ma indubbiamente, quando si muovono, quei piedi trasportano sempre il luogo che li ha visti nascere o, forse meglio, che li ha visti pian piano svilupparsi. Che sia un piccolo borgo, un quartiere di una cittadina o anche un apparentemente anonimo angolo di una metropoli, il posto nel quale abbiamo trascorso la nostra infanzia ci forgia e ci segna per tutta la vita.»
Inserito il 28/06/2021 da Antonio Terracciano alla poesia "Radici" di Duilio Martino  

Commento n° 1035
«Mi piace il jazz, ma molte di quelle improvvisazioni che mi affascinavano al primo ascolto ora non mi entusiasmano più, e addirittura rischiano di non dirmi più niente: ciò che sembrava "imprevedibile, inatteso, inimmaginabile", nel jazz come nelle poesie di Rimbaud ad esempio, a distanza di tempo a volte non mi dice più nulla, mentre una musica classica o un verso di Dante sono sempre lì, con il loro immutato potere di seduzione.»
Inserito il 16/06/2021 da Antonio Terracciano alla poesia "Jam session" di carla vercelli  

Commento n° 1034
«Amo poco la danza, ma per la Fracci facevo un’eccezione, perché la sua finezza, la sua delicatezza e la sua grazia elevavano davvero quell’arte all’ennesima potenza. E la Fracci, se ben ricordo, disse una volta che, come la poesia, la danza è un’arte che trasmette il sentimento, ma che questa trasmissione, per essere efficace, ha bisogno di regole rigide e severe.»
Inserito il 28/05/2021 da Antonio Terracciano alla poesia "CARLA FRACCI la farfalla del palcoscenico" di sergio garbellini  

Commento n° 1033
«Uno dei primi episodi della Bibbia, l’uccisione di Abele da parte di Caino, sta lì per dimostrare che l’odio mortale è più facile tra fratelli, o cugini, che tra estranei. E nella famiglia semitica i cugini arabi ed ebrei hanno moltissime difficoltà ad andare d’accordo ... (Che faremmo noi, Italiani della Magna Grecia, se dopo più di duemila anni i Greci moderni decidessero di tornare ad abitare nelle città che i loro progenitori avevano fondato?)»
Inserito il 16/05/2021 da Antonio Terracciano alla poesia "Angeli dimenticati" di Danilo Tropeano  

Commento n° 1032
«Effettivamente, quando arriva, il verso è così: fulmineo e illuminante. E’ vero anche che tende a fuggire rapidamente, se non lo si blocca su un pezzo di carta o, più faticosamente, nella memoria quando non si ha a portata di mano il pezzo di carta. E’ altresì vero che il verso è di mille e più padroni, quando esprime pensieri e sentimenti di gran parte dell’umanità. Un verso singolo, forse, viene alla mente di tutti, ogni tanto; poeta è però solo colui che riesce, con lucidità, a dargli dei degni compagni, per comporre una poesia.»
Inserito il 03/05/2021 da Antonio Terracciano alla poesia "Il verso" di Mau0358  

Commento n° 1031
«Le parole, a volte, danno l’impressione di essere così timide e riservate che preferiscono non essere pronunciate, pena una loro azione vendicativa sul locutore. Sono contente di avere instillato in noi il senso positivo che rappresentano, ma non vogliono che lo si dica in giro: si possono usare forse solo per il passato, quando la felicità, l’amore, l’agio, ecc. ci hanno abbandonato ... (Si può anche verificare il contrario: se abbiamo un mal di testa, ad esempio, e lo diciamo, quel mal di testa sembra affievolirsi ...)»
Inserito il 17/03/2021 da Antonio Terracciano alla poesia "Felicità" di Duilio Martino  

