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Sotto il peso di mille volti oscuri
camminiamo nel fango del pensiero
prigionieri di mura senza mattoni
schiavi di un io che si crede veliero.
Ma nel profondo, dove il silenzio tace
vibra una forza antica e sovrana
è il grembo di luce, la fonte di
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l’istante pianse la sorellanza degli abbracci,
o dolce Ruth tenero angelo,
che hai accarezzato gli ultimi
tu che hai incontrato l’odio,
nella tua vita d’amore,
tu e la tua dolce sorella Idgie avete abbracciato,
i più poveri della terra,
dolci
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Il vento scuote il velo dell’inverno
e il sole ricama l’erba di smeraldo,
mentre il ruscello, fuggito dall’eterno
gelo, sussurra un canto mite e caldo.
L’aria diviene un calice di seta
dove ogni gemma esplode in un sospiro;
la terra par che sogni
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La ferita nello sguardo
era sempre più rossa
e fingevo di temere
le tenebre, non il cuore
stanco di battere
tutti i dolori del mondo
in un cielo di cenere
troppo scuro per dare luce
alla tua pelle morta.
L’ombra nello sguardo
cresceva ogni
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Ho intravisto un cucciol di cagnolino
smarrito chissà dal suo umano distratto,
nell’erba sottile del Parco giardino,
o forse deciso gli ha imposto lo sfratto.
Un batuffolo d’oro sguardo piangente,
d’amor son presa e in giacca l’avvolgo,
riccioli
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Sorge il giorno, e nella lotta costante
contro ombre antiche dal volto inquietante,
attraversiamo il fuoco, la ferita e il timore,
finché la notte ci chiama nel suo ardore.
Caduti restano in polvere e memoria,
noi ancora respiriamo la storia;
e
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 | Vengo da un luogo,
dalla sua storia.
Porto con me
le sue persone
la lingua
Il modo
e poi,
improvvisi e lancinanti,
i ricordi.
Sono di lì,
vi
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| Nel grembo bianco, prima del respiro
giaceva il Verbo come un seme inerte
fra le costole azzurre del ritiro.
Poi s’aprirono porte mai scoperte
e il Silenzio esplose in un rintocco
tracciando rotte su terre deserte.
Non era voce, né carne, né
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Unico in ogni senso e in ogni modo
capace di attrezzare il sentimento
dell’ego caldeggiato dal momento
che amalgama la carne con il brodo.
Unico dove batte intanto il chiodo
adatto a seminare contro vento
della qual cosa amici non mi
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Si attorcigliano i ricordi che hanno smesso di esserci,
e quel non essere più -frammenti di vita -
lascia l’amaro in bocca e tanti dubbi.
Domande ed i perché ed i per come,
i sensi di colpa scavano tunnel profondi
e in un attimo accelerano i
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“ricco è colui che non dona di suo
ma che da tutto se stesso agli altri”
non serve molto altro per capire
se non comprendere quella voce
che dentro ti spinge verso l’altro
non per privarlo della parola
né della sua terra
tantomeno della sua
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Dolce Enrico,
dirittura morale di un uomo giusto,
forza muta del popolo.
Erede del sogno vivo dei comunisti,
italiano fiero di lotte,
per sempre dalla parte dei lavoratori,
fiere parole di un uomo di progresso.
Decisa opposizione di un potere senza
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Difficile ricominciare quanto interrotto
istanti minuti appaiono giganti da combattere
seppure volontà non demorda
importante il traguardo avvistato pare fare a nascondino
birbantello affascina nel suo andare inutilmente
ovunque espande il suo modo
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Vezzo d’un bimbo o sollazzo del fato
la traccia marcata che segna l’abisso
fra ciò che era prima d’un solo momento
e quanto ne venne cambiando ogni istante
Sguardo smarrito, perduto alle foglie
raccontami allora di ciò che era il mondo
nei giorni
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Nel grigio fumo della stanca valle,
dove il carbone ammanta ogni sentiero,
piegano i vinti le ricurve spalle
sotto il dominio d’un padrone austero.
L’ingranaggio vorace mai non tace,
macina vite tra le ferree ruote;
mentre il potente dorme nella
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Ho chiuso con l’amore
e se mi ricorderò
d’amare sarà per gioco
per tutte le volte
che ho giurato
per poi sputare sangue
sui tramonti e sulle albe
per poi respirare
polvere sui miei dolori.
Ho chiuso con i cuori
e se mi ricorderò
di vivere
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Mi sorge da Est di questi ameni colli
la luminosa chioma dell’aurora
nell’incanto della luce evanescente,
come virgulto del giorno nascente.
L’ovattato blu con l’indaco
mi regalano sensazioni di riposo,
e lo sfumar del felpato rosa
mi evoca
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Dal soffio l’aria estrae l’etereo incanto
la vista scaglia dardi all’apparenza
l’udito beve il chiasso e il muto pianto
il tatto è della terra l’aderenza.
L’olfatto è polline in una danza santa
il gusto è il bacio d’oro dell’essenza
il nascere è
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L’alba si è fatta luminosa,
la luce che cerca lo spirito
scende dai colli
alla città della storia,
per la mia memoria
subito è festa,
ecco il bello della
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Girano tuoni che singhiozzano lacrime,
verità di una donna che ride pietre di scandalo,
bellissimo corpo che risuona l’asciutta intensità di un cuore.
