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♦ Pierfrancesco Roberti | |
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Deboli pensieri si accumulano
negli angoli bui della stanza
nascondendo le ombre alla luce
che avanza senza trovare
quell’appiglio
nel canto della parete
Invano cerco di scacciarli
ma alta è la pila
delle riflessioni fin qui fatte
senza
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Tra queste mura il tempo si fa lento,
un porto chiuso al vento dell’inganno;
qui non arriva il gelido lamento
di chi ai pensieri miei donava affanno.
Sulla carta si srotola il sentiero,
libero finalmente dal timore;
ritrova luce il
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Eccoti silenzio accendi l’infinito,
attore della vita che infiammi,
la quiete delle nuvole,
ubriaco dolore,
che spezzi il pane del sacrificio.
Tu che succhi
le primavere asciugate delle stelle,
Figlio di Dio che preghi
la beata poesia del
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Permettimi di restare
il mio sguardo
è troppo scuro
per soffrire d’amore
e la nostalgia del cuore
fermerà i battiti
non appena il buio
scenderà di sera
a sussurrare il tramonto.
Consentimi di andare
l’addio sarà dolore
ma le nostre
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Il vento di Primavera
è diverso da ogni vento
anche se intenso, anche se freddo,
ti dice che puoi aspettare,
che puoi sperare
e ti riempie d’amore
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se soltanto fossi un’onda anch’io
dove mi porterebbe il vento
avrei paura o sarei felice
la libertà l’ultima prigione
se soltanto fossi un’onda anch’io
mi mancherebbe la terra
lacrime e mare un unico oceano
perdere la rotta
per vincere se
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Stendere un velo sui miei ricordi
è chiuder il cuore a mute speranze,
eludendo gioie e ricordanze,
tagliar il respir a residui raccordi.
Quando mente e cuore son disaccordi
si crean nell’anima le dissonanze
sorte da dissidi e
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L’io fragile prende voce nel verso
tra terra e cielo bacia la fiamma della strofa.
compagna della vita
accesa dai sogni ubriachi,
poesia che da la voce alle rondini striate,
dalle primavere che urlano,
amore vero cuore autentico,
l’io che si
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Un varco s’apre dove il tempo tace,
tra fogli bianchi e polvere di stelle,
cerca l’ingegno la sua vera pace
nello spazio segreto della pelle.
Non serve reggia o trono di velluto,
ma un breve regno fatto di silenzio,
dove il
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Svestirò questa forma, lascerò la pelle
sarò luce che vibra nel coro di stelle.
Non avrò più confini, né soglie né veli
ma respiro disteso negli spazi dei cieli.
Deporrò questo abito, ormai troppo stretto
con la quiete profonda che tengo nel
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Deponi l’arma contro te stessa,
a poco a poco,
come si posa la sera
sulle cose che hanno resistito al giorno.
Hai abitato il dolore
come una lingua straniera
ne conosci i verbi storti,
le sillabe d’ombra,
le pause di cenere.
Hai camminato sul
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Candida linea ingiallita nel tempo
riporti all’anima una carezza d’amore
che incanta e sorregge.
Dura legge diventa
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Mia candida madre, così prematura,
te ne sei andata lasciando la cura
di un mondo che adesso non riconosci più,
mentre io resto qui, e dentro ci sei tu.
Eri leggera, un passo di piuma,
un’ombra silente che il tempo consuma,
ma dentro il mio
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Non so tacere più
il disgusto che mi lecca,
avido e purulento
mi sa convincere bene
della stizza che mi sale
dai piedi
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 | Ci andavo in treno io
al liceo,
quel nostro “mondo a parte”,
ed era sempre un vociare,
col freddo e col sole,
fremendo.
E incolonnati
come le formiche
entravamo,
coinvolti nell’esperimento,
come catalizzati ad un’impresa.
Per poi dopo
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Sceglimi se avrò peccato
se sarò malato
di qualche nostalgia
e se avrò profumo di fiori
colti di sera
quando il vento ancora spera
di non cedere più
ai desideri del silenzio.
Amami se avrò sbagliato
e pronunciato parole
senza barare
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Dice la fisica mia sostanza
alla sbigottita anima mia:
<< Ancor per poco
e ci sarà tra noi secessione. >>
<< Non è lecito interpretar
che per pulsazion d’amore sofferente
ci sia tra noi amaro scioglimento. >>
Ribatte l’anima mia in
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Graffi sull’uscio, parole mai dette
fisso lo specchio cercandomi ancora
mischio stupore alle risa ed al pianto
non vedo chi ero né cerco chi sono
Parole, silenzi, rancore e condanna
mutando l’istante in pensieri di ore
perduta la rotta che al
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Non voltarti quando ti chiamerò.
Non tornare indietro
dopo che avrai oltrepassato il ponte
che ti condurrà negli splendidi
colori dell’iride.
Alza gli occhi al cielo
e prega in silenzio
nell’attesa che io ti raggiunga
nelle immense praterie
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Cade la brocca, s’infrange il destino
in mille schegge di terra e di pianto
ciò che era intero si fa pellegrino
perso nel buio, privo del suo incanto.
