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Sociale
Le 12250 poesie pubblicate sull'argomento 'Sociale' Poesie sociali |
Piove catrame
nell’infamia di un giorno
l’innocenza che muore
sul
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Quando muoiono i ruffiani
tra pernacchie di corvi
solo cani randagi dietro al feretro
che varca immaginari traguardi
segnati da gatti neri che tagliano la strada
mentre dalle finestre
si grattano al basso ventre
e tastano aglio e peperoni
-Sulla
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 | Rifiuti, viscere molli
sulla strada,
spiaggia di infima
opulenza oscura,
per bambini abbandonati,
affamati, soffocati
dall'odore del puzzo,
abortito dallo sgomitolare
dello stomaco,
centrifuga di tanto
male!
Ammassi di giorni
nella
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 | Per essere liberi
bisogna solo
cominciare ad esserlo:
bisogna svegliarsi al mattino
recitando come un mantra
il proprio nome
e farlo da convinti.
Per essere liberi,
bisogna prima accettare che non lo siamo,
che siamo schiavi di noi
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| EnzoL |
18/05/2012 19:04 | 2481 |
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| Non è vero che l’atomica
sia stata inventata nel novecento
in realtà esiste da millenni
a esempi devastanti,
il suo nome… VERITA’
Con l’ordigno riportai
falsità alla luce
ma un giorno mi scoppiò in mano
e
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 | Si corre, si corre nella folla
fra le teste indaffarate
musi seri e lavanderia
creature mobili nelle strade
nelle case, in pizzeria.
Carnevale impegno quotidiano
definire il proprio tempo
fino a dimenticare tutto
osservando meglio un fiore
senza
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Guardami,
ho un'anima triste
dentro di me.
Le ferite della vita
sono profonde e dolenti
nella mia carne.
Guardami,
non fare finta di non vedermi.
In questo modo
continui ad uccidermi
e la morte danza
intorno
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Cumulo di granturco sull’aia
illuminata da lucerne
e tutt’intorno inginocchiati
Come monaci Buddisti
a sfogliare pannocchie
a ripulirle dei loro filamenti
ambiti dai bimbi per farne parrucche e barbe
e interpretare personaggi fiabeschi
Gran
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 | Lo abbiamo ucciso tutti
e lo abbiamo ucciso svelti
morire è bello sai? è come un ultimo orgasmo
è come quando credi di aver vinto e avevi scommesso forte
avevi
scommesso
tutto
Lo abbiamo ucciso tutti
e lo abbiamo ucciso
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| non
c’ era gente stasera
a trattenere d’ un passato
gloriosi sapori
*
ne il cielo al tramonto
mostrava all'aurora, tra venti nuovi
di rosso i lieti colori
*
non c’ era profeta a indicare con dita puntate
orizzonti vicini sereni o fuggire
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| Spesso analfabeti, scrittori
scrivevano ogni anno il loro libro
con l’aratro su pagine di terra
racconti sempre uguali
di pane amaro e famiglia
ogni riga sudore e stenti
tutto in bella copia asciugata al sole
Tra sinfonie d’allodole
lenti i
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Negli sguardi riarsi di false illusioni
flebili scie di passaggi d’acqua
a colmare i vuoti a perdere
di deserti esistenziali
moltitudini di corpi accatastati
sotto rigide coperte di cartone
torce umane a rischiarare
i buchi neri del potere
nuove
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Nessuno percepiva nell’ aria
una macabra danza nelle strade passare
L’espansione totalitaria del nulla
era la causa nelle mani del solo potere
Ci fu il tempo in cui credevo possibile
migliorare questo mondo
Ora non saprei dire
se era
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e. provo immensa pietà,
per la sconvolgente verità,
di uomini costretti all'ultimo passo,
per leggi costruite da poveri inetti,
per costrizioni fatte da grandi imbroglioni
per ogni cosa buona fatta solo per loro, e
irrefrenabile
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Vaghi
per lunghi corridoi azzurri
quasi a rimpiazzare
il chiarore di un cielo
che gli occhi spenti e lontani
dalla logora tua vita
non vedranno più.