Commento n° 1030
«Visitai quasi per caso una volta, nell’Alto Casertano, un borgo simile a questo, ben descritto dal poeta: erano rimasti solo pochissimi vecchietti, e le case, se qualcuno le voleva, più che venderle le regalavano ... La geografia degli insediamenti umani è fatta così: luoghi che sono in auge in determinati periodi storici (come i borghi collinari o montani, per la loro aria salubre, per la lontananza dalle frequenti incursioni nemiche, ecc.) poi decadono, mettendo in evidenza i loro difetti (la scomodità di accesso, la mancanza del progresso ...) e favorendo le città e le cittadine, diventate nel frattempo più sicure e più comode sotto tanti punti di vista. Ma chissà, la ruota degli insediamenti umani potrebbe riprendere a girare!»
Inserito il 10/03/2021 da Antonio Terracciano alla poesia "Come l’edera" di Duilio Martino  

Commento n° 1029
«Forse, più che essere cattivi, abbiamo un po’ tutti la vista orientata all’interno di noi stessi: quando vediamo una persona che soffre, dirigiamo su di noi quelle sofferenze, immaginiamo che quelle cose negative potrebbero colpire anche noi, ci sentiamo alquanto vulnerabili e non stiamo bene; preferiamo pertanto allontanare quei pensieri, talvolta, purtroppo, anche attraverso delle critiche alla persona malata!»
Inserito il 07/03/2021 da Antonio Terracciano alla poesia "La cattiveria della gente" di Franca Merighi  

Commento n° 1028
«E’ delicatissimo il contenuto di questa poesia, che paragona i cuori umani a timidi e riservati fiori. Dal punto di vista della forma, questa poesia è un sonetto, con schema ABAB ABAB CDE DCE . Secondo i miei parametri, se proprio devo cercare un’anomalia (se la poetessa me lo consente), la trovo nell’accentazione principale, che non sempre cade sulla sesta sillaba del verso, rendendolo, così (a mio modesto parere), meno musicale.»
Inserito il 24/02/2021 da Antonio Terracciano alla poesia "Violette" di carla vercelli  

Commento n° 1027
«Intensa poesia, che si rifà a una celebre frase di Cesare Pavese. Forse negli anni Cinquanta, Sessanta, ciò era vero, ma adesso la piccolezza del paese può costituire un ostacolo alla conduzione di un’esistenza serena, non racchiusa in a volte opprimenti stereotipi. (Avevo un collega, originario di un paese della provincia di Avellino. Avevo visitato quel paese, ed ero rimasto affascinato dalla presenza di un viale con tanti begli alberi, dato che amo gli alberi. Quando glielo dissi, lui mi rispose testualmente: "Ma se tu sapessi cosa c’è sotto quegli alberi! " . Intendeva i numerosi pettegolezzi, la visione troppo circoscritta del mondo, l’eccessivo attaccamento alle tradizioni ...)»
Inserito il 30/01/2021 da Antonio Terracciano alla poesia "Il Paèse ci serve" di Duilio Martino  

Commento n° 1026
«Penso che a tutti sia capitato di sentir dire, da persone che hanno raggiunto un’età superiore a quella media, "vorrei morire", e credo che, superata quella soglia, probabilmente lo potrei dire anch’io; non succede soltanto quando si hanno gravi problemi di salute, ma anche quando, come suggerisce la poetessa, non ci si sente più in grado di "scrivere e vivere su ali di farfalla" .»
Inserito il 27/01/2021 da Antonio Terracciano alla poesia "Silice" di carla vercelli  

Commento n° 1025
«Sergio Garbellini ha inserito in una poesia, come al solito tecnicamente perfetta, una considerazione che da tempo ho anch’io fatto: per fortuna c’è gente cui ancora piace sorridere, ma che ora non riesce a mostrare agli altri quel sorriso, perché esso rimane nascosto e imprigionato dall’onnipresente mascherina! Più passa il tempo e più ho l’impressione di essere immerso, con gli altri, nel monastero del "Nome della rosa" di Eco, in quel monastero in cui era vietato sorridere, per ordine di quel monaco antipatico e rigidissimo, Jorge da Burgos!»
Inserito il 15/01/2021 da Antonio Terracciano alla poesia "Il senso del sorriso nella nostra vita" di sergio garbellini  

