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Introspezione
Le 46426 poesie pubblicate sull'argomento 'Introspezione' Poesie di introspezione |
 | Compresi:
non tutto sarebbe stato lieve,
non tutto avrebbe retto la luce.
E tuttavia,
non cadere.
Non cedere
al peso invisibile dell’infortunio.
Allora,
senza avviso,
cominciarono a piovere rose.
Sulla ferita,
sul silenzio,
su ciò che
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| Sommesse parole scendono
con incedere elegante,
in sospiri bruciati
da inaspettata rabbia.
Brulica il sapore dei desideri
masticati a denti stretti
arrestati nella folle corsa.
Muto resta
l’ambizioso sogno
celato da parole,
che si rincorrono
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Quel momento perfetto
quando pare che il tempo si fermi
e vivi nelle braccia d’un sogno.
Si apre come fosse una rosa,
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Ad incantar la mente son le parole
quelle che il cuor detta con fervore
oasi a ripeter il ciclo naturale.
Soffio d’amore ad addolcir le ore,
senso a volteggiar e
rubar malinconiche sensazioni.
La sera spunta in magiche
speranze del
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Volgi sempre lo sguardo altrove.
Altro è l’incanto.
Lascia la mano che ti tiene troppo stretta.
In un filo d’aria la libellula tiene le ali aperte e vola.
Di libellula è il tuo canto e il tuo spazio.
In un sospiro vivi.
Il resto è terra che fa gran
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Una bianca bugia
brucia gli occhi
e disarma il volo
come albatro impacciato
su uno scafo troppo stretto.
Vorrei avere tra le mani
mirto odoroso
che rende lievi i pensieri
scaccia la rabbia e il rancore
o un rametto di lavanda
a mitigare le
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Il silenzio,
germogliato dall’ascoltare parole nate
stanche,
un giorno cercò ossigeno per rimparare
a parlare.
La menzogna, l’invidia, l’egoismo il rancore,
libri che tutti hanno studiato,
nel cemento che resiste alle onde del tempo,
devono
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Alto il sole,
proietta l’ombra del mio divenire lungo il muro screpolato.
In corsa, levita la figura indistinta di un volo
colto nei battiti al petto,
fragorosi,
ansimanti.
La testa leggera, un vuoto di silenzi dipana
le nuvole pesanti,
accorse
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Con grazia e maestria t’accingi a vibrar di fantasia,
sfuman immagini e colori a rinfranger su tela
misteche vedute ad allietar festose
campi di grano e tanti girasoli,
erba, foglie e fiori,
vita in ritratto di bellezza.
Pittrice a captar
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A mano lieve e longeve ad
indugiar di corde vai,
trittico a pizzicar vibranti note,
ove il vento fa suonar parole.
Musa di altri tempi ad intarsio di
cornice, ad armonizzar la vita in
attimi d’emozione, inciso suono a
vezzeggiar d’amor
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Divido rose
fra i giorni malati
e le carezze in attesa
di me che rovino lune
Nelle notti più oscure
quando anche il buio
sembra nascondere
altro che non sia luce
Accarezzo petali
Dimenticati e perdo
parole quasi fossero
giuramenti
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Siamo navi all’orizzonte
percepiamo l’abisso ineluttabile
ma nella superbia lo dimentichiamo.
Viviamo esuli d’amore
senza suoni nell’anima
lastricati di maree
nei flutti tenaci
di insistente andare.
Saremo poi tempeste di risa
e tormente di
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 | Guardarsi allo specchio
e non riconoscersi...
Sono io o il mio riflesso
l’essere pensante?
E dove vanno i sogni
quando il cuore è pesante?
Smarrito e distante
mi ritrovo perso
cercando un posto
per il mio universo.
La mia tempesta interiore
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| La mia strada scollina
dove l’apparenza inganna
dove la terra non precipita
e l’orizzonte a punti lenti
perde lunghezza e spessore.
Quando la nostalgia morde
si contano anche i fili d’erba
e ogni sasso è amico
dei passi stanchi.
Oggi era
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Ebbra di luce
come falena d’inverno
volo nelle vene
brillo nelle lacrime.
Una luce sbagliata
che punge e si arrende
un chiaroscuro
di passi a calpestare
ombre di memoria.
