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Ieri pubblicate 23 poesie e scritti 35 commenti.
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Sociale
Le 12250 poesie pubblicate sull'argomento 'Sociale' Poesie sociali |
Un percorso intrapreso nella direzione dei tuoi occhi. Senza i fiocchi dell’intimità. Semplicità e purezza. Correndo via dalla morsa che imprigiona la magia del sogno. Confondersi tra le utopiche visioni del futuro per una rinnovata energia.
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Tra me e l'Africa, lo spazio di un respiro,
un volo di gabbiano che rapido ascende le correnti.
.Uguale è il
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 | Frammenti di rugiada
assoluta loquacità della carne
silenzio in questa fluidità
allora resti immobile
in attesa della prossima fitta
consacrando la distensione.
Fuori la polvere s'alza
lungo la strada obbligata
che tu non
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| vagheggia tra i pensieri rarefatti
velleità di giovinezza
sminuzzata dentro a sguardi
ricamati dal
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 | Tenta ritenta sarai più fortunato
diventerai ricco, felice e amato.
Gioca rigioca, vuoi essere arretrato?
Non vedi il montepremi, cresce ancora
ti saziera ogni ora
Un ossessione che dissangua la vita
che ti strazia e ti prende e
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Cantavano "Faccetta Nera"
vagheggiando imperialistici progetti
mentre giovani grembi ignari
consegnavano figli al dolore
agli obbrobri della guerra
a morti d'illacrimata sepoltura
delirio di un popolo alla sequela
di un folle
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Misera umanità d'immense masse
fagocitanti formidabili prodotti
raccoglitori del mercato plasmante
rigoglio di proibiti frutti
Implacabili e ostinati consumatori
nello sconcio di sociali concorrenze
sensibili ai tornaconti personali
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D'un giovine
la domanda mi ferma
come si chiama
il cagnolino
proseguo all'imbrunire la via
di terra spine e sassi battuta
erbacce siepe e campi intorno
il giorno a venire
ha falciato il contadino
anche la siepe ha
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 | Fracasso par di ristrutturazione
quell’improvvisa musica assordante,
a tratti solo suon di percussioni
un po’ come un metronomo ambulante.
Se basso non c’è gusto, lo capisco,
e nulla gliene importa se pacchiano
E tu lì a protestar
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Non volle il tempo
fuggir dall'urla
ma è tempo
ch'io non debba
più mai
udir grida
del dolore umano
dissacrato da folli.
Umanità
guarda i tuoi figli
nel rinnovato dolore
d'ogni lucido terrore
d'impietosi
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Quei diritti acquisiti con il proprio soffrire
rimbalzano qua e là senza un perché
micidiale quel senso di privazione
si estende a macchia d’olio
occhioni interrogano
trattenendo lucciconi
intaccate speranze
si spogliano
nudità
celano
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Il vecchio seduto solo
alla panchina resta a guardare,
l'amata luce perenne.
Avvolge la sua anima nel silenzio
stringendo il sigaro tra le dita
mentre il vento accarezza il ricordo
dei suoi vent'anni,
fusi tra il passato e il
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Delatori illustri
Di fama e di nome
Che mascherati mutate sembianze
E al vicino. Rompendogli il piacere
Della trasparenza con la vostra indifferenza.
Ecco a voi. Squarcianti e sciupati
I versi miei. Per la vostra irriverenza.
Rapaci
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Qui giace
Ghiro Laerte
passato
dall'ozio occulto
invidiato
a quello eterno
evidente
da cui ognuno
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 | Vivi per il tuo sogno
coltiva la tua passione
cammina per la tua strada
senza paura
accendi la vita
con la tua intraprendenza
scorgi fiumi di speranze
nei mari che accoglieranno
le tue imprese
attraversa senza penare
le tue
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 | Scrivere:
come ultimo gesto
dovuto
al giorno.
Scrivere:
parole invigliacchite
che non hanno saputo
esser urlo!
Sentire:
l'inutilità di una
presa di coscienza
senza ferite aperte.
