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Sociale
Le 12250 poesie pubblicate sull'argomento 'Sociale' Poesie sociali |
Immigrazione
Credo che non vi sia,
salvo alcuni casi,
qualche progetto dietro,
più grande del bisogno.
Il fatto è che mancando,
l'equa distribuzione,
dove ricevon meno,
non restano a guardare.
Colpa delle frontiere,
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 | Ancora grazie dottore
non provo disagio
mentre guarda
il mio corpo malato
quel corpo che un tempo
suscitava desiderio
ed ora altro non è
che un involucro di pelle
a ricoprire ossa stanche
e doloranti
Ancora grazie
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| Anna62 |
13/02/2013 01:38 | 1709 |
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Graziose mascherine
tutte vispe e birichine
passeggiando per la città
danno allegria a volontà.
Coi vestiti assai sgargianti
fanno scherzi ai passanti.
C'è chi salta e chi stornella
con il viso da monella;
chi fa passi da
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E io che sono qua,
in fondo a questo mondo
solo mi sento vero
nel buio, tutto nero.
Quando fugge la luce
che svela
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 | Ero bella.
Ai ragazzi del villaggio
brillavano gli occhi neri
quando passavo
scuotendo gli orecchini che ho perduto
e
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Fu un giorno col pigiama a passeggio dentro un varco
che mi feci proclamare l'"Evangelista Marco",
mi vennero a cercare ma non vollero capire
perché nudo in inverno correvo nel cortile.
Qualcuno disse in giro: "Pareva stesse
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 | Si eleva il pianto
dell'inclinato volo
espulso dalle ali
trafugate nella sera.
Si trascina a mani giunte
verso l'arcana sorte
con passo affamato
e la rabbia di una fiera.
Sposalo cielo...
con l'anello della misericordia,
datti impasto alla
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Il tuo sorriso bianco,
senza allegria,
ha braccia lunghe e
magre,
solleticano la sabbia
sulle mani sudate,
povere di carità.
Il tuo sorriso ingenuo
è una finestra con una
soglia larga per contenere
tutto: malaria,
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A che serve il folclore nella tua lunghezza
la tua storia, la grande arte, la pienezza
di tutti i grandi che ti hanno costruita
vestigia ammantate da pietre antiche...
se poi in questo tempo c'è diroccamento
una Terra fatta da uomini e
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Rapido vento
che gelido sfiori il mio volto
e tangi il mio pensiero,
per un istante
fermati a raccogliere
dalle mie labbra
un delicato tenero bacio
e dalla mia mano
un’amabile carezza,
che tanto hanno
di memoria e d’affetto.
Tu va’
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Nelle cucine illuminate al neon
genitori luccicanti di futuro
tolleravano a stento i racconti dei nonni
che si facevano belli di dopoguerra
Ragazzi noi -teste rivolte alla telereliquia
s'ascoltava la novella beffardi increduli
perché fuori
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Fantasmagorico e variopinto
è quello scatolone
popolato
da animalesco
caravanserraglio
Vivace
pieno di giochi e di colori
efficace
per incantare spettatori
Quelle grottesche figurine
ignari abitatori
di quel paese dei
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Sera, di velluto
avvolta nelle spire del freddo
nel buio, umido, senza stelle.
Sera di canzoni meste
sul bordo dei
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Sull’abisso del silenzio
viaggiando nel cervello
fin a raggiungere la materia
quell’anonimo tarlo inquieto
spegne ogni desiderio.
E’ un dolore lancinante
che avvelena pure il sangue
è entrato con pudore
ha giocato a nascondino
per uscire tutto ad
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Vivo nel silenzio di ogni rumore
e quando si chiudono le palpebre del giorno
palpito il palpito della terra che sa curare lividi d'inverno
e lacrime d'autunno che ormai sono carezze sedute al mio fianco
mentre perdono l'indifferenza dei passi in
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Sono felicemente indietro,
un fuori corso di gambe
dove tutto si scollega al tronco.
Se il giusto è
tra braccia e piedi coordinato ai
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Orma che lascia rimbombante traccia
e lento il pensiero umile nella bisaccia,
preso nel vortice di insane parole
ti senti sommerso dall'atto speciale.
Tu piccola foglia mossa dal vento
in balia del bello e brutto tempo,
sei barca dispersa in
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Siamo vittime
della morale sociale.
Siamo bolidi
sparati ad alta velocità.
Siamo schegge
impazzite in questo
putrido cosmo.
Lungo traiettorie
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Nella mano destra
un po’ di fieno,
manca la mucca
e il toro per copulare
e le stalle infestate
eppure con la
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Hanno lottato, a lungo, duramente,
vinte battaglie difficili, pesanti,
per ottenere diritti, oltre i doveri,
dare lavoro e certezze ai propri figli.
Di tutto questo vediamo oggi lo scempio,
nulla rimane di ciò che han conquistato,
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Quattro galoppini
faro di ruffiani
sdentati e mangiamosche
a occulte tresche
chiamate convegni,
cremeria
lamenta
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 | Un lucernaio
ruba fiocchi di luce
ai vetri opachi di afa e d pioggia.
Lì sul balcone,
oltre la ringhiera,
il vuoto l'attira...
occhi spalancati,
come oblò d nave salpata tra onde di olio,
ma...
per nuvole bizzose
dal vento
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| Propositi fluttuano fino a scomparire
il portafoglio continua a dimagrire
nella triade che avidamente ingoia
silenziosi e affamati aspettano i boia.
Ardua è l'impresa di fare impresa
forte com'è dell'oggi la presa
riavviare aziende
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Dio m’è testimone:
affondo tra il risibile e bieco;
sorge ancora per tutti un sole – giallo – lontano
in rassegna l’imponderabile
in apparenza fisso al polo; arrovello:
dove butta l’occhio girando contrario al cielo?
che sia nato l'uovo?
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Tra scrosci di rubinetti
cigolii di lavatrici
tremori di frigoriferi
tic- tac di lancette
stridii di piatti
pentole
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Droga scendi nel corpo
a sconvolgere la mente
e distruggere l’anima
che brucia dal dolore
che mi lega a te,
senza via d’uscita
e mi
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Giustizia,
Innata forza che la Ragione fonde nel Diritto:
armonie di respiri d’essere -Io.
Estorti Diritti tra validi
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Riguardo all'attimo,
ed all'incedere
della mia ombra sulla cenere,
vento o forse proprio io,
ad annunciare la mia Venere,
perduta nelle malsane gesta di Dedalo,
e ritrovata nuda
nel letto di una sporca democrazia sovrana, tiranna
e sorda.
E la
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 | Ni... no Nino, Nino, Nino, Nino... No.
Nino, tu che dormi con il cane.
Nino, Nino che nessuno vede mai.
Dimentica quel fuoco...
Nino, che dormi nei cartoni.
Nino, coi capelli da "rasta".
Nino fatti curare se no quel piede lo perderai.
Nino,
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| ci hanno detto
che eravamo
sudici e briganti
ci siam sentiti in colpa
ci siamo sentiti nessuno
se voi che scrivete la
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12250 poesie pubblicate sull'argomento Sociale.
In questa pagina dal n° 5701 al n° 5730.
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