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Ieri pubblicate 23 poesie e scritti 35 commenti.
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♦ Pierfrancesco Roberti | |
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Aprile 2026 |
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Le 5115 poesie in esclusiva dell'argomento "Morte"
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È cosi poco intensa questa giornata.
In cui scrivo.
In cui penso.
È cosi tanto triste il mio volto...
che non riesco a guardarmi.
Non riesco più a capire...
Il vero senso dell'amore.
La mia stima si sta sciogliendo.
Il mio
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Io vetusto signore della malinconia.
Amo far scemare i ricordi nella loro scia.
E quantunque mi sforzi di far brillare il presente
rassegno l'entusiasmo nel vento del Levante.
Povero di risorse e vantaggiose alchimie,
Chiudo il cuore al dolore nelle
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 | Si sente il freddo
in un vicolo senza sole,
non nella carne, ma più dentro
dentro, fino a soffocarti.
Non esiste Stato,
Dio, o altre leggi.
Ne vale una,
vale l'odore del piombo,
confuso, mestamente
con sangue tiepido
e coagulante,
da
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| canto, il canto
dei morti...
della loro assenza di fede,
in urla infauste,
per la mancanza di luce.
canto, l'eterno orrore
dei dannati,
assente dalla mente
l'amore per la vita.
canto,
la decadenza dei viventi
che come sudiciume imbratta
ogni
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| Non c'è misura
nel passo zoppo della vita
che riempie questo buco
di slanci e brividi di frattura;
come ragni
tessiamo tele di sogni
e basta un attimo nella notte
che tutto porta via.
Quell'ultimo bicchiere di vino
pieno di sorrisi e
leggi

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 | Un cuore malato,
lento si muove,
depone le forze ormai logore,
posandosi mesto su un disfatto giaciglio.
Una luce ormai fioca,
custodisce in segreto gli stanchi occhi,
celati dal velo del tempo,
angoscioso preludio,
di quello, che avverte,
leggi

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| Quando ancora
sono ricchi
di quei fiori
i campi,
mi chiami.
Alla tua voce
alzo il capo
e raccolgo un fiore
ma già m'incammino
decisa
versoTe.
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 | Tenue è il peduncolo
che ci tiene legati alla vita.
A volte basta una folata di vento.
Un pulsare anomalo del tempo
e il filo si spezza.
Siamo adagiati su cirri
tenuti in aria da un respiro.
Su pioli che
inerpicandosi nel cielo
girano
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| Fa freddo qua nella steppa
Non c'è che neve e gelo
Siam stanchi, siamo già morti
Eppure pensando alla patria
Andiamo avanti
Arranchiamo in questo
Deserto di neve
Dove ogni passo
Brucia le vene
Mangia la mente
Non abbiamo
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| come parassita
deforme, esisto in
questo mondo...
sfrutto e
getto via.
non curandomi
degli usi che ne faccio.
vivo dell'opportunità
che queste vite mi danno...
mi nutro di esseri umani
e il danno arrecato poco
mi guasta...
eh
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| Sull'orlo
di un precipizio
finire i miei giorni.
Ondeggiare leggero
tra irte rocce
Il vuoto
medito intento.
In un attimo intenso
rivivo il mio film
ripensare la mia vita
un solo scopo.
Lasciarsi andare
abbandonare
-amaro
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 | I giorni non hanno colore
Mi rifugio
nel buio della notte.
Brandello di vita felice
accarezzo nel sogno.
futile illusione!
La notte breve
cede il passo al giorno.
Son già desto,
la coscienza del domani
si impossessa di me.
Non ho
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| Ricordo un uomo...
occhi chiari
velati di tristezza;
Triestino gentile
innamorato dei monti,
d'una donna Ladina
che lo rapì al mare...
lei non era più
quando incrociai
quello sguardo
perduto nel tempo
nei ricordi del
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| vivi tra le pieghe di un dolore antico
per giungere in inclemente volo
a fermar del nostro cuor l'incedere
aleggi come leggendario grido
su burattini senza percezion del filo
che distratta Parca andrà a recidere
inceduli al tuo
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| Memoria,
fumo nero
che prende la gola
brucia gli occhi...
l'ultimo Natale,
i tuoi passi stanchi
in dissolvenza muta
senza lieto fine.
Tornano quelle luci
d'allegria gridata;
tra mille banalità,
quel dolore che graffia.
