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Poesie pubblicate: 364’924Autori attivi: 7’451
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Introspezione
Le 46446 poesie pubblicate sull'argomento 'Introspezione' Poesie di introspezione |
Prego il dio dei dannati
che non spenga mai quella stella
l’unica che si muove
nella staticità del cielo
prego quel dio, quel dio solo
di scendere da quella luce
e camminane tra le ombre
forse gli sembrerà più breve
il giorno e forse, anche la
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Cammino nel deserto della vita
e sono stanco per il lungo andare,
dovrò affrontare l’ultima salita
e, poi, mi voglio proprio riposare!
In questi tanti anni d’esperienza,
ho visto troppe orribili sciagure,
la guerra, nell’età
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E la morte guarderà il sorriso innocente
di un bambino
e arrossirà
Stringerà i denti per rubargli l’ultimo sole
ma il mare lo proteggerà
Sua madre
mani a cucchiaio
lo cullerà
mentre una nenia scesa dal cielo
lo accarezzerà
La morte non
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Irrompi incurante
Col tuo caldo avvilente
Mentre ancora mi aggiro
In queste stanze vuote
E mi manca il respiro
Navigo sperduta
In questa estate muta
È una tomba questo tempo
Che mi rimbalza senza cure
In una strada
ad un tratto
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Oltre lo sguardo il vuoto dell’oblio
ove pensieri miei come relitti
giacciono inerti e a galla fermi e zitti
tra le onde
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Mi spoglio,
impacciato davanti ai tuoi occhi,
nel tempo passato,
sì, forse ero cattivo...
Mi chino davanti alla scelta di
un demone come amore,
ti picchierò,
con fiori scelti annusando i profumi...
rendendo inviolabile l’idea tatuata
sul
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Setacciando emozioni
portate alla deriva
dalle maree del cuore.
Emozioni chiuse
in scatole piccole,
lottano per respirare,
dilagare, riempire l’anima.
E cammino nella notte
tra silenziose mura
vestite di muschio e foglie
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Come può il sole raggiungere
questo cielo sperduto?
Si è nascosto tra gli alberi
tra le fitte chiome
di una sperduta collina.
Il cielo un tempo
dipinto di mille
splendidi azzurri
ha perduto i suoi colori.
I miei piedi ormai
sono
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Vago in fitta ombra di pensieri
come fossi entro la selva buia.
Subito dopo lo scemar del sole,
quando il tempo sembra
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Fuggo dal dorso delle ore.
Ore che non hanno forma,
dentro una nuvola
di cielo.
Bevo da una lacrima incorporea.
Sembra sconfinata,
vasta quanto un oceano.
Il desiderio risponde a un impulso,
che solo al momento ristora.
Orgiastica
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per non perdermi
rincorro me stesso
con fatica
tra sudori e fiatoni
mi precede sempre
questo io veloce
me stesso
non riesco a distanziarlo
e sta sempre dietro
attaccato alla vita
ansimare sento
ne sento il palpito
dove sarei io
se
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 | Si muore a stento
passo dopo passo
senza vergogna
nel silenzio di una poesia
di questo giorno lieve
che dispensa luce
e ritrae le sue mani
e le carezze, gialle come foglie
aspettano a cadere
come un inchiostro finito
esangue di parole
e non so
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| Sul tiglio canta un merlo innamorato
Svolazza sul platano una gazza ladra
Solitario quel passero sul pino lì vicino
Una colomba tuba sull’ampio rosso faggio
Sta
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Si fanno le scale a due a due
si vola si sta sul filo
si fiuta l’aria s’indovinano le ombre
per guadagnarsi il muro
si recide il tempo come fosse stoffa
poi si sceglie un ricamo
_una pezza sullo strappo _
e si attende l’alba
rubando alla notte
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Lo so che trattenerle devo
l’uomo nero
non mi fa più paura
Non so
cosa tu vuoi da me
genitori non ne ho più
non son piccolina
Senza quiete
i giorni ormai sono
tutto perdono e si perdona
La gelosia dell’immaginario
mi ha fatto fremere un
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Fiamme
Languide vesciche tra occhi e sogni
striduli striscianti sciami
nelle vene il passato
lugubre
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Mi fermerò come sull’uscio della porta
e ascolterò le voci di chi ho amato
poi,
riprenderó a graffiarmi il cuore
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Mi sono ritrovato un sognatore
quel giorno di tanto tempo fa
qualcuno mi chiamava dottore
ma sapevo che cosa ero già
Occhi aperti o chiusi che sono
scrutano solo immagini reali
di un mio mondo senza tono
fatto di spiagge e lunghi viali
Dove
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 | Bagnata nell ‘oro.
