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Ieri pubblicate 23 poesie e scritti 35 commenti.
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Le 5111 poesie in esclusiva dell'argomento "Morte"
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Scrivere per sedare il dolore.
Dov'è l’estate dei raccolti.
La scrittura è secca
e l’anima sfregiata.
Madonne silenziose,
grido del dio angosciato di infanzia e di morte.
Riempirli – questi sfregi –
di terra. E di perdite
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Le sere d'inverno
piangono da sole
non c'è bisogno
che qualcuno muoia
O che se ne vada
per sempre
sull'onda del vento
freddo di dicembre
Le ombre più scure
sono di fine gennaio
ed il fiato nero
delle notti esita
Prima di
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Bisognerebbe essere dighe
arrugginite tra le fughe
senza il timore dell’umidità
che si posa sugli occhi
non appena guardiamo la notte
con pelle stesa sui bordi
della steppa
versare il tempo tutto
dietro le pupille
in un soffio
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I giorni dei trionfi
sono finiti e le mattine
hanno la luce fioca
delle sconfitte scure
Qualche fuoco è rimasto
fra le pieghe della pelle
bruciature nello sguardo
che dimenticano i sogni
Pietre di perla nera
che riflettono il
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Qualora il verso
esorcizzasse la perversione
nel paradiso di bestie
tornerebbe il lume del cuore.
S'insudicia la rima
nella gabbia dorata
freneticamente bramata
dai figli senza più ali.
Non che purezza non sorga
dal marcio, ma
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L’ultimo sguardo me l’hai regalato,
da una lettiga del pronto soccorso.
In una muta sala d’attesa relegato
fissavo con ansia una porta chiusa
Davanti a Cristo mi inginocchiai,
supplicando avere buone notizie;
col cuore in preghiera lo invocai
in
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La notte non mi ama
più come una volta
ma c'è la terra
che si apre sotto di me
Mi aspetta
e brama il mio silenzio
le parole che non ho detto
in pegno per domani
L'alba è lontana
un gesto senza cielo
un vuoto senza
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Non siamo figli del demonio
ma amiamo la luna
e quando viene sera
il canto del corvo ci sorride
Abbiamo graffi sulla pelle
ed i dolori che conosciamo
sono dentro di noi
pronti a incidere la terra
La notte ci attende
sempre dopo il
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Nascosti tra gli arbusti
topi morti e lattine di birra
un preservativo sporco
e della carta di sterco vestita.
Siringhe sino alla centrale
e sirene spiegate
dove gli dei hanno abdicato
dove i veleni inquinano il prato.
C'è un tempo in
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È stagnazione apoplettica
la dinamicità apparente.
Come curiosità d'insetto
che non va oltre al proprio ventre.
Gremite le piazze inneggiano
al nuovo futuro consapevole.
Ma viscido e tenebroso
il sentimento che ivi
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Simile all'ebbrezza del vento
il respiro che cede
e diviene lungo inverno
mentre il tempo scivola via
Scaltri pensieri
questi sogni di mezza stagione
tenuti vivi per un po'
e poi abbandonati fra i dolori
Altrove la terra
sembra molto
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svuotai rapidamente tutto
che non vedessero dove
in quale vano sospetto dell'occhio
ancora resisteva il dolore;
e quelle mani
con dieci novelle e un giro di luna attorno al pane
da fornirci l'ipotesi delle carezze
quando strenua taceva la
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Ho poco tempo
per creare ancora l'inverno
i fili di ragno
che il vento non sfiora più
E devo immaginare
altre nuvole in questo cielo
altre parole
che inventino risposte
Pianeti di ruggine
e sottili falci di luna nera
che tagliano la
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- Conosco a malapena il tuo respiro
anche se ho sostato sul tuo petto –
Quella sera,
seduto sul letto,
guardavi la porta.
Pronunciando
il tuo duro e dolce verbo
sull’anima volteggiante,
nelle stanze di un altro tempo.