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 | Volto disegnato da profondi
solchi, le rughe della vita,
occhi neri immensi, profondi
il cui sguardo incute rispetto
Alta la figura di quel vecchio saggio
dalla folta barba bianca
a cui mi rivolgo per aver conoscenza
del vivere e dell'universo
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| Frange d'amore
Ciò che rimane
Di una storia perduta
Tra lamiere ed asfalto
Righe di gesso,
Gente curiosa
Una pozza di sangue
Nascerà un fiore
porterà il tuo nome...
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| Non resta nulla ora,
il buio è calato da troppo
e non ho più candele.
Dalla grotta esce lo spirito immacolato,
di nero vestito,
lo sguardo è torvo
ed il passo svelto,
non sembra esitare di fronte al mio gesto di sfida,
sa chi
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| Come cristalli
sul tuo viso brillavano
rugiada e lacrime,
desideri sopiti,
acerbi segreti,
lunghi silenzi
inghiottiti dal tempo.
Quel tempo
che, crudo come
gelo d'inverno,
il tuo verde esistere
e l'innocente grazia
con un soffio spense.
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| tutto si ferma
divengo pianta
dalle foglie morte.
Tacito è lo spazio
affollato e nefasto,
uno di quelli
che guardo con l'arte.
Il suono delle corde
solenne risonanza.
Osservo il tempo distante,
non ne svelo traccie
riconducibili
ad un
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 | Passi incerti nell'attraversare
il fiume della paura
Occhi sbarrati scrutano silenti
i volti di chi nega lo sguardo
Non è la morte che fa stringere
i pugni ma vivere il suo abbraccio
Quell'istante temuto
in cui ogni muscolo
è
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| Nel mio nulla,
quando i giorni
immobili nel tempo
resteranno,
non voglio lacrime,
solo canti di gioia.
Del mio corpo
cenere sia
dispersa ai venti
come lo fu la vita mia.
Non recidete fiori,
lasciateli crescere
liberi di vivere.
Loro son
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| "mi dispiace, non c'è più nulla da fare"
come dietro un vetro
la voce arriva al cuore
ti accorgi in un istante che
non esiste tormento
non esiste problema
non esiste amor tradito
non esiste solitudine
non esiste
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| Il tuo nome ticchetta
come gocce alla finestra
in questo freddo novembre
di neve troppo acerba
Immerso nella vasca
fissando il soffitto
nel grigio di una domenica:
non lasciarmi andare...
Il neon agonizza
sul mio viso di vetro
mi frantumo
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| Polvere sdoppiata in particelle di neuroni.
Siamo cervelli incastonati da granelli di riso.
realtà avvelenate,
veleno.
Poison, poison!
Occhi anneriti da calci infuocati
scoppiano in nervi accavallati da cazzate.
Semplicemente odio!
Strade
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| Una rosa appassita sul selciato
ha attirato lo sguardo
mi sono ritrovata lì
in quel luogo d'afflizione
ove una rosa rossa
poggiai
sopra quattro assi
che abbracciavano
quel corpo di donna
tanto amato
colei
che aveva vissuto con me
attimi
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| Potresti mai arrivare tardi al tuo funerale?
La morte arriva all'ora più strana
inattesa, imprevista.
Stringe con la sua mano gelida la falce,
porta freddo e solitudine
tristezza e malinconia.
Avvolge con il mantello
buoni e cattivi,
ricchi
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| Mi abbandono languida
nelle braccia della morte.
E' il mio destriero
con il quale galoppo
nelle praterie
immense dei cieli,
dentro l'urlo del tuo nome .
E' colei che
così tante volte
mi ha baciato
con il suo soffio gelido
la carne
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| Juornu e notte,
mi cunsuma vrascia 'mpiettu
core nivuru... tintu sbatta,
ccù vuce abbragata t'avviertu
aju 'ntisu campane a muortu.
Figlio
si canci vita, canci la tua sciorte,
sinnò u cunti, pue, li fai ccù ra morte.
Ca
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| Or ti vedrò danzar per le romite aere,
animo gentil, che pria che il fato
inaridisse il lembo, splendea di
giovinezza il cor;
grato a colei che ti predisse amor,
donde lasciva dall'etereo grembo
seguitar la stirpe del divino allor!
Non
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| Dipinsi così di te
un dolce volto
nel sonno dormiente,
adagiato
su un candido cuscino.
Nulla udivi più
nè il pianto, né le grida
che intorno a te danzavano.
Stanchi i giorni
e infinite le notti
in cui sottili
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5115 poesie pubblicate su questo argomento. In questa pagina dal n° 4831 al n° 4860.
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