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Nel grigio fumo della stanca valle,
dove il carbone ammanta ogni sentiero,
piegano i vinti le ricurve spalle
sotto il dominio d’un padrone austero.
L’ingranaggio vorace mai non tace,
macina vite tra le ferree ruote;
mentre il potente dorme nella
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Ho chiuso con l’amore
e se mi ricorderò
d’amare sarà per gioco
per tutte le volte
che ho giurato
per poi sputare sangue
sui tramonti e sulle albe
per poi respirare
polvere sui miei dolori.
Ho chiuso con i cuori
e se mi ricorderò
di vivere
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Mi sorge da Est di questi ameni colli
la luminosa chioma dell’aurora
nell’incanto della luce evanescente,
come virgulto del giorno nascente.
L’ovattato blu con l’indaco
mi regalano sensazioni di riposo,
e lo sfumar del felpato rosa
mi evoca
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Dal soffio l’aria estrae l’etereo incanto
la vista scaglia dardi all’apparenza
l’udito beve il chiasso e il muto pianto
il tatto è della terra l’aderenza.
L’olfatto è polline in una danza santa
il gusto è il bacio d’oro dell’essenza
il nascere è
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L’alba si è fatta luminosa,
la luce che cerca lo spirito
scende dai colli
alla città della storia,
per la mia memoria
subito è festa,
ecco il bello della
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Girano tuoni che singhiozzano lacrime,
verità di una donna che ride pietre di scandalo,
bellissimo corpo che risuona l’asciutta intensità di un cuore.
Sorriso che splende nell’alba che balla per le strade,
prendiamo la stella quella del tuo
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C’è un orizzonte chiuso tra le mura,
dove il respiro si fa canto e rima,
un’oasi antica, limpida e sicura,
che non conobbe alcun rigore prima.
Svanisce fuori il mormorio del fango,
l’obbligo vano di restare in ombra;
qui la parola danza nel suo
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Mi avvertivan, da bambina,
di non contare le stelle del cielo,
ma io sempre una dopo l’altra le quantificavo.
Le calcolavo ed esaminavo
e poi riprendevo a valutare,
anche se gli altri mi ammonivano.
Gli adulti stessi timore s’incutevamo
nello
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Campeggia la nostra bandiera
verde bianco rosso
e la gente infervora
Le tombe dei caduti già rivivono
come vissuti
s’elevano ardite
Già nello scosso aere
trasvola e risuona
l’inno irredento
Attoniti sguardi
si recano
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Trovami nel bianco del disincanto
se avrò perso la traccia
di un antico cammino
o se il pianto sarà
solo polvere sulla faccia.
Amami oltre il confine del giorno
dove il buio si fa preghiera
e il respiro rallenta
per non svegliare il destino
che
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 | Ad uno ad uno
li chiamo’ il bisogno
di reagire,
resistere
rivendicare
il proprio posto nel mondo.
Fu come un urlo
a lungo rattenuto
che li spinse allora
a misurarsi con la morte
ricercando la vita
a se’
agli amici
ai figli
a chi venisse
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Non è da molto
che respiro rovine
e in questo vento
sento solo il freddo
che sussurra piano
il mio nome acceso
da un tramonto
finito a tarda sera
con le ombre morte.
Non è da molto
che piango polvere
vivo in una lacrima
nera e opaca
i
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dalla parte giusta della storia,
ruggisce la libertà,
giovani vite cadute lassù
questo è il cuore del partigiano,
tremito di un vento che soffia fiero,
morti nel silenzio della neve fioca,
risorgi giustizia di un paese sfruttato,
è nato il giorno
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Custodi ciechi di un’antica aurora,
i semi sono nodi nel silenzio;
mentre la sabbia il tempo suo divora,
essi filtrano il sole come incenso.
Sono piccole navi senza vela,
ferme nel porto d’una duna scura;
ogni guscio è un segreto che si
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E canto bella ciao mattina e sera
estate autunno inverno e primavera
ed anche se non è una mongolfiera
vulesse fa’ cchiù granne sta bannera.
E canta bella ciao la mia signora
immersa nel suo vaso di Pandora
ed anche se da sola si rincuora
vulesse
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Ricerchero’ nel mio essere le gocce delicate del nostro amore
che come raggio gentile di rugiada e vita imperlano di luce il nostro viso.
Ricerchero’ nel mio essere la dolcezza per camminare al tuo fianco
con determinazione e tenerezza.
Ricerchero’
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 | Mi aggrappo alla follia
del tuo corpo
come un naufrago
a una scogliera di sale,
e graffio quel velo sottile
che scivola via dai fianchi
lasciandoti esposto al
nudo della tua bellezza.
Non c’è tempo, amore mio,
per contemplare il divino
che
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Non ti ho
mai chiesto perdono
per avere amato
il tuo profumo
per avere accarezzato
il tuo sorriso triste
quando ogni cosa
sembrava finire
in una culla di morte.
Non ti ho
mai detto che amavo
ogni momento
del tuo respiro
e le ciglia
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Danza leggera di driadi nel vento
ricordi che sfiorano flebili il volto
portando alla mente quei giorni trascorsi
la ferma certezza guidava i tuoi passi
Le scelte il percorso, l’assenza di dubbio
lontano e sbiadito il motivo e la voglia
ritorna
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È Generazione dell’Amore
l’uomo che la parola di Dio
come mirabile Grazia accoglie
e la rende Vita nella contingenza.
