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♦ Pierfrancesco Roberti | |
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Aprile 2026 |
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Le 32757 poesie in esclusiva dell'argomento "Introspezione"
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Da sola
cammino su marciapiedi
coperti dalla neve,
nascondendomi negli anfratti,
di portoni distrutti
dalle tempeste.
Da sola salgo
su vorticose giostre,
mantenendo un equilibrio precario.
Mi incammino tra silenzi
straripanti di suoni
e
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Ombre di parole, gli sguardi
si affacciano verso sera
stanchi di luce, di troppi occhi
si posano sugli oggetti inanimati
cerco il confine dello sguardo
quello che non vedo mai
si inarca il giorno nel tramonto
è sempre lo stesso dolore,
la
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Ho cercato il tuo nome
lì dove lo sguardo musicò nel cuore
sino a mischiarci nella pelle
concertando un unico respiro
Ho cercato il tuo nome
in una selva novembrina
ove l’intimo piovigginare assorto
stillava sussurrando sospiri
Ho cercato il
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Ma la poesia,
mi fu racchiusa
in una foglia,
che si staccò dal suo ramo
e che, come me
visse
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Mangio le rose
per dimenticare i sogni
ed ogni ricordo è una ferita
ogni ferita un dolore
Stringo le spine
per lacerare la pelle
fra le dita mille aghi
di cenere e buio
Calpesto i petali
ed il profumo di nuvola
invade le stanze
gelide come
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Non è cambiato nulla
nel tuo lungo cammino.
Adesso è scesa un’ombra tanto amara
sugli aridi silenzi del tuo cuore
ricordo di un’immagine a me cara
scende la pioggia e scioglie il mio dolore.
Forse con te la vita è stata avara
non è potuto
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orme di rimpianto
tratteggiano un percorso a ritroso
nella risacca dei ricordi
m’incammino
dentro una nuvola stanca
insabbiandomi sempre di più
in pensieri
ancorati ad un porto defunto
senza vento che li bagni
o solco che li
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Lontano dal mio domani
curo il tempo dell’attesa,
sospeso nell’aria che mi porta.
E vago sulla strada senza passi
al confine di uno sguardo perso,
regalando vita
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Arresto la mia stasi
che corsa non è stata
e il ricco resta a strati
semantica di potere.
L’inverno sta arrivando
a fiotti come schegge
e io non sono bella
vestita di rimpianti.
Non scavo
un solco in più
e il viso mio non lascio
a voci
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Nel sole
d’un tramonto sul mare
pensieri
crucci
tuscaniche lesene spiccano
a compagnia
stridenti
austeri
s’un letto di colori
mirto, lentischio e leccio
venature
d’olivastro e d’alloro.
E in cima
a cuspidi d’azzurro
mi ritrovo sereno
a
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Oh cuor batti come tamburo,
colomba in cielo a
cercar amore e pace.
Sei alito non posso trattenerti.
Vai ove il baglior ti gloria,
e l’amor non
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Non sempre la serietà di un volto
lascia trasparire quello che dentro rode
non basta la felicità negli occhi altrui
a debellare quanto nel tempo ha corroso
urge una volontà difficile da afferrare
affinché il futuro possa di nuovo
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Ho amato la mia solitudine
il mio silenzio più profondo
non cade nessuna parola
dove il pozzo non ha più fondo
dove si smarrisce anche la luce
cosa mi serve adesso, se non il nulla
scricchiola la penna sul foglio
oltraggia la neve cosi bianca
di
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Con occhi disorientati
rivolti
mi addormento sul ciglio della notte
e le stelle brillano menzogne.
Con occhi lucidi
sconvolti
sogno di volare in quel Paradiso immaginato
e la luce mi confonde.
Con occhi chiusi
spengo realtà e ingegno
e nel
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Vivendo, assaporando la giornata
come se il mio domani fosse incerto
trascorro questa vita trasognata
in avvenire fertile e deserto
sognando con coraggio e con fiducia,
fidente, un po’ spiacente e divertito,
qualcosa che si bagna e poi si
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Mi sono perduto
in un barattolo di sale
e le ferite bruciano
più del sole dell’estate
Mi sono sconfitto
con il tempo che passa
e nessuna pioggia
può bagnare la mia terra
Evito gli sguardi
perché non posso più
reggere il vento
che viene dal
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Cantan augelli in vorticose danze
arieggiano vibranti farfalle in sottil manto,
volants ad aleggiar leggiadri
sfiorar il cielo con la mente...