Ma non si getta il cuore spezzato
non si oscura la ferita aperta
la cura è un filo di nobile
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’A vita c’haje cantato juorne e notte
se mette tutt’assieme a ‘mpacchettia’
e sape puntualmente comme ‘a fa’
quanno pe’ caso tiene l’ossa rotte.
È pate ciento vote int’ ‘a nuttata
è mamma mille vote int’ ‘a matina
e si te serve quacche
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Luce ad espander nel cielo,
dinamiche fluorescenze
ad abbellir atmosfera
vita ad addolcir sembianze a ciel sereno,
gabbiani a volar nel cielo,
pensieri a volar su astronave ed andar lontano.
A cuor vibrante fermentan emozioni,
unisono d’un canto
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Passa il vento di voci
lamenti flebili risuonano insistenti
c’è un cucciolo impaurito
nascosto, fra l’erba secca
di un
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In quei momenti
quando il senso dell’inquietudine
lascia poco spazio al capire
tutto dipende da come vivi l’attimo,
e forse l’essere cherofobico
porta a pensieri insensati...
Molti non vogliono essere felici
e non hanno rispetto per la
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Nel petto si spalanca una voragine muta
dove il giorno si spegne e non fa rumore,
l’inferno non urla, ma ti chiama e ti aiuta
a scendere scalzo sul tuo stesso dolore.
Le scale sono vene, pulsano di piombo,
ogni gradino un nome che hai sepolto
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Icaro non rimpianse la vita Precipitando nel sogno di volare. Così, senza temere spine fra le dita, Coltivo i sogni per cui vale lottare, Come rose fra i miei desiderata.
Quando una passione mi convita A cercare nuove strade da esplorare Superando ogni dolore e barricata, Quei sogni non potranno svanire, Fintanto che la rosa sia fiorita.
Così, dinanzi a me la meta ambita, Con infiammante voglia di sognare, Incontro al sole, mi brucerò la vita, Ad ali aperte e senza mai indugiare, Che amore vero è voglia di amare. |
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Questi era un suo uomo di fiducia e seguiva, per suo conto, quasi a tempo pieno l’andamento e la gestione delle tante società di vario genere e grado di cui egli, senza apparentemente farne…leggi…
di Michele Serri |
Francesco Andrea Maiello è nato a Sant’ Anastasia (NA) il 23 settembre 1948. Nonostante studi sempre brillanti, per limiti caratteriali da interior conflitto, a stento supera l’ esame di maturità classica con la media del 6 per…leggi…
di Francesco Andrea Maiello |
Chiudo gli occhi. Respiro profondamente, riempiendo i polmoni d’ aria. Con sentimenti elevati e sublimi, galleggio come una particella cosmica in questo spazio temporaneo. Scintille di luce dorata emergono dal mio cuore e crescono come una pianta…leggi…
di Arelys Agostini |
Camminano insieme sul marciapiede, come se l’ asfalto potesse sostenere il peso invisibile che portano da anni. Non parlano molto. Non serve. Tra loro c’è una complicità nata nella prigionia, una lealtà silenziosa che…leggi…
di Arelys Agostini |
Erano da poco passate le nove di sera quando il campanello suonò alla porta principale.
Giulio, suo da sempre fedele servitore, aprì impassibile l’uscio.
Entrarono subito, senza…leggi…
di Michele Serri |
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DIVENTARE SOCIO CLUB SCRIVERE
DIVENTARE SOCI NON E' UN OBBLIGO MA ESSERLO VI DA TUTTE LE AGEVOLAZIONI DEL SITO!!
GRAZIE E BUONA SCRITTURA. |
Ti svegli una mattina
e senti che la tua pelle è troppo stretta.
È il vestito di un’altra,
un’eredità di polvere e rinunce
che ti hanno cucito addosso
mentre dormivi la tua vita.
E allora cominci a scucire.
Un punto alla volta.
Senti il dolore
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Irridescenti fruste
governano l’onde nere
nei fossi asciutti,
che se sbrigo le ore
mi masticano lunga
e piatta si fa
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Il cuore
si fa luogo
e incendio.
Il corpo risponde,
il sangue accelera
come se sapesse
prima di te.
Il tempo ascolta
chi tenta di stare
oltre lo sguardo
e dentro il rischio.
E tu lasci andare parole
che il vento raccoglie
come
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Io sono vento,
di nubi coperta che dai cieli si schianta
sui rami, sui laghi, che giacciono stanchi.
Hai mai udito il
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Goccia di cuore,
goccia di dolore,
sono l’età che ho vissuto
e quella che mi manca.
E ora che succede?
Il sogno non si
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Le radici del cielo
scorticano l’anima,
fanno abisso
di tremori e pietre
sull’angolo di scelte
senza ritorno.
Cercano crepe,
affondano,
marcano il confine
del ricordo
per farsi albero di frutti
da raccogliere
quando il palpito
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Distorto, il suono mi buca
lasciandomi vuoti ingordi
che al tatto pesano
e in punta sparano.
Risalirli mi ghiaccia
in
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Guardo la luna pallida
affacciarsi sul mare, mentre volano
quattro gabbiani, liberi
sulla scogliera pregna di
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Camminare in un parco
e osservare le foglie marroni
mentre il sole filtra tra i rami secchi;
mettere un piede davanti
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