Lentamente muove nell’aria la vela.
Guardo la luna ogni sera;
Bianca come un lenzuolo
si muove leggera all’alito del vento,
nell’oscuro,
come le lampare nel mare nella notte,
a Mergellina.
Non è l ‘unica protagonista, mai
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| Come possiamo sapere
nel dolore che ha soglia
e pian piano si sposta
entrata e uscita
d’ognuno, in casa diversa
nel
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Cambia la città che amavo
cambia la madre, la figlia
la moglie, la donna del cuore
nessun problema
sono terra battuta
zollata e rizollata
sarà mica l’ultima estate
quella che respiro?
Ora.
Tutte le mattine
stringo mani di ossa sudate
e
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Ricordo ancora
lo sguardo muto
del passato sulle spalle
Lo riconosco
dal sapore crudo
della fretta
E ti risucchia
nel dentro camminato
senza sorrisi e mani
Ricordo i tuoi occhi smarriti
nel caos di ragioni ancestrali
come se ad un tratto
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Silente nella Notte è il guardo mio
che i sacri giambi distende all’Eterno.
È così che ho in mano l’arpa!
Allora l’inno risuona alle foreste
tetre, risuona al vischio che frondoso
bacia la Luna...
l’inno risuona...
risuona sopra le onde
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Mai finirà quel dolore che rode dentro
sorrisi non annulleranno
quel velo che sul volto sventolerà ad oltranza
finzione una pietra che stordisce
capace di escludere ogni volontà
continueranno nel tempo situazioni ambigue
piccoli spilli da
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 | Chiuso nel silenzio della notte,
il mio pensiero vaga senza pace
cercando qualcosa che lo fermi
e trovi finalmente il suo riposo.
Uno ad uno i rintocchi delle ore
indifferenti passano al mio fianco
senza fermarsi mai nell’orologio
implacabile
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Anima mia
senza tregua
rassegnati al destino,
nulla mutar
può oramai
ogni cosa par aver
trovato conferma,
inutili
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Sento memorie
immerse nel gioco
della mente.
Amara calura di ricordi,
come onde trascinano la vita.
Riverberano
echi
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Sotto le stelle
lontano porto il mio pensiero
l’anima si ricopre di un tacito velo,
sofferenze che non hanno parole
non sfumano nell’oblio del tempo,
e mentre attendo l’alba
ecco le prime gocce di rugiada
lacrime che solcano il viso
bagnano l’
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Per dissetarmi bevo oro bianco,
se ho fame,
pietre colorate ai pasti;
Per frutta piccole stelle di mare,
qualche ciliegia e poche nespole.
Mi vesto ogni mattina di quello che provo,
non scelgo mai.
Sorrido sempre al nuovo giorno,
ai nuovi
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Sui versi
adoro equivocare,
complice Euterpe,
ilarizzare pianti
e compatir sghignazzi
turpe giullare
d’ambiguo verseggiare,
coprire il chiaro
e palesar l’oscuro.
E pendii d’irenica saggezza
darebbero approdo più virtuoso,
ma è proprio del
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46446 poesie pubblicate sull'argomento Introspezione.
In questa pagina dal n° 5701 al n° 5730.
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