Sorriso che splende nell’alba che balla per le strade,
prendiamo la stella quella del tuo
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C’è un orizzonte chiuso tra le mura,
dove il respiro si fa canto e rima,
un’oasi antica, limpida e sicura,
che non conobbe alcun rigore prima.
Svanisce fuori il mormorio del fango,
l’obbligo vano di restare in ombra;
qui la parola danza nel suo
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Mi avvertivan, da bambina,
di non contare le stelle del cielo,
ma io sempre una dopo l’altra le quantificavo.
Le calcolavo ed esaminavo
e poi riprendevo a valutare,
anche se gli altri mi ammonivano.
Gli adulti stessi timore s’incutevamo
nello
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Campeggia la nostra bandiera
verde bianco rosso
e la gente infervora
Le tombe dei caduti già rivivono
come vissuti
s’elevano ardite
Già nello scosso aere
trasvola e risuona
l’inno irredento
Attoniti sguardi
si recano
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Trovami nel bianco del disincanto
se avrò perso la traccia
di un antico cammino
o se il pianto sarà
solo polvere sulla faccia.
Amami oltre il confine del giorno
dove il buio si fa preghiera
e il respiro rallenta
per non svegliare il destino
che
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 | Ad uno ad uno
li chiamo’ il bisogno
di reagire,
resistere
rivendicare
il proprio posto nel mondo.
Fu come un urlo
a lungo rattenuto
che li spinse allora
a misurarsi con la morte
ricercando la vita
a se’
agli amici
ai figli
a chi venisse
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Venduto a peso pure per estensione tessuto manca
agave di Tanga è di corde generosa. |
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Questi era un suo uomo di fiducia e seguiva, per suo conto, quasi a tempo pieno l’andamento e la gestione delle tante società di vario genere e grado di cui egli, senza apparentemente farne…leggi…
di Michele Serri |
Francesco Andrea Maiello è nato a Sant’ Anastasia (NA) il 23 settembre 1948. Nonostante studi sempre brillanti, per limiti caratteriali da interior conflitto, a stento supera l’ esame di maturità classica con la media del 6 per…leggi…
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Chiudo gli occhi. Respiro profondamente, riempiendo i polmoni d’ aria. Con sentimenti elevati e sublimi, galleggio come una particella cosmica in questo spazio temporaneo. Scintille di luce dorata emergono dal mio cuore e crescono come una pianta…leggi…
di Arelys Agostini |
Camminano insieme sul marciapiede, come se l’ asfalto potesse sostenere il peso invisibile che portano da anni. Non parlano molto. Non serve. Tra loro c’è una complicità nata nella prigionia, una lealtà silenziosa che…leggi…
di Arelys Agostini |
Erano da poco passate le nove di sera quando il campanello suonò alla porta principale.
Giulio, suo da sempre fedele servitore, aprì impassibile l’uscio.
Entrarono subito, senza…leggi…
di Michele Serri |
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DIVENTARE SOCIO CLUB SCRIVERE
DIVENTARE SOCI NON E' UN OBBLIGO MA ESSERLO VI DA TUTTE LE AGEVOLAZIONI DEL SITO!!
GRAZIE E BUONA SCRITTURA. |
Nel grigio fumo della stanca valle,
dove il carbone ammanta ogni sentiero,
piegano i vinti le ricurve spalle
sotto il dominio d’un padrone austero.
L’ingranaggio vorace mai non tace,
macina vite tra le ferree ruote;
mentre il potente dorme nella
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Non so tacere più
il disgusto che mi lecca,
avido e purulento
mi sa convincere bene
della stizza che mi sale
dai piedi
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Irridescenti fruste
governano l’onde nere
nei fossi asciutti,
che se sbrigo le ore
mi masticano lunga
e piatta si fa
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Il cuore
si fa luogo
e incendio.
Il corpo risponde,
il sangue accelera
come se sapesse
prima di te.
Il tempo ascolta
chi tenta di stare
oltre lo sguardo
e dentro il rischio.
E tu lasci andare parole
che il vento raccoglie
come
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Io sono vento,
di nubi coperta che dai cieli si schianta
sui rami, sui laghi, che giacciono stanchi.
Hai mai udito il
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Goccia di cuore,
goccia di dolore,
sono l’età che ho vissuto
e quella che mi manca.
E ora che succede?
Il sogno non si
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Le radici del cielo
scorticano l’anima,
fanno abisso
di tremori e pietre
sull’angolo di scelte
senza ritorno.
Cercano crepe,
affondano,
marcano il confine
del ricordo
per farsi albero di frutti
da raccogliere
quando il palpito
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Distorto, il suono mi buca
lasciandomi vuoti ingordi
che al tatto pesano
e in punta sparano.
Risalirli mi ghiaccia
in
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Guardo la luna pallida
affacciarsi sul mare, mentre volano
quattro gabbiani, liberi
sulla scogliera pregna di
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Camminare in un parco
e osservare le foglie marroni
mentre il sole filtra tra i rami secchi;
mettere un piede davanti
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