Con un sorso di
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 | e ci sei tu - Morte -
intorno alle mie costole
alle mie pupille
sempre avvolgente
sempre ondeggiante
ed io
vela scossa
da gemiti senza nome
cedo all’oblio
ora che con la tua certezza
mi siedi accanto carezzandomi
col tuo respiro
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| Jibi |
13/01/2016 15:03 | 1220 |
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| li ho visti morire per pura curiosità
le loro mogli gridavano
- è pronto vieni a tavola-
ma loro volevano vedere il signore
dicevano -tutti ce l’abbiamo questa curiosità-
e si chiedevano cosa faccia la differenza
li ho visti
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Sfiorare con le dita il cielo,
dove nere note cadono
come lacrime dagli occhi.
Lascia che si alzi il vento e spazzi via dal tavolo
spartiti impolverati.
E’ passata la pioggia a bussare ai vetri del cuore,
è scesa la neve a dirti che era tempo
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 | Sorella Morte
per il poverello
vanto d'Assisi
Francesco
fatto santo.
E la disperazione
per l'incontro
ineludibile
sulla soglia d'Oltre
la sorellanza
dolcemente placa.
Pensar la propria
prima o poi succede
e più
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Parlerai agli angeli,
tra le vie del cielo,
del caro pensar degli affetti tuoi
e quel che ancor il cuor sempre ti sperava.
Sorriderai dall’etere
così
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Certe gocce di pioggia
sono solo buio
lacrime che il cielo nero
ha pianto da poco
Cadono lentamente
e la sera evapora
in un vuoto di tenebra
senza più speranza
Poche nuvole
restano ad ascoltare
ed il vento è una melodia
di
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Ti pentivi dei sogni
mentre ricamavi le ombre
ed ogni notte
era una ferita aperta
Quando la sera
ti lasciava senza luce
il vento era un ricordo
di ciò che non era stato
Il silenzio
alla fine ti ha raggiunta
ed il fiato del
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Uno strappo dell'essenza
subisce giorno dopo giorno
un ispessimento che isola da essa.
Pareti circoscritte intorno,
non di pietra, non di ferro
ma di carne.
Prigione dell'interrogazione,
dove la lima del tempo la solca
e il suo movimento
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Erano una serie infinita
di fiori, colori, odori
e l'atomo nel cervello
che paralizzava l'incanto.
Allora vidi balenare
in cielo l'ultima forma
perfetta -
non si udì più nulla
in fronte a quel frastuono.
Era soltanto
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Freddo ho stasera con la morte
che dita fredde tende a noi stasera
Accoglie morte noi nel nero seno
nel buio mondo dove ci si oblia
dal fondo vuoto eterno non risale
la forma umana ma vi si scompare
La morte ha anche questo mette allegria
se
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Le prime parole
dopo una lunga notte
sono prive di dolcezza
stelle senza nome
Le ultime lune
dopo una malattia
non si ricordano mai
se il vento è freddo
E non ci si stanca
di morire più e più volte
per poi
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Il sasso trafigge il vuoto
e penetra in una gola rosa
e contorta.
Sibila in essa nella sua discesa,
fino a scomparire nel silenzio.
Il suo moto scordato nel
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Il fiato del demone ansimante
mi sfiora le orecchie.
Non ho che semplici versi
per descrivere questo disastro.
E fatico penosamente
a coniugare le elucubrazioni
astrali che brulicano nella mia
anima e scoperchiano l'Es:
un corno che innalza
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Non era la notte
che sussurrava il male
né il buio profondo
a distruggere i sogni
Le promesse di nuvola
che l'alba lontana
lasciava intravedere
erano ombre distratte
Il tempo non aveva
segreti da rivelare
e le poche stelle
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Guardavi la luna,
ad ogni stella di passaggio
volgevi lo sguardo altrove
dove non c'era il buio
Sentivi nel vento
la nave di cristallo
che ti stava portando via
con le ombre del tramonto
Forse il sole
sarebbe sorto ancora
senza il suono dei
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Sul filo della spada
cancellerò il tuo nome
serpente che rivela
la vanità del cuore
E gli inutili ricami
che trami nell'argento
ti seguiranno a terra
sui tumuli di roccia
Tomba la tua guerra
che insanguina le rive
dal fiume
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Corollario di spine
sanguinolente,
punte che dolgono
amareggiano il cuore.
Sanguina
rosso scarlatto,
empie di fiato attimi di vita
nell’attrito di un corpo flaccido
che oppone forza in contrasto
al divenire del tempo avverso.
Spine
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5111 poesie pubblicate su questo argomento. In questa pagina dal n° 1801 al n° 1830.
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