Commento n° 1024
«Immagino che tutto abbia uno scopo, e quel tempo che vieppiù cancella i ricordi, le sicurezze e le speranze funge forse da monito, da guida alla nostra futura morte, in cui tutta la vita sarà sepolta per sempre.»
Inserito il 12/01/2021 da Antonio Terracciano alla poesia "Improvvido tramonto" di Vivì  

Commento n° 1023
«Breve ma intensa composizione, che ben si scaglia contro l’omologazione del genere umano, in atto da tempo ormai. In modo raffinato e persuasivo i poteri forti, non tanto politici ma soprattutto economici, ci stanno trasformando in automi, in semplici soldatini al servizio (prestato con solo apparente soddisfazione) dei loro interessi: stiamo tutti correndo ciecamente verso una radicale trasformazione di quella che un tempo era chiamata umanità.»
Inserito il 15/12/2020 da Antonio Terracciano alla poesia "Stereotipi" di Alboraletti Enrica  

Commento n° 1022
«Sono simpaticamente scritte in dialetto bolognese queste avventure di un piccolo delinquente (poche cose non avevo capito senza la traduzione, perché la famiglia di mia madre era pesarese) . Il protagonista è un fuorilegge isolato che fa anche tenerezza, simile a quei goffi personaggi della "mala" milanese più volte cantati da Enzo Jannacci, ad esempio (come il "palo della banda dell’Ortiga") , o a certi uomini arrestati non senza un po’ di dispiacere dal commissario Maigret di Simenon... Quanta differenza con le spietate organizzazioni criminali meridionali, come la mafia, la ‘ndrangheta, la camorra!»
Inserito il 11/11/2020 da Antonio Terracciano alla poesia "Al sataguant (d. bolognese)" di Alessandro Sermenghi  

Commento n° 1021
«Penso che l’autore si riferisca alle persone di una certa età (categoria alla quale ormai anch’io appartengo), definendole inutili, ma non rassegnandosi a questa evidenza. Sotto vari aspetti, soprattutto agli occhi dei giovani, siamo davvero inutili e sorpassati (non sappiamo usare al meglio le nuove tecnologie, ad esempio), ci circondiamo (come "Les vieux" di J . Brel) di oggetti vecchi come noi, e anche quell’amore che crediamo di dare non è forse ben capito, o considerato anch’esso inutile, dalle nuove generazioni. Siamo destinati ad essere "rottamati", come le nostre vecchie auto, ma se avremo fatto o scritto qualcosa di valido saremo forse da qualcuno recuperati dopo la nostra terrena scomparsa...»
Inserito il 10/11/2020 da Antonio Terracciano alla poesia "Siamo inutili" di antonio giuseppe perrone  

Commento n° 1020
«Originale poesia. Il nulla, che tanto assomiglia al numero zero, è solo apparentemente una nullità, perché, se si accompagna ad avvenimenti anche piccoli e quasi insignificanti, è capace di generare sogni, pensieri, approfondimenti del nostro vissuto (soprattutto amoroso) . (I Romani erano troppo pratici per considerare lo zero: ci volle la ben più antica e raffinata saggezza indiana per farci comprendere la sua sconvolgente forza.)»
Inserito il 16/09/2020 da Antonio Terracciano alla poesia "Pur sempre qualcosa" di Patrizia Iannetta  

