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Alma Gjini
Le 247 poesie di Alma Gjini
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Sarò radice di quercia,
che come serpe abbarbicata
nel malfermo scalpiccio
t’inonderò l’aria intorno d’amore
quando avrai portato il cuore lontano
quando avrai portato il cuore altrove.
E sentirai il mio richiamo
guizzare come
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ha volto coriaceo la notte
e una folta zazzera, bianca come la neve
che assomiglia alla tua chioma
mentre sorveglia come un falco
con occhi duri come il marmo
il silenzio assordante.
senza di te il mondo
è più freddo,
è
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Nel giardino dei miei pensieri
si fondono e confondono mare e cielo,
si raccolgono i respiri che germogliano su colpe del passato,
si disseta l'anima,
in ogni angolo vi è un ruscello.
Fioriscono i prati colmi di boccioli d'alba
cadono e
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sospiri pulsanti dentro vuoti notturni
ripudiati d'amore, richiamano
il voler perduto divenuto cenere
amplificano rumori
nei lidi un tempo sognanti,
sazi di ombre che si mescolano ad altre ombre
nel buio che respira a fatica
come effimere
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 | Tratteggi di respiri
mi accompagnano verso il tramonto,
stagioni andate che guardo taciturna
mi annaspano di confusione
Come anima inquieta
dentro un freddo umidore
vi cammino accanto
Dell’odore in faccia m’intrido
e m’intreccio
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tra luce e buio oscillo
come un peccato
senza remissione
che non coglie l'essenza
di un anima che vaga
tra le vie brumose
dentro l'oscurità
scorrono paurose
in preda a sbiadite parole
come tra rami spogli
lacrime che hanno
il
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Il cuore rallenta in questa notte
l’ultimo pianto racconta una storia,
dalla culla del silenzio
dove i fulmini si rincorrono
nel chiarore delle stelle di chi attende e sogna
Ricordi cadono dolcemente come una foglia lungo le valli
sotto il
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nelle gelide notti senz'amore,
si ricompone il silenzio,
scavando tracce di ricordi,
che strappano le pareti all'anima.
mentre l'assenza
stende in silenzio i suoi veli,
la solitudine vaga tra pagine vuote,
e lungo i versi non scritti
si
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Fabbrica questo sorriso
con ciò che non è crollato del tutto.
Non serve altro materiale.
Raccogli i pezzi - vetro, calce, parole spezzate -
e portali alla bocca, uno per volta
e no, non per cancellarli
per capire che forma vogliono
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Deponi l’arma contro te stessa,
a poco a poco,
come si posa la sera
sulle cose che hanno resistito al giorno.
Hai abitato il dolore
come una lingua straniera
ne conosci i verbi storti,
le sillabe d’ombra,
le pause di cenere.
Hai camminato sul
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Ti svegli una mattina
e senti che la tua pelle è troppo stretta.
È il vestito di un’altra,
un’eredità di polvere e rinunce
che ti hanno cucito addosso
mentre dormivi la tua vita.
E allora cominci a scucire.
Un punto alla volta.
Senti il dolore
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 | Il gioco è vero, tra i calcinacci ancora caldi.
Non serve finzione per l’artiglieria
il bersaglio è il muro che ha ceduto,
la trincea è il cratere che spacca la via.
Hanno facce di polvere e mani di vecchio,
scavalcano ferri che sanno di fumo e di
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Sposta lo sguardo, luna,
non fissare dove la pelle cede.
Non voglio la pietà delle tue mani pulite,
né un nome gentile per quello che dentro mi brucia.
Ho chiuso a doppia mandata ogni porta,
lasciando fuori il rumore dei consigli.
Stasera invito a
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Non è più primavera, qui,
dove la luce si appoggia stanca
sul tavolo e non trova più il tuo disordine
a darle un senso.
Gli oggetti ti cercano - lo sai -
nella loro lingua muta e fedele
la sedia trattiene ancora
l’eco sbilenca dei tuoi vestiti
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C’è un filo che non si spezza, anche quando è teso,
un ponte silenzioso tra il mio cuore e il tuo cammino.
Venti anni fa nascevi, e il mondo ha preso un peso
più lieve e più profondo, fragile e divino.
