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♦ Mario Bugli | |
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Sociale
Le 12243 poesie pubblicate sull'argomento 'Sociale' Poesie sociali |
cadere dai cieli del sogno
fino allo stato di coscienza
-che ha occhi per riconoscere
il frutto proibito
avanzare su filo teso
acrobati tra nuovi barbari
votati all’arrivismo
in un battesimo di deliri
cala il sole ingoiando i sogni
la
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A me non dispiace
non esser d’importanza
nelle sale da gioco
o nelle taverne d’ogni dí
purtroppo per Voi
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La vita è un arco
e noi le frecce a volte avvelenate
scagliate dal destino nell’ignoto
Siamo fili d’erba
la morte ci
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Ah quanto é bello star da solo
a stuzzicar lo spirito vagabondo
e far viaggiar l’anima
dentro il mondo delle
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 | Come piccole lucciole
riscaldate da un falò
aspettano che qualcuno
le degni di uno sguardo
Vestiti succinti, calze a rete
non badano al freddo
che le avvolge dentro e fuori
nei loro cuori indifferenti.
Niente le scuote dal dolore
che più non
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| Parlare d’amore
quando il cuore
parla solo al suo io.
Rinchiudersi nel proprio guscio
vedere solo nemici all’uscio,
non è da par mio.
Quel parlare con tracotanza
gonfiare il petto con baldanza
denota tanta ignoranza.
La storia ai giovani va
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Gocce di sangue cadono su questa
terra sofferente e arida.
Piove ancora...
ma la polvere dell’odio
non si china mai...
Con Dio voglio parlare.
Ti chiedo,
perché non c’è l’antidoto per
il virus che corrode il rispetto
della vita...
Tu
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Da falsità sovente circondati,
dobbiamo stare attenti a non esporre
tutti i nostri pensieri: camuffati
i discorsi saranno, ché proporre
in modo netto quei significati
veri di cui la mente sa disporre
esiti può produrre inopinati,
in cui malignità
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Mentre sempre più lontana
l’immagine serena della mamma,
della famiglia di ieri solo bagliori
di immagini di pargoli e
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Senza esitare,
chiedi perdono.
Per un fiore strappato,
appena sbucato dalla neve,
nel debole stelo tranciato.
Chiedi perdono
per le lacrime nascoste
dentro fazzoletti bianchi,
ripiegati nelle tasche,
per le parole incastrate
tra la lingua e i
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Marcia qua, marcia là,
ma in realtà, cosa si fa,
l’apparire è brutto vizio
alle opere non da inizio.
Si può stare davanti a tutti
dar esempio e senza frutti,
camminare per chissà dove
per diritti e scarpe nuove.
Insieme uniti, l’unirsi in
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Partecipo inerme
a gare di pensieri
con nell’anima
un sentimento
di amore- odio
senza schierarmi
per l’un o
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Siamo per Voi
granelli di sabbia
spazzati dal mare
briciole di pane
scaraventate nella cenere
gocce d’acqua
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Si chiamava Franco Bullone
la povertà il suo unico vestito
la speranza la dote
e tutti lo prendevano in giro
a chiedergli
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Lettor, fin qui mi segui, ma presto, ritorna
a riveder le fike: la morta che risorge
dai veleni, le misere pike dispettarono
perdono con macabra veste da cerimonia oscena
O più e più i globi ritorci, risforma il grugno
e la voce, laido il
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Quando io vidi questi fatti Eternia sinistramente scintillante sembrava e di luce accecante: acciaiosi uccellacci con le teste lucide e ribrezzanti markavano l’aria a morto in formazione romboica a tratti silurando l’aride rocce con le penne oscene Ora lo
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Scopro passi d’una triste danza
s’associano a non rari pezzi di storia
amara, come battaglie inconsistenti
al peso, per un
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Come corvi sulla diga del Liscione
stanno gli sciocchi a guida del Paese
altro non sanno fare se non gracchiare
e due
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 | Al miser cittadin che può giovare
sia pur con foga i vaffa sol gridare
se assalto manca al forte con forcone
o sangue nel
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Tendimi la mano
perché io ho paura.
E’ notte fonda
nella mia "gabbia" scura.
Guarda i miei occhi:
non riescono a
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Il primo sigillo fu di zolfo e d’azoto ciascuno in due parti col quarto suono impappolato a sbafature tecnolosse di bolle sterminose di sapone in inibizione completa e astratta a riflettere il quarto colore della luce fantasmata nell’arco fuso e colato
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Nati lontano dalle stelle
pur cullati d’amore forse malato.
O forse più forte di ogni dura sorte
e degli inciampi del tempo.
Dai giochi delusi ed esclusi
per menti e carne distanti
e lontani da ordini e uniformi.
Aiuto!
E nessuno in
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A lato della strada
un angolo nascosto
e poi ne paghi il costo
con gli anni deputati
e resettare
il suono del violino
sul pentagramma avaro
delle note
che possono dar fuoco
alla tua legna
e alle asinate ottuse
del destino
ma il tempo ancora
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Asfalto e il male
qualcosa da sniffare
a confondere il reale
in un sogno da sognare
Piove sul disincanto
sull’innocenza sfregiata
d’un’ infanzia consumata
senza liberare il pianto
E sotto il vostro mondo
cercare quel tepore
che fa pulsare il
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 | Come un poeta
coltiva la sera
il suo fiore maledetto
c’è qualcuno
che spera
di gonfiare una vela
rimpiangendo un colore
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| Ovunque soldati
duri e severi
alteri e spietati
tengon poteri
uccidono ogni giorno
anche senz’armi
e si credon nel giusto
usando la penna
cammina e taci
uomo arruolato
dentro la tua divisa
ti lasciano in pace
ma tu disertore
sei l’unico
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| Con il suo cane accanto
emarginato e blasfemo
come
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Nel silenzio ripara il mio pensiero
se incontra un muro di ostilità
Gelido ed oscuro... non passa
luce lì né filo d’erba cresce
tra le crepe e le insenature
Non traspare da me lacrima né gioia
Ha steso un velo l’anima sugli occhi
ché il cielo è
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 | T’hanno lasciato in disparte.
Lo sguardo interrotto,
indifeso,
di chi non chiede,
solidale
a sorti
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| Quando il tramonto muore
e cala lenta la notte
si spengono i muri della città
e si riempiono lente le strade
che amo e conosco da tempi lontani.
S’ animano i marciapiedi di volti conosciuti,
tante piccole maschere inconfondibili
nei loro movimenti,
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12243 poesie pubblicate sull'argomento Sociale.
In questa pagina dal n° 1141 al n° 1170.
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