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Ieri pubblicate 23 poesie e scritti 35 commenti.
Poesie pubblicate: 364’946Autori attivi: 7’451
Gli ultimi 5 iscritti: Patrizia1973 - Donato Caione - Benedetto - Petorto loca - Leonardo Latini
♦ Stefano Acierno | |
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Meravigliosi cesti di fiori variopinti,
covone d’oro di virtù nascoste invano,
il suo ridente sorriso mi trasfonde.
Teneri sapori di malizia e ingenui,
vibrar di domande non fatte.
calore d’amore,
desideri di nuovi incontri.
Lo sai però, il tempo è
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Non serve bussola in questo andare
se il baricentro è un battito che svela
non esiste mare da non solcare
quando l’anima si fa distesa vela.
Siamo mattoni e insieme architetti
costruttori di ponti sopra il vuoto
scrivendo sogni sopra i muri
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i tuoi occhi di un sogno tolgono dalla tavola il silenzio
la tua anima naufraga nei chiodi bullonati del buio
tu che scrivi il coraggio di sgocciolare il suicidio
tu che passi le parole colpevoli di sogno
figura di donna rivoluzione di secolo
ha dato
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C’erano stanze accese dentro il petto,
piccoli soli al riparo del vento,
e un bene quieto, semplice e perfetto,
che respirava piano nel presente, lento.
Ma io guardavo oltre la collina,
dove il domani luccicava d’oro,
una promessa magra e
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Distorto, il suono mi buca
lasciandomi vuoti ingordi
che al tatto pesano
e in punta sparano.
Risalirli mi ghiaccia
in
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E torni, come un respiro trattenuto
che nel silenzio trova la sua voce,
un passo lieve che non fa rumore
ma scioglie il gelo e riaccende la luce.
Come le primavere, senza chiedere,
entri leggera e cambi la stagione
con quella forza
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Dopo una lunga agonia
il nostro (eterno) amore
si è infranto come una stella cadente
contro il muro delle nostre divergenze.
I suoi frammenti ormai
sono sparsi nel vento
come i fogli di un diario
mai completamente letto.
Anche se l’ultima
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Mi lasciavi spesso
come il sole
lascia il giorno
per divenire tramonto
e poi tornavi da me
come un’alba ribelle
che ancora accarezza
le stelle notturne
in una culla di buio.
Mi amavi spesso
e poi smettevi
vento di primavera
che uccideva
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Nella notte confido
affinché i miei passi
si disperdano nel vuoto
e le voci si discostano da me
per poi annullarsi
nel caos della via
seduto sul balcone aspiro a quel nulla
che si completa nell’orizzonte
in quella linea che pare una ruga
e nel
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Era presto per dirti ti amo
ma tardi per chi
come me
non aveva mai conosciuto l’amore.
Lo conobbi con te
affacciata a quel balcone.
Mi bastò un tuo sguardo
per gustare la vita,
riempirmi il respiro
e lasciare l’anima in trabocco.
Alzerei mille
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Destati anima mia
dal rischiar incauta fallacia
come chi affida i suoi progetti
al vento,
più che vegliar sulle sensazioni
e modular il corso delle emozioni.
Integrità e imperizia
rendono lo spirito inconsapevole
delle imprevedibili cadute
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Anime compite ed arrese, piccoli fuochi e vegetazione,
caldi cuori e tenero amore, nucleo primordiale figli
ad unione famigliare, amor e vitalità ambientale.
Cavalcar colline e cavalli a brucar fresca erba mattutina,
scoiattoli e farfalle, ramoscelli
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Stu silenzio ca nun dice na parola
guarda sulo chesta notte luna e stelle
e se mette a ricurda’ ddoje guagliuncelle
ca me stanno a cantaria’ facenno scola.
Stu silenzio s’annasconne areto ‘o muro
zittu zitto comme a fronna surda e muta
ca nun
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Vorrei passar oltre e non guardarti.
Immobile sei qui fiore selvaggio
abbarbicato a terra ferrosa.
Indugio, l’immagine si fa vita:
su sfondo incerto, scuro, esplode
luce che non sfoca e mi trasmette
gioia che tratterrò come tuo premio.
Ondeggiano
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Passaggio di un mare di lacrime al silenzio dei miei occhi.
ultimo faro che illumina gli sbandati dell’ultima particella di vita
poeta crocefisso dai chiodi arrugginiti della mia fragilità.
Guardo la bianca spuma che silenzia le onde di tempesta
apro
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E torni come soffio che non si annuncia,
primavera che scivola nell’aria lieve,
sciogli il gelo con un dito di luce calda
e ridoni al silenzio il suo respiro breve.
Torni senza clamore, petalo che osa
sfidare il vento ancora tagliente e crudo
e il
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Non sono solo
mi tiene compagnia il silenzio
come un’isola ascolto il mare
come un albero le foglie
sulle mani mi accarezza il vento
il mio corpo mi tradisce
cosi’ vicino eppure io cosi’ distante
ho messo al confino tutte le voci intorno
non sono
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Le costole sono rami di buganvillea
il cuore un bulbo che spacca la pietra
per nutrire di rosso il fango.
Non è aprile: è un’emorragia
che sgorga dalle cicatrici del suolo.