Abbiamo smarrito le parole nei corridoi del
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Non farti ingannare dalla schiena dritta
che sfida il vento sulla scogliera,
né dalla mano che tiene il remo
mentre il gorgo si chiude nella sera.
C’è un’arte del silenzio che somiglia
alla calma del muro sotto il sole
pare non sentire il proprio
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Invia un messaggio privato a Alma Gjini.
C’erano stanze accese dentro il petto,
piccoli soli al riparo del vento,
e un bene quieto, semplice e perfetto,
che respirava piano nel presente, lento.
Ma io guardavo oltre la collina,
dove il domani luccicava d’oro,
una promessa magra e
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Sulle rughe del tempo e sui segni profondi,
dove il ferro ha lasciato la sua scia,
tu versi quell’olio che placa i mondi,
e muta il dolore in una liturgia.
Le cicatrici, un tempo dure e severe,
sotto il tuo tocco si sono arrese
abbiamo bevuto
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 | È l’aprile che torna con la sua luce cruda,
ma qui il tempo ha un altro battito, un restio
fermarsi tra le pieghe. La giacca è nuda
sopra il legno, nel vuoto d’un addio.
Ha tenuto la curva delle spalle,
il peso dei gomiti, l’ombra del respiro
un
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 | Il mondo geme sotto un cielo opaco,
sa di ferro e di fumo,
le strade trattengono passi senza nome.
Chiama -
non con parole,
ma con crepe nei muri,
con frutti marciti tra le dita.
“Venite.”
Tra fango e frutti spezzati – risponde Neruda:
una
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C’è un peso di mercurio nelle ali stasera.
Un’ossidazione mangia la radice delle piume.
Il grigio non è cielo, ma polvere di strada.
L’angelo siede sul bordo del mondo.
Le ginocchia sbucciate dal vento.
Guarda la terra preparare i legni,
affilare
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Passo la seta tra i nervi e le dita,
un punto dopo l’altro, nel buio profondo
non è un disegno, è la mia stessa vita,
mentre mi sfilo dal resto del mondo.
Mi sono stati dati questi giorni di vetro,
giorni di pioggia e di polvere d’oro
non posso
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Se bastasse il silenzio a rammendare
lo strappo del destino, questo assedio
senza mare - solo corsie d’asfalto
e luce
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Mi dico grazie per l’ora di veglia,
mentre il mondo correva via lesto,
dietro sorrisi di gesso e di fango
celando un mare che esplode nel gesto.
Ho imparato l’abbraccio alla carne,
quando la notte si fa più profonda
e il cuore vibra di corde
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Ho cucito la pelle col filo rosso della mia resistenza,
ogni strappo un ricamo di ferro e di luce,
trincee sulla schiena segnano la mia esistenza,
perché nel corpo la guerra alla fine conduce.
Tra lenzuola bianche e muri muti di ospedali,
la notte
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Non cercarmi nel marmo o nel trofeo,
io sono fango che la pioggia bagna
mentre il mondo si chiude in mausoleo,
e sopra i monti l’odio si accompagna.
E in questo fango sento tutto il peso
di madri, con le unghie ormai spezzate,
che scavano la
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 | Milano si sveglia tra luce e sogno
In Galleria scorrono vene di vetro e argento,
ogni passo sui sampietrini scandisce un rintocco,
la folla scivola rapida, un brivido di vento
che sferza la fretta e ne scioglie il blocco.
Il Braciere è spento, la
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Non si accorgono subito di mancare,
le cose.
Restano appese ai gesti minimi
la tazza che scegli senza pensarci,
la sedia che eviti con il ginocchio,
il lato del letto che non rifai.
All’inizio è solo una distrazione,
una svista
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Non chiedo al tuo sangue promesse di seta,
né il volo distratto di un’ora di sole,
l’amore è l’attrito della mia moneta
sul palmo del tempo che ignora parole.
Ti cerco nel modo in cui l’unghia s’aggrappa,
nel crepito secco di un ramo spezzato,
non
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Il vento mi ha sussurrato un poema di fuoco,
mentre la pioggia cercava parole tra le mie mani
C’è un patto d’argilla che dura da poco,
o forse da antiche e segrete ere lontane.
La Terra risponde con colpi profondi,
scrive la sua storia tra radici e
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247 poesie trovate. In questa pagina dal n° 1 al n° 30.
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