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Le 8047 poesie in esclusiva dell'argomento "Sociale"
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Predatore
idea di un vigliacco
senza pudore
senza coraggio
Ingannatore.
Come un topo
rosica il formaggio
lasciando il virus
sul bianco del latte,
dalle latrine dell'esistenza
esala turpe il disegno,
maschera di agnello
persona
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Sguardi vogliosi nascosti nell'ombra, scrutano in modo
lascivo, l'anima innocente e pura di ogni creatura.
Turpi desideri di menti malate, di violenze inaudite,
cancellano angoli di paradiso, di grida gioiose, di giochi festosi.
Mostri che vanno
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Come Lince solitaria e silenziosa
piombi improvviso
sulla preda indifesa;
con sguardo bonario
avverti l’insano impulso
e, indossata la maschera
rubi l’ignara carezza
a un dolce bambino.
Maledetto il giorno
che t’incontrò,
giorno senza
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L’asfalto
divora luci
e stanco
al solletico
di foglie pazze
che cercano
fermagli
di pace
Chiude occhi
sbiechi
Gente ignara
sulla cotica
graffiata
da stupri
del giorno
Tra insolvenze
di parole
vane
dietro insulti
lasciati
sotto
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 | Nel giardino dell'immatura luna
strappasti la corolla al bocciolo
e calpestasti fiori innnati
quasi uomini
come oggetti
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Il ragno si annida sornione
dietro la tela malefica
che ha abilmente tessuto
attorno all’abito nero
che indegnamente indossa
per attirare i bambini
più ingenui.
Otterrà con l’inganno
un insano abbraccio
in cambio di un tozzo di
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Gente che ascolta
senza orecchie
le grida atroci di
una puerizia,
di bambini soli,
lasciati tra le catene
dei loro dolori...
Mutano sensibili
forme della loro
vita,
contorte volano nel
cielo della paura...
D'amor senso più
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 | Dilatano gli occhi
visi bambini
stravolti dalla paura
squarciano il cuore
gli echi lamentosi
di pianti oppressi
guardiamo ma non vediamo
quello che di noi intorno
accade
accade l'orrore
d'una violenza chiamata amore
accade che
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Mescolato
fra la folla
pugnalò
un astante
all’improvviso,
poi ripulì dal sangue
il braccio intriso
e lanciò nel Tevere
il coltello che
forse aveva ucciso.
Ma il poliziotto
uscito da un anfratto
agguantò il
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Narcisizzato.
Specchiato,
indefessomissam,
bramato di me.
Zoccolizzato al flettente riflesso
rifletto...
m'accorgo d'essermi tarquinizzato,
il superbo verbo,
rigonfiato al mio ego
da supplente narciso
dirigibilo verso l'oscurantismo
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Che dirti
dolce fanciulla bruna
nata dai colori
e dalla terra d'amore
sbocciata come
timido fiore a primavera
Senti ancora
la tua canzone
in viaggio sulle pagine
del sole
di mille note strane
e infinite
di tenere parole
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| Le foglie verdi ingialliscono
ai primi geli dell'autunno:
cadranno in un ultimo volo
dai rami semispogli
degli alberi in giardino.
Dormiranno gelidi sonni,
fortemente abbarbicati alla terra,
con radici profonde
diramate nel freddo terreno,
al
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La mano stretta a pugno
usata come maniglia
saluto comunista un tempo.
Ora così riciclata
non più di forza segno
alla fiducia è
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 | E' un periodo
che nel cortiletto
dove crepo giornalmente
alberga cheto cheto
uno stupido Piccione
con il collo spezzato
molto probabilmente
sbattendo s'è infortunato
e svolazza nottetempo
girando su se stesso
per poi
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| EnzoL |
21/02/2012 18:36 | 2685 |
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La donna smise di tremare
aprì le braccia
i nati erano lì
accovacciati
il loro pianto è una goccia
affina il dolore delle madri
presto a rincasare
in quel tempo rubato:
mi piaceva il tuo gonnellino
“non smetterò
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Sono grida di terrore
di uno squarcio profondo.
Una ferita mortale
fluttua
come sangue sgorgato
ricercato e spesso non trovato;
finito in una stiva profonda,
dimenticata, trascurata;
lasciata in balia
delle onde galleggianti.