Commento n° 1019
«"Mors tua, vita mea" ... Non vorrei sembrare cinico, ma secondo me ai funerali è questo il pensiero che prevale nelle coscienze dei vivi (degli ancora vivi) . "Meno male che questa volta non è toccata a me! ", spesso pensiamo, anche se non lo vogliamo ammettere, quando seguiamo compunti quelle cerimonie o, più esplicitamente,
(come pure ho visto fare a qualcuno talvolta), le accompagniamo con qualche non celato soddisfatto sorriso...
»
Inserito il 14/09/2020 da Antonio Terracciano alla poesia "Pensiamo mai che siamo ancora vivi?" di sergio garbellini  

Commento n° 1018
«Il "Ninu" di questo dialogo poetico dell’Amaddeo mi ricorda molto quel personaggio, pure calabrese, creato dall’attore Albanese, quell’uomo dal passato alquanto losco che si fa eleggere sindaco con estrema facilità. E’ vero: al Sud si scelgono spesso purtroppo così i rappresentanti del popolo, non in base al loro valore, alla loro preparazione e alla loro limpidezza morale (vera, non soltanto spettacolarizzata), ma calcolando freddamente soltanto i favori (leciti o illeciti) che essi potrebbero (forse) fare agli elettori...»
Inserito il 12/09/2020 da Antonio Terracciano alla poesia "Vota Ninu" di Demetrio Amaddeo  

Commento n° 1017
«Spesso una passione attraversa le tre tappe dell’amore, dell’odio e dell’indifferenza. Ma non è detto che questa sia sempre la tappa finale: sotto la cenere cova ancora un po’ del fuoco della vecchia passione e talvolta, rivedendo la persona che l’aveva fatta nascere, soprattutto se anch’essa non si mostra indifferente, non si può fare a meno di tornare, sia pure in modo sfumato, alla prima tappa...»
Inserito il 16/08/2020 da Antonio Terracciano alla poesia "Trionfo" di Silvana Poccioni  

Commento n° 1016
«Delicatamente, con il suo garbato dialetto laziale, il poeta ci avverte che la poesia, quella di un certo spessore, non può nascere tutti i giorni, perché non tutti i giorni, purtroppo, abbiamo quell’ispirazione derivante da un particolare stato d’animo che ci concede il dono poetico: non ci resta che pazientare, ed aspettare che la fantasia, un ricordo d’amore o qualunque altro argomento che bene ha messo le radici nel nostro animo ci chieda prepotentemente di essere tradotto in versi, sulla carta o sullo schermo.»
Inserito il 02/08/2020 da Antonio Terracciano alla poesia "90!" di Gerardo Cianfarani  

Commento n° 1015
«"Se a volte sei un fine e non un mezzo": è questo forse il verso più significativo del sonetto di questo valido autore. E’ una domanda che mi pongo spesso: ho usato bene la metrica, ho trovato discrete rime, ma sono riuscito a dare un contenuto interessante al sonetto? Questa composizione del Di Modica mi acquieta un po’: la poesia, anche se talvolta non riesce a veicolare grandi e profonde idee, è comunque tale quando cerca di rispettare le regole, perché, come ci fa notare l’autore nell’ultimo verso, la metrica è già di per se stessa poesia.»
Inserito il 31/07/2020 da Antonio Terracciano alla poesia "La Metrica" di Rosario Salvatore Di Modica  

Commento n° 1014
«Sono d’accordo con i concetti espressi dalla poetessa (poetessa sì, non poeta, come sempre più spesso mi capita di leggere a proposito di una donna che scrive poesie) . Evviva le differenze, senza le quali, o camuffandole troppo, il mondo risulterebbe falsato, o acquisterebbe un innaturale colore grigiastro! Ogni cosa diventa degna di riflessione ed appare più interessante se è vista da due (o anche più) angolazioni diverse, e le differenze sessuali servono anche a questo, a lasciare costantemente aperto ogni argomento, a non mettervi mai un punto finale.»
Inserito il 28/07/2020 da Antonio Terracciano alla poesia "Poetessa" di carla vercelli  

