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Le 6873 poesie in esclusiva dell'argomento "Fantasia"
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mi inebrierò del tuo sangue fresco
bocca godrà di ogni goccio caldo
dopo leccherò la ferita profonda
annusando l'animo che esce dal corpo
metterò rosa bianca sopra la tomba
canterò la preghiera a voce
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collocando penne e pennini a forzar l'effetto
si potrebbe dire ch'io non capisca il mondo
e del circostante una perpetua domanda
ci sono state delle situazioni per le quali
anche chi vede molto bene da lontano
si deve ricredere inforcando
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Stacco dal fuoco il calore
e mi gusto la fiamma,
salgo con lei al soffitto,
quello del mondo lassù,
poi in vortice scendo
e disteso risalgo
verso il misterioso buio.
Mi faccio scintilla
e vado a morire nel vento
per poi ripartire
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trovai il modo di riallacciare
stringhe celesti
mani giunte in preghiera
al solito balcone m'aspettava
un calcio negli stinchi fa meno male
se ci si bagna nell'Eufrate
dipingendo
passa più veloce il tempo
quando la terra
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Non ci sono sfumature
c’è solo l’atroce nero
a mascherare
una notte di sequenze...
Daghe trafiggere
il silenzio
macchiando lacrime
da versare
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Ti porto con me
racchiuso nel cuore
e già lo so come sarà
il domani
che indosserà la monotonia
e troverò in attesa
in ogni alba scontata
e disillusa...
Ti porto con me
lasciando il calore
d'un spavaldo sorriso
e
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| Vivì |
02/10/2012 16:02 | 7893 |
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All’aspre e torbide ombre di tomba
laddove ultimo tragge l’asilo
sonno di Morte, leggere qual filo
strette in congrega le Norne sen van;
e gli ossei volti, e gli occhi mortiferi
e i labbri irsuti, gli sguardi feroci
di Notte coprono dianzi alle
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stella sbiadita
nel cielo di diamante
dell'illusione
Merope tu sussuravi diamanti nel velo scuro
e nel dubbio di un ricordo risplendevi piano,
ninfa sbiadita nel cerchio antico della guerra
fra un dio ed il tuo amore tremato dalla terra.
Tu
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illude la Grande Madre
con caldi giorni
Proserpina la figlia
facendole credere
che ancor sia estate.
Con succosi frutti la nutre,
Bacco, suo complice
distillando vino dalle mature uve
porge alla fanciulla colmi calici
per inebriarla e
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Vola l'immaginazione
come una piuma
accarezzata dal vento.
Vola verso mari cristallini,
oasi immense.
Fermarla vorrei
e scrutar
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Voglio librarmi
volando
su grattacieli di specchi
che disegnano orizzonti
finestre racchiudono lune
ondate di mare
voglio volare su metropoli
per respirare l’aria di rose
che il vento porta
da campagne di silenzi
e sradicare quei
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drin drin pronto
sto bene baci
vola sulla linea
un messaggio di speranza
quando sei solo telefona
anima del mondo
salva in mille occasioni
cosa sarebbe la vita
senza telefono
ti telefono fra un secolo
battute umoristiche per
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E poi t'appresti lenta
come la notte quasi spenta
Passi lungimiranti...
ed io che perdo ogni confine
Sei tu che mi stanchi
quando il ritardo oltrepassa il pudore
della decenza
-conto sulla tua intelligenza-
Nel mio perseverare
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Malandato e sgangherato, traballando
nella strada bianca, giunge sollevando un fiero polverone
come nave nella nebbia a cercare approdo
il carrozzone
un'ampia aia, infine s'è arenato
arrembante di marmocchi, cani latranti
in uno
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Con la bontate impressa sul bel volto
appare qual regina di dolcezza
nella grandezza di sua timidezza
colei che pensier suo ci avea sconvolto.
Inchino dona a tutti noi rivolto,
nell’eleganza del suo fare avvezza,
inver duchessa, indi, con
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 | Lo sguardo
ha falsi specchi
ombra e luce non bastano
dov'io sono
e cosa sono
-mi perdo
a sentenziare
recriminare -
e le aperture del tempo
fisse dimore
-altro da qui-
ne ricevono rimbalzi
sottrazioni
A guardare nel nero
freme il
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 | Quando esausta infine,
gli occhi socchiudi,
e tra le ciglia dispiega il sogno
la sua trama,
Lampi improvvisi, bagliori iridescenti,
confuse immagini, e
buchi neri a ricordare il nulla
di una vita remota.
