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♦ Luigi Ederle | |
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Aprile 2026 |
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Gianluca Regondi
Le 368 poesie di Gianluca Regondi
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Intorno alle parole di un silenzio
ricevo solo il diniego degli attimi
che il coraggio ormai non mi concede
per ciò che rimane dimenticato
in un tempo attutito, logoro
quasi inutile come se una verità
fosse solo una verità
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Ignoravo il rumore delle rose
quando si colorano nella rugiada
delle albe cadute da sempre
quando dalle loro spine nasce
uno sguardo alla vita
con il racconto delle ore
come se le ore fossero secoli
perché sono secoli
che un miracolo si
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Come fumo nella penombra
di una stanza deserta
ristagna la bruma nei campi
e i colori i toni dell’alba
assomigliano al tramonto
di questo mio giorno
(uno dei tanti)
confondendo la fronte perplessa
del tempo e di ciò che
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Con i giorni di un cielo
e le sue parole nate così
da un cuore creduto vuoto
riprendo alcune lacrime
taciute anche per pigrizia
forse stanche di sentire
quel dolore leggero
continuo, camminato
e solo tuo
Riprendo quasi per gioco
altro
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è una tristezza il tramonto oggi
corrucciato tra nuvole e vento
di pioggia dura senza stagione
è una tristezza il pensarti oggi
è come se tutte le parole
non avessero domani
anche nell’ora di punta la città
sembra
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È gia tanto il silenzio
che vaga sull’asfalto
bagnato scuro e bucato
Ho tante storie in attesa
Ho tante foglie da ricordare
I tanti colori dei giorni
che incontrerò mi aiuteranno
ad essere un essere migliore
un poco perduto nel
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Qui, dove la vita si ferma
nelle porte chiuse
di una febbre conosciuta
comprendo l’idiozia
di un esistere senza orgoglio
dove le parole prendono
altri significati e strade definitive
mai scontate
Un falso dolore nottambulo
ti prende la gola
ed
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Ho visto sere senza senso
succedersi nel vento
mentre una fine farfugliata
di uomini e tempo
brulicava di attimi
nei momenti del ricordo
come se nulla davvero
dovesse morire, come se
ogni anima incontrata
non volesse chiamarti
nell’abulico
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Ci saranno cirri ed indaci
che vorranno incontrare il sole
Domani sarà domani
senza sguardi o parole inutili
sull’andare del silenzio caduto
tra noi in quel pozzo senza fine
Ci vorranno i tuoi occhi verdi
Per comprendere l’estate mai
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Nulla e vuoto insieme
per mano
sulle vie di un ritorno
in un silenzio di sasso
nelle parole conosciute
di un sole infreddolito
quasi stanco
Nulla e vuoto insieme
per mano
nel cammino delle montagne
tra coscienze stranite
e stanche come
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Non sono e non saranno lacrime
ciò che potrei sentire ora
forse solo mani o sorrisi
con l’anima in tasca
lasciati ad un destino di ghiaccio
per una fine indifferente
dei nostri cuori non più legati
l’uno all’altro ormai
E quando
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Si cercava una trama di giorni possibili
per non cadere nella meraviglia incontrata
perché l’attesa si risolveva in tanti bagliori
nel disincanto che presto ti avrebbe ferito
Eppure a Oriente il sole sarebbe ancora nato
in un vagito conosciuto
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Sale un desiderio di silenzio
nel fraseggio di ore
ancor più afone di attimi
e tenerezza dimenticata
andata oltre quei confini
di gomma e plastica quotidiana
Il loro paesaggio è una tasca
disabitata dai giorni di sempre
di pane
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È lontano
il tuo respiro che
ricordo di te
È come se
l’indaco arrossato
di un tramonto
ti chiamasse
per non perderti
per ricordarti che
abbiamo camminato
insieme
per mano
insieme
in silenzio
È dura la sera
senza
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Il cielo è decomposto
in tanti grigi arrabbiati
pronti allo scroscio
nell’aria sporca della strada
Strada maltrattata
come ciotoli trasportati
dalla deriva degli istanti
come tante parole in attesa
di una rima chiamata buona
Il talento
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Ricordo il tremore
illacrimato di una foglia
e l’abbandono del suo sapore
al primo bacio
I suoi occhi avevano
una luce e una ragione
di vita sconosciuta
come un cantico
di una primavera
ancora infreddolita
E ricordo quella promessa
rivivere
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Cerca la poesia:
Leggi la biografia di questo autore!