Mi perdo davanti
ai tramonti senza luna
nei chiarori dei crepuscoli
che
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Tenuto assieme solo dall’inchiostro
e da una dose immensa di ottimismo,
un bastimento carico di baci
veleggia al soffio docile dell’ Ostro
portando in capo al mondo per turismo
promesse eterne forse un po’ fugaci,
appese a sventolare in poppa
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Fuggono i pensieri volano lontano
quasi non volessero essere d’impaccio
a chi ogni dì fa tutto per non soffrire
un vero tormento quando fotogrammi sfrecciano
eppure da quella visione non vuoi staccarti
che sia giorno o notte non fa differenza
in
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Mi tremava nella mente
un qualsiasi pensiero novello.
Me ne stavo seduto
sulla precaria panca
che la storia mi ha preparato.
Guardavo attento
i volti di chi passava
sulla piazza nuova,
vedevo in loro la paura,
figlia del tempo che lento
scolpiva
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Mi manca il sorriso appeso
al volto mite della sua tristezza,
la lieve carezza dei suoi occhi
come una pezza rabbercciava
i ginocchi della mia povera terra.
Mi manca l’odore forte della ginestra
sulle zolle accese di note silenti
di
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 | MALUMORE
A volte non conosci il suo motivo
che ti prende e ti cambia i conotati,
sono giorni che nascono ammalati
e la
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| Sorgerà ancora il sole nelle mie mattine di vetro
quando le mani smarrite s’occultavano nel vuoto d’un altro sbaglio mancato
e il giorno era un sogno non osato
prigioniera dietro sbarre di paure
sotto soffici e calde coperte nascondevo la mia sete di
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| giorno di festa
il sole alto e caldo
suoni lontani di campane
pensieri e voci
che portano a Lui
ora che tutto è passato
la sera è rossa
si scolora lentamente
nel buio che scende
fino al mio cuore
oggi
la gioventù non si è vista
là sulla
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Tutto si spiega
faticosamente con le parole
mentre le cose parlano
da sole, illuminate di luce
mentre il tramonto ci avvolge
in un nuovo silenzio
facciamo finta di aver capito
tornando a casa
con le mani vuote
le tasche vuote
e il cuore in
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Le foglie morte
della mia disperazione
tappezzano d’inquietudine
la mia tristezza.
All’ombra crepuscolare
di un caldo tramonto d’estate.
Ho voglia
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 | I diari della notte
le pagine silenziose
sparse dal vento
ci scrissi sopra la solitudine
la poca luce che mi entrava
quando si chiudono gli occhi
e cominci a pensare
e speri che finisca presto
e che arrivi il sonno
quando la luna ci guarda, e
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Io che so bene cosa e chi non sono
lascio signoreggiare l’esistenza
la prima volta e dopo dietro al sole
attentamente volto al nuovo mondo
bastardo vanto nullità assoluta
orrido gusto sorso di cicuta.
Rosso di fuoco fiamma incandescente
assurdo
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Picchia forte la grandine
soffrono i tetti gemono
le piante i fiori del giardino
e la vecchia come tremante
sola ritorna a quei passati
forte picchiavan le grandini
atterrito lo sguardo al cielo
guardava i suoi raccolti già pronti
alla raccolta e
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Ho lasciato
la mia porta aperta
per liberare promesse
nei tanti cieli scuri
Le persone che vanno
senza un saluto
le trame nel silenzio
di una sera sussurrata
Fra le rovine pallide
con una luna argentea
mai dimenticata
dalle nubi della
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Se fossi stata vento avrei sfiorato le
labbra al mondo per posar buone parole.
Se fossi stata cielo avrei volato su
un deltaplano per salutar ogni vita.
Se fossi mare vi poserei sull’onda
per farvi cullar ed addormentarvi.
Se fossi terra seminerei
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Era l’albero
dei miei giochi
di quand’ ero fanciullo,
io contavo i miei anni,
lui contava i suoi secoli,
ma nonostante questo,
noi due, eravamo amici.
Lui, parlava solo
quando passava il vento,
l’uomo come me,
di lui si è dimenticato,
sono
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46426 poesie pubblicate sull'argomento Introspezione.
In questa pagina dal n° 2701 al n° 2730.
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