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♦ Pierfrancesco Roberti | |
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Gennaio 2026 |
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Simone Morana Cyla
Le 14 poesie di Simone Morana Cyla
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Ogni nostro inverno
era nascosto sotto pelle
disgiunta dal mio tatto
mi lasciasti un corpo imbelle
Orgoglio e giovinezza
non ho più trovato uscita
labirinti le giornate
di infelicità la vita
Ed ogni mia ferita
é prova
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Ancora un giorno ed è il tremila
tutti in fila e tutti uguali
con i microchip nel corpo
e al polso occhi nei bracciali
Mi accorgo di esser l'unico
poeta di quest'epoca
errore di genetica
di una società che soffoca
Ci guardano e
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La fine non era
in quel letto bianco
quel tempo minuscolo
guardiano al tuo fianco
La notte vedeva
ancora un giorno e poi ancora
con forza e fortuna
pazienza e coraggio
Corridoio infinito
ed attese preziose
le labbra di nuovo
colorano il
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D'incenso e spezie
la stanza si ammantava
la fioca luce intima
rapiva e mi ammaliava
Una morbida figura
lo scarlatto suo velluto
enigmatica presenza
dal viso sconosciuto
Silenzio seducente
un incontro inaspettato
incantevole il suo
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Negli occhi di una donna
cadon gocce di ricordi
Il miele e poi il veleno
te ne accorgesti tardi
C'è un angelo che guida
le tue ipnotiche movenze
nella sinfonia di un dramma
dalle flebili speranze
Darò voce alla tua danza
mia
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Sulle fragole c'è ancora
Il morso di quel diavolo
la bestia che ti ha preso
quando eri sullo scivolo
Le sue promesse gelide
ti cambiarono il percorso
l'ingenuità di un bimbo
è così che sei scomparso
Candida
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Tutto si ferma adesso
è il giorno del dolore
di ghiaccio è la clessidra
nel denso malumore
Non riesco neanche a vivere
perché manca il respiro
strofino gli occhi e al cielo
rivolgo il mio pensiero
Esistenza
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È il grido di questa mia anima
che piange senza far rumore
è coperta dalla ruggine
non emana più calore.
Anoressica di vita
sembra ingorda di tristezza
cavalca il mio dolore
amplificando l'amarezza.
Al mio fianco una
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Leggi la biografia di questo autore!
Invia un messaggio privato a Simone Morana Cyla.
La prima alba
è il nuovo mondo
non riesco a credere
che stia nascendo.
Il cielo sceglie luce
abbandonando il nero
si veste ancor di nuvole
sentendosene fiero.
L'aria viziata dallo zolfo
trova cura grazie al vento
è pura,
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Rimasi a mezz'aria
librato nel vuoto
nel sonno profondo
visione di un sogno.
Angoscia e torpore
perpetuo quell'attimo
avvertivo le voci
lontane e tremende.
Un fremito nell'anima
un altro grande gemito
bagliori fluorescenti
come lava
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Si alzano i calici
nel grigio scenario
presenze a noleggio
mentre si apre il sipario.
Le ombre allungate
distorte e confuse
non hanno contorno
sono come recluse.
Mi trovo nel mezzo
di un tavolo enorme
seduto e rapito
dalle immagini
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Era soltanto un velo
sporcato di bugie
avresti preso il mondo
danzando in mezzo ai fiori
parole ormai svanite
calore che asciugava
le lacrime e sfortune
che il tempo già sbiadiva
nel vento pallide promesse
per cancellare l'odio
la
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La città esplode
non è che mezzogiorno
nel traffico virtuale
spero che non sia vero.
Bambini si nascondono
la ruota ormai non gira
c'è solo l'erba nera
e l'ombra di un'estate.
Mi spingo nel deserto
di ciò che
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Sibilo di vento lungo il filo del mio errare,
con quel profumo denso e soffice che mi agita e mi spinge,
nell'abisso di quel mare rosso come il male,
del non perdono,
dell'ingiusta colpa che mi stringe piano ma che lungamente assorbe,
le cellule
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