Volere:
sulla mia carne
un segno
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| Hanno negli occhi
un tenero fulgore
riflessi di giaietto
e zafferano
la stella del mattino sulla fronte.
Pregano il dio dell'acqua
il dio del pane
presso la fonte inaridita
Gioca con loro il vento adolescente
favolose sorgenti
da cime
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 | Io non ho creduto
neanche un istante ho creduto
Alle disattese unioni
Alle roboanti parole d'amore
che come ferro e fuoco
hanno ustionato il viso
Non ho creduto
mai, neanche un istante
Alle ore di falsa fratellanza
Ai veleni sperperati per
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| EnzoL |
28/07/2013 12:56 | 1759 |
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| Gira il mondo
ubriaco di noi
insofferenti della sua salute
crogioliamo senza stancarci
sino a quando
una croce
sventolerà alta
abbracciando l’immenso
formichine
a braccetto con i tarli
non trascureremo lauto pranzo
a pancia piena
sazi
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Di rado
-il vivere compromette-
un mattoncino cade giù...
è in quell'istante
così persuadente
che qualche difesa smantella
si assume posa virginale
le cosce s'attenuano
la luna diventa frittata
il pene assume sembianze
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 | Ottunde!
Un buio di inutili orpelli.
Siamo anime appiattite da automatismi
liberi pensanti in catene
carne da statistica:
numeri;
segni matematici
alla ricerca della propria funzione.
Se si debba andar per sottrazione d'egoismo,
addizione
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Attimi di terrore
interrompono il fruscio degli alberi
ma il vento si placa...
gli attimi diventano eterni
Mentre il sangue gronda sulla terra
direttamente dalle mie vene
un taglio, un abisso...
gli artigli del mostro
affondano nelle mie
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Guardando le cartine degli Stati
d’un po’ di tempo addietro, dell’Europa,
si ha vaga idea di cosa siano stati,
che sia il nazionalismo cosa vuota.
Confini ballerini, che cambiavano
per un capriccio di qualunque re,
di punto in bianco al popolo
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All’infinito tuo cospetto, Padre
Chino e devoto
In solitaria preghiera
T’invoco.
Nell’immagine custodita
Miro il Tuo volto
Per tutta la mia vita.
Con la mente rivolta all’alto
Lo Spirito fecondo
Di libertà, giustizia,
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 | Fragile,
Eppure... (è un diamante)
Vicino,
Eppure... (distante, distante)
Una voce da lontano
Urla piano,
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Sguardi ingannevoli
celanti malevola natura
violano ignaro e ingenuo cuore
desideroso di cullare amore.
È discesa all’inferno, senza ritorno
giorno dopo giorno
segnali mimetizzati
tra abbracci e gesti malati.
Ma,
sfumano
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Pensieri alati
trastullano il crepuscolo
nella malinconia della sera
nel perenne incendio
della mia fantasia
sono come una stella
che s' illumina
e il sogno è bellissimo
Un cucciolo apre un occhio
si riaddormenta a metà
la
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| Julie |
21/07/2013 23:59| 2140|  |
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Dimmi uomo
che fine ha fatto
quella ninna nanna
che la vita cullava
per il suo valore,
per il suo splendore,
per l'universale amore?
Senti pure tu
questa nenia funebre
che domina le tenebre
dell'umanità
nella sua
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Era fredda l'aria
intorno al calore di un piccolo corpo
che solo chiedeva d'essere amato
incurante
d'ogni vagito riposava il cuore
di chi l'aveva creato.
Tra ninnoli senz'anima
carezze mai avute fluttuavano dolori
s'aprivano
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Vorrei asciugare le tue lacrime, contadino
Tu, che la terra l’hai amata
...e rispettata
Le tue forti braccia che all’alba coltivavano.
La natura era sostentamento
Come ti sei sentito contadino
quando hai saputo di Hiroshima e Nagasaki?
E di
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| India |
21/07/2013 21:24 | 2014 |
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12250 poesie pubblicate sull'argomento Sociale.
In questa pagina dal n° 5281 al n° 5310.
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