Commento n° 1013
«E’ una pregevole poesia, con rime e con versi quinari, senari e settenari, per omaggiare Valentino Rossi, di Tavullia, cioè di Pesaro praticamente, della mia città materna. Non ho mai guidato una moto, preferendo la relativa sicurezza delle quattro ruote, ma devo riconoscere che, da quelle parti, la passione per le due ruote è presente dai primordi, forse per la presenza della "Benelli" (per la quale lavorarono anche mio nonno e un mio zio), l’industria motociclistica che probabilmente ha innescato la passione di tanti Pesaresi per quel pericoloso ma affascinante sport.»
Inserito il 17/07/2020 da Antonio Terracciano alla poesia "Il Re dei Centauri" di Walter Olivetti  

Commento n° 1012
«E’ un’ennesima perfetta poesia del Garbellini. Ma da quando, ventenne, lo studiai, mi accorsi che c’era qualcosa di sproporzionato nel surrealismo, e le parole dell’ultimo libretto di Roberto Calasso (ed. Adelphi, naturalmente), "Come ordinare una biblioteca", sembrano darmi ragione: "A distanza di quasi un secolo, non si può evitare di dire quanta parte ha l’incresciosa affettazione lirica di tutti i surrealisti in ciò che scrivevano allora, come se un opaco diaframma gli impedisse di riconoscere l’infantilismo delle loro immagini traboccanti, nonché delle loro scomposte aspirazioni - un Kindergarten ai bordi di un carnaio, da cui erano da poco usciti, mentre un altro si stava preparando. "»
Inserito il 13/07/2020 da Antonio Terracciano alla poesia "L’analisi del pensiero secondo Bretòn" di sergio garbellini  

Commento n° 1011
«Léo Ferré (autore della nota canzone "Avec le temps") avrebbe senz’altro dato ragione al Casarini. Alla fine della canzone, infatti, il cantautore francese diceva: "Avec le temps on n’aime plus" . Il tempo è una medicina, suol dirsi, che cura pian piano tutte le ferite, anche quelle d’amore, che ormai non sanguinano più. Però, come afferma il poeta, quelle sofferenze, quelle lacrime si mutano in un dolce e commosso ricordo del passato, il quale ci aiuta ad affrontare, tenendoci compagnia, le inevitabili avversità della fase declinante dell’esistenza.»
Inserito il 08/07/2020 da Antonio Terracciano alla poesia "Piangono i vecchi per amore?" di giuseppe gianpaolo casarini  

Commento n° 1010
«Con il suo simpatico dialetto romanesco, il poeta pone con leggerezza l’accento su un’importante verità: i giochi, soprattutto quello del calcio, sono utili ai bambini specialmente perché fanno imparare le regole, aprendo la strada alla concezione adulta dei diritti e dei doveri. Non ha alcuna importanza, per un ragazzino, essere un campioncino o no (come accade la stragrande maggioranza delle volte): l’interiorizzazione delle regole del gioco sarà utile per tutta la vita, se applicata alle vicende ben più serie dell’umana esistenza.»
Inserito il 04/07/2020 da Antonio Terracciano alla poesia "Cosa vorresti fa da grande?" di Giuseppe Mauro Maschiella  

Commento n° 1009
«E’ una semplice ma adeguata poesia che ripercorre in un lampo la storia di Torino, che ho visitato in passato due o tre volte, rimanendone sedotto. A volte penso che forse l’Italia sarebbe stata migliore se la capitale fosse rimasta sempre a Torino, come alle origini della nostra nazione. Roma, in fin dei conti, è una città d’arte ed è già la capitale di un altro Stato, sia pure piccolissimo... Forse Torino, vagamente rassomigliante a Parigi e, per certi versi, a Berlino, da sempre più abituata all’Europa, avrebbe diretto con maggiore serietà e con più ampie vedute il nostro Paese.»
Inserito il 24/06/2020 da Antonio Terracciano alla poesia "La città sabauda" di Michelangelo La Rocca  

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