Cerchi tra gli onirici tuoi viaggi,
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| Non è viuzza che non tiene ammanto
d’uomini in armi assettati di guerra,
lor nefandezza sangue solca terra
e si gareggia chi uccide e quanto.
Mai conosciuto avea sì tanto pianto,
nemmanco visto padre che sotterra
figlio e, con esso,
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| Cotanta carità può Provvidenza;
potere umano non puote sì tanto
che sol Divinità può farne vanto
e trarti pote da tant’indigenza.
Quando morsa stringe Stato in violenza
e se dell’ equità perde suo
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la rosa nera
e le gocce di sogno
erano notte
Se nascondevi le tue gioie non era per dirimere il peccato,
forse era era per dipanare buona sorte, raccogliere dolore
e distribuire i giorni che mancavano al tuo cuore malato.
Assegnavi un nome alle
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ho udito i corvi
sbattere le ali al buio
di una notte senza stelle
il gracchiare molesto
percuotere le tenebre
quasi un tamburo ancestrale
arrivare al fondo del pozzo
in ripercussioni del suono
il dubbio che alita sopra
le spalle un guaito di
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un fiore incantevole
un viso angelico
un quadro d'autore
foto significative
quanto bello è
un quadrato
un cerchio
figure ricordano
l'infinito
il brutto
per vedere il bello
la dove sorge il Sole
ognuno si vede allo
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 | Sdraiata su un prato
a tinta settembrina
guardo le nuvole eteree e inconsistenti
candide muse
dei miei pensieri aulenti
Languidi baci
abbracci audaci
volto lo sguardo presa dal pudore
sbirciando esterrefatta
quell'amplesso
tra la nuvola
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Schiudere la mente
ravvivandomi dal torpor asettico del vivere
sull'orlo dell'immagine
confini di luce dal mio pensare
ravvisabile via immensa
fletter su ogni onda.
Guardare il vivere
su ogni respiro di nuvola
in ogni sbatter di uccello
in
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A riandare pel suo cammino presto
ricomincia e tregua più non abbonda
che per mesi ci ha lasciato a l’onda
e ora rivuole quanto dato a impresto.
Mai sconta Scuola: tutto vuole e lesto
così, com’essa di sapienza abbonda
e mente
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Strumento del vento
nelle sue notti io sono
e come cembalo suono
i versi che sa ascoltare.
Dove la valle si stringe
là io per lui canto
le remote canzoni
con nuove vibranti parole.
Lui passa e coglie
e trasforma e dà forme
ad
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Rotolano inermi
come canto tonante sulla terra
bagnata dall’acque tiepide,
el brusio del vento
sui corpi abbandonati alla deriva.
Pretendo lo sguardo
e su di me non una risposta,
birilli violenti s’incorano
in fretta sfuggono l’affogar,
nei
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 | Nel parco silente
apparve solitudine,
biancore di mandorlo.
Strascicava i piedi
trascinando brandelli
ombre
ormai lontane.
Un cane la vide
e unico, la seguì.
Avevano la stessa
infinita fame, ancora
piccole stelle fra gli occhi.
Li
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| Attorcigliato
in un chicco di cafè
abbasso le alture
in piacevoli pianure
e seguo un venticello
che si infila fra le foglie
nude al bagno spoglie
nell'invisibile rugiada.
Detesto in cuor mio
quel rozzo silenzio
che amo tanto e
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Errabondi
tra ere eufoniche
nelle strade che uniscono
il tempo
senza mete da raggiungere
ma andare
andare avanti senza mai fermarsi
per
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Ladra la notte
che scende ed ammanta
il mio cuore che canta
e lo chiude in un sogno.
Disteso non voglio
ribellarmi al tempo
che per mano mi prende
in una vita non vita.
Altezze infinite
con gioie e sconfitte,
la realtà io cerco
e di
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6873 poesie pubblicate su questo argomento. In questa pagina dal n° 3271 al n° 3300.
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