Imperversa la
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Ai margini degli echi
lungo traverse di periferia
pallidi aloni
e nebbie scure
Insegne e nomi sbiaditi
di mestieri e nomi antichi
vite ovattate
da fioche candele proiettate
su pareti spoglie
tra odori di muffe e di cipolla
Dove la luna
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Rimbalza
dentro di noi
effetto molleggiato
apprezzato, da alcuni forse no.
L'anima è il senso
condivido
siamo di passaggio
non moneta contante
fatta carne!
Costruire
il presente per il nostro futuro,
è meglio non trovarsi
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Madre
tra pace e imbrogli
di anni
tarli al silenzio
Capelli bianco stanco
neve su spine
e rughe solchi calcolati
da filo spinato
al vano tentativo
di fermare
fuoco invisibile
in un campo che brucia
Gli occhi
piccoli laghi
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Benvenuti
ENTRATE SIGNORI E SIGNORE
LA PAURA LASCIATE FUORI
SOLLEVATE GLI OCCHI E L’ORGOGLIO
APRITE I SENSI E ASCOLTATE
LE PALPITAZIONI DEL CUORE
NON ESISTE LABIRINTO
SE NON QUELLO COSTRUITO DALL’UOMO
IN NATURA TUTTO E’ CIRCOLARE
SI ENTRA E SI
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Un esempio perfetto sei, Sanremo,
dei danni di quel voto popolare,
che il meglio non riesce a individuare,
e promuove chi d’arte è meno pieno.
In politica pure, qualche volta,
bisogna far ricorso a decisione
superiore, perché la situazione
non
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Uno di quei giorni è!
In cui posso parlarmi pure da solo
seduto qui
come uno scoglio solitario
dolce questa calma in me...
la sera,
profilassi austera,
s'avvicina lenta, quasi sgonfia...
veleggio verso l'eur
prigioniero tra marmi
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Si dipingono il viso
le mani
incastonano quel naso rosso
e quelle scarpe enormi
che non rimangono orme
mettono in risalto
il mare che hanno negli occhi
la mente,
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Il fiume del tempo
dilegua i giorni
porta via con sé l’eterno
in un istante.
Il suo corso leviga il confine
e di rado la solitaria
e luminosa goccia
osa raggiungere
la terra ignota.
E non ne fa ritorno.
E si sta come prede
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Anche tu giovinezza
volteggiando lentamente,
nascosta in quel groviglio di nuvole
adorno di paesaggi sconosciuti,
mai incontrati, ardentemente desiderati
ti levi in volo.
Lasci il passo
a questa nuova età
che incontra sempre
la stessa gente
e
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Tagliate pure tutto
ma non tagliate me,
le idee, la fantasia
i soli colori che so rendere,
pensieri che so consolidare
fin tanto le mani mi seguono
finché traccia di me sarà dono.
Non so navigare un mare di ferro
e voi m'avete
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 | per non impazzire in un nulla di fatto
è questa la guerra del terzo millennio
ci siamo distratti è bastato un iPhone
gli uni agli altri assoggettati, un po' assopiti
rossi o neri e chi più lo ricorda sotto questo grigio
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 | Colloqui particolari
dietro lo schermo
prendono forma
susseguirsi d’emozioni
fanno sì che il peggior nemico
s’involi verso l’infinito
planando in quel deserto
ove la solitudine
amica acquisita
depuri contatti
un tempo
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| Italiani
popolo di Bravi e Don Abbondio
in metamorfosi Azzeccagarbugli
Sognano d’essere Don Rodrigo
bastonano il loro asino
sorpresi questi raglia e non gorgheggia
dimentichi che poco prima
hanno arrostito il canarino
definito pollo
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 | Stridon le spranghe
I chiavistelli di ferro,
non splendono le celle
di fregi dorati,
l’anima nel sospirare
geme e si domanda:
felice o ingannata dalla vita?
non grado sociale,
non tesori,
son tutti uguali
nell’isola deserta,
una remota
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| La giovane pianta d'ulivo
s'accascia
sotto il peso d'un cielo
di polvere e pece.
Il vento avvicina
le nuvole;
il sole
che la pianta
e le foglie da decenni
attendono,
fugge senza promesse.
Dai rami d'ulivo
non cadono più
foglie
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8047 poesie pubblicate su questo argomento. In questa pagina dal n° 4621 al n° 4650.
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