Invia un messaggio privato a Gianluca Regondi.
S’attenua l’andare
nel tuo cuore
ogni istante di più
ed ogni ora di silenzio
diventa una lontananza
di candele spente
dal girare del vento
Se i nostri occhi
avessero il ricordo
di ogni sguardo
saprebbero accettare
l’assenza di ogni
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Oltre il silenzio
il rumore della tua assenza
recita l’attimo incontrato
nello sguardo timido
delle nostre mani
raccolte in quell’abbraccio
vero quasi scanzonato
e ora ogni mio pensiero
si fa inutile e scontato
come se la preghiera
o il fato
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Inutile cercare la ragione
delle conchiglie sfatte
sulla spiaggia dell’inverno
che dirada stanco
all’orizzonte piatto del mare
Le loro anime si copriranno
di un respiro di sabbia
e le loro lacrime
confonderanno il sale
del tempo andato
dove
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L’ULTIMO SOGNO
C'era una casa abbandonata
sulla luna o su marte
le stelle cadevano
e facevano male
Strani lupi con ali d'acciaio
ferivano l'aria irrespirabile
Aldilà di certi muri, grida conosciute
bottiglie di plastica
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Se le tue braccia riescono
ancora nel desiderio
d'incontrare il sangue
d'ogni respiro che intuiamo
sappiamo anche cercare
tutte le storie delle tante
chiacchiere già avvenute
forse in una valle di farfalle
forse in quelle gemme
che si
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Acqua ferma, trascorsa
al di là dei pentimenti
in rovina
Le rondini sembrano
andate via
in un accenno di nebbia
con spilli freschi in gola
Non esistono che parole
sogni di carta
come foglie sbiadite
di stagione
e i tuoi sguardi
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Anche se non ho scritto
del tuo respiro
posso solo attendere
altro tempo e altre parole
come sempre cadute
e finite chissà dove
senza ragione
Potremmo ricordare
la pioggia cattiva
il freddo diniego
di ogni cosa passata
e soffocare ogni
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Siamo rumore di ghiaia
arrotolata in attesa
Siamo sabbia
per clessidre biascicate
e muri di giorni
in un silenzio sgretolato
di domande
Perché ad Agosto
le stelle cadono oltre
la fine di un cielo
senza tregua
senza il perdono
per
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Il cerchio della vita
in equilibrio sulla tangente
indefinita del destino
Ammansiti volti disumani
in attesa di un inconscio
futuro di risposte alquanto cieche
Mi lascio cadere ricordando
il distacco dal ramo
ormai nudo della vita
che
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Distrattamente
restituisco al tempo
le parole e le immagini
di un giorno appena spento
nei suoi colori che ancora
riesco a riconoscere
in fondo mi nutro
del loro silenzio gentile
e comprendo almeno
che ogni quotidiano
correre del pane
dipende
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In un’altra città
in un altro abbraccio
vorrei perdere il tuo sapore
che ho sempre amato
Non importa se
gli uomini vanno via
sono tornato altre volte
da altre vite che ignoravo
fossero esistite
anche loro sapevano
di dover amare
il
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Dove vanno le spighe e le rondini
con la polvere di un arcobaleno?
Dove sono le promesse
che ricordano l’amore giurato
racchiuso in quel tempo puro
rincorso da sempre?
Nelle pieghe delle nuvole
(mi rispondevi)
perché la tua la parola
si
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Dopotutto questo rumore
Dopo tutto il- limitare l’infinito
mi siedo nelle cianfrusaglie
schermite di uno scorrere
chiamato anima
Nulla di tutto questo
rimane o appaga
perché non verrà ricordato
il mio banale gridare
agli
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Ernst la sapeva lunga
sulla menta del suo mohito
sapeva quanto avrebbe dovuto
spremerla e batterla
mentre parlava al suo mare
ricordando i suoi eroi di carta
sicuri e rassicuranti saggi
Nella Mean Street di l’Havana
era uso bere con un vecchio
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368 poesie trovate. In questa pagina dal n° 211 al n° 240.
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