È colui che si rende acqua e pane
per nutrire il cuore delle genti
e d’amore dissetarne l’arsura.
È generazione
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Non è coraggio, è fame
un’urgenza di sangue e di stelle
che preme contro la scorza
di questo esistere calmo.
Voglio la mia vita non come un dono
ma come una preda
strappata all’inerzia del tempo
che tutto leviga e uccide.
Mi offro al vuoto come
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Deboli pensieri si accumulano
negli angoli bui della stanza
nascondendo le ombre alla luce
che avanza senza trovare
quell’appiglio
nel canto della parete
Invano cerco di scacciarli
ma alta è la pila
delle riflessioni fin qui fatte
senza
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Tra queste mura il tempo si fa lento,
un porto chiuso al vento dell’inganno;
qui non arriva il gelido lamento
di chi ai pensieri miei donava affanno.
Sulla carta si srotola il sentiero,
libero finalmente dal timore;
ritrova luce il
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Eccoti silenzio accendi l’infinito,
attore della vita che infiammi,
la quiete delle nuvole,
ubriaco dolore,
che spezzi il pane del sacrificio.
Tu che succhi
le primavere asciugate delle stelle,
Figlio di Dio che preghi
la beata poesia del
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Permettimi di restare
il mio sguardo
è troppo scuro
per soffrire d’amore
e la nostalgia del cuore
fermerà i battiti
non appena il buio
scenderà di sera
a sussurrare il tramonto.
Consentimi di andare
l’addio sarà dolore
ma le nostre
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E non occorre la sera nel crepuscolo del mio vagare.
Non occorrono stelle sul sentiero di un nuovo errare.
Strisciano i desideri.
Mutano la pelle
in sogni nelle anse dei pensieri.
La notte, ad occhi aperti corteggia i miei misteri. |
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Questi era un suo uomo di fiducia e seguiva, per suo conto, quasi a tempo pieno l’andamento e la gestione delle tante società di vario genere e grado di cui egli, senza apparentemente farne…leggi…
di Michele Serri |
Francesco Andrea Maiello è nato a Sant’ Anastasia (NA) il 23 settembre 1948. Nonostante studi sempre brillanti, per limiti caratteriali da interior conflitto, a stento supera l’ esame di maturità classica con la media del 6 per…leggi…
di Francesco Andrea Maiello |
Chiudo gli occhi. Respiro profondamente, riempiendo i polmoni d’ aria. Con sentimenti elevati e sublimi, galleggio come una particella cosmica in questo spazio temporaneo. Scintille di luce dorata emergono dal mio cuore e crescono come una pianta…leggi…
di Arelys Agostini |
Camminano insieme sul marciapiede, come se l’ asfalto potesse sostenere il peso invisibile che portano da anni. Non parlano molto. Non serve. Tra loro c’è una complicità nata nella prigionia, una lealtà silenziosa che…leggi…
di Arelys Agostini |
Erano da poco passate le nove di sera quando il campanello suonò alla porta principale.
Giulio, suo da sempre fedele servitore, aprì impassibile l’uscio.
Entrarono subito, senza…leggi…
di Michele Serri |
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DIVENTARE SOCI NON E' UN OBBLIGO MA ESSERLO VI DA TUTTE LE AGEVOLAZIONI DEL SITO!!
GRAZIE E BUONA SCRITTURA. |
Non so tacere più
il disgusto che mi lecca,
avido e purulento
mi sa convincere bene
della stizza che mi sale
dai piedi
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Non so tacere più
il disgusto che mi lecca,
avido e purulento
mi sa convincere bene
della stizza che mi sale
dai piedi
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Irridescenti fruste
governano l’onde nere
nei fossi asciutti,
che se sbrigo le ore
mi masticano lunga
e piatta si fa
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Il cuore
si fa luogo
e incendio.
Il corpo risponde,
il sangue accelera
come se sapesse
prima di te.
Il tempo ascolta
chi tenta di stare
oltre lo sguardo
e dentro il rischio.
E tu lasci andare parole
che il vento raccoglie
come
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Io sono vento,
di nubi coperta che dai cieli si schianta
sui rami, sui laghi, che giacciono stanchi.
Hai mai udito il
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Goccia di cuore,
goccia di dolore,
sono l’età che ho vissuto
e quella che mi manca.
E ora che succede?
Il sogno non si
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Le radici del cielo
scorticano l’anima,
fanno abisso
di tremori e pietre
sull’angolo di scelte
senza ritorno.
Cercano crepe,
affondano,
marcano il confine
del ricordo
per farsi albero di frutti
da raccogliere
quando il palpito
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Distorto, il suono mi buca
lasciandomi vuoti ingordi
che al tatto pesano
e in punta sparano.
Risalirli mi ghiaccia
in
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Guardo la luna pallida
affacciarsi sul mare, mentre volano
quattro gabbiani, liberi
sulla scogliera pregna di
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Camminare in un parco
e osservare le foglie marroni
mentre il sole filtra tra i rami secchi;
mettere un piede davanti
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