Adombrano movenze sensuali,
a bisbigliar frasi d’amore...
Cantan soavi volti,
danzanti ed eterei corpi
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Nella nebbia ritorno a cercare
un’alba che tarda a venire
solo ombre confuse
piccole sprazzi di luce
dentro un cuore che non ha pace.
Nella nebbia
disegni di vita
che forma riprendono piano
aspettando con ansia che il vento
l’angoscia si porti
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All’alba, nuova forza alberga in me
che la via ad appianare mi conduce
a superar le insidie, lenir gli affanni
che il vivere la vita da tutti esige
Compie acrobazie il mio pensiero
come sul filo tra terra e ciel sospeso
nel tempo breve di diurna
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L’ormeggio oscuro nella notte
dove arrivano i pensieri
e le parole, sussurrate al vento
tu vienimi alla mia deriva, raccoglimi
scrivo nel mio cuore di carta
un’altra poesia, due parole unite
due suoni sordi nello spazio vuoto
vienimi nel silenzio,
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Mi regalo tante stelle in un cono da gelato,
la fanciullezza che ancora riesco a vivermi,
la luna nell’ombra oscura del cielo
che osservo ogni sera.
Mi regalo il giorno,
il giro delle lancette di metallo
che segnano i dodici numeri
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Non sono ancora morto
qui fra queste ombre
che la sera consegna
senza avvisare
Non mi sono ancora perduto
qui fra queste stanze
gelate dal respiro
dei colori del tramonto
Forse domani cederò
al vento di ieri
ma non è questo il momento
di
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Nel silenzio della notte
mi attraversano brividi
misti ad emozione ...
scivola rugiada
imprevista.
Non capisco, non capirò mai,
forse non ho mai
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Come un cavaliere,
uso la penna al posto della spada,
non difendo nessuna damigella,
ne intendo ammazzare draghi,
nemmeno,
sfidare il rivale concorrente
al grande torneo del re.
Con la spada biro,
mi apro varchi,
attraverso praterie,
taglio
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 | Vestono le valli
il vestito caldo d’autunno
e passa il vento, come i pensieri
ultime rondini vanno
in ritardo sui giorni
e li guardo sparire
come le ore
qui, trattiene la terra il gelo
ne conserva memoria
come una ferita schiusa
che in primavera
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| Lontano sta il grillo della sera
nel panorama del prato,
luogo dove vivo.
Nessun sibilo alle orecchie,
niente fruscio d’ali che disturba il silenzio,
mio amico.
Nessuna antenna dritta verso l’ignoto tetto,
o cielo.
Niente verde che dipinge
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 | Dalla mia bocca germoglia l’acqua sinfonica;
la melodiosa nudità della brezza;
il principio che sbocca
nelle scanalature del silenzio.
Attraggono le mie dita
il fuoco delle tue premesse;
mi trascina l’uragano delle ombre
mentre il tuo nome
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E me ne sono restata
in silenzio
a contemplarmi i fori
nella testa.
Forse l’ospedale
o gli anestetici
o le assenze
avevano generato vuoti
e compresso idee
e slanci e tenerezze.
Ci sono state notti
e albe incomplete
di rumori tetri
che
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Sagome sulle vie
spettatori del nulla
Ombre che posano
sulle pareti e danzano
ad un fioco lume la sera
Lacrime sul vetro
d’una finestra accesa
Fuori un giardino spoglio
di rose il ricordo d’una spina
Desideri che sembrano sopiti
pensieri
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Cosa abbiamo appreso
di tutto il tempo trascorso
a comprendere quanto successo
se il ripetersi della storia
tutto cancella e vanifica.
Quei corpi in mare
ricordano quelle ciminiere fumanti
di un tempo non troppo lontano.
Cosa ci rimane
se tutto
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 | Come relitto
sospinto dalle onde,
pupille acqua e sale
pelle riarsa,
vado alla deriva
in cerca di approdo.
Lo sguardo segue
il volo di un gabbiano,
ma non basta il pensiero
né il desiderio...
mi abbandono alla sorte
e alla brezza.
...il
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32757 poesie pubblicate su questo argomento. In questa pagina dal n° 4351 al n° 4380.
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