Cupa e confusa la tua mente
rincorre
tra le vie di un mondo immaginario
il suo soffio
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 | Siamo affabili e odiati oratori
che dan fiato alle parole
affinché viaggino nel sole
a cercare lieti amori
consci
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| Raramente un tempo i contadini
andavano dal fotografo
a chiedere una -tale e quale-
ovvero una foto
e quando costretti da legalità
si mettevano in posa
stravolti a tal punto
che non parevano se stessi,
stiracchiavano le ossa
rastrellavano
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°
occhi spalancati sui pixel
fanno lo spelling del dolore
nutrendo lingue
pungenti come spilli
umane miserie
avidamente deglutite
lentamente digerite
- voyeurismo... -
alienante spettacolo
per orgasmiche menti
vuote di qualunque
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Solitudini globali
vuoti esistenziali
che s'inseguono
da un continente all'altro
voci- non voci
segni neri nello spazio bianco
d’uno schermo che ti restituisce
il cibernetico vuoto d'uno specchio
dentro una cornice.
Sempre la stessa.
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Il tempo ignora d’umani prodighi al dono,
ma forse, ancora, la Fonte l’attende.
Per gorghi, il perdono, s’affaccia,
a costoro, c’avulsi, s’accingono.
Stormi di baluardi s’arrendono all’are,
ove, ad attenderli, antichi ricordi.
Profusi
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Foreste diradate
cervi allo sbando,
farfalle cercano
nuove orchidee
Territori lunari
insetti astronave
trappole a schiaffi
Laghi essiccati
riflessi segnaletici
deserti rastrellati
Pascoli bruciati
sotto serre di stoffa
in
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 | Sei ormai tra le tue viole e le tue rose
dentro il sogno di esser sposa tra le spose,
non più imperante è il nero e la malinconia
nel fumo che dal fuoco sale in alto in questa via.
Fu in una notte fredda in cui tornò
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 | Gli operai esistono ancora
li vedi la mattina
sul ciglio della strada
incolonnati
vanno
dopo il caffè al bar
della stazione che aspetta il suo treno
vanno
da qualche parte
senza tuta blu
vestiti casual
non ci sono più le
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| un nome bisbigliato
un nome urlato implorato dignitosamente
nella disperazione tra le rovine
della propria anima e le
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Non manca la pazienza
siamo diventati bravi
omini in colonna
senza riporto
allineati a testa bassa
come birilli senza base
le braccia allargate
ad aspettare d'essere
sbattuti fuori
per gioco scorretto
senza aver mai bluffato
tutti ormai
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 | Contavo i passi
verso quei muri accesi
di finestre piene
oltre i divieti.
Armato e incredulo
ad ogni ritorno soffrivo di spalle
guardando me stesso
giovane spreco.
Verde alzabandiera
fantasma dell’esercito
un prigioniero
catturato dalla
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 | Nell’immenso cielo
stelle piangono
lacrime amare
per la terra che suda
sangue
Uomo
tu fai la guerra
per un pezzo di terra.
Noi siamo della terra,
e allora...
a che serve la guerra?
Gesù lo ha predicato
"Amatevi l’un l’altro,
andate tutti
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Sempre più represso
in derive di miseria
il popolo trafelato,
mentre il condottiero di retorica
in sermoni arringa la folla,
latita
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Sul libro delle vite altrui
ognuno ha un capitolo,
forse un verso,
almeno una parola.
Le pagine più lise,
le prime e le più lette
per forza del tempo scolorano.
Sbiadiscono le gioie
flebili si fanno le lotte
gli intrecci si
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Possibil’è
che non vediate
questo nero rivolo di sangue
lungo cento passi?
Scorso e mai rimosso.
Scorso e mai unito al mare.
Ancor meno
i metri che passano
fra coraggio
e convenienza.
Solo una lenta lumaca
decora umida
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12250 poesie pubblicate sull'argomento Sociale.
In questa pagina dal n° 6331 al n° 6360.
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