Le radici entrano nei piedi come chiodi
ancorano le madri, alla
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 | Io non cammino più sulla terra,
ma salto tra una nuvola e l’altra
per non sporcarmi i piedi di cenere.
Dall’infinito guardo questo mondo
che trema di freddo e odio,
che vomita guerre e prende a schiaffi
l’innocenza rapita, quella grazia nuda
che
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 | Stanotte alle due
dicono che il tempo avrà un padrone,
che un dito sospeso sull’abisso
deciderà il respiro del mondo.
Ma il mondo non è un bottone.
Non è un ordine sussurrato tra denti serrati,
non è una mappa da piegare
dentro il taschino di un
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La magia
era sentire la notte
attraverso la pelle
e respirare le ombre
fino alla fine del cielo
quando il buio sfumava
in un alone di nero
con un cerchio di luce
che avvolgeva le labbra.
Il prodigio
era finire con le stelle
mentre l’alba
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Come file di colore
ora bianche, ora purpuree
vanno le rose nel cammino
fra i roseti delle chiese.
Sulle linee della mano
vanno i sogni a ricercar intrecci
laddove le tracce sono solo
segni da interpretare.
Siamo anime in
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Nell’animo acceso di ogni uomo
vive un universo di circostanze
con ritmo di lunghe percorrenze,
per conquistar l’ambito d’oro pomo.
Sembra l’uomo scrivere il proprio tomo,
sempre ardito e pronto ad oltranze,
con costanza e senza
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Buon compleanno, sorella mia
cinquantadue primavere
e non sei mai stata così viva.
Hai attraversato inverni lunghi
giorni senza voce
notti cucite addosso al cuore
ma non ti sei spezzata
ti sei trasformata.
Ora la primavera ti somiglia
timida,
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Falena insistente che sbatte su un lume,
metafora oscura di ciò che è la vita
l’istinto primorde t’impone salvezza
tu folle l’ignori anelando la luce
T’illudi, poi credi, poi preghi e disperi
cercando il calore che il cuore ti scaldi
tendi
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Scivolavano tra le dita i suoi giorni passati e come sabbia finissima brillavano al sole del tramonto di quella sera, più sola di sempre. Nelle notti buie e senza stelle, zitte per il male provato, lei aveva respirato sale, come povere bianca che bruciava nelle narici. Aveva triturato le pietre delle accuse e cosparso dei loro resti il viale di oggi e di domani. Ogni notte però, ora cercava la sua luna e montava un palcoscenico nuovo per far danzare le emozioni. In scena la vita sognata, accarezzata ogni istante. Nell’aria una musica incantava quel mondo lontano,
che sul palmo di una mano, schiudeva…. Tutti i sogni venivano a galla, sbucando da ogni strappo del cuore. Affollavano gli occhi, socchiusi per trattenere il brivido. E quando il bacio del giorno, posato con cura sulla pelle e i suoi lividi, arrivava a destare, l’incanto restava come un abile regista non lascia mai la sua sedia… Così, con fare gentile, il vento del tempo aveva soffiato via anche il muro più duro, sgretolandolo… Gli anni oramai erano stanchi, ma il soave canto dei sogni, continuava a lasciare la scia nel cielo, per un nuovo domani, un nuovo sorriso. |
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Questi era un suo uomo di fiducia e seguiva, per suo conto, quasi a tempo pieno l’andamento e la gestione delle tante società di vario genere e grado di cui egli, senza apparentemente farne…leggi…
di Michele Serri |
Francesco Andrea Maiello è nato a Sant’ Anastasia (NA) il 23 settembre 1948. Nonostante studi sempre brillanti, per limiti caratteriali da interior conflitto, a stento supera l’ esame di maturità classica con la media del 6 per…leggi…
di Francesco Andrea Maiello |
Chiudo gli occhi. Respiro profondamente, riempiendo i polmoni d’ aria. Con sentimenti elevati e sublimi, galleggio come una particella cosmica in questo spazio temporaneo. Scintille di luce dorata emergono dal mio cuore e crescono come una pianta…leggi…
di Arelys Agostini |
Camminano insieme sul marciapiede, come se l’ asfalto potesse sostenere il peso invisibile che portano da anni. Non parlano molto. Non serve. Tra loro c’è una complicità nata nella prigionia, una lealtà silenziosa che…leggi…
di Arelys Agostini |
Erano da poco passate le nove di sera quando il campanello suonò alla porta principale.
Giulio, suo da sempre fedele servitore, aprì impassibile l’uscio.
Entrarono subito, senza…leggi…
di Michele Serri |
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GRAZIE E BUONA SCRITTURA. |
 | Io non cammino più sulla terra,
ma salto tra una nuvola e l’altra
per non sporcarmi i piedi di cenere.
Dall’infinito guardo questo mondo
che trema di freddo e odio,
che vomita guerre e prende a schiaffi
l’innocenza rapita, quella grazia nuda
che
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| Guardo la luna pallida
affacciarsi sul mare, mentre volano
quattro gabbiani, liberi
sulla scogliera pregna di
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| Camminare in un parco
e osservare le foglie marroni
mentre il sole filtra tra i rami secchi